Dieci anni dopo

Quest’anno sono dieci anni dal mio viaggio in Australia. Che poi non è stato un viaggio turistico, è stata un’esperienza di vita. La più importante della mia vita. Un’esperienza che mi ha cambiato, mi ha stravolto, ha segnato uno spartiacque tra la vecchia e nuova Angelica.

Ho già raccontato nelle pagine di questo blog cosa hanno significato per me quei 18 mesi, da giugno 2009 a dicembre 2010.

Ma che cosa è successo dopo, quando sono tornata?

Ho cambiato lavoro cinque volte, ho incontrato Andrea, sono diventata mamma di Leonardo e Alessandro, mi sto avvicinando ai 40 e ancora non ho ben capito cosa voglio fare da grande.

O meglio, un’idea di massima ce l’ho in testa, ho chiarito tanti dubbi che mi affossavano la mente, ma ho passato anche intere giornate a chiedermi perché. Che invidia mi fanno le persone che hanno già tutto chiaro, che hanno ben definito davanti a loro il cammino. Che fin dalle elementari sapevano che avrebbero fatto gli avvocati e quello sono diventati.

Non sto scherzando. Io li invidio davvero questi individui che hanno una visione così chiara sulle cose.

La vita può buttarli giù, possono attraversare tempeste, ma poi si rialzano e corrono verso l’obbiettivo. Mio padre è un esempio. Lui le tempeste le vive e la ha vissute ogni giorno, ma le ha sempre affrontate con un chissenefrega, ha aspettato che passassero e poi di nuovo in marcia, verso la meta, sempre quella.

Che meraviglia.

Qual è la vostra meta? Voi siete sicuri della vostra visione, fin da piccoli sognavate di fare gli astronauti e ora mi state leggendo da qualche stazione spaziale? Volevate aiutare gli altri e siete diventati medici?

Mi piacerebbe conoscere le vostre storie. E anche quelle di chi come me, quando arrivano le tempeste, si ribalta con la barca, va sotto, poi torna su, risale sulla barca…ma non sa più in che direzione stesse andando e se è ancora quella la direzione.

È un bel viaggio interiore, avere una visione nitida su chi vogliamo essere non è una roba facile.

Io sono stata in balia delle onde per tanto tempo, non le conto nemmeno più le volte in cui si è ribaltata la barca. Però negli ultimi episodi mi sono rimesta subito sopra, ho preso i remi e, bene o male, sapevo in che direzione dovessi andare. Ancora non mi è del tutto chiaro, ma è molto più chiaro di prima.

Se avessi dato più ascolto a quello che mi è successo in Australia magari ci sarei arrivata prima, ma la vita sa essere birichina, le piace farti fare girotondo e farti smarrire momentaneamente perché la ricerca della via giusta è un viaggio in sé, è un lavoro continuo sul proprio essere che non può che migliorarti.

In Australia ho scoperto un amore per la scrittura che avevo solo intuito prima di arrivarci. Facevo (faccio) la giornalista e la scrittura, per me sempre piacevole, era sempre stata un mezzo di lavoro. Nel mondo di OZ invece, anche grazie a questo blog, ho scoperto che con la mia scrittura avrei potuto aiutare chi voleva recarsi in Australia e avrei potuto informare e divertire con i miei racconti chi sognava di mettere piede su questo nuovo continente.

Mi sono sentita viva, ho capito che potevo aiutare, divertire, sostenere, con la mia scrittura.

Poi sapete come è andata, sono tornata. E il mondo reale mi si è catapultato addosso in modo abbastanza feroce. Il giornalismo non bastava più, se avessi voluto un po’ di indipendenza avrei dovuto cercarmi un nuovo lavoro, vero, con uno stipendio fisso.

Mi sono lanciata nel marketing. In Australia avevo studiato “International Marketing” e mi ero appassionata. Oggi mi chiedo che a che caspita servisse International prima di Marketing, visto che alla fine si studiavano casi specifici in paesi specifici e non esistono legge univoche, universali o internazionali per disciplinare un settore misterioso come quello del marketing (che non è una scienza esatta, tutt’altro). Ma suona bene, quindi continuo a dire che ho studiato International Marketing.

Con questo bel bagaglio internazionale di Marketing, una volta tornata a casa, mi sono detta: proviamoci.

Peccato che a Genova del marketing non sappiano cosa farsene, e non so nemmeno se sappiano cosa sia (con mio sommo dispiacere, tra le altre cose). O lavori nel turismo, o fai davvero poca strada. Il turismo è stato una parte importante della mia vita nei miei primi vent’anni, dopo i 30 ho capito che non era cosa.

