Il problema non è diventare grandi, ma dimenticare..

sorprendersi

Vi do qualche indizio: la frase del titolo appartiene a uno dei capolavori della letteratura moderna, tanto amato dai bambini ma che tutti gli adulti, anzi soprattutto gli adulti, dovrebbero leggere.

Perché me ne esco con questo pippone? Perché vi voglio illuminare la settimana 🙂

Scherzo. O meglio, se sortisce questo effetto, sono contenta.

Questa bellissima frase che ho messo come titolo e che ho letto ormai decine di volte nella mia vita, mi ha dato il pretesto per scrivere qualcosa che nasce solo da miei considerazioni personali, o meglio dalle ore (quando riesco) passate a guardare mio figlio, Leonardo. Un piccolo uomo che da 21 mesi ha illuminato la mia esistenza. Ma è banale ridurre tutto a una frase del genere. Certo che i figli illuminano l’esistenza, vorrei ben vedere.

Leonardo però ha fatto molto di più: è stato, ed è, un piccolo maestro di vita. Un inconsapevole insegnante di emozioni. Mi ha insegnato una cosa che avevo smesso di fare da tempo. Sorprendermi.

Una sera, scendendo dalla macchina, mentre lo tengo per la manina e lo accompagno vicino il portone di casa, Leo se ne esce con: “Stele!” e punta in alto la manina.

Seguo il suo sguardo e mi ritrovo ad ammirare un nugolo di stelle luminose sopra le nostre teste.

Sì, ci sono le stelle, è normale, ho pensato quella prima volta.

Ma non c’è nulla di normale per Leonardo.  Per i bambini non c’è nulla di scontato a questo mondo. Leonardo si sorprende tutte le volte che vede quelle benedette stelle.

Da quella sera, ogni sera, mi urla “stele!” tutte le volte che scendiamo dalla macchina. Mi fa segno con la manina di guardare lassù, in alto. E io le prime volte provavo, da stupida, a smorzare il suo entusiasmo: “Ma certo che ci sono le stelle, ce ne sono tante, hai visto?”, gli dicevo con un tono stupido a cui non credevo nemmeno io.

Lui non ci credeva infatti, e allora insisteva, insisteva con quella manina puntata verso le stelle, affinché anche io mi sorprendessi.

Allora, una delle sere seguenti, vista la sua insistenza, ho cominciato a guadare quel firmamento che timidamente e a intermittenza sbuca sopra le nostre teste in quell’angolo di Lombardia, e ho provato a immaginarmele come sono per davvero. Ammassi di luce ed energia spaventosi, enormi e terribilmente distanti. Mi sono soffermata su quanto siamo piccoli in confronto a quelle che da quaggiù sembrano insignificanti puntini luminosi. E ho pensato a quanto quelle stelle mi hanno fatto sognare quando ero piccolina, da adolescente e anche da giovane donna, nelle mie lunghe passeggiate vicino l’Opera House a Sydney, quando guardavo quelle stelle chiedendo loro di dirmi dove dovessi andare, dove fosse scritto il mio destino.

Ed ecco la sorpresa. Non mi ricordavo neppure più cosa si provasse a sorprendersi. E’ come un’esplosione che dallo stomaco ti sale fino in gola e infine raggiunge gli occhi che cominciano a sorridere inspiegabilmente e senza che tu possa fare nulla per fermarli.

Allora, in preda a quell’estasi, ho guardato mio figlio, che mi ha risposto con un bel sorriso. Come dire, visto, visto mamma come è facile sorprendersi?

Le stelle. Ammassi gassosi, caldi, lucenti e lontani. Ma sono anche punti di riferimento e note luminose di chi come me ha passato buona parte della vita a sognare ad occhi aperti. Come si può dimenticare tutto questo?

Come fanno i bambini a sorprendersi sempre? E come fanno gli adulti a smettere di farlo?

In mezzo c’è la vita, ecco tutto. C’è la solita vita bastarda, che disincanta, fa soffrire, affievolisce i bei ricordi e fa emergere solo quelli duri, sofferenti, terrificanti. La mente mette da parte le meraviglie di cui è capace, come la sorpresa, e sposta in prima linea sentimenti e stati d’animo aberranti che dovrebbero difenderci dalle brutture del mondo, come la disillusione (sì ci sono le stelle, e allora?), l’indifferenza (si belle, ma che mi importa?), l’arroganza (belle, sono milioni ste stelle, ma non influiscono sulla mia vita, non sono nulla per me). E potremmo andare avanti con gli esempi.

