La nuova immigrazione

Quello che sto per scrivere probabilmente non piacerà a molte persone e ribadisco fin dalle prime righe che si tratta della mia sola opinione, che quello che dico è frutto solo della mia esperienza e della conoscenza che sto acquisendo giorno dopo giorno suill’immigrazione in Australia. E ho voluto scrivervi visto l’aumento di email che mi stanno arrivando (complice forse l’instabilità del governo) da parte di persone che adesso più che mai vorrebbero lasciare il paese.

Leggendo e studiando le regolamentazioni dei visti in Australia (è un argomento che mi sta appassionando, lo so è da pazzi )  ho come la sensazione che l’immigrazione e le leggi che la regolamentino stiano andando verso una direzione ben precisa.

Un tempo le porte del magico regno di Oz erano aperte a tutti. Oggi all’Australia interessano principalmente gli immigrati qualificati. Attenzione, non parlo di gente con 25 lauree e 30 master. Parlo di immigrati che hanno una rilevante e competente esperienza in una serie di occupazioni che fanno gola all’Australia. Suddette occupazioni si trovano nella famosa super lista nera, la benedetta o maledetta Skilled Occupation List.

Da una parte cercano figure professionali nell’ambito, ad esempio, dell’Information Technology,  avvocati, psicologi e medici.  Dall’altra si ricercano carpentieri, meccanici per aeromobili, macchinisti, muratori. Tutte figure professionali che necessitano o grandi studi o grande manualità unita ad un’esperienza e capacità eccezionali.

Non c’è traccia di comunicatori, giornalisti, esperti di marketing, venditori, baristi, impiegati….figure di tutto rispetto (io ho fatto parte, a fasi alterne, delle prima tre categorie 🙂 ) ma di cui l’Australia evidentemente non difetta.

Cerco di comprendere questo fenomeno anche per dare una risposta a molti di voi che non rientrano nella super lista  ma vorrebbero comunque andare in Australia. E mi scrivono per sapere come possono fare. E io molte volte non so cosa rispondere. Anzi so cosa rispondere, ma mi trattengo.

Il punto di questo pistolotto è che i tempi sono cambiati e non basta una valigia carica di sogni e buona volontà per riuscire a emigrare. E qualcuno mi risponderà che invece ci si riesce e io risponderò a questo qualcuno che nulla è impossibile, ma se osservo i grandi numeri questi mi raccontano una storia diversa. Una storia che sta cambiando.

Per immigrare bisogna prima di tutto avere la fortuna di aver svolto nella vita un lavoro che guarda caso stanno cercando anche in Australia. Ma non basta questo, bisogna dimostrare di avere una certa esperienza in quel ruolo, bisogna dimostrare gli studi, occorre parlare bene l’inglese (non benino, bene). L’Australia in poche parole cerca persone qualificate. Perché evidentemente o non ne ha abbastanza o quelle che ha non vanno troppo bene.

Vorrei consigliare ai giovani aspiranti  migranti di studiarsi la super lista per scegliere il percorso di studi che potrebbe un giorno consentire loro di emigrare, ma è probabile che dopo qualche anno le liste cambino e si cerchino figure differenti. E’ un bel casino.

Direi che i filoni principali sono l’Information Technology, la meccanica, il settore edile/meccanico e il settore ospedaliero (infermieri, dentisti, oculisti…).

Quindi tra un nostro superlaureato in scienze della fuffa (comunicazione)  e fuffa applicata (Scienze Politiche) e un muratore con minimo tre anni di esperienza e una buona conoscenza dell’inglese, quest’ultimo ha maggiori possibilità di emigrare in Australia.