E dove punti se vuoi lavorare nel marketing in Italia? Nell’unica città in cui sanno cosa sia, Milano.

Scherzo naturalmente, ma neanche troppo 😊.

Anyway, mi sono lanciata in un settore però particolare, il marketing in ambito medico, che devo dire mi ha dato enormi soddisfazioni perché non è aggressivo, anzi non si può nemmeno definire marketing perché deontologicamente i medici non possono fare marketing nel senso puro del termine. Era comunicazione di servizi medici, scriviamola così che suona meglio.

Una bella esperienza di cinque anni, finita molto, molto male. Non a causa dell’azienda, ma delle persone che vi lavoravano. Serpi travestiti da esseri umani. Non mi dilungo perché non voglio problemi.

Sono scappata, approdando in un’altra clinica dello stesso settore, ma con angeli travestiti da esseri umani. Bellissima esperienza, che mi ha ridato fiducia nelle persone. Ero un animale ferito però, perché nell’azienda precedente, che adoravo dal punto di vista lavorativo, avevo sofferto in un modo che non vi posso purtroppo descrivere, ma vi ero rimasta in qualche modo attaccata.

La mente umana alle volte è proprio stupida. L’esperienza non insegna, la storia non insegna, gli sbagli non servono a nulla. La mente alle volte prende l’esperienza, la caccia in discarica e ti fa pensare che non si ripeterà più, che andrà tutto bene. E non va bene per niente.

Perché dopo qualche anno sono tornata in quell’inferno da cui ero scappata, illusa che le cose fossero cambiate.

Ed è stato l’inizio della fine.

(non preoccupatevi, sto alla grande, ma quello è stato davvero un brutto periodo della mia vita professionale. Volete sapere come è andata a finire? Lo scriverò nel prossimo post….seguitemi 😊)

5 thoughts on “Dieci anni dopo

  1. Io se vuoi ti do un consiglio… a patto che tu lo segua! A meno che tu non ne sia gia a conoscenza vista la tua città` di provenienza. Ti porterà via al massimo una decina di ore… almeno 3 comunque! Non ti cambiera` la vita (ma in fondo, cosa può farlo), ma potrà essere un ottima scoperta per te!

      • Eccomi qua. Allora tutto ciò che ti serve e` un po` di tempo (non necessariamente libero) e buona volontà. Merce rara di questi tempi.

        Punto uno…. visto che la lettura vera e propria con 2 figli piccoli e` un lusso che in pochi possono permettersi la prima cosa da fare e` scaricarsi Audible. L`app di Audiolibri di Amazon. Il primo mese e` gratis quindi niente scuse economiche!

        L`obiettivo che mi piacerebbe tu raggiungessi e` la lettura del libro “La vita che volevo” di Lorenzo Licalzi.

        Lorenzo Licalzi e` uno scrittore favoloso che ho scoperto da poco grazie appunto ad Audible. E` genovese quindi magari tu gia lo conosci.

        Secondo me quel libro potrebbe aprirti nuovi spiragli o donarti la consapevolezza che pare tu abbia finalmente trovato ma prima di arrivare a “La vita che volevo” mi piacerebbe tu ascoltassi “Io no” e “Non so” cosi da inquadrare un po il personaggio. Assolutamente da integrare poi “L’ultima settimana di settembre” forse il mio preferito e “Cosa ti aspetti da me”. Ecco questo e` il mio consiglio per meglio uscire dalle sabbie mobili in cui pare tu ti sia arenata! Spero tu abbia la possibilità di seguirlo! Ciao

  2. Ciao Angelica,
    Ricordo anni e anni fa di aver letto avidamente le pagine del tuo blog quando eri in Australia. All’epoca avevo deciso pure io di andare a Sydney, e cercavo delle certezze, qualcuno o qualcosa che mi confermasse di aver fatto la scelta giusta. I tuoi post mi hanno preparato a quell’esperienza anche per me fantastica ed indimenticabile, che ha segnato e sta ancora segnando tutt’ora la mia vita, soprattutto lavorativa. Sono fortunato perché il mio lavoro (che ho trovato proprio a Sydney) mi permette di tornarci più volte all’anno. Tutte le volte che vado al casino (mitico Star, ci vado per mangiare al buffet all you can eat), penso a te e alla tua esperienza lavorativa in quel posto cosi’ bizzarro!

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