Calmiamoci e partite…

Da quando ho questo blog, ho sempre ricevuto e-mails di persone interessate ad andare in Australia, alcune solo per semplice spirito avventuriero/turistico, altre mosse più dalla voglia di cambiare aria. Mi contattano per avere semplici informazioni, qualche consiglio, qualche opinione. Per alcuni ci vuole solo qualche parola di incoraggiamento per  compiere il passo decisivo, e io mai mi sono sottratta a queste richieste. Negli ultimi mesi però, e in particolare nell’ultimo mese, il tono delle e-mails è leggermente cambiato. E dico leggermente per usare un eufemismo….siamo passati dal semplice: “Mi piacerebbe andare in Australia…hai qualche consiglio da darmi?” a…”Voglio scappare…che chance ho di farcela?”. O_o.

Anche questi sono segnali della crisi devastante che stiamo vivendo….dal punto di vista lavorativo il 2011 per me è stato davvero disgraziato e in questo momento, mentre scrivo, mi auguro che il 2012 sia diverso…non solo me lo auguro, ma sono pronta a fare qualsiasi cosa perché questo avvenga. Non basta augurarsi che qualcosa cambi, bisogna lottare perché questo succeda. Ma io lotto qui, ho deciso che dopo aver girato mezzo mondo (non sono stata solo in Australia) e aver visto come questo mezzo mondo gira, ho deciso che non c’è crisi che tenga e io la mia vita la voglio vivere qui e lotterò con tutta me stessa perché questo avvenga. È il mio sogno personale. Nessun principe azzurro, nessun guadagno stellare, nessuna casa delle meraviglie. Questi sono sogni banali, per quello che mi riguarda. Il mio è quello di vivere bene nel mio paese.

Ma per molti di quelli che mi scrivono, non è così. La crisi italiana che evidentemente è più grave di altri paesi (ma non pensiate che altrove si stia tanto meglio) spinge molti di voi a guardare all’estero…e a scappare. I casi di successo, ad esempio, di giovani laureati che hanno fatto fortuna nella Silicon Valley americana o nel continente australiano fanno sognare ad occhi aperti chi spera in un riscatto lontano da qui. E così fioccano le e-mails di gente disperata, con famiglia a carico o single, con una conoscenza basilare dell’inglese o magari nulla, con una licenza media o con una laurea fresca fresca da 110 e lode e zero esperienze lavorative…tutti con storie e capacità diverse, tutti accomunati dalla stesso disperato obiettivo: scappare. Perché quando scappi da un paese, quello che ti muove è la disperazione, è inutile girarci intorno. Non è volontà di conoscere posti nuovi, ma solo volontà di sparire da qui….

Come ho già detto tante volte…se andate via mossi solo dalla disperazione, non va bene.  Scusate se mi ripeto, ma ultimamente le cose stanno peggiorando non solo dal punto di vista economico, ma anche dall’esasperazione che sta raggiungendo livelli atomici, pronta a trasformarsi un’esplosione da cui non so se ne usciremo bene. Gente che prende a sberle esattori fiscali, pacchi bomba indirizzati ad Equitalia, politici imbambolati e banchieri di turno che per  caso (un caso chiamato Napolitano) si trovano a governare l’Italia e pensano di risolvere i problemi aumentando le tasse…e così ero brava anch’io….

E tutto ciò non fa che esasperare gli animi…la gente non ha più soldi e si vede “ritassare”….è normale che voglia scappare. Però scappare serve a poco. E ora mi insulterete, però prima di farlo leggete queste righe e poi ne parliamo.

Se proprio volete fuggire, almeno progettate bene la fuga, un po’ come se doveste evadere da un carcere (non so come mi sia uscito questo paragone :-D)…dovete calcolare ogni passo, perché se sbagliate, l’unica opzione è tornare indietro delusi e ancora più amareggiati di quando siete scappati (un po’ come il prigioniero che se sbaglia l’evasione lo beccano e lo rispediscono in cella…e certo che è più amareggiato rispetto a quando è scappato..ma se avesse calcolato meglio la fuga non lo avrebbero beccato!).

Questo paragone è un po’ forzato e di certo non voglio istigare l’evasione dalle carceri! Era solo un colorito esempio di come un passo sbagliato, seppur animato dalle migliori intenzioni, possa far peggiorare la situazione iniziale.

In few words….la disperazione non può essere la ragione principale della fuga, perché rischiate di fare un bel botto nel nulla.

Io comincio seriamente a preoccuparmi di tutte queste richieste d’aiuto, di gente che mi chiede quattro consigli in croce ed è capace di partire domani perché non ne può più ……perché qui non c’è lavoro e tutto gira intorno al lavoro…e io sono andata in Australia perchè qui non trovavo lavoro e di lavoro ne ho trovato tanto…ma dopo un anno e mezzo me ne sono tornata in Italia perché l’Australia non era il posto dove  volevo stare…e sono tornata qui…e sono tornata a tribolare per il lavoro, ma di qui non me ne andrei più, perché ci sono cose che in Australia io non ho mai trovato e che qui trovo tutti i giorni.