Certo, grazie al cielo, gli adulti non smettono di sognare. Molti, nel loro piccolo, ci provano. Attraverso un film, un libro o un’esperienza di vita come l’innamoramento. Ma passato quel momento, tutti, di solito, ripiombano nel grigiore e nell’incapacità di meravigliarsi.

E allora i figli ci salvano. I figli rappresentano un’ancora di salvezza che ci ricollega al nostro passato da bambini e sognatori e ci mostrano quanto sia fondamentale meravigliarsi. Perché attraverso lo stupore positivo, la sorpresa autentica, riscopriamo un po’ noi stessi, il bambino o la bambina che è in noi e non ci ha mai abbandonato e godiamo di quel momento come se fosse unico, lasciando da parte problemi, disillusioni, indifferenza, arroganza, freddezza.

Gli adulti smettono di sorprendersi perché dimenticano. Dimenticano il bambino o la bambina che sono stati, li chiudono in un angolino del cuore il più lontano possibile, che troppa gioia nei confronti del prossimo, troppa meraviglia, troppi sorrisi fanno male evidentemente. Oggi vince il rancore, la vendetta, l’indifferenza, e i sentimenti positivi sono riservati a pochi, pochissimi.

Leonardo non mi ha insegnato solo a sorprendermi, ma anche a sorridere. Sorridere a perfetti sconosciuti. E non sapete quanto faccia bene allo spirito un semplice sorriso.

Quando vado a passeggio con Leo, qualche signore o signora si fermano per guardarlo e salutarlo. E’ normale con i piccini. E Leonardo saluta e sorride a tutti gli sconosciuti, ancora prima che questi gli rivolgano la parola. E’normale, penserete, tutti i bambini lo fanno.

Giusto. E perché noi non lo facciamo?

Da quando mio figlio mi ha insegnato a farlo, nelle poche occasioni in cui la mia mente si libera dalla polvere e dallo stess quotidiano, provo a sorridere. A una donna seduta di fronte a me in metro, a un uomo che mi indica che c’è un posto libero su cui sedersi sul treno, al barista che mi prepara il caffè, alla ragazza che incontro tutte le mattine nello stesso punto sulla banchina dove aspettiamo lo stesso treno.

E quando lo faccio, che succede? Succede che anche quella persona sorride. Senza sapere il perché.

Perché il problema non è diventare grandi. Non c’è niente di male a diventare adulti. Il problema è dimenticare i bambini meravigliosi, meravigliati e sorridenti che siamo stati.

Siamo adulti che invece che incantarsi per le stelle, le contiamo, le accumuliamo, con il solo stupido e impraticabile fine di possederle.

Siamo adulti che bramano la gloria e la riverenza, siamo adulti a cui piace comandare.

Gli adulti vedono i bambini come piccoli esseri buffi.

Ma anche noi, così freddi, distaccati, poco sorridenti, poco giocosi, sempre di fretta, sempre nervosi…anche noi a loro occhi siamo tremendamente buffi. E incomprensibili.

E con questo direi che vi ho dato tutti gli indizi per scoprire il capolavoro che mi ha ispirato questo semplice post. Potete anche andare a vederlo al cinema, in questi giorni.

E’ un bel modo per iniziare a sorprendervi. E a riscoprire la gioia di sorridere a perfetti sconosciuti 🙂

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3 thoughts on “Il problema non è diventare grandi, ma dimenticare..

  1. Complimenti Angelica per la bella (quanto veritiera) riflessione e grazie di averla condivisa con noi tutti.. Ps: il film l’ho visto qualche giorno fa al cinema e mi è piaciuto così tanto che successivamente ho comprato il libro da cui il lungometraggio animato è tratto. Pur sapendone dell’esistenza non avevo mai avuto modo di leggerlo. Che peccato non averlo fatto prima!

  2. Eh brava la Maga che ora da scrittrice diventa anche un po’ filosofa… complimenti per la ripresa del blog. Sono finalmente riuscito a leggere il tuo e-book e devo ammettere che mi è piaciuto molto. Mi sembra di conoscerti un po’ meglio… ma ora con Leonardo e marito, sei sicuramente cambiata (evoluta). Buona vita!

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