Probabilmente questo è dovuto al fatto che molti lavori manuali come carpentiere, meccanico o muratore non li vuole più fare nessuno e tutti corrono a fare lavori che in realtà sono molto meno richiesti. Succede anche in Italia e infatti questi settori impiegano ormai principalmente  lavoratori stranieri. Sono che in Italia basta un permesso di soggiorno (che poi non deve essere facilissimo da ottenere) mentre in Australia per fare il muratore, se sei straniero, devi superare uno skill assessment, dimostrare un’esperienza lavorativa di almeno tre anni e parlare un livello adeguato d’inglese.

E va bene così, il muratore è uno dei mestieri più difficili, insieme al cameriere, e in questo caso parlo per cognizione di causa! 🙂

In fondo in Australia c’è bisogno delle figure fondamentali per fare andare avanti un paese: medici, muratori (elettricisti, meccanici e compagnia bella) ed esperti di telecomunicazioni e It in generale. Tutto il resto è un bel contorno e le risorse bene  o male le trovano anche in casa.

E attenzione, alcune di queste figure professionali potrebbero anche essere richieste non nelle belle città che tutti conosciamo, ma nei territori regionali lontani dalla luci di Sydney e Melbourne, perché ormai la maggior parte della popolazione nelle zone troppo interne non ci vuole stare e preferisce la bella costa. E cosi nei territori regionali manca manodopera!

Tutta sta manfrina per dirvi che immigrare in Australia non è facile come un tempo e che occorre essere qualificati per avere maggiori speranze di riuscire. Io con la mia esperienza di giornalista e marketing non avrei mai potuto essere invitata dall’Australia o ottenere un Independent Visa perché il mio lavoro non era presente nella lista, non lo è adesso e probabilmente non lo sarà in futuro.

Si vede che in Australia fanno tutti i giornalisti e gli esperti di marketing. 😀

Io non voglio togliere le speranze a nessuno, ma affermare che tutti possono farcela perché l’Australia è un grande paese è una stronzata. E’ certamente un grande paese ma proprio per questo ammette solo chi davvero gli serve. Poi qualcuno ce la può fare anche senza essere nella lista e immagino ci siano alcuni esempi che vorrete portarmi e che io sarò contenta di pubblicare. Ma per la maggior parte dei casi la situazione è questa.

Sono un po’ dura forse ma spesso io alle vostre email non so come rispondere. Alla coppia di impiegati delle poste che vuole scappare in Australia e chiede a me come fare io non so cosa rispondere  Volete andare con un visto studentesco? Mollate il lavoro qui per fare il salto nel buio? Se volete farlo, fatelo. Ma io ci penserei bene.

Se volete immigrare, avete maggior chances di successo se lo fate da giovani, molto prima dei 30 anni. Dopo, o avete un lavoro qualificato e ricercato in Australia o sennò son problemi, è inutile girarci intorno. Io ne sono un esempio, sono andata a 28 anni suonati con un’esperienza di lavoro di cui all’Australia non poteva fregare di meno, ma magari io ho fallito per altri motivi, chi lo sa.

Da giovani si può andare anche senza esperienza e giocarsela senza problemi. Da adulti bisogna conoscere la lingua, essere qualificati e avere la giusta esperienza. Queste tre cose sono imprescindibili per poter emigrare.

Poi ci sono i casi, pochi, di chi è andato ed è stato assunto in un lavoro fuori dalla lista e poi sponsorizzato. Bisogna beccare l’employer giusto, al momento giusto e nel posto giusto. Magari avete maggiori possibilità di essere sponsorizzati nei territori regionali, centinaia di km lontano da Sydney, chi lo sa.

Il resto va affidato ai sogni e io non sono nessuno per dirvi di smettere di sognare. Ma bisogna anche avere i piedi per terra, soprattutto quando si hanno figli a carico e mi scrivete che volete mollare due lavori sicuri ( e non ricercati in Australia) per scappare da questo paese così brutto e tentare la fortuna in Australia dove secondo voi si sta sicuramente meglio.