In Australia ho trovato soldi, stabilità lavorativa, ho fatto un’esperienza globalmente straordinaria ma ho trovato anche tanta solitudine, sono stata molto sola, ho avuto difficoltà a farmi degli amici e mi sentivo, a tratti, un po’ persa. Questa è la mia storia. Ci mancherebbe. Ognuno ha la sua. Uno di voi potrebbe rispondermi (anche più di uno) che invece in Australia ha trovato tutto (la nostra amica Roberta, ad esempio) e meno male che ci sono questi esempi. Ma io mi ricordo degli italiani che ho conosciuto e di come mi raccontavano dei grandi soldi che si facevano laggiù e di come non vedessero l’ora di mettere da parte un bel gruzzoletto per tornarsene a casa perché l’Australia a loro non piaceva…

Non c’è una verità assoluta. Il vostro Eldorado può essere qui o altrove. Io non sono nessuno per dirvi dove si trova, ma un piccolo consiglio posso darvelo: partite con un obiettivo e non perché siete disperati. Spogliatevi per un attimo dell’angoscia e provate a focalizzare sul motivo di una vostra eventuale partenza. Non pensate di partire per rimanere, perché quella sarà semmai una conseguenza della vostra partenza. Leggo e-mails di gente che mi dice “Basta, ora vado a vivere in Australia, qui non ci torno più”. E magari in Australia non ci sono mai stati….

Partire per fare qualcosa, una prima esperienza di vita, tanto per staccare da qui e vedere come va. Poi allora, se vi innamorerete dell’Australia, comincerete a pensare ad un eventuale trasferimento. Ma non subito, scegliete gradualmente come disegnare la vostra vita, non progettate tutto in un giorno. Come cantano i Morcheeba, Rome wasn’t buit in a day…e allora come pretendete di disegnare la vostra vita futura  in poche ore?

Qual è quindi il vostro obiettivo? Se in Italia non ci fosse questa crisi maledetta e voi aveste un lavoro tutto sommato decente…avreste ancora voglia di andare in Australia?

Probabilmente no (o almeno così intuisco dalle motivazioni che molti mi danno nelle e-mails). Il lavoro è il primo pensiero degli italiani, lo dicono i sondaggi non io. E il lavoro è il primo motivo di fuga all’estero. Bene, ci sta. Lavoro, non disperazione. Il lavoro è un ottimo motivo per partire.

Perfetto. Avete le carte per farcela? Non lo so. Ci sono poche semplice regole che dovrebbero essere almeno il vostro punto di partenza per capire se è il caso di andare o no.

La conoscenza dell’inglese è fondamentale…non basta conoscerlo a livello scolastico, bisogna saperlo parlare in modo tale da poter sostenere una semplice conversazione. L’esperienza lavorativa va bene qualunque sia, se avete fatto lavori manuali o più intellettuali poco importa perché in Australia c’è spazio per tutti. Dagli imbianchini agli ingegneri. Certo, ci sono professioni più richieste di altre e basta consultare siti come www.seek.com.au, il primo motore di ricerca lavoro australiano, per capire se il vostro lavoro è ricercato. Un’altra ottima fonte sono le skilled occupation lists che periodicamente pubblica e aggiorna il governo australiano e che sono consultabili sul sito del dipartimento immigrazione del governo  (http://www.immi.gov.au).

Se avete intenzione di far trasferire tutta la famiglia dall’altra parte del mondo…prima di farlo magari andate solo voi in avanscoperta. Vedete se è quello che desiderate davvero (per voi e per tutta la vostra famiglia) e poi, in caso positivo, consultate un agente dell’immigrazione (www.mara.gov.au) che magari dovrete pagare qualcosa, ma vi segue passo dopo passo e almeno siete affiancati da professionisti su quello che dovrete fare.

Sembrano consigli quasi banali, ma ho voluto ribadirveli perché dalle e-mails che mi arrivano ho l’impressione che se vi rispondessi (non lo farei mai) di partire domani che tanto è una figata e vi troverete senz’altro bene…voi partireste senza pensarci troppo. Aspettate che qualcuno che ci è già stato, come me, vi dica le paroline magiche che vi ho appena menzionato, così da avere la conferma che la terra promessa è altrove, al di fuori di questi confini.

Io non vi dirò mai che in Australia, o in qualsiasi altra parte del mondo, troverete quello che state cercando. E nessuno dovrebbe farlo. Io vi auguro di trovarlo, qui o altrove, ma sono così tanti gli elementi che possono fare di un’esperienza una scelta di vita, che nessuno può sapere a prescindere come andrà a finire. Magari trovate lavoro e guadagnate tanti soldi, ma non vi piace l’ambiente, non vi trovate con le persone, con la società….oppure vi trovate benissimo, è il posto dei vostri sogni, ma non riuscite a trovare il lavoro per cui avete studiato tanto…o ancora trovate il ragazzo, ma non il lavoro…oppure trovate tutto, ragazzo, lavoro ma siete lontani dalla vostra famiglia e questo vi fa male. Oppure andrà tutto alla grande e avrete fatto bene a partire. Ma questo non potete saperlo adesso, prima ancora di fare i biglietti. Nessuno ve lo dirà, nessuno con un po’ di buon senso può dirvi che è giusto scappare e abbandonare questo paese o, al contrario, è giusto rimanere e non partire. I fior fior di opinionisti e professori che incitano i giovani ad andarsene mi fanno ridere, perché non si rendono conto di quanto possono influenzare le scelte di chi oggi è disperato. Stessa cosa per chi deride chi invece vuole partire, bloccando così chi  vuole andare a vedere cosa c’è oltre il proprio arcobaleno.

Il succo di tutta questa manfrina è: non fate in modo che sia la disperazione a farvi partire e a farvi rischiare tutto per un’illusione, perché finché non vivete davvero all’estero, quello che vi immaginate su quell’esperienza è solo frutto di un’illusione.

Se volete partire, prima di tutto spegnete la tv per un po’. Le notizie ai tg non fanno che esasperare la situazione del nostro paese. Disintossicatevene un po’ che non fa mai male. Poi documentatevi, fate ricerche, ma non soltanto andando a chiedere a chi c’è già stato se ci sono possibilità, perché la sua risposta sarà sempre e solo relativa alla sua esperienza singola. Guardate il mercato del lavoro, studiate il paese e la sua storia, mettetevi due soldi da  parte e andate a visitarlo come turisti, tanto per capire se l’aria che tira è per voi respirabile.

