Dieci anni dopo

Quest’anno sono dieci anni dal mio viaggio in Australia. Che poi non è stato un viaggio turistico, è stata un’esperienza di vita. La più importante della mia vita. Un’esperienza che mi ha cambiato, mi ha stravolto, ha segnato uno spartiacque tra la vecchia e nuova Angelica.

Ho già raccontato nelle pagine di questo blog cosa hanno significato per me quei 18 mesi, da giugno 2009 a dicembre 2010.

Ma che cosa è successo dopo, quando sono tornata?

Ho cambiato lavoro cinque volte, ho incontrato Andrea, sono diventata mamma di Leonardo e Alessandro, mi sto avvicinando ai 40 e ancora non ho ben capito cosa voglio fare da grande.

O meglio, un’idea di massima ce l’ho in testa, ho chiarito tanti dubbi che mi affossavano la mente, ma ho passato anche intere giornate a chiedermi perché. Che invidia mi fanno le persone che hanno già tutto chiaro, che hanno ben definito davanti a loro il cammino. Che fin dalle elementari sapevano che avrebbero fatto gli avvocati e quello sono diventati.

Non sto scherzando. Io li invidio davvero questi individui che hanno una visione così chiara sulle cose. Continua a leggere

Le donne erediteranno la Terra

PANDORA

Il vaso di Pandora

Qualche tempo fa mi è capitato di essere invitata a cena in un famoso locale di Milano dove si tengono concerti di musica jazz. Era da tempo che non uscivo ad ascoltare un po’ di buona musica. A dire il vero, era da tempo che non uscivo proprio. La mia vita, assorbita dal lavoro e dai figli, mi toglieva qualsiasi voglia di andare anche solo a vedere online qualche concerto, figuriamoci uscire di casa.

Un amico di Andrea ci ha invitato invita a vedere un cantante americano di passaggio a Milano. Io, solitamente riluttante a uscire, ho accettato di buon grado. Avevo bisogno di staccare, di starmene un po’ sola con Andrea, vedere come stesse il mondo là fuori.

Siamo arrivati molto prima degli altri e per immergerci nell’atmosfera da aperitivo tipicamente meneghina (un’atmosfera stupenda, posso dirlo?) ci siamo accomodati in un localino davanti al teatro e abbiamo sorseggiato due bicchieri di bollicine, con qualche stuzzicheria. Mi sembrava di toccare il cielo con un dito, noi due soli, a dire stupidate (e a parlare inevitabilmente dei bimbi), a stare insieme, con gli sguardi appiccicati, senza distrazioni.

Quello è stato il momento più bello della serata. Più intimo, vero, positivo.

Poi sono arrivati gli amici. Continua a leggere

Ambire al meglio, sempre.

Credevo che sarebbe stato più semplice.

Avere un figlio, anzi due. Credevo che, nonostante tutte le difficoltà che si possono immaginare quando si decide di allargare la famiglia, quella di continuare a poter lavorare non fosse tra queste.

Mio malgrado ho invece riscontrato che non è così.

Una donna, a quanto pare, non è libera di scegliere carriera e maternità, o una o l’altra. Ma sono cose di cui avete già sentito parlare, argomenti ormai noti su cui si sono spesi fiumi di parole e per cui non si è fatto nulla se non, appunto, parlarne, parlarne, parlarne.

Se ne parla ogni santissimo 8 marzo, ogni 10 maggio ( o festa della mamma, la cui data cambia sempre!) e ogni volta che si fanno discorsi di genere, emancipazione, etc..

Festeggiamo le leggi sull’aborto e il divorzio, ma dagli anni 70′ non siamo più riuscite a strappare nessun’altra vittoria.

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Non è un mondo per mamme

Sono talmente angosciata da aver ripreso a scrivere sul blog, su cui non mettevo piede (anzi, mani) da due anni. Il motivo è semplice: ho letto la storia di questa donna e ancora prima che uscisse l’articolo incriminato, i cui autore e titolista (ammesso e non concesso che siano la stessa persona) dovrebbero essere immersi nel Tevere giusto una quindicina di secondi per vedere se qualche neurone si riattiva nel loro minuscolo cervello, dicevo prima di leggere questo articolo e rimanere sgomenta, ho letto la storia di questa donna. E non è stato lo sgomento il primo sentimento provato. Né rabbia, né tristezza.