Ecco quando io leggo queste email mi vengono i crampi. Al cuore, perché da una parte capisco la disperazione ma dall’altra mi prende il nervoso,  vorrei scrollare queste persone per chiedere loro se si rendono conto di quello che stanno per fare, se sono sicuri di quello che stanno per fare, se hanno capito che l’immigrazione non è un gioco e all’Australia non piace giocare. Non fatevi incantare dai BestJobs , quello è puro marketing per aumentare il turismo in Australia.

Cercare lavoro, integrarsi in una società quasi sconosciuta è cosa ben diversa. Se avete soldi da investire l’ Australia spalanca le porte e getta il tappeto rosso ai vostri piedi, se avete le qualifiche richieste l’Australia vi abbraccia, se non avete nulla di tutto questo l’Australia si gira dall’altra parte. Poi potete provare a entrare lo stesso e vedere com’è, ma non aspettatevi applausi e tappeti rossi. E’ dura, non è un gioco.

Non è più come una volta, nei primi decenni del ventesimo secolo, quando si partiva con tanta buona volontà perché in Australia di definitivo c’era solo il nome, occorreva costruire tutto, creare infrastrutture, attivare un’economia. Adesso l’Australia si vuole solo perfezionare e fa una grande selezione all’ingresso. E secondo me, fa bene.

Questo significa che noi comuni mortali senza le qualifiche giuste dobbiamo mollare? Mai mollare dico io, ma neanche sbattere la testa contro i muri senza scalfirli. Usate la testa in modo diverso, ingegnatevi, informatevi bene,  sforzatevi di capire come fare ( purtroppo io non posso dirvelo, non conosco la vostra storia) e se non potete farcela non vivetelo come un fallimento.

Sapete quanti ragazzi sono andati e sono tornati perché rimasti delusi? Molti sono rimasti e tanti sono tornati. Smettetela di pensare che in Australia possono andarci tutti facilmente, che è la nuova terra promessa. Terra promessa un paio di palle.

Mi verrebbe da dire che nel nostro paese non si sta poi così male, ma in questo preciso momento con un governo che difficilmente vedrà la luce, un’ex presidente del consiglio che si nasconde in ospedale con i suoi che protestano davanti al tribunale e un comico che tiene per la palle il parlamento (ma di questo son quasi contenta) non me la sento di  dirlo.

Buona migrazione a tutti

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68 thoughts on “La nuova immigrazione

  1. Dunque dico la mia in maniera polemica, io lavoro nell’IT ed il lavoro in Italia anzi in Europa non manca e gli stipendi non sono da buttare.
    Non riesco a capire questo atteggiamento da parte dei miei connazionali, qui abbiamo un problema relativo ai contratti, alle tasse ok…ma alla fine andare a fare il sistemista unix in Australia mi conviene? potrei andarci e fare un’esperienza si, forse prenderei qualche dollaro in più senza contare che la vita costa forse più dell’Italia, ma se dovessi fare questa scelta sapendo di dover poi tornare in patria la devo considerare come una semplice esperienza biennale che il visto working holiday rende disponibile…e comunque sia potrei farla se non ci fosse la minima speranza di lavorare nel mio amato continente, ma dato che in Europa se sai fare il tuo lavoro e sei una persona onesta e corretta le opportunita non mancano mi chiedo il senso dell’emigrare per poi fare lavori che qui releghiamo agli extracomunitari… anomalia che non ho mai capito: a meno che non ci si rechi all’estero per una piacevole esperienza di lavoro per migliorare l’inglese (o altra lingua) mi chiedo perchè mai dovrei andare a fare il cameriere o il barista a Londra o addirittura a Melbourne quando qui da noi questa tipologia di lavoro non manca, e lo dico da persona che ha fatto questi lavori…forse mi sbaglio ditemelo voi ma ricordo che in lire fare il cameriere di sala per un matrimonio mi davano 120 mila lire anche se poi si lavorava dalle 9 alle 18 tra apparecchia-servizio-sparecchia, non so quanto sia la paga in euro attualmente..
    Certamente ognuno è libera di pensarla come meglio crede su questo argomento anche perchè fa fede l’esperienza della singola persona, ma vale la pena di emigrare e fare le stesse cose che si potrebbero fare in Italia?
    Mi fa ridere poi leggere blog di questi neolaureati che vanno a Londra a servire kebab per 900 euro al mese e scrivono continuamente sul web di quanto sia meravigliosa la vita li rispetto alla nostra pessima Italia (cavolo stai cosi bene che quando non lavori stai sempre a scrivere sul blog!) vivono in case con coinquilini e fanno esattamente quello che a pari condizioni potrebbero fare qui..nota finale? l’italiano è viziato in casa e si adatta all’estero… 😉