Io, prima di partire per l’Australia, ho fatto le stesse ricerche che avete fatto voi, cercavo chi laggiù ci viveva o ci aveva vissuto e volevo sapere, ma volevo sentire solo quello che più si avvicinava alla mia illusione e cioè che era il paese delle meraviglie. E quando qualcuno mi scriveva che non era proprio così, facevo finta di non leggerlo perché io ormai mi ero convinta che l’Australia fosse la soluzione a tutti i miei problemi e chi mi diceva che mi sbagliavo non meritava la mia attenzione. Sono partita senza sapere bene quello che facevo, senza aver progettato e studiato davvero bene  quel posto e senza mai averlo visto prima. Ho sbagliato da un certo punto di vista, ho sbagliato perché se quello che volevo era trasferirmi laggiù, avrei dovuto studiare meglio il paese, farci un giro prima per capire se era il posto giusto, parlare con rappresentanti della società civile e del mercato del lavoro per avere un’idea più precisa della realtà in cui avrei vissuto. Io sono partita di getto, ero disperata e nemmeno io sapevo quello che volevo. È stata un’esperienza stupenda dal punto di vista umano e anche lavorativo, perché ho svolto lavori diversi e imparato tante cose, è stata una bella scuola di vita, ma tornassi indietro mi comporterei diversamente.

O meglio, mi farei una semplice domanda, la stessa che dovreste farvi voi: perché partire? Per fare un’esperienza o viverci per sempre? Per fare un’esperienza potete partire adesso, anzi vi invito a farlo perché sì, di questo sono sicura che nel bene o nel male vivere in Australia è qualcosa che ognuno di noi dovrebbe fare. Se invece volete trasferirvi, allora mettete impeto, impulsività e disperazione da parte e cominciate a fare ricerche serie che potrebbero portarvi via anche parecchi mesi, ma ne sarà valsa la pena. Sarà tutto tempo che riconquisterete dopo.

E ora basta scrivere che invece di un post mi è venuto fuori un libro 😀

Un bacio per tutti quelli che sono arrivati a leggermi fino qui.

La Maga

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42 thoughts on “Calmiamoci e partite…

  1. Grande Ange, sono troppo d’accordo sul fatto che tanta gente parte per i motivi sbagliati e soprattutto sottovalutando il fatto che magari vivere in Australia non piacera’. Il lavoro c’e’, ma e’ anche vero che dipende dalle aspirazioni personali. A meno che si abbia un inglese gia’ a livello avanzato come hai detto tu e delle esperienza all’estero, secondo me e’ difficile. Ci sono altri paesi dove e’ ben piu’ semplice. Mio fratello in 2 settimane si e’ trasferito a Londra e ha trovato casa e lavoro. Lavoro da cameriere si’, ma a condizioni mille volte migliori dei lavori da cameriere che aveva trovato qui, gente disponibile e gentile, mentre qui aveva conosciuto solo furboni italo-autraliani (piu’ australiani che italiani, aggiungerei) che erano bravi solo a fregarti e a trattarti come un deficiente. Poi come hai detto tu, sono esperienze personali, ma generalmente parlando, credo la gente debba pensare ad un trasferimento in Australia per un miglioramento dello stile di vita (spiaggia, tranquillita’ natura) e non per un fattore lavorativo. Io mi ritengo fortunata, ma anche nel mio settore, si sa’ l’Australia non e’ al centro del mondo, se vuoi fare carriera seriamente devi andare altrove. L’unica cosa Ange e’ che hai ragione a dire di informarsi ecc, pero’ e’ anche vero che quando si parte e si va dall’altra parte del mondo un pizzico di impulsivita’ ci vuole. Altrimenti non si fa niente nella vita, se si pensa troppo. Un bacione enorme, Silvia

    • Silvia hai ragione, io sono la prima a dire che se vuoi partire non ci devi pensare troppo altrimenti non parti, ma il fatto di mettere da parte l’impulsività era riferito a quando si decide di TRASFERIRSI in un altro paese e non semplicemente di partire per fare un’esperienza. In quest’ultimo caso certo che ci vuole anche impulsività, ma quando si tratta di cambiare radicalmente vita bisogna ponderare bene tutto ed essere sicuri (per quanto sia difficile essere sicuri di qualcosa che non si conosce) di quello che si sta facendo. Un bacione grande grande….ho pensato anche a te quando ho scritto questo post…quando mi dicevi che non era tutto bello in Australia e che la nostra Italia non era poi da buttare via…tu sei una delle persone che più mi hanno fatto riflettere durante la mia “vita australiana”. Ciao tesoro, ti auguro il meglio che te lo meriti 🙂

    • ciao a tutti…tanto per cambiare l’ennesima domanda…e una che in australia c’è gia’ stata ben cinque volte in poco piu’ di tre anni (anche per tre mesi continuativi) perchè se ne è innamorata perdutamente e pero’ è fuori eta’ per il WH e, nonostante venti anni di lavoro in italia, non è nelle skilled list…cosa deve fare (a parte sposarsi)? penso di averle provate tutte ma non demordo…forse voi mi date il consiglio giusto buon anno a tutti

      • Ciao! Hai provato con uno student visa? Puoi starci per tutta la durata del corso (il mio durava due anni) e ti permette di lavorare 20 ore alla settimana. Inizi così poi magari salta fuori uno sponsor.. 🙂

      • in effetti ci ho guardato ma ora che hanno cambiato tt le leggi sembra che (anzi quasi certo) dopo i due anni non sia piu’ tt cosi’ automatico per avere la residenza…anzi l’immigration sconsiglia cadamente di iscriversi a questi corsi pensando poi di avere garanzie che non possono dare…any other suggestion???? pls pls help me ciao maga grazie mille!

