Canguri, koala e….lucciole!

Lo fanno per comprarsi una borsa, per permettersi una cena costosa o pagare la retta scolastica dei bambini….lo fanno senza paure, ansie, piene di consapevolezza, a testa alta, orgogliose….lo fanno soprattutto perche’ qui in Australia, in tre stati e un territorio, e’ perfettamente legale.

Parlo delle migliaia di donne che si vendono nei centinaia di bordelli sparsi in tutto il continente…dai nomi strani come la “Petite Arome” o che riportano ad antichi erotici fasti come “Cleopatra”….pullulanti di bellezze di ogni tipo, australiane, asiatiche, africane, europee, italiane…

In Australia in generale si passa inosservati pure se esci con un gabinetto in testa e senza niente addosso, vestito in modo improponibile o completamente nudo. Non c’è giudizi0, apparentemente, negli occhi della gente. Sei libero di fare quello che vuoi, nei limiti del rispetto della libertà degli altri.

Ergo: vuoi vendere il tuo corpo? Perchè no.

Visto da fuori, i giudizi di illuminati, sociologi e critici di varia natura si sprecano: la prostituzione è una forma di schiavitù, le donne sono viste come merce, è un mondo malato, il maschilismo imperversa….

Nel volume dal titolo “Making Sex Work: A Failed Experiment With Legalised Prostitution” (Spinifex Press), l’autrice Mary Lucille Sullivan, sedicente “femminista militante” svolge un’approfondita analisi della situazione nello Stato di Victoria, di cui Melbourne è capitale. La Sullivan afferma: “Il tentativo di dipingere la prostituzione come un’occupazione da sottoporre alla normativa sulla salute e la sicurezza del lavoro ignora l’intrinseca violenza insita nella prostituzione e il fatto che le molestie sessuali e lo stupro non sono distinguibili dal prodotto che i clienti acquistano”.

Un attimo. Fermi tutti. In Australia, dove è legale, la situazione è sotto controllo (almeno nella maggior parte dei casi, poi si sa le eccezioni ci sono sempre), chi sceglie questo mestiere lo fa (spesso) in totale autonomia, e proprio perchè è legale lo sfruttamento è meno frequente.

Scrivo con cognizione di causa perchè conosco chi in questi bordelli ci lavora. E se ci sono casi estremi di stupri, violenze e sfruttamenti, nella maggior parte dei casi siamo di fronte a un lavoro che viene scelto e organizzato in un certo modo.

Nei bordelli, o almeno in quelli frequentati da chi conosco, le regole sono ferree:

Preservativo sempre, per lavori orali o penetrazione.

Prima di iniziare l’attività il cliente deve farsi una doccia.

Il cliente paga prima.

L’attività si consuma solitamente in stanze predisposte dal bordello.

C’è un servizio di sicurezza o monitoraggio.

Le camere sono dotate di telefono: qualsiasi problema ,la ragazza chiama e il cliente viene cacciato.

Se il cliente presenta segni di malattie o infezioni, la ragazza lo rimanda a casa. Non è che siccome paga, il cliente può infettare la prostituta. Non esiste.

Detto questo, a porte chiuse si fanno tutte le trattative del caso. Voglio dire: il cliente paga il bordello, di norma 180 dollari per la ragazza e 180 per il gestore (ma il prezzo è indicativo). Poi una volta in camera la ragazza si può vendere come crede, a suo rischio e pericolo. Può alzare il prezzo perchè non usa il preservativo, può farsi baciare ovunque senza protezione….può fare quello  che crede. E se ne assume i rischi.

Voglio dire, se una ragazza vuole vendersi, i posti per farlo in totale sicurezza in Australia esistono. Non sto incitando alla prostituzione, ci mancherebbe, dico solo che il fenomeno si può controllare se davvero si vuole. E il lavoro può risultare più pulito di quello che sembra.

Siamo seri: se è il mestiere più antico del mondo una ragione deve pur esserci e questa non sta solo nel suo difficile controllo o per il giro d’affari enorme che genera…

Qualche anno fa ero in macchina con mio padre a discutere della questione: io inveivo contro la mercificazione delle donne, contro la prostituzione, mi schifavo di come si potesse arrivare a tanto, di come possa un uomo comprare sesso da  una sconosciuta  mentre la famiglia è a casa che lo aspetta…e il mio papi se ne esce con una frase che sul momento mi ha fatto girare le palle a mille, ma che adesso, ad alcuni anni di distanza, rivaluto con occhi differenti: “Tu non ti rendi conto della valenza sociale che ha la prostituzione. Le put…ne aiutano, sono una valvola di sfogo. Guai se non ci fossero”.

Questa frase, aggiunta ai racconti delle mie amiche lucciole australiane, adesso ha un senso.

Le ragazze mi raccontano di come spesso non facciano sesso per nulla, di come gli uomini vogliano solo parlare, o di uomini stupendi che pagano perchè non vogliono avere problemi di relazione, o di uomini stanchi, depressi che cercano conforto nel sesso…o di ragazzini che hanno bisogno di una spinta per essere “svezzati”…

E’ un mondo davvero eterogeneo. Non sono solo uomini che vogliono sfruttare le donne, molti di questi uomini hanno bisogno di queste donne…le cercano come disperati, tanti si innamorano…

Perchè per una volta, accanto alla battaglia contro la prostituzione che certamente va perseguita, non proviamo a riflettere sul perchè questo fenomeno sia ancora così rilevante e difficilmente estirpabile dalla società moderna? Siamo sicuri che si tratta solo di mercificazione? O dietro alla ricerca di sesso a pagamento si celano disagi umani che occorrerebbe prevenire in ben altro modo?

L’Australia mi ha aperto gli occhi anche in questo senso: la legalizzazione della prostituzione aiuta a controllare il fenomeno. Davvero.

Se lo si controlla, si mettono regole, tutti sono più sicuri, le ragazze fanno questo lavoro solo per scelta, i clienti sanno che se vogliono la prestazione devono stare a certe regole. A questo si può arrivare.

Ma di certo la prostituzione non si può eliminare senza capirne le vere cause sociali, non solo economiche o libidinose.

Ma poi, siamo sicuri che senza le lucciole il mondo sarebbe migliore? 🙂

 

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