“Codardi”

 

Preoccupazione

Qualche tempo fa ho assistito a un fatto un po’ particolare, che mi ha sorpreso talmente tanto da aver dovuto aspettare un po’ di tempo per elaborarlo e poi scriverlo.

In un caldo pomeriggio di maggio mi sono recata in Posta con mio figlio. Sì, lo so, non è una grande idea portarsi un bimbo di due anni in Posta, ma lo vedo poco e quindi anche a costo di scoppiarci qualche ora in fila agli uffici postali noi dobbiamo stare vicini vicini. Mi sono portata l’Ipadde (come chiama Leo L’Ipad) biscotti, acqua, fazzoletti, insomma tutto il necessaire che di solito si usa per andar e in giro, io me lo sono portato in Posta. Ero pronta per la “guerra”.

In realtà c’erano tre persone. Mai successo.

Due di loro erano già appostati agli unici due sportelli aperti, solo due su cinque. Ma visto l’esiguo pubblico, andava bene.

Seduti in attesa c’eravamo io, Leolino e, due sedie più a destra, una signora vestita tutta di nero.

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Il Signor Politicamente Corretto, il male del secolo.

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Basta, non ne non ne posso più.

Siamo nel 2016, un’era in cui esprimere la propria opinione dovrebbe essere normale e rispettato e invece no, no, no. Si sta tornando indietro, anzi no si sta andando verso una nuova concezione dell’espressione dei pensieri, che ormai non possono più essere diversi ma devono tutti confluire verso un unico grande fiume, il fiume del Signor Politicamente Corretto. Altrimenti rischi l’isolamento e la stigmatizzazione perenne.

Ho deciso di umanizzare il concetto per spiegarlo meglio, così gli ho dato il titolo di Signore Politicamente Corretto ( e sono stata fin troppo gentile :-)).

Visivamente, è quell’omino che sta massacrando il cervello del signore che vedete nell’immagine.

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Il problema non è diventare grandi, ma dimenticare..

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Vi do qualche indizio: la frase del titolo appartiene a uno dei capolavori della letteratura moderna, tanto amato dai bambini ma che tutti gli adulti, anzi soprattutto gli adulti, dovrebbero leggere.

Perché me ne esco con questo pippone? Perché vi voglio illuminare la settimana 🙂

Scherzo. O meglio, se sortisce questo effetto, sono contenta.

Questa bellissima frase che ho messo come titolo e che ho letto ormai decine di volte nella mia vita, mi ha dato il pretesto per scrivere qualcosa che nasce solo da miei considerazioni personali, o meglio dalle ore (quando riesco) passate a guardare mio figlio, Leonardo. Un piccolo uomo che da 21 mesi ha illuminato la mia esistenza. Ma è banale ridurre tutto a una frase del genere. Certo che i figli illuminano l’esistenza, vorrei ben vedere.

Leonardo però ha fatto molto di più: è stato, ed è, un piccolo maestro di vita. Un inconsapevole insegnante di emozioni. Mi ha insegnato una cosa che avevo smesso di fare da tempo. Sorprendermi. Continua a leggere

Quella voglia di tornare a casa

homesickRieccomi qui, a pochi giorni dalla fine di questo 2015, con la voglia di scrivere e la solita lista di buoni propositi: uno di questi è quello di aggiornare un po’ più spesso questo blog, perché dopo questi primi 20 mesi da mammatroppopresaperfarealtro ho di nuovo voglia di scrivere.

L’assist per ricominciare me l’hanno data alcune email ricevute poco tempo fa. L’ultima è di una ragazza che vive e lavora in Scozia da qualche tempo.
All’inizio tutto bene, poi ha cominciato anche lei, come è successo a me in Australia, a sentire qualcosa che non andava. Qualche scricchiolìo.