  2. Grazie Maga per questo chiaro e meraviglio articolo.
    Tutto quello di cui hai bisogno è già dentro di te.
    Lascia andare vecchi schemi che non ti soddisfano più e apriti ad un 2012 spumeggiante 🙂
    Un grande abbraccio

  3. Nuovi spunti, nuove riflessioni… ecco che forse l’Italia dovrebbe prendere esempio dall’Islanda… visti gli “inciucci” fatti dall’Unione europea, questa nazione ha deciso di lasciare il carro, di dire al resto delle nazioni che lei con queste “regole” non ci sta più e se ne torna a stare per conto suo. E ha fatto bene! Chi di voi ha mai letto la costituzione europea entrata in vigore di soppiatto? Bè, c’è poco da stare allegri in quanto nessuno stato facente parte dell’Unione è più sovrano; in effetti quando la legge dello stato membro differisce da quella dell’unione, quella che “vale” è quella europea. E così si spodestano gli stati! E così si costringono i cittadini a “tirare la cinghia” per le manchevolezze e il saccheggio fatto da chi avrebbe dovuto garantirci una certa protezione… ma che protezione? E soprattutto, a che prezzo?

    Scappare, fuggire, non serve a nulla. Qui si può stare bene, basta aprire gli occhi e guardare il mondo in un altro modo. Se volessimo fare il gioco degli economisti a tutti i costi (compra a credito, spendi e spandi poi lavora e paga con interessi) allora l’Inghilterra piuttosto che l’Australia (per ora) potrebbero andar bene, ma fino a quando? Ma soprattutto: ci farebbe felici vivere in questo modo?

    La felicità secondo me passa da altre cose: i rapporti con le persone che ci circondano in primo luogo. Una volta espatriati dovrete ricostruire tutti i rapporti sociali, con il problema della lingua e della cultura diverse… come dice la Maga, non è cosa per tutti. E poi, perché “scappare”? Non conviene almeno tentare di “prendere il toro per le corna”? Ci aumentano le tasse? Non paghiamole! Che possono farci? Ucciderci? Fortunatamente siamo in un paese in cui queste atrocità non succedono più (me ne succedono altre, a volte anche peggiori!). Abdicate, non sta a noi cittadini rimediare gli errori fatti di proposito da chi ci sta governando in modo tale da far quadrare le cose solo per pochi eletti… Che gli ammanchi li metta chi ha rubato a piene mani!

    E con questo voglio solo dire che non importa il luogo in cui vivete ma come vivete, non importa cosa viene chiesto da voi, importa il perché vi viene chiesto. Se voi vivete in un luogo che vi piace (clima, persone, …) restateci! E a quelli che vorrebbero farvi pagare gli errori degli altri rispondete picche! Io per il 2012 posso solo augurare all’Italia di ritrovare se stessa, di abbandonare il “Titanic” chiamato “Europa” che altro non ha fatto che portare cacca (si può scrivere questa parola nel tuo blog?) al popolo italiano. Una volta l’Italia era governata in modo che i cittadini potevano viverci e grazie alle tasse pagate da ognuno venivano garantiti certi servizi, ora l’Europa impone ai propri membri sacrifici su sacrifici e non da nulla in cambio… è un po’ iniquo, non trovate?

    Buone Feste a tutti.

    • Io al disegno europeo, quello originario, ci ho creduto. Poi però quel disegno si è sfaldato sotto il peso dei singoli nazionalismi che hanno finito per prevaricare e portare ad una situazione paradossale, una confederazione di stati sui generis che non funziona perché ognuno si fa gli affari propri, mentre la confederazione funziona solo se ogni membro è disposto a consegnare ad un’autorità centrale un minimo di sovranità. Gli Stati Uniti sono un esempio, anche se dal punto di vista giuridico l’Unione Europea è un caso unico.
      Detto questo, io penso che in Italia si possa vivere bene. E’ dura, ma quello che mi dà è tanto rispetto a quello che non mi dà. Tribolerò per il lavoro, ma ho gli affetti, un clima stupendo, una cultura straordinaria, una storia millenaria, un paesaggio da cartolina, una cucina deliziosa e un popolo che tutto sommato, con tutti i suoi difetti, amo e stimo.

      • Perfetto, tutto giusto, brava. Anch’io sarei tentato di raggiungervi in Italia per clima, paesaggio, storia, cucina e cultura mediterranea, ma per ora visto che affetti e amicizie sono in Svizzera resto dove sono… 😉

        BUONE FESTE A TUTTI !!!

  4. Ciao!!! Ho letto quello che hai scritto e sono rimasta colpita, perche’ e’ esattamente quello che scriverei io. Io ora sto vivendo questa esperienza australiana e sto valutando se e come voglio restare qui. E resto molto stupita dalle persone, altri italiani, chr incontro e che dopo un mese che sono qui sono delusi. Il sogno di trovare l’eldorado scompare e ci si accorge che anche qui ci sono problemi e difficolta’ da affrontare…per cui condivido completamente i tuoi consigli…che sono perfetti per vivere davvero al meglio un’ esperienza come l’Australia o qualunque altra esperienza! Sempre chiedersi “perche’ partire”!!!
    Grazie
    Silvia

    • Grazie a te Silvia. In effetti la gente non ci pensa troppo a questa cosa, è convinta che basti un biglietto e tanta buona volontà per trasferirsi. In realtà il segreto, forse, è non aspettarsi nulla, così non si rimane delusi….ma quando parti con la disperazione addosso, quello che ti aspetti è nientemeno che il riscatto…e se non lo trovi, la delusione è devastante….