La prima cosa che ho provato è stata comprensione.

Non so cosa l’abbia letteralmente spinta a fare quel salto, con le sue bambine. Quale ultimo pensiero, frase, immagine, situazione l’abbiano spinta a scegliere l’opzione più dura per tutte e tre. Quale fenomeno le ha fatto dire “Adesso basta, non ne posso più”. Non lo sappiamo, nessuno lo sa.

E non so se fosse davvero sola o se forse, benché circondata dagli affetti, nessuno si sia accorto fino in fondo la sua sofferenza. Perché una mamma, se c’è una cosa che sa fare molto bene, è nascondere la fatica, le lacrime, la depressione e tirare fuori sempre un sorriso, una parola buona, un “non ti preoccupare, va tutto bene” per non fare preoccupare nessuno, per far vedere che si è forti, sempre e comunque. Continua a leggere

Non sono una mamma perfetta

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Da qualche mese, anzi forse di più…forse da quando è nato Leonardo non ho smesso un attimo di osservare cosa facessero le altre mamme, per capire cosa dovevo fare io (si impara da chi ha più esperienza no? :-)) ma soprattutto per capire se quello che facevo avesse senso.

La prima volta che ho capito di non essere una madre perfetta ma anzi di essere milioni di anni luce da questo obbiettivo è stato praticamente fin dal primo giorno, quando ho cercato con insistenza di far dormire Leo da solo. Perché i manuali e le mamme perfette ti dicono che bisogna fare così, guai a farlo dormire nel lettone, madre sciagurata che poi si abitua…nel mio cervellino dopo questa frase arrivava il tranchant “E quindi? Che cosa pensi possa succedere?” che già allora avrebbe dovuto farmi capire che mi stavo affliggendo per nulla, ma io, volenterosa neomamma che si era studiata tutti i manuali arrivando pure a leggere “Fate i Bravi” di Tata Lucia (per dirvi come ero messa) sono andata avanti lo stesso a fustigarmi…

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Mamme di oggi e di ieri…

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Quanto è difficile essere madre. Ci provo eh, faccio del mio meglio, ma nonostante i mille sforzi, nonostante i mille sorrisi e gli abbracci di mio figlio io arrivo sempre a fine giornata con lo stomaco massacrato dai sensi di colpa.

Poi mi domando com’è che soffro di gastrite…

Siamo brave noi mamme con i sensi di colpa. I sensi di colpa sono i nostri migliori nemici e amici. Sempre presenti, a ricordarci che sì, stiamo facendo bene, ma potremmo fare meglio. Che sì, oggi abbiamo giocato con il figlio, ma non eravamo troppo entusiaste o energiche… perché si lavora troppo? Tutte scuse, ci dicono i sensi di colpa, tutte scuse. Continua a leggere

“Codardi”

 

Preoccupazione

Qualche tempo fa ho assistito a un fatto un po’ particolare, che mi ha sorpreso talmente tanto da aver dovuto aspettare un po’ di tempo per elaborarlo e poi scriverlo.

In un caldo pomeriggio di maggio mi sono recata in Posta con mio figlio. Sì, lo so, non è una grande idea portarsi un bimbo di due anni in Posta, ma lo vedo poco e quindi anche a costo di scoppiarci qualche ora in fila agli uffici postali noi dobbiamo stare vicini vicini. Mi sono portata l’Ipadde (come chiama Leo L’Ipad) biscotti, acqua, fazzoletti, insomma tutto il necessaire che di solito si usa per andar e in giro, io me lo sono portato in Posta. Ero pronta per la “guerra”.

In realtà c’erano tre persone. Mai successo.

Due di loro erano già appostati agli unici due sportelli aperti, solo due su cinque. Ma visto l’esiguo pubblico, andava bene.

