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Ho servito la colazione a Sam Neill….

eh si, capitano anche queste cose in Australia.

Capita che alle sette del mattino il dott. Alan Grant di Jurassik Park, per gli amici Sam Neill,  piombi nel caffè dove sto lavorando, si sieda tutto solo con una copia del giornale, The Australian, e ordini alla sottoscritta pancakes al limone…. Continua a leggere

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Sydney (Hic!) Opera House

Questo post avrei potuto scriverlo fin dalla prima settimana dal mio arrivo a Sydney…

E’ un fenomeno che mi ha sempre incuriosito, stupito, amareggiato e in qualche modo, deluso.

Perchè a me, tutto sommato, gli australiani piacciono. Sono brave persone, credetemi. Semplici fino all’inverosimile, per certi versi ingenui come bambini.

Vivono nel paese delle meraviglie, il magico mondo di Oz, dove c’è sicurezza, dove puoi far uscire i tuoi figli alla sera o lasciare la porta aperta (non ovunque eh, ma si può ancora fare nella maggior parte delle zone) dove la notizia principale nei telegiornali è il tono arrogante del premier Kevin Rudd o un cagnolino intrappolato in una caverna con poche speranza di essere salvato (oddio ultimamente ci sono stati diversi omicidi, ma è un’eccezione).

Insomma qui è quasi un paradiso. Per questo non capisco.

Non capisco perchè gli australiani si fanno così male. Continua a leggere

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Te la do io l’Australia

Allora, chi vuole venire in Australia alzi la mano!!!

Ma, soprattutto, perchè???

Dopo nove mesi, oggi sono nove mesi esatti (sono atterrata il 17 giugno 2009…) voglio tirare le somme, raccontarvi un po’ di emozioni, stuzzicare la vostra curiosità.

Cominciamo con un veloce test.

Siete stufi del sistema Italia e volete provare a vivere in un paese assolutamente diverso sotto ogni punto di vista, dove se usi una raccomandazione per ottenere un lavoro è la volta che il lavoro non lo otterrai mai?

Dove la gente è amichevole, ma si fa gli affari propri alla grande?

Dove nessuno si preoccupa mai per niente?

Dove le condizioni climatiche cambiano 4 volte al giorno?

Dove un espresso costa tre dollari (1,8 euro cambio odierno) ma puoi chiedere di aggiungere latte scremato o di soia o l’acqua calda a parte o con o senza cremina o con la nonna e la zia insieme?

Dove l’alcol scorre a fiumi e ubriacarsi è lo sport nazionale?

Ma, soprattutto, dove il concetto di meritocrazia è conosciuto e visibilmente e praticamente applicato?

Hai riposto sì a tutte queste domande? Allora benvenuto in Australia. Continua a leggere

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Attenti al Villone!!!

Avete ragione, manco da quasi due mesi….ma sono stati due mesi come dire, difficili.

Ho dovuto sbattermi a cercare lavoro, alla fine ho trovato un impiego in un ristorante molto carino a Double Bay, quartiere sciccoso di Sydney e devo dire che sono contenta…

L’incubo non è stato trovare un lavoro…ma trovare una casa… Continua a leggere

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Australia day….Invasion day o Survival day?

Ed ecco avvicinarsi un’altra interessante festa aussie…l’Australia Day….che sarà festeggiato pensate un po’ come? Con birra e barbecue!! Strano, eh?

Qui vanno matti per  i party, la parola barbecue, abbreviata bbq, è un must, più diffusa di “party” penso…anche perchè qui molti hanno casetta con giardinetto, e pure gli affezionati della city,quelli che vivono nei grattacieloni, hanno il tetto a disposizione per farsi le grigliate…basta avere un grill sempre a portata di mano…

Quindi, qualsiasi cosa accada, da un compleanno, a un matrimonio, da una festa di laurea alla morte della nonna….let’s barbecue!!