  5. Ciao!!! mi e’ piaciuto molto il tuo post, condivido molte delle cose che dici,e se mi permetti voglio farti i complimenti su come scrivi, e’ coinvolgente e chiaro, e dimostra che sei una persona sensibile a tutti gli aspetti di quello che dice, brava! Ho notato anch’io un atteggiamento simile nell’ultimo periodo, la cosa interessante e’ che alcuni di quelli che adesso chiedono informazioni, quando sono partito un anno fa mi prendevano in giro con frasi del tipo: ma cosa vai a fare li’, che qua si sta bene!!”. La vita di un immigrato non e’ mai facile, per tutti i cambiamenti che si devono fare. Io penso che ci voglia molta umilta’ e pazienza per cambiare radicalmente la propria vita, ma il fatto e’ che molti non sono in realta’ disposti a farlo (ovviamente e’ una loro scelta). molta gente crede di poter cambiare paese e mantenere lo stesso stile di vita che aveva nel suo…… nulla di piu’ sbagliato. Grazie ancora per il bellissimo spunto riflessivo, alla prossima!

    • Ciao Gimmi, grazie a te per il commento! In effetti in Australia ho trovato molte delle persone che descrivi tu, gente che pensava di continuare a fare la stessa vita che conduceva in Australia e ha preso delle belle facciate. O si parte con lo spirito avventuriero della seria mi va bene qualsiasi cosa capiti, o altrimenti si rischia di rimanerci male e farsi del nervoso…

  6. Commento leggermente off topic.
    Ormai la situazione è pessimistica in generale.
    Sembrerebbe quasi che vada di moda parlare dei problemi ben noti della crisi lavorativa.
    Questo pessimismo lo sento in casa, lo sento sul treno, lo leggo qui e altrove.
    Dovremmo sforzarci di essere il più positivi possibile, fare un progetto per tentare di tirarci su e seguirlo il più possibile.
    Mi rendo conto che questo sia difficile, ma dal mio punto di vista il pessimismo non aiuta, anzi spesso ci si crogiola nel pessimismo senza fare nulla per migliorare la situazione.
    Voglio essere ottimista riguardo il mio futuro, qui o altrove.

    • Condivido al 100%. L’ottimismo è davvero il profumo della vita, come dice qualcuno. E anche se si rischia di passare per visionari, chissenefrega. Io avrò sempre un sorriso stampato in faccia e impresso nel cuore, comunque vadano le cose. Peggio pe rgli altri che si fanno del nervoso anche solo per il mio sorriso….

  7. Riassumendo: “La vera patria è quella in cui incontriamo più persone che ci somigliano”. Frase di Stendhal, una verità indiscutibile a mio parere 🙂

  8. Cara Maga come sempre hai ragione, un piccolo appunto questo post è davvero luuuuuuuuunghissiimo 🙂 anche se l’argomento è molto delicato ed è difficile racchiuderlo in poche parole. Ti saluto e ti auguro buone feste.

      • Meglio lungo che poco chiaro;))
        Che ne dici se una famiglia vuole trasferirsi per ritrovarsi? Questo è il motivo che ci accompagna.
        In Italia io lavoro in un centro commerciale aperto 7 giorni su 7, dove il mio giorno di riposo non è quello dei miei figli nè di mio marito.
        Se ci incontriamo a cena 2 volte a settimana è una grazia. Non so cosa combinano i ragazzi tutto il giorno, perchè quando loro tornano da scuola, io sono al lavoro e quando torno io, loro dormono.
        Circa 2 volte al mese chiedo un miracolo per il cambio turno per andare a colloquio con i professori ed il tutto non arrivando economicamente a fine mese.
        Non si chiama più Famiglia, nè vita! io voglio lavorare duro come faccio da sempre, ma anche avere del tempo da passare con i miei figli e mio marito.
        Le informazioni che ho raccolto parlano tutte di qualità di vita, che penso di non aver mai conosciuto in Italia.
        Questo è il motivo che ci spinge ad abbandonare il Bel Paese che non mi ha mai dato neppure l’opportunità di visitare la sua capitale.
        Scusa lo sfogo.
        Elisa & family

  9. Buonanotte a tutti.
    Dopo aver letto l’articolo e i numerosi commenti, ho deciso di scrivere quanto segue…
    Anch’io ho girato mezzo mondo. Anch’io sono stato in Australia e anch’io ora sono in Italia. Nel mio girovagare x il mondo ho imparato una cosa che qui non ho letto, ma che ritengo importante: trovarsi nella condizione di dover abbandonare, x costrizione contingente, i luoghi a cui si è affezionati imporrà una sofferenza, sia che si parta sia che si resti perchè o si dovrà sottomettere il cuore alla ragione e partire, o fare il viceversa e restare, ma in entrambi i casi si soffrirà… La felicità non potrà mai essere la compagna di chi parte o resta x obbligo.

    • Sono d’accordo, io nel post ho voluto sottolineare il fatto che la disperazione porta a scelte sbagliate, come quella di partire per fuggire da una situazione di malessere come se la fuga fosse l’unico antidoto. Ma certo anche essere obbligati a partire o rimanere deve essere devastante. Non mi ci sono mai trovata, io sono partita, erroneamente, per disperazione, nessuno mi ha obbligato. L’espereizna è stata bella, ma se l’avessi pianificata meglio forse avrei ottenuto maggiori risultati, non lo so.