Seduti in attesa c’eravamo io, Leolino e, due sedie più a destra, una signora vestita tutta di nero.

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Il Signor Politicamente Corretto, il male del secolo.

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Basta, non ne non ne posso più.

Siamo nel 2016, un’era in cui esprimere la propria opinione dovrebbe essere normale e rispettato e invece no, no, no. Si sta tornando indietro, anzi no si sta andando verso una nuova concezione dell’espressione dei pensieri, che ormai non possono più essere diversi ma devono tutti confluire verso un unico grande fiume, il fiume del Signor Politicamente Corretto. Altrimenti rischi l’isolamento e la stigmatizzazione perenne.

Ho deciso di umanizzare il concetto per spiegarlo meglio, così gli ho dato il titolo di Signore Politicamente Corretto ( e sono stata fin troppo gentile :-)).

Visivamente, è quell’omino che sta massacrando il cervello del signore che vedete nell’immagine.

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Il problema non è diventare grandi, ma dimenticare..

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Vi do qualche indizio: la frase del titolo appartiene a uno dei capolavori della letteratura moderna, tanto amato dai bambini ma che tutti gli adulti, anzi soprattutto gli adulti, dovrebbero leggere.

Perché me ne esco con questo pippone? Perché vi voglio illuminare la settimana 🙂

Scherzo. O meglio, se sortisce questo effetto, sono contenta.

Questa bellissima frase che ho messo come titolo e che ho letto ormai decine di volte nella mia vita, mi ha dato il pretesto per scrivere qualcosa che nasce solo da miei considerazioni personali, o meglio dalle ore (quando riesco) passate a guardare mio figlio, Leonardo. Un piccolo uomo che da 21 mesi ha illuminato la mia esistenza. Ma è banale ridurre tutto a una frase del genere. Certo che i figli illuminano l’esistenza, vorrei ben vedere.

Leonardo però ha fatto molto di più: è stato, ed è, un piccolo maestro di vita. Un inconsapevole insegnante di emozioni. Mi ha insegnato una cosa che avevo smesso di fare da tempo. Sorprendermi. Continua a leggere

Quella voglia di tornare a casa

homesickRieccomi qui, a pochi giorni dalla fine di questo 2015, con la voglia di scrivere e la solita lista di buoni propositi: uno di questi è quello di aggiornare un po’ più spesso questo blog, perché dopo questi primi 20 mesi da mammatroppopresaperfarealtro ho di nuovo voglia di scrivere.

L’assist per ricominciare me l’hanno data alcune email ricevute poco tempo fa. L’ultima è di una ragazza che vive e lavora in Scozia da qualche tempo.
All’inizio tutto bene, poi ha cominciato anche lei, come è successo a me in Australia, a sentire qualcosa che non andava. Qualche scricchiolìo.

Il vento che cambia, la sensazione che qui sì, è tutto bello, ma manca qualcosa, oppure no, il posto va bene, ma sei tu, che ti ci sei catapultata dentro per mille motivi e per altri mille motivi sperasse andasse bene, che a un certo punto non ti ci ritrovi più. Questa ragazza mi chiede cosa deve fare, non ha il coraggio di parlarne con i suoi, non sa che fare e pensa di essere unica o quasi a sentirsi così. Ho provato a risponderle.

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L’immigrato, questo sconosciuto

immigrazione Italia

Buongiorno. Per tornare a scrivere non potevo scegliere argomento più scottante, ma è stato più forte di me. Ho un groviglio nello stomaco che sta crescendo ogni giorno a causa di questa cosa, ieri sera non ho toccato cibo. Mentre davo da mangiare al piccolo Leo rimuginavo su questo, mancando qualche volta la sua bocca con il cucchiaino e suscitando le sue proteste. Alla fine l’ho fatto mangiare da solo e ci ha dato dentro con le sue manine, tutto sporco e contento.