Il giorno in questione è il 26 gennaio,  giorno in cui, nel lontano 1788,  il capitano Arthur Philiip prese possesso della colonia del Nuovo Galles del sud, il New South Wales…

Però se vogliamo essere perfidi questo giorno è quello festeggiato dai discendenti British..perchè gli aborigeni, i primi abitanti australiani, i veri indigeni, non sono proprio entusiasti. Il 26 gennaio 1788 rappresenta per loro l’inizio della fine, l’inzio della colonizzazione e schiavizzazione inglese….. Continua a leggere

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Elogio al koala

Fine dicembre 2009….gita fuori porta in Ocean road, un bel pezzo di strada da Melbourne, una panoramica sull’oceano che corre lungo la costa sud dello Stato di Victoria…

Sono  insieme alla mia amica Fede, abbiamo deciso di passare il natale a Melbourne e ci siamo promesse di vedere i 12 apostoli prima di rientrare a Sydney. I 12 apostoli sono rocce enormi che emergono alte, possenti e forti dall’oceano, lo fendono selvaggiamente a pochi metri dalla costa…e sono qualcosa di spettacolare….

Sulla via per raggiungere questa meraviglia del mondo ci imbattiamo in un’altra meraviglia, più piccola, buffa e in via di estinzione…un koala.

Ci sono eucalipti ovunque. Sono le case di questi animali simbolo dell’Australia, con un cervello talmente piccolo da dimenticarsi quasi uno degli istinti che fa andare avanti il mondo e senza il quale il mondo sarebbe già morto…la fame…

E stanno rischiando l’estinzione. Continua a leggere

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Canguri, koala e…lucciole. Capitolo Secondo

La mia amica Luna, quella che ha trovato lavoro nei bordelli di Sydney,questa settimana era stanca.

“Pochi lavori, gli uomini qui le vogliono tutte magre che sembrano malate cazzo e io invece mangio e me ne frego!.

Luna non e’ magra ma neppure grassa, e’ una donne di quelle vere, procaci, curvose e sensuali e come tutte le italiane…adora mangiare! E lo dice fieramente : “L’altra sera eravamo nella saletta dove stiamo sempre prima di uscire fuori e fare la sfilata davanti ai clienti” racconta” e a un certo appunto e’ arrivata al solita brasiliana che lavora come una matta…dieci anche piu’ lavori al giorno, una volta ne ha fatti 25…io non so come fa. Vabbe’ insomma la vedo, magra, alta ,tutta rifatta ma bella e domando alla mia amica russa” Ma come cazzo e’ che e’ cosi’ magra? Ma queste non mangiano? E la mia amica russa mi dice, no non mangiano e quando hanno fame si drogano cosi’ l’appetito non lo sentono. Io ero scioccata, tanto scioccata che sono andata a mangiarmi un croissant ripieno alla crema. Ma come si fa?”

Io non lo so come si fa, ma qui in Australia nei bordelli le ragazze per lavorare di piu’ adottano questo sistema allucinante: mettono i soldi da parte, 20 mila euro sono sufficienti, lavorando come matte.  Continua a leggere

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Re Bu No Ai (Red Bull no Ice)…vita al casino’ di Sydney

No non sono impazzita tranquilli.

Allora….

Quando sono arrivata a Sydney lo scorso giugno non avevo una cippa di lavoro ma solo tanta voglia di fare non si sa bene cosa…
Dopo vario girare mi è capitata la fortuna di imbarcarmi come, udite udite, cocktail server per il Casino di Sydney.
E non nella mega sala dove giocano tutti. No. Nella Sovereign room, sala vip per i clienti migliori, quelli che giocano di più…quelli che buttano via un sacco di soldi e si giocano pure la mamma alle macchinette, per intenderci.

Il casino’ si chiama Star City…faccio il nome tanto  di casinò ce n’è uno a Sydney, è inutile giocare all'”anonima camerieri “…

Questi i miei compiti: sorridere con il vassoio in mano, girare per i tavoli della sala vip e chiedere a quelli che si stanno giocando la mamma a baccarat (ma che caz—di gioco è?) o black jack se vogliono qualcosa da bere…

Facile, no?

NOOOOOOOOOOOO

Perchè finché hai a che fare con gente che parla inglese va bene, capisci tutto. Ma nella Sovereign di gente che parla inglese, a parte lo staff, ce n’è poca. Sono quasi tutti asiatici.

E io dico, ma gli asiatici a Sydney parlano inglese cavolo, ne ho incontrati tanti in questi mesi! Perchè al casinò perdono tutti il dono della parola?