  10. che corso di inglese mi consigliate, ho 17 anni e houna conoscenza scolastita della lingua.
    Mi piacerebbe tanto imparare e viaggiare.
    Mi consigliate l’Inghilterra o l’Australia.
    Complimenti per il post
    Saluti Valentina

    • Ciao Valentina, guarda prima di partire fatti un corso serio di inglese, in modo tale da poter sostenere un minimo la conversazione. Per cominciare potresti provare l’Inghilterra che è più vicina e offre comunque molte opportunità di lavoro…poi se ti piace vai in Australia!

  11. Ciao Maga 🙂 ho letto con molta attenzione il tuo post. Mi ci sono in parte rispecchiata.. ti racconto in breve la mia storia.. Sto conseguendo la laurea specialistica in Archeologia; la mia carriera universitaria è stata densa di difficoltà e sacrifici, provenendo da una famiglia povera e potendo contare unicamente sui miei sforzi e sull’essenziale aiuto della borsa di studio.. ho sempre studiato animata da un grande amore e un grande orgoglio per le mie origini, per la storia del mio paese e della mia cultura.. però oggi questo non basta. Il campo dei beni culturali è fra i più disastrati in Italia, e le cose attualmente sembrano solo peggiorare.. un mio stimatissimo professore, tempo fa, mi disse che in questi anni l’Australia è la frontiera per gli studi di archeologia e la storia antica in genere. In un certo senso, non ho mai dimenticato le sue parole, e da qualche tempo a questa parte proprio queste mi sono tornate in mente. Giusto oggi ho scritto all’università di Sydney per avere maggiori informazioni.. Ho sempre condotto i miei studi tenendo bene in mente che un domani me ne sarei servita per dare un mio modesto contributo all’Italia, per valorizzarla, per potermene vantare davanti a tutto il mondo.. oggi però non sono più così ottimista, e per quanto male mi faccia ammetterlo, sto iniziando a pensare che probabilmente qui non riuscirò mai a raggiungere gli obiettivi che mi ero proposta. Non mi importano guadagni stellari nè lussi di alcun genere: a me basterebbe soltanto poter fare il lavoro per il quale tanto ho studiato e tanto ho faticato, e poter vivere onestamente e dignitosamente con i frutti del mio lavoro.. una prospettiva semplice, che però non è garantita, oggi, in Italia.. io spero vivamente che le cose possano cambiare, e che di qua alla mia laurea dovrò rimangiarmi tutto, perchè amo l’Italia e mi dispiace non poco l’idea di abbandonarla..
    sono dell’idea che nella vita non bisogna lasciare nulla di intentato..

    continuando a sperare in un futuro migliore per tutti, per il nostro Bel Paese soprattutto, colgo l’occasione per augurarti un felice 2012 (e per scusarmi della lunghezza del commento!)
    🙂

    • Alessia ti auguro che i tuoi sogni si avverino, qui o in qualsiasi altra parte del mondo. Non smettere mai di crederci, mai. Qualsiasi cosa ti dicano,non farti mai abbattere e lotta per i tuoi sogni. 🙂

  12. Intanto grazie per il bacio che ricambio senza indugio (sono arrivato alla fine dell’articolo e me lo sono meritato 🙂 )
    il tuo articolo/libro mi ha toccato molto. Ho una figlia che si trova in una situazione analoga alla tua, solo che lei (a 19 anni) partì non già per fuga ma per turismo/lavoro, stette in Australia per tre mesi nei quali ebbe la possibilità di fare lavori differenti, (le agenzie di collocamento lì pare che funzionino) tornò con la precisa convinzione di quella che sarebbe stata la sua vita lavorativa. Iscrittasi all’università qui in Italia si trovò a fare i conti con la sua inquietudine, visse un brutto periodo (il corso di laurea fu fra l’altro spostato in altra città, niente laboratori, niente attività sul campo) risultato: anticipò la decisione di partire per perfezionare i suoi studi li in Australia e lo fece invece per conseguire anche la laurea di primo livello lì anche a costo di rinunciare alle materie che aveva già sostenuto in Italia. Adesso è appena ripartita dopo le feste natalizie e a distanza di quattro anni si sta laureando. Forse ha perso un anno ma ne ha guadagnati sicuramente molti di più in esperienza.
    Sarà ora, per lei, il momento di raccogliere i frutti dei suoi sforzi
    Trovo molto giuste le raccomandazioni che hai fatto circa il saper soppesare bene se sia il caso o no di partire, questi tre anni per lei sono stati pieni di soddisfazioni ma anche di sofferenze.
    Cerchiamo di fare della rabbia la nostra forza non la nostra debolezza. Auguro a tutti buona vita.

  13. Ciao Maga!! Sono Lucia e vorrei ringraziarti per le cose che scrivi…mi fai crescere la voglia che ho di andare a vivere in Australia.Ti spiego: ora mi sto specializzando in Ingegneria edile…e fra un paio di anni vorrei trasferirmi in Oz. Con l’età ci sono ma devo mettere dei soldi da parte per iniziare. Infatti più o meno quanto deve essere il mio gruzzoletto?
    Per il resto…ho comprato un quadernino per annotare tutte le cose che scopro dell’ Australia, ma anche pensieri, semplici appunti…poi ogni tanto sogno ad occhi aperti e non vedo l’ora che arrivi il giorno!!
    Farei qualsiasi lavoretto con semplice umiltà in qualsiasi posto!! Poi si vedrà!!
    Intanto grazie per le info!! Ho letto quasi tutto il tuo blog!! Ti prego scrivi ancora!! E continua a darci le dritte!!!
    Baci
    a presto
    lucia

    • Ciao Lucia!! mi ricordi me prima di partire….sognavo a occhi aperti tutti i giorni e contavo le ore prima della partenza!! che bei ricordi…brava brava, parti e fatti questa bella esperienza che è una cosa impagabile!! Tutti dovrebbero farla…in bocca al lupo per tutto e grazie di leggere il mio blog!