Il vento che cambia, la sensazione che qui sì, è tutto bello, ma manca qualcosa, oppure no, il posto va bene, ma sei tu, che ti ci sei catapultata dentro per mille motivi e per altri mille motivi sperasse andasse bene, che a un certo punto non ti ci ritrovi più. Questa ragazza mi chiede cosa deve fare, non ha il coraggio di parlarne con i suoi, non sa che fare e pensa di essere unica o quasi a sentirsi così. Ho provato a risponderle.

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L’immigrato, questo sconosciuto

immigrazione Italia

Buongiorno. Per tornare a scrivere non potevo scegliere argomento più scottante, ma è stato più forte di me. Ho un groviglio nello stomaco che sta crescendo ogni giorno a causa di questa cosa, ieri sera non ho toccato cibo. Mentre davo da mangiare al piccolo Leo rimuginavo su questo, mancando qualche volta la sua bocca con il cucchiaino e suscitando le sue proteste. Alla fine l’ho fatto mangiare da solo e ci ha dato dentro con le sue manine, tutto sporco e contento.

E io ho continuato a pensare. Ora voi mi direte, ma non hai altro da fare? Giusto, ma la testa non comanda lo stomaco in questi casi per cui, l’unico modo che ho per farmi passare “la gastrite da pensiero insistente” (come la chiamo io) è scrivere. E’ terapeutico.

Probabilmente quello che scrivo è la scoperta dell’acqua calda, ma mi farebbe piacere sapere cosa ne pensate 🙂

Il titolo del post potrei usarlo in riferimento a qualsiasi immigrato. L’Italiano che va in Australia o quello che è partito nei primi decenni del secolo scorso alla volta degli Stati Uniti…oppure l’immigrato che sbarca ogni giorno sulle nostre coste. Ma sono immigrati diversi, completamente diversi. Continua a leggere

Agli italiani importa degli italiani?

Fino a poco tempo fa l’unica fuga dei giovani di cui sentivamo parlare era quella dei cervelli. La cosa mi ha sempre fatto un po’ sorridere, pensando a chi invece emigrava senza una laurea, solo per provare a vivere in un altro posto e che non ricadeva in questa categoria perchè…non aveva una laurea. Ma non era un cervello anche quello? Quante persone in gamba conoscete di valore e assoluta intelligenza con un semplice diploma o licenza media? Io molte. Ed è un vero peccato vederle andare via.

Ma non è di questo che voglio parlare.

Parlo dell’acqua calda in fondo, niente di sorprendente. Siamo passati dalle fughe di chi sperava di poter spendere in modo migliore e più redditizio la propria laurea (i cervelli) alle fughe dei giovani, laureati o meno che vogliono provare a vivere altrove per cercare un futuro che a quanto pare l’italia non vuole dar loro fino ad arrivare alle famiglie, così disperate da volere prendere marmocchi e valigie e andare il più lontano possibile da qui, non importa se in gioco c’è praticamente tutto.  E arriviamo poi ai pensionati, che qui con mille euro fanno la fame mentre in posti come la Canarie o il SudEst asiatico vivono alla grande e, quindi, via di corsa da questo paese! Continua a leggere

Continuo a far fatica a comprendervi, cari italiani all’estero…

Questa è l’ultima volta che torno sull’argomento, promesso.
Ho aspettato a farlo, mi son detta basta Angelica continuare a dire che qui in Italia ci stai bene che tanto non ti capiscono. Però poi a un certo punto non ce l’ho fatta.
Un mese fa circa Aldo di Italiansinfuga postò su Facebook una domanda fatta da un suo lettore che gli chiedeva se avesse mai conosciuto chi, partito per l’estero, fosse poi tornato in Italia con la voglia di rimanere.
Naturalmente alzai la mano e risposi Io!!! 🙂
Probabilmente fui l’unica…anche se dalle mail che mi arrivano in privato non sono pochi quelli che la pensano come me….
Il bravissimo Aldo non perse tempo e mi propose un’intervista lampo sull’argomento, vi ho postato il video. Qui potete leggere l’intervista: http://www.italiansinfuga.com/2013/09/02/e-se-litalia-non-fosse-cosi-male/
A suddetta intervista, in cui in pratica spiego quanto sia tutto sommato felice di essere nel mio paese, finalmente realizzata, sono seguiti una serie di commenti a dir poco infastiditi. Oltre ad altri invece che mi supportavano ed erano contenti della mia scelta, ma questi ultimi mi sono parsi in netta minoranza. Continua a leggere