Ad oggi ancora non mi so rispondere.

E la prima volta che ho servito per me è stato un trauma.. Continua a leggere

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Mamma “li taxi” !!!

Io non mi voglio lamentare, Sydney è stupenda, l’Australia è stupenda…gli australiani sono stupendi…

Però dico…dico…ma i tassisti appartengono forse a un’altra specie?

No perchè io rimango. Ci rimango proprio male….io mi incazzo porca miseria ladra….

Perchè ti prendono letteralmente per il culo. E scusate il francesismo….

Ora non è possibile che da The Rocks a Central Station, 3 chilometri scarsi di strada, uno debba pagare 30 dollari….non è possibile che per andare in George street da Pyrmont il tassista debba passare per forza per Broadway…e se gli chiedi perchè ti dice che Sydney è tutta un senso unico….ma tu gli fai capire che se anche hai l’accento italiano non vuol dire che sei scema..la città la conosci anche tu e non c’è bisogno di fare dieci chilometri per raggiungere un punto che da dove hai preso il taxi ne dista solo un paio…

Scusate la sfogo ma ad oggi, e sono sei mesi che sono qui, ne ho trovato solo uno di onesto…
tutti gli altri ti fregano.

Io ci provo a non farmi fregare, ma è dura. E detto da un’italiana è allucinante, noi siamo i re delle fregature ma qui a Sydney ci battono miseria…

Ora ho affinato la tecnica ma ogni volta è una guerra.

Innanzitutto fermarli per strada è un’impresa. Dimenticatevi le scene nei film, dove alzano la mano un secondo e il taxi si ferma….qui manco se ti butti per terra…oppure si fermano nel traffico e tu devi rischiare la vita per salirci in tempo….

Comunque, una volta “afferrato” il taxi, inizia la battaglia.

Salgo. Mi metto sempre davanti perchè, dicono, se sei solo e ti metti dietro sta male, fai la figura di quello che se la vuole tirare (ma sono normali? Boh..)

Vabbè allora io mi metto davanti. Mi siedo di botto, senza tentennamenti. Metto la cintura. Mi giro e guardo l’autista per due secondi dritto negli occhi. Bisogna essere veloci, non tentennare, non mangiarsi le parole e, soprattutto, ecco perchè per noi italiani è difficile, occorre simulare l’accento australiano.

Perchè se si accorgono che sei foresto è finita….anche quell’aggeggio infernale che segna il prezzo lo capisce….i numerini cominciano a scorrere senza sosta e prima ancora che riesci a formulare l’indirizzo hai già perso 4 dollari.

Mai dire: mi scusi potrebbe portarmi a….”. Mai. Così ti fregano subito.

Bisogna essere diretti, gentili ma diretti: “Central station, please”. E loro partono.

Io provo a simulare l’accento aussie (che detto tra noi non è proprio il massimo) e magari per due parole ci riesco.

Ma loro sono ancora più furbi. Loro ti fanno parlare. Ti chiedono come stai, cosa fai, dove sei…e tu come una scema parli perchè il tempo lo devi pur far passare no? Come lo passi il tempo mentre lui fa il giro della città per portarti alla stazione centrale che da casa tua dista solo pochi chilometri?
E così mentre rispondi quello capisce, anche il conta secondi capisce (non mi ricordo come si chiama quell’aggeggio infernale) e parte in quarta….dieci centesimi ogni dieci secondi…un inferno.

L’ultima volta l’ho preso alle 5 del pomeriggio di venerdì..ora direte “te la sei cercata”…no! E’ la Vale che insiste, la mia amica italiana che prende il taxi anche per fare due metri….
Io non ce la facevo più: 500 metri, 14 dollari perchè c’era un traffico pazzesco e mancava un km buono alla destinazione: l’ho guardato male due o tre volte, lui ha fatto finta di cambiare strada per far vedere che ce la metteva tutta poverino e invece si è imbottigliato ancora peggio….e intanto l’aggeggio correva…

Gli ho detto di fermarsi, così in mezzo alla strada.Siamo scese, la Vale ha pagato…. in fondo il taxi lo ha chiamato lei eh… e siamo andate a piedi.