      • Grazie a Te per la disponibilità…e per la tua voglia di raccontare le tue sensazioni!!
        Ho proprio bisogno delle tue rassicurazioni e dei tuoi preziosi consigli…anche se dovrò aspettare molto prima di partire ma è questa anche la cosa bella…voglio godermi questi mesi di attesa…
        ti farei 1000 domande ma non vorrei essere assillante e finire subito questa conversazione e contatto!! Una domanda però mi preme più di tutto perchè dovrei iniziare da ora: secondo te qunti soldi devo mettere da parte prima di partire cioè per affrontare le spese iniziali?
        Spero di continuare a sentirci!! Grazie di tutto ed è molto bello quello che fai!! Spero di riuscire anche io a fare la stessa cosa un giorno, quando tornerò!!!
        Bacio
        luca

      • Grazie, sei davvero gentile! E’ grazie a questi commenti che trovo la forza di continuare a scrivere su questo blog e mi dispiace non poterlo fare pi spesso! Guarda io ero partita con qualche migliaio di euro messo faticosamente da parte e mi servio per affrontare le prime spese…ma ho avuto anche la fortuna di trovare subito lavoro e pure ben pagato, quindi alla fine non ho avuto problemi. Certo, ho sperperato tutto perch ho dei buchi al posto delle mani, ma tralasciando questo piccolo particolare direi che se hai un bel gruzzoletto da parte non ci sono problemi. ricordati di studiare bene l’inglese e cerca di partire con una buona conoscenza della lingua perch meglio la parli e molto pi facilmente troverai lavoro! No ti preoccupare, se hai altre domande “assillami” pure! 😀

  14. Ciao MAGA, io la penso esattamente come te…anche io sono una “reduce” del whv experience ormai targato 2010, è passato più di un anno e dal mio rientro. Io a differenza della maggior parte degli AUSExpats, sono approdata a Sydney attraverso un progetto universitario, un internship di 3 mesi presso un giornale locale…e qui già immagino la gente dirà: “wow, chissà che esperienza, lavorare in un giornale a Sydney!”, con quel tono a metà tra l’ammirazione e l’invidia…Invece folks, non immaginate che pianti e che momenti tra lo sconforto e la malinconia mi sono fatta in 3 mesi! un giornale la cui redazione tra poco cadeva a pezzi, mezzo diroccato dove praticamente passavo le mie giornate in silenzio, senza nessuno che mi rivolgesse la parola, nessuno che cercasse di interagire con me e c’è da dire che non si sbattevano nemmeno a cercare di parlare “pulito” con l’unica persona non aussie che era appena arrivata dall’altra parte del mondo, perchè dovete sapere, ma credo che la Maga vi abbia spiegato più e più volte, che gli australians non parlano inglese,questo sia ben chiaro! e tutti che mi dicevano, tu che sei laureata in lingue di certo non avrai problemi con la lingua! r u kidding me?io per quasi un mese non capivo niente! riuscivo a comprendere solo quando vedevo la tv e ascoltavo la radio, o stranamente alcuni li capivo e altri no, forse dipendeva dal numero di patate che avevano in bocca…anyway per quanto riguarda la mia esperienza (premetto che io ho vissuto fin da subito all’interno di contesti con persone australiane sia in casa che in questa esperienza lavorativa) e non li ho trovati così friendly come si dipingo loro, si fanno molto gli affari loro e credo anche che la mia esperienza è stata molto diversa , da un’esperienza magari fatta in farm o di convivenza con altri ragazzi che vivono la stessa tua condizione di expats condividendo un appartamento. se vivi con loro, intendo sempre gli aussie, tu sei sempre considerato un diverso, non capisci in pieno certe espressioni idiomatiche, sei solo, non hai riferimenti e non vivendo magari con ragazzi nella tua stessa condizione ti senti ancora più solo ed emarginato. io ho capito davvero cosa provano gli immigrati che vivono in Italia. io che ho sempre detestato gli italiani all’estero, dopo 3 mesi di vita solo aussie, non vedevo l’ora di incontrare Italiani o altri europei che parlassero un inglese più “normale”, o semplicemente di parlare italiano! ergo ho capito tante cose, che tutto mondo è paese e che le pecche ci sono anche in paesi stupendi come l’Australia!e che soprattutto non è tutto oro quel che luccica…anche se si chiama gold coast!

    • Ciao Pedra…come ti capisco! Anzi, come ci capiamo! Io sono stata divinamente in Australia, ma mi sono sentita anche tanto sola e ho affrontato momenti non proprio bellissimi…certo c’è tanto lavoro e gli stipendi sono ottimi…ma ci sono cose che mi mancavano, e non parlo dei nostri monumenti, parlo della nostra umanità e personalità…queste cose mi sono mancate tanto e ho avuto grosse difficoltà a farmi degli amici…certo, è stata un’ esperienza fantastica sotto tutti i punti di vista e non sono poche le volte a cui ci ripenso con malinconia…perché il tempo cancella sempre i ricordi dolorosi e fa riaffiorare solo quelli positivi….però quando mi concentro e ripenso ad ogni singolo momento, allora mi ricordo anche di quei momenti bui, delle ore passate in camera da sola a fissare il soffitto e chiedermi che caspita ci facevo dall’altra parte del mondo, dei momenti in cui ero in mezzo alla folla e mi sentivo sola…come dici tu non è tutto oro quello che luccica. E noi dobbiamo smetterla di pensare che esista il paese perfetto dove avremo la nostra vita perfetta perché è solo un’illusione. La felicità, il paradiso, è dentro di noi. Sta a noi scoprirlo.
      Qualcuno ha detto una volta che la felicità è semplicemente un’attitudine. Ridevo a quelle parole. Adesso invece cominciano ad avere un senso…

      Grazie per aver condiviso qui i tuoi pensieri!