E io ho continuato a pensare. Ora voi mi direte, ma non hai altro da fare? Giusto, ma la testa non comanda lo stomaco in questi casi per cui, l’unico modo che ho per farmi passare “la gastrite da pensiero insistente” (come la chiamo io) è scrivere. E’ terapeutico.

Probabilmente quello che scrivo è la scoperta dell’acqua calda, ma mi farebbe piacere sapere cosa ne pensate 🙂

Il titolo del post potrei usarlo in riferimento a qualsiasi immigrato. L’Italiano che va in Australia o quello che è partito nei primi decenni del secolo scorso alla volta degli Stati Uniti…oppure l’immigrato che sbarca ogni giorno sulle nostre coste. Ma sono immigrati diversi, completamente diversi. Continua a leggere

Come promesso….

Rieccomi qui…..come state?

Vi ricordate ancora di me? Ehilà….c’è ancora qualcuno che legge qui? 🙂

Speriamo di non avervi persi tutti!

E’ passato più di un anno, avete ragione.

Sono diventata mamma di uno splendido bambino, Leonardo. E non vi ho più scritto. Ma che si fa così?

No, non si fa.

Ma diciamo che per i primi mesi gli ormoni hanno preso il sopravvento.

Dire che la maternità ha stravolto la mia vita è un eufemismo. Una gioia estrema, pari solo all’ansia che scaturisce da un evento del genere, soprattutto alle mamme.

Io poi lasciamo stare, sono l’emblema dell’ansia. Potete immaginarvi le scene di io che urlo quando Leo si mette in bocca qualcosa o mi alzo di notte per vedere se respira…

Gli altri mesi li ho passati a capire come conciliare un lavoro che stava diventando un inferno, con la vita di mamma. E quindi passavo le giornate a capire come non farmi del nervoso a lavoro per non rovinarmi le poche ore a disposizione con il mio bimbo.

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Grazie…

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Ciao ragazzi, è un po’ che penso di scrivere questo post e non mi sono mai decisa a farlo. Adesso è giunto il momento.

Come avrete visto da qualche tempo non aggiorno più il blog. Non è svogliatezza, credetemi, ma mancanza di tempo.

Il lavoro che si è fatto più intenso ed esigente da una parte e la maternità dall’altra mi hanno tolto anche il piacere di guardami 5 minuti di tv….:-)

E’ un periodo intenso e molto emozionante a dire la verità, quindi non mi sto lamentando. Ma mi rendo conto che tutto non posso fare.

Ho anche riflettuto sul fatto che essendo ormai in Italia da tre anni ha poco senso continuare ad aggiornarvi su un paese, l’Australia, che non frequento più. In giro per la rete ci sono blog e siti molto più completi e seri del mio.

Per questo ho deciso che, per l’argomento Australia, sia venuto il momento di appendere il blog al chiodo, come dire. 🙂

Non lo chiuderò, le varie sezioni possono ancora essere utili a chi cerca informazioni su questo continente.

La bella notizia è che ho finito di scrivere il tanto sospirato libro su quella mia fantastica esperienza, purtroppo sono una pigrona perfezionista, due qualità che portano alle calende greche qualsiasi progetto. 🙂 Ma è finito, giuro, e spero che qualcuno lo pubblichi!

Se riuscirò a pubblicarlo lo comunicherò su questo blog, con un ultimo simbolico post.

Volevo ringraziare tutti voi che mi avete letto, chi dal principio, chi si è aggiunto dopo, chi mi ha scoperto solo pochi giorni fa. Vorrei ringraziare chi ha commentato positivamente ma anche chi, con garbo ed educazione, non mi ha risparmiato critiche.

Per chi invece ha solo perso tempo a  insultarmi e criticarmi senza neanche avermi mai visto in faccia, provo solo tanta pietà.

Mi piace scrivere, quindi magari prima o poi riaprirò un nuovo blog con un topic un po’ più italiano 🙂

Per il momento devo concentrarmi sul mio piccolo Leonardo, che arriverà  tra un mese e mezzo. Rappresenterà un’altra svolta nella mia vita, già sento la sua forza e la sua presenza che ormai caratterizzano tutte le mie giornate, ogni minuto, ogni secondo. E’ già il centro della mia vita e vi confesso che ho un po’ di paura. Spero di essere all’altezza.