Ecco l’alternativa ai taxi australiani: belle passeggiate che tanto fanno bene, ti tieni i soldi in tasca ed eviti l’ulcera…

E’ triste, e concludo, che dopo ore spese ad ammirare una delle città più belle del mondo, uno si rovina la giornata perchè si è permesso di prendere il taxi…

E soprattutto ha commesso l’errore di far capire al tassista che non è di Sydney…

Sta un po’ a vedere che mo scopro che gli australiani il “cab”, come lo chiamano qui, non lo prendono! 🙂

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Canguri, koala e….lucciole!

Lo fanno per comprarsi una borsa, per permettersi una cena costosa o pagare la retta scolastica dei bambini….lo fanno senza paure, ansie, piene di consapevolezza, a testa alta, orgogliose….lo fanno soprattutto perche’ qui in Australia, in tre stati e un territorio, e’ perfettamente legale.

Parlo delle migliaia di donne che si vendono nei centinaia di bordelli sparsi in tutto il continente…dai nomi strani come la “Petite Arome” o che riportano ad antichi erotici fasti come “Cleopatra”….pullulanti di bellezze di ogni tipo, australiane, asiatiche, africane, europee, italiane…

In Australia in generale si passa inosservati pure se esci con un gabinetto in testa e senza niente addosso, vestito in modo improponibile o completamente nudo. Non c’è giudizi0, apparentemente, negli occhi della gente. Sei libero di fare quello che vuoi, nei limiti del rispetto della libertà degli altri.

Ergo: vuoi vendere il tuo corpo? Perchè no.

Visto da fuori, i giudizi di illuminati, sociologi e critici di varia natura si sprecano: la prostituzione è una forma di schiavitù, le donne sono viste come merce, è un mondo malato, il maschilismo imperversa….

Nel volume dal titolo “Making Sex Work: A Failed Experiment With Legalised Prostitution” (Spinifex Press), l’autrice Mary Lucille Sullivan, sedicente “femminista militante” svolge un’approfondita analisi della situazione nello Stato di Victoria, di cui Melbourne è capitale. La Sullivan afferma: “Il tentativo di dipingere la prostituzione come un’occupazione da sottoporre alla normativa sulla salute e la sicurezza del lavoro ignora l’intrinseca violenza insita nella prostituzione e il fatto che le molestie sessuali e lo stupro non sono distinguibili dal prodotto che i clienti acquistano”.

Un attimo. Fermi tutti. In Australia, dove è legale, la situazione è sotto controllo (almeno nella maggior parte dei casi, poi si sa le eccezioni ci sono sempre), chi sceglie questo mestiere lo fa (spesso) in totale autonomia, e proprio perchè è legale lo sfruttamento è meno frequente.

Scrivo con cognizione di causa perchè conosco chi in questi bordelli ci lavora. E se ci sono casi estremi di stupri, violenze e sfruttamenti, nella maggior parte dei casi siamo di fronte a un lavoro che viene scelto e organizzato in un certo modo.

Nei bordelli, o almeno in quelli frequentati da chi conosco, le regole sono ferree:

Preservativo sempre, per lavori orali o penetrazione.

Prima di iniziare l’attività il cliente deve farsi una doccia.

Il cliente paga prima.

L’attività si consuma solitamente in stanze predisposte dal bordello.

C’è un servizio di sicurezza o monitoraggio.

Le camere sono dotate di telefono: qualsiasi problema ,la ragazza chiama e il cliente viene cacciato.

Se il cliente presenta segni di malattie o infezioni, la ragazza lo rimanda a casa. Non è che siccome paga, il cliente può infettare la prostituta. Non esiste.

Detto questo, a porte chiuse si fanno tutte le trattative del caso. Voglio dire: il cliente paga il bordello, di norma 180 dollari per la ragazza e 180 per il gestore (ma il prezzo è indicativo). Poi una volta in camera la ragazza si può vendere come crede, a suo rischio e pericolo. Può alzare il prezzo perchè non usa il preservativo, può farsi baciare ovunque senza protezione….può fare quello  che crede. E se ne assume i rischi.