    • ciao tanto per, l italiano non e vizziato ma stupido .perche i nostri padri e i nostri nonni anno combattuto per i nostri diritti . e i ragazzi di oggi invece di lottare preferiscono andare a roma a ballare il gamgnamstile.detto questo detto tutto. per quanto riguarda il lavoro ce ne solo per extracomunitari e fidati trovano lavoro piu loro che noi,io sono camionista e ti giuro le ditte sono piene di loro .non pensare che sono razzista ma io sono a casa da tre mesi e non trovo niente perche passano loro avanti prima di te .comunque io ho 43 anni sposato con tre figli e mutuo e sinceramente in italia ormai si andra sempre peggio anche perche qui fanno entrare cani e porci e nessuno controlla tutta questa gente .comunque sto pensando anche io di andare all estero.ciao da marco,

  2. Sono tornata dall’Australia a fine giugno dello scorso anno, dopo 2 anni trascorsi lì. Concordo appieno con quello che dici e io e il mio compagno siamo la prova che, pur con la sponsorizzazione in mano (visto 457 – per un lavoro ‘richiesto’) di durata quadriennale, dopo 2 anni ci siamo visti chiudere le porte in soli 20gg: il tempo che trascorre dalla perdita del lavoro fino allo scadere del visto (e devi lasciare il paese per poi eventualmente rirentrarci con un visto turistico). E noi avevamo degli appoggi.. Chi parte con famiglia e magari non ha molti soldi e vuole tentar fortuna, per carità, può farlo, ma deve rendersi bene conto che il sogno australiano è proprio questo: un sogno. E pertanto se non si hanno palle di acciaio (scusa il termine) e abb. soldini da parte, è meglio pensarci due volte…Perchè anche quando ti sembra che sia tutto a posto, potreste ritrovarvi a dover rifare le valigie per tornare a casa (o passare altri mesi facendo carte/cercando altri sponsor/… spendendo comunque parecchio se non avete un appoggio là, come noi, o iscrivervi ad un corso comunque carissimo -si parla di migliaia di dollari).

    Che poi… da quando c’è solo l’Australia a sto mondo?! Bellissima, ci tornerei anche volentieri, ma mica c’è solo quella! Sembra che ora ci sia più che altro la moda di scegliere questo paese e noi italiani siamo abbastanza fissati con le mode, si sa…
    Ad ogni modo, volevo solo confermare quanto dici e -non disilludere- ma almeno calibrare per quanto possibile le aspettative di chi pensa di partire..
    Un’ultima cosa… l’Australia è… lontana. Tanto. Mettete in conto anche questo quando sceglierete una meta… perchè se al momento trabocca di connazionali e vi sentite quasi a casa, ci saranno momenti in cui la distanza vi peserà non tanto, di più. E lo so che c’è internet ma non è la stessa cosa.. Se avete soldi e zero famiglia qua, okay, ma se non ne avete e già vi dispiace salutare parenti e amici qui…mettetelo in conto.