Mi avete stufato

Non faccio altro che leggere o sentire appelli di sedicenti saggi o presunti detentori di verità assolute che si rivolgono alle giovani generazioni e le incitano a scappare il più fretta possibile da questo paese che pare sull’orlo del baratro. “Andatevene,  scappate finché siete in tempo, andate all’estero che di sicuro va meglio….”

Ma come vi permettete? Ma non vi vergognate??

Come potete arrogarvi il diritto di dire a un ragazzo di scappare dal proprio paese? Come potete sputare sul paese dove voi stessi vivete? Cosa c’è di meglio la fuori? Siamo sicuri che qui sia tutto una merda e che appena varcati i confini l’aria che si respira sia migliore?

Mi avete stancato, voi con le vostre verità che giudicate e giudicate influenzando la vita dei giovani che vorrebbero farsi un futuro qui. State zitti. Continua a leggere

Prendiamola con filosofia….o no?

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All’Italia servirebbero 1,7 milioni di posti di lavoro per superare la crisi. All’Europa 6, al mondo in generale quasi 31 milioni. E allora via con le ricette a base di incentivi, detassazioni, meno austerity, più innovazione. Quanti bei discorsi.

Forse siamo troppi e non c’è lavoro per tutti? Perché questo pare emergere dallo pseudoterroismo mediatico a cui siamo sottoposti quotidianamente. Ci fanno credere che sta per arrivare l’inevitabile, che la crisi non potrà che peggiorare, che fugaci aumenti minimi di Pil saranno dovuti a sacrifici inenarrabili a spese della povera gente…mentre invece gli stipendi dei top manager continuano a salire: negli Stati Uniti un ceo arriva a prendere uno stipendio 508 volte superiore a quello del lavoratore americano medio.

Allora uno legge queste cose, un disoccupato magari da lungo termine…e cosa può pensare?

Che è uno schifo, ovvio. Poi? Come lo riempie il frigo se c’è questo schifo?

Quando sento parlare di reddito di cittadinanza mi viene la pelle d’oca, perché se è vero che uno stipendio minimo va garantito è ancora più vero che un lavoro dignitoso va garantito a tutti. Qualcuno ha scritto Lavoro di cittadinanza, anziché stipendio. Condivido pienamente

Ma se aspettiamo che sia lo Stato a trovarci il lavoro, stiamo freschi, aggiungo io. Continua a leggere

Forse la causa della crisi siamo noi?

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Da qualche tempo ho iniziato a riflettere su una cosa. Qualcosa che forse per voi è già ovvia, io ci ho messo forse un po’ di più ad arrivarci.

Ho pensato: e se la crisi che viviamo oggi, se questo maledetto periodo che forse tanto maledetto non è, fosse colpa nostra?

I nostri genitori, nei nostri panni, come lo avrebbero gestito?

Forse con i risparmi messi da parte sarebbero sopravvissuti alla tempesta, sarebbero ripartiti in qualche modo. Mentre noi, figli del Dio consumismo che da diversi anni anche dalle nostre parti ha raggiunti livelli direi grotteschi, il senso del risparmio non ce l’abbiamo. Ecco qual è il vero problema di oggi. Brava Maga, hai scoperto l’acqua calda! 😀

Riuscite a mettervi da parte due lire voi? Parlo seriamente e mi rivolgo a chi ha un lavoro decente con uno stipendio decente. Chi non ce l’ha mi insulta giustamente. Continua a leggere

Qualcosa è cambiato…o è sempre stato così?