Grazie ancora a tutti voi. Ovunque voi siate, qui in Italia, in Australia o in qualsiasi paese del mondo, continuate a credere nel vostro progetto e per quanto banale possa suonare, non smettete di sognare.

I miei sogni, il mio continuo fantasticare, mi hanno portato qui, dove sono adesso, a scrivere queste ultime righe, di nuovo nel mio paese, con una persona straordinaria al mio fianco e un dono del cielo nel mio grembo. Ho fatto bene a continuare a sognare, che dite?

Perché anche se accadono cose diverse da quelle che si immaginano, se un progetto di vita “apparentemente” fallisce è quello il momento in cui continuare a sognare il meglio per se stessi. Se ci si continua a concentrare sul proprio essere e la propria felicità, alla fine la felicità arriva, magari sotto forme, con persone e in luoghi che in principio non ti eri nemmeno immaginato.

La felicità, la mia serenità personale, è qui, è adesso. Ora lo so, ora ne sono finalmente sicura.

Auguro a tutti voi di raggiungere questa consapevolezza.

Un abbraccio a tutti

La Maga

190 Visa bloccato….per il momento

Brutte notizie per chi sperava nel Skilled Nominated subclass 190 visa.…dallo scorso 24 dicembre il governo del New South Wales (lo stato di Sydney)  ha bloccato le candidature  perché è stata raggiunta la quota limite, nuove candidature saranno riammesse solo dal 1 luglio 2014. Questo visto è un visto a punti e si ottiene con la nomina da parte di uno Stato o Territorio.

Chi era in cerca di questo benedetto visto nel NSW dovrà considerare altre alternative oppure dotarsi di pazienza e attendere luglio. Continua a leggere

News di fine anno….

Buonasera ragazzi e scusate la prolungata attesa…ma il mese di dicembre è stato ricco di casini, emozioni, soddisfazioni e panciate di nervoso tutte mischiate insieme… J

Ad ogni modo, giusto per continuare il discorso dell’altra volta, per chi ha letto l’ultimo post ed è in attesa della big news….eccola qui: aspetto un maschietto! Mi spiace per chi aveva scommesso sulla femminuccia, ma io lo sapevo che era masculo! 😀

Venendo alle cose serie, mi sono arrivati un po’ di aggiornamenti sui visti australiani (per gentile concessione di acacia-au.com)  che vi riporto qui di seguito sperando di tradurli nel migliore dei modi…prendetelo come mio regalo di fine anno! Continua a leggere

Agli italiani importa degli italiani?

Fino a poco tempo fa l’unica fuga dei giovani di cui sentivamo parlare era quella dei cervelli. La cosa mi ha sempre fatto un po’ sorridere, pensando a chi invece emigrava senza una laurea, solo per provare a vivere in un altro posto e che non ricadeva in questa categoria perchè…non aveva una laurea. Ma non era un cervello anche quello? Quante persone in gamba conoscete di valore e assoluta intelligenza con un semplice diploma o licenza media? Io molte. Ed è un vero peccato vederle andare via.

Ma non è di questo che voglio parlare.

Parlo dell’acqua calda in fondo, niente di sorprendente. Siamo passati dalle fughe di chi sperava di poter spendere in modo migliore e più redditizio la propria laurea (i cervelli) alle fughe dei giovani, laureati o meno che vogliono provare a vivere altrove per cercare un futuro che a quanto pare l’italia non vuole dar loro fino ad arrivare alle famiglie, così disperate da volere prendere marmocchi e valigie e andare il più lontano possibile da qui, non importa se in gioco c’è praticamente tutto.  E arriviamo poi ai pensionati, che qui con mille euro fanno la fame mentre in posti come la Canarie o il SudEst asiatico vivono alla grande e, quindi, via di corsa da questo paese! Continua a leggere

La “strana” burocrazia australiana…

Non so se conoscete questa storia, è davvero particolare ma dietro a questa ce ne sono altre, di minore entità, che mostrano quanto anche il sistema australiano abbia le sue pecche in materia di immigrazione, soprattutto in materia di tutela nei casi in un cui un immigrato temporaneo abbia bisogno di cure mediche e assistenza.