Voglio dire, se una ragazza vuole vendersi, i posti per farlo in totale sicurezza in Australia esistono. Non sto incitando alla prostituzione, ci mancherebbe, dico solo che il fenomeno si può controllare se davvero si vuole. E il lavoro può risultare più pulito di quello che sembra.

Siamo seri: se è il mestiere più antico del mondo una ragione deve pur esserci e questa non sta solo nel suo difficile controllo o per il giro d’affari enorme che genera…

Qualche anno fa ero in macchina con mio padre a discutere della questione: io inveivo contro la mercificazione delle donne, contro la prostituzione, mi schifavo di come si potesse arrivare a tanto, di come possa un uomo comprare sesso da  una sconosciuta  mentre la famiglia è a casa che lo aspetta…e il mio papi se ne esce con una frase che sul momento mi ha fatto girare le palle a mille, ma che adesso, ad alcuni anni di distanza, rivaluto con occhi differenti: “Tu non ti rendi conto della valenza sociale che ha la prostituzione. Le put…ne aiutano, sono una valvola di sfogo. Guai se non ci fossero”.

Questa frase, aggiunta ai racconti delle mie amiche lucciole australiane, adesso ha un senso.

Le ragazze mi raccontano di come spesso non facciano sesso per nulla, di come gli uomini vogliano solo parlare, o di uomini stupendi che pagano perchè non vogliono avere problemi di relazione, o di uomini stanchi, depressi che cercano conforto nel sesso…o di ragazzini che hanno bisogno di una spinta per essere “svezzati”…

E’ un mondo davvero eterogeneo. Non sono solo uomini che vogliono sfruttare le donne, molti di questi uomini hanno bisogno di queste donne…le cercano come disperati, tanti si innamorano…

Perchè per una volta, accanto alla battaglia contro la prostituzione che certamente va perseguita, non proviamo a riflettere sul perchè questo fenomeno sia ancora così rilevante e difficilmente estirpabile dalla società moderna? Siamo sicuri che si tratta solo di mercificazione? O dietro alla ricerca di sesso a pagamento si celano disagi umani che occorrerebbe prevenire in ben altro modo?

L’Australia mi ha aperto gli occhi anche in questo senso: la legalizzazione della prostituzione aiuta a controllare il fenomeno. Davvero.

Se lo si controlla, si mettono regole, tutti sono più sicuri, le ragazze fanno questo lavoro solo per scelta, i clienti sanno che se vogliono la prestazione devono stare a certe regole. A questo si può arrivare.

Ma di certo la prostituzione non si può eliminare senza capirne le vere cause sociali, non solo economiche o libidinose.

Ma poi, siamo sicuri che senza le lucciole il mondo sarebbe migliore? 🙂

 

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Merry christmas al caldo….D’oh!!!

Wowowow direste voi eh, laggiù in Europa a morirve de freddo…

si wow….wow l’idea è allettante cavolo, in bikini in spiaggia ad augurarsi merry christmas con i piedi nell’acqua e il cappellino rosso….mentre dall’altra parte dell’emisfero la gente si tira balle di neve, si ripara nei localini a bere cioccolata calda mentre noi andiamo avanti di margarita e ghiaccio a volontà….

Figata vero?

Sapete che vi dico? Boh….o come direbbe Homer Simpson, D’oh!

E’ che  uno ci deve essere per capire.

L’idea è accattivante, però è allo stesso tempo sconvolgente.

E’ un attimo: ti guardi in giro, sudi, hai caldo, vorresti andare al mare, prendi le tue cose, sali sul bus, speri di arrivare alla spiaggia, pensi all’agosto tutti al mare a mostrare le chiappe chiare, pensi ai ghiaccioli, alle grigliate, al ferragosto e poi d’un tratto buuummm…ti si piazza un albero di natale alto 15 metri davanti! Con tanto di palline colorate e neve finta sui rami!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

No dico, per me è un trauma.

Sto vivendo questa scena quasi tutti i giorni, da due settimane, qui a Sydney. La gente compra addobbi e regali in t-shirt, pantaloncini e infradito, quando i miei ricordi vanno alle scampagnate con i miei a Milan

o, dicembre inoltrato, freddo paura, tutti imbacuccati a cercare regali in corso Buenos Aires…e mi sento un po’ confusa

Voi mi direte: meglio fare shopping in pantaloncini che infagottato, no?