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Nella pubblicità surreale di un famoso supermercato italiano il direttore del negozio si alza alle 4 del mattino e dice alla moglie: “C’è qualcosa che non va, devo andare” e la moglie assonnata gli domanda (qualsiasi altra donna avrebbe continuato tranquillamente a dormire)  “Tra di noi?” e lui risponde “No, tra la gente” e va a cambiare i prezzi del supermercato…ecco anche io ho lo stesso dubbio del direttore, solo che non mi alzo alle 4 del mattino per dirvelo ma mi limito a scrivervelo alla fine di questa tiepida giornata di una primavera che continua a prenderci in giro.  Il mio dubbio però non riguarda i prezzi dei generi alimentari, ma un genere anzi un elemento essenziale della nostra vita che si sta continuamente esaurendo e che non si può comprare in nessun supermercato. Continua a leggere

Le farfalle nello stomaco

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La prossima settimana a quest’ora ci guarderemo tutti in faccia. Sul bus, a lavoro, a pranzo o a cena con gli amici gli sguardi si incroceranno per intuire, senza il coraggio di chiedere, la soddisfazione, la rabbia o l’assoluta indifferenza sui risultati delle urne.

Come andrà a finire? Non lo so, ma so come tutto è iniziato per me, so come mi sentivo appena qualche settimana fa. Un’anima in preda all’indecisione più assoluta, che non vedeva scelta in un panorama apparentemente colmo di scelte politiche possibili. Mi sono infuriata con me stessa perché lasciare la scheda bianca è come regalare voti ai politici che non voglio più rivedere. Volevo votare, ma non sapevo chi scegliere.
Poi ho iniziato a ragionarci e a cambiare completamente punto di vista sulle elezioni. E alla fine la scelta si è palesata senza ombre.
Non cito partiti o politici. Parlo solo del mio ragionamento, poi ognuno di voi, se vorrà, tirerà le sue conclusioni. Continua a leggere

La forza di lottare

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Sono sconvolta. Amareggiata, delusa, scioccata. Non capisco e quando non capisco mi incazzo. Perché amo razionalizzare e comprendere quello che mi circonda e quando ciò non succede, rischio di impazzire. Inizio a pensare che forse i Maya non si sbagliavano, che il 2012 forse è davvero stato l’ultimo anno “normale”.
Da gennaio 2013 il baratro si è fatto più profondo e il mio sano ottimismo che cerco sempre di coltivare ogni giorno, con costanza, comincia a tentennare.
Non sono una grande fedele, non lo sono mai stata. Bigotta si. Ci sono stati periodi in cui non saltavo una messa e mi sentivo una peccatrice da mattino a sera, poi fortunatamente il periodo da ossessionata della fede è finito e ho intrapreso un mio cammino spirituale personale. Continua a leggere

Benedetta pazzia…

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Ogni tanto ci penso, lo ammetto. Qualche volta la mia mente vaga laggiù, Down Under, tra i negozi di George street, la spiaggia di Bondi beach, le vele dell’Opera House.
Ogni tanto ne sento il profumo, sento l’odore dei libri della libreria Dymocks, il sale sulla pelle per le passeggiate in spiaggia, mi ricordo persino l’odore dolciastro delle sale dell’Event Cinema del Westfield. E allora ripiombo laggiù, ritorno al 2009, a quell’estate in cui decisi di cambiare la mia vita. In cui decisi di mollare tutto, distruggermi e ripartire da zero. Continua a leggere

Gli italiani stanno con i furbi

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Non c’è niente da fare, e’ più forte di noi: noi adoriamo i furbetti, sorridiamo all’ennesimo mago della truffa in stile Toto’ e quasi ridiamo del povero diavolo che rispetta le leggi e paga ligio le tasse.
Stamattina sul Fatto Quotidiano ho letto un articolo di Ferruccio Sansa che parla proprio di questo: gli italiani stanno con i furbi. Il cinema italiano ne e’ un esempio: si esaltano i Totò e compagnia bella e anche i protagonisti dei cinepanettoni che ci fanno ridere quando riescono a fregare il prossimo. Nel modo più simpatico possibile, si intende.
Agli italiani le regole stanno strette, le regole sono viste come un limite più che una garanzia. E questo atteggiamento si riflette sulle istituzioni e ovviamente su chi ci rappresenta. Continua a leggere