Claire Hewitt è un’infermiera inglese che nel 2009 decise con il marito fotografo Terry di emigrare in Australia. Dopo un precedente viaggio in camper nella terra dei canguri, entrambi si erano innamorati di questa terra e avevano deciso di trasferirvisi. L’obiettivo non era Sydney o Melbourne, ma l’interno: Claire voleva vivere in un posto completamente diverso. La scelta cadde su Alice Springs. Continua a leggere

L’immigrazione ideale

Da quell’immane tragedia che è stata la morte di centinaia di disperati a Lampedusa, qualche settimana fa, mi gira in mente un pensiero, un’idea. Oltre al nervoso che provo a vedere che l’Italia accoglie sulle proprie coste questi immigrati mentre gli altri paesi del Mediterraneo non ci pensano minimamente…e l’Europa ci dice che non è affar suo perché loro si occupano di banche..oltre a questo mi vengono in mente altri quesiti. Tipo: esiste un programma d’immigrazione ideale?

Qualche giorno fa un mio amico, Stefano Piergiovanni, autore tra l’altro dell’ ottimo sito http://www.viviallestero.com posta su Facebook un dialogo tra lui e un ragazzo che prima si lamenta di questi sbarchi incontrollati  a Lampedusa e poi insulta l’Australia che non lo ammette perché lui non ha i requisiti richiesti. Vi riporto il passaggio con la speranza che non dia fastidio a Stefano (Stefano non ti da fastidio, vero? 🙂 ) Continua a leggere

Occhio ai finti agenti dell’immigrazione!

Ciao ragazzi….mi hanno segnalato questo vademecum che penso possa esservi di aiuto…anche perché se il Dipartimento Immigrazione Australiano si è preso la briga di stilarlo vuol dire che qualche problemuccio in effetti esiste.

Parliamo dei finti agenti dell’immigrazione che frodano gli aspiranti immigranti in Australia. Magari chi fa il semplice Working Holiday Visa salta il passaggio dell’agente, perché si fa solitamente online…ma per gli altri la frode potrebbe essere dietro l’angolo.

A leggerli sti consigli scappa un po’ da ridere, perché leggendoli così viene da pensare “Ma io non ci cascherò mai con uno così, si capisce che è un truffatore” in realtà sti fetenti possono aggirarvi per bene quindi…una letta non può farvi male. Continua a leggere

Continuo a far fatica a comprendervi, cari italiani all’estero…

Questa è l’ultima volta che torno sull’argomento, promesso.
Ho aspettato a farlo, mi son detta basta Angelica continuare a dire che qui in Italia ci stai bene che tanto non ti capiscono. Però poi a un certo punto non ce l’ho fatta.
Un mese fa circa Aldo di Italiansinfuga postò su Facebook una domanda fatta da un suo lettore che gli chiedeva se avesse mai conosciuto chi, partito per l’estero, fosse poi tornato in Italia con la voglia di rimanere.
Naturalmente alzai la mano e risposi Io!!! 🙂
Probabilmente fui l’unica…anche se dalle mail che mi arrivano in privato non sono pochi quelli che la pensano come me….
Il bravissimo Aldo non perse tempo e mi propose un’intervista lampo sull’argomento, vi ho postato il video. Qui potete leggere l’intervista: http://www.italiansinfuga.com/2013/09/02/e-se-litalia-non-fosse-cosi-male/
A suddetta intervista, in cui in pratica spiego quanto sia tutto sommato felice di essere nel mio paese, finalmente realizzata, sono seguiti una serie di commenti a dir poco infastiditi. Oltre ad altri invece che mi supportavano ed erano contenti della mia scelta, ma questi ultimi mi sono parsi in netta minoranza. Continua a leggere