Certo certo. Però non lo so…..d’oh!!!

La domanda è: come deve essere il Natale? Voglio dire, qual’è l’altmosfera migliore? Forse per me è strano perchè sono cresciuta in un posto dove a dicembre fa freddo e ad agosto fa caldo…dove a Natale ti capita piure che nevica nel paesino in campagna dove sei cresciuto, letteralmente in culo ai lupi ma stupendo sotto le feste natalizie. Mi ricordo ancora le mattine di idcembre, il paesaggio tutto ghiacciato…sembrava una cartolina…

Qui poi non si sprecano con gli addobbi: qualche albero di natale qua e là, (quello in Queen Victoria Building è qualcosa di spettacolare lo devo ammettere, attraversa tutti i 4 livelli del palazzo, un alberone unico tempestato di 15,000 cristalli  Swarovski , 40,000 luci, 3,700 rami ) qualche stellina ma niente più.

Fortunatamente ci sono i  fantasisti, come l’autista del 501 che si è tinto i capelli  rosso natalizio, ha messo un alberello vicino al volante e ha tempestato il bus con i disegni dei bambini  che frequentano quella linea (idea geniale…ma farlo in Italia no? Quel bus da solo ha messo un’allegria nel quartiere impagabile) ma per il resto il natale qui si sente poco.

Già io per il caldo non lo sento, poi manco gli addobbi mi mettono, ma come si fa? 😦

E ora mi ritrovo catapultata a Sydney, con temperature dicembrine che sfiorano i 30 gradi con punte di 40 a cantare jingle bells, jingles bells, jingle all the way…ma poi mi fermo lì perchè la canzoncina fa così:

Ma quale snow porca miseria!!

Qui mi faccio il natale a barbecue e birrozzo freddo!!! Tristezza!!!!!

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Il baffo la sa lunga….

….da qualche giorno ho iniziato a notare qualcosa di strano o perlomeno “fuorimoda”: i ragazzi iniziano a portare i baffi, stile anni settanta-ottanta intendiamoci, alla Birra Moretti per intenderci ( e non me ne vogliano quelli della birra) non curati con eventuale pizzetto da fighettaro….

ora gli australiani sono strani però non è che si alzano tutti insieme una mattina e decidono di tornare tutti a 30 anni fa…mmmm…e io non me ne sto certo a guardare e osservo più attentamente senza chiedere però, perchè non voglio fare la figura dell’italaiana alla moda che denigra le altre (inferiori si intende 🙂  ) mode…..

poi mi cade l’occhio su un cartello esposto nella bacheca eventi dove lavoro….MOVEMBER….

un errore di stampa? Guardo meglio e a quel punto inizio a chiedere e…..voilà! due piccioni con una fava…

Allora gente io non lo sapevo ma in giro per il mondo, una volta all’anno, per tutto il mese di novembre gli uomini di ogni età e genere (perchè ci sono omo e etero no?) si fanno crescere i baffi (dall’inglese moustache più november, ecco movember!) per scopi caritatevoli e per sollecitare la raccolta fondi per la salute dell’uomo, soprattutto per combattere la depressione (anche gli uomini sono depressi sapete fanciulle? Non è solo una nostra prerogativa, pure quella ci hanno tolto!) e il cancro alla prostata….

E’ un’iniziativa nata in Australia grazie a un gruppo di ragazzi di Adelaide e si è sviluppata soprattutto nei paesi anglosassoni…(per saperne di più andate da Wiki .http://en.wikipedia.org/wiki/Movember.) ma perchè non portare l’iniziativa anche dalle nostre parti? Sai che figata vedere gli italiani col baffo stile nonno Birra Moretti o magari (si spera) alla Tom Selleck eroe di Magnum Pi?

Dai su, pure George Clooney, Brad Pitt e Jhonny Depp si sono dati al baffo e il risultato non è male…e poi è per scopi benefici, quindi c’è una ragione in più!!!

E poi sarà che mio padre i baffi li porta e il mio papi per me è bellissimo e mi manca tanto…..

 

Allora, che la forza del baffo sia con voi!!! Io vi appoggio psicologicamente ma non chiedetemi tanto….  🙂