Io non ho scelta

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La vedo male, la vedo male nel senso che non la vedo proprio la mia votazione alle prossime elezioni politiche di febbraio. Ho letto da qualche parte che se non si vuole votare nessuno, si può dichiarare al presidente di seggio tale volontà e il voto, lasciato in bianco, viene comunque considerato valido. Ho paura che farò così, perché davvero non so chi scegliere. Mi fanno tutti pena, avevo per un attimo sperato che Monti se ne uscisse con qualcosa di valido, speranza vana. Non discuto alleanze, che sono prettamente di interesse e non di intenti, non scendo a questi livelli di discussione politica.

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Buoni propositi

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Quest’anno non ho buoni propositi. Che cattiva, penserete..che essere spregevole e indifferente alle sofferenze del mondo è diventata la Maga? Spregevolissima se volete, ma ho capito, per quel che mi riguarda, che i buoni propositi sono solo sensi di colpa mal celati ed è arrivato il momento di affrontarli come tali, chiamandoli con il loro vero nome.
Dunque…i sensi di colpa.
Analizziamo i generali, diabolici e sempreverdi sensi di colpa.
Dieta. E’ inutile anche solo ricordarsi di iniziarla, la facciamo tutti automaticamente dal 2 gennaio e i più diabolici dopo il 7…ma tutti ci schiantiamo in palestra a gennaio, afflitti dai sensi di colpa per le mega abbuffate. Tutto ciò mi causa enorme tristezza e indicibile senso di nausea. Perchè siamo così coglioni?

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La fine del mondo…..

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Ma guarda un po’….i Maya si sono sbagliati! Siamo ancora tutti qui, il mondo continua a girare nello stesso modo e tutti continuano a fare le stesse cose. Ho letto commenti su chi incitava i Maya a non arrendersi, ma a riprovarci perché era davvero il caso di spazzare via tutto. Ho letto di terroristi e pessimisti nati che prendevano in giro i Maya dicendo che erano arrivati troppo tardi, che il mondo era finito già da un pezzo….o i malinconici depressi che scrivevono altrettanti depressi messaggi sui social network dal tenore: “Il mondo finisce ogni giorno”. Oddio, adesso piango!!

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C’era una volta l’America…

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Erano anni che pensavo a questo viaggio, io che mi nutro di cinema e scene del crimine ho sempre sognato l’America a occhi aperti.
Da giovanissima, appena diplomata avevo fatto una vacanza studio di un mese negli Stati Uniti e mi erano rimasti nel cuore. Da quel momento ho sempre fantasticato su quel paese che avevo scelto come via di fuga prima dell’Australia, quel paese in cui non ero riuscita ad andare per colpa del visto difficile da ottenere e che mi aveva spinto a scegliere l’Australia. Gli Stati Uniti d’America per me sono sempre rimasti una meta, un esempio di Stato dove è bello vivere, dove è un sogno vivere.

Questo pensavo fino a ieri. Continua a leggere

Io non capisco…

Io non mi capacito, davvero. O forse ho capito male, non lo so.
Non è un post politico questo.
Non ci sono colori, ma certamente si parla di politica, intesa  gestione della cosa pubblica, del bene pubblico.
Premetto che io non sono né di destra né di sinistra, per me sono finiti i tempi dei partiti, per me ogni politico può governare se lo fa rispettando il paese e i valori che lo fondano e si prodiga affinché tutto funzioni per il meglio e i diritti di tutti siano rispettati allo stesso modo. Non sono comunista, non sono fascista o socialista.
Sono italiana e voglio il meglio per il mio paese, avanti quindi a chiunque sia in grado di ottenerlo.
E ora passiamo alla questione che mi sta provocando un’autocombustione al fegato. Continua a leggere