  15. Io penso che tutto dipenda dalle cose di cui uno ha bisogno. Io ad esempio sono un Weather Dependant! Ho bisogno di sole, caldo e mare. In inghilterra sebbene mi piaccia da morire non ci posso stare!! L’australia è una delle poche mete e tra circa un mese dovrei avere la Skilled Visa (spero, ho fatto ieri le visite mediche). Ci ero già stato per un anno e mi ci ero innamorato. Il canada a parte il freddo mi piaceva di più… ma fa freddo! Il problema dell’italia è proprio che non puoi facilmente cambiare vita a mio avviso. La monotonia rischia di ucciderti. Io lavoro a Parma e ti assicuro che sto cercando di tornare a milano (o verbania, visto che sono di verbania) da 3 anni e non trovo assolutamente lavoro (sono Ing. Informatico dove lavoro ora prendo molto bene ma non mi trovo affatto bene). Parma è una città piena di nebbia in inverno e piena di pioppi in primavera (soffro terribilmente) e un caldo afosissimo d’estate… per di + lontano dal mare, lontano dalle montagne, piena di fighettini e molto piccola non è che ci sia chissà che. La vita è tutta un insieme di cose…sicuramente la prima causa che impedisce di vivere bene in italia è la mancanza di lavoro.. e soprattutto… la monotonia.. essendo un paese brutalmente ancorato al posto fisso… dove paradossalmente chi lavora con contratti di 1 anno prende addirittura meno di un impiegato a t indeterminato… una assurdità. Il problema è anche la motivazione… vedi ben cosa succede.. tanti bei titoli sui giornali … titoli di facciata “riduzione 20 x cento dei parlamentari… via alle liberalizzazioni… ICI alla chiesa… poi vai nel dettaglio e scopri che i parlamentari restano cmq sopra la media degli europei.. sia come numero che come stipendio.. se vuoi fare una cosa fatta bene la facevi adeguandoti all’europa.. ed era una sentenza la cui giustezza non era opinabile… poi leggi delle liberalizzazioni e vedi che sono diverse da come le avevano concepite inizialmente.. hanno fatto un sacco di regali a taxi e farmacie.. e non hanno abolito le lobby… in soldoni.. rimangono le caste dei commercialisti.. dei notai, avvocati ecc. Guardi l’ici alla chiesa e vedi che luoghi di culo… e poi già che c’erano anche le scuole / univesità cattoliche non pagheranno l’ici.. quindi chi la paga? 4 oratori del menga? Quando mi alzo al mattino ho bisogno di credere che la situazione possa migliorare… ma non c’è niente che mi faccia credere questo qui.

    Spero di avere presto il mio visto e di partire.

    E smettila di parlare di Australia 🙂 la citi praticamente in ogni post! Senza offesa, ma sembra che tu non possa fare a meno di parlare dell’Australia. Sicura che tu non ti sia autoconvinta di non voler stare la? Io ci ho provato (alla fine è lontana… sarebbe proprio come fare un reset della vita 🙂 ) ma dopo 3 anni lontano dall’australia cercando di autoconvincermi che non era poi così bella ho capito che quello è il posto in cui vorrei crescere i miei figli. Qui non riuscirei mai a fare un mutuo trentennale (e non perchè non ho i soldi proprio perchè mi viene il vomito solo al pensiero.)… a mandare al rogo i miei figli che saranno senza lavoro… ecc.

    Saluti!

    • Caro Matteo, parlo dell’Australia perché come faccio a non parlarne? Come faccio a ignorare quell’anno e mezzo della mia vita che forse la mia vita l’ha cambiata per sempre?
      L’ha cambiata per sempre perché ho capito che non c’è nessun altro posto dove vorrei stare come a casa mia. Ma se non fossi andata in Australia forse oggi sarei ancora lì a cercarlo….
      Per carità l’Italia ha un milione di difetti…ma credimi non è l’inferno. E l’Australia, con tutto il bene che le voglio, non è il paradiso. Ma questa è solo una mia opinione…sono felice di constatare che invece ci sono persone che hanno trovato Down under la loro dimensione…semplicemente l’Australia non era la mia meta finale, ma è stata fondamentale per condurmi dove sono adesso.
      Quindi, come posso dimenticarla? Come posso smettere di citarla in ogni mio post, anche quando non centra per nulla? Non posso e non lo farò mai.
      Ti auguro di trovare la tua felicità, ovunque nel mondo!

  16. Bellissimo articolo, complimenti. Mi trovo a Sydney da anni e mi capita spesso queste richieste di aiuto. Concordo con il fatto che scappare da se stessi non serve, consiglio a tutti di venire, ma per un periodo, di capire e vedere prima di giudicare.

    Grazie Italia e Grazie Australia, una nazione ed un Continente per me complementari. Ragazzi, abbiamo la fortuna di essere nati in un paese STUPENDO e se si può visitare un altro paese meraviglioso fatelo! non scappate, siate padroni VOI del vostro destino. Io personalmente ho sempre preferito il mio paese, mai cambiato idea, ma devo ammettere che sono fortunata e posso per ora fare lunghi periodi sia a Sydney che in Italia.
    Non posso consigliare a nessuno nulla, solo di viaggiare, aprire gli occhi, spegnere il televisore e essere felici, anche delle semplici cose.
    W gli Italiani

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