      • Ce l’ho fatta a risponderti visto? Devo aver fatto qualcosa di sbagliato quando mi sono iscritta ai tuoi post e commenti perchè non mi sono più arrivate le notifiche sulla mia mail…boh…
        Per risponderti però, sì siamo tornati in Italia e stiamo cercando di inseguire i nostri sogni anche da qui. Se da un lato è più dura e ci demoralizziamo perchè i soldi scarseggiano e il lavoro è poco, dall’altro scopriamo spesso (anche stasera) persone splendide con tanta voglia di fare e pronte a darci una mano se servirà e questo ci rincuora tantissimo!
        Ritrovare il senso di comunità perduto può essere una bella risposta a questa crisi. Noi non disperiamo (ancora) e pensiamo addirittura ad un bimbo… 🙂

  3. Non posso che concordare su tutto, compresi i commenti di Antowen e Linda.
    Anche io mi sono fatto i miei canonici 2 anni in Australia, intervallati da un anno in Asia ed al momento sto vivendo in Giappone.

    Sicuramente se una persona vuole fortemente una cosa ha moltissime possibilità di ottenerla. Nei miei 2 anni trascorsi in Australia ho visto italiani arrivare e in men che non si dica trovare lavoro e sponsorizzazione ed altri esattamente l’opposto.

    Se una persona pensa di voler cambiare il corso della sua vita attraverso lo schermo di un pc a mio avviso ha più percentuale di fallimento che di riuscita.
    La vita mi ha dimostrato che se si esce dalla propria “confort zone” e ci si mette in discussione le cose accadono, altrimenti no.

    Io sono un inguaribile ottimista e sono convinto, (anche perchè l’ho visto con i miei occhi) che se una persona aspira fortemente a vivere in Australia, una maniera la trova. Anche a 40 anni, con un inglese maccheronico e senza skill. (l’ho visto fare!)
    Difficilmente verrà aiutato però da qualche buon’anima atteaverso un monitor. Le possibiltà ce le si gioca sul posto.
    Il punto è, come dice Linda, se effettivamente dopo un anno o più passato all’estero si ha ancora voglia di rimanere ed inserirsi in quel contesto o se nel mentre si è raccolto esperienze a sufficienza per capire che a casa nostra non si sta poi così male. Anzi.

    Concordo anche con Antonwen quando dice gli fanno ridere i neolaureati che vanno a Londra a servire kebab per 900 euro al mese e scrivono continuamente sul web di quanto sia meravigliosa la vita li rispetto alla nostra pessima Italia mentre vivono in case con coinquilini e fanno esattamente quello che a pari condizioni potrebbero fare qui.

    E concordo perchè anche io ho passato quella fase… (tolto il fatto che non mi sono laureato!) ho fatto l’immigrato in Australia dapprima vivendo per 4 mesi all’interno della mia station wagon, poi in un cammper e alla fine in appartamento condiviso.

    Ho imparato che il bello della vita è la condivisione, non il confort a tutti i costi.

    Se molti dei nostri concittadini che si lamentano delle proprie condizioni volessero cambiare radicalmente il loro stile di vita potrebbero farlo con pochissimi accorgimenti giornalieri, senza bisogno di mollare tutto e rischiare di perdere ciò che difficilmente riavrebbero indietro.

    Basterebbe spegnere la televisione, dedicare quel tempo a famiglia, amicizie e a vivere la propria città. Educarsi ad una passeggiata serale con un bel gelato come premio o un buon caffè. Occupare le proprie piazze e biblioteche.
    (Io quando ero in Australia decantavo tanto il servizio offerto da quest’ultime senza sapere che anche a casa nostra era uguale.)
    Insomma…. riprendiamoci il sociale! Condividiamo… aderiamo ad iniziative comunali… torniamo a vivere “in branco” e non isolati… vedrete che la vostra prospettiva di vita cambierà radicalmente e che il problema principale non sono le tasse o gli stipendi bassi ma l’insoddisfazione di vivere una vita che non ci appartiene.

    In definitiva, secondo la mia modestissima opinione… l’Australia non è il paradiso, però ti insegna a rallentare. Una volta che impari a vivere la vita a velocità ridotta e a dare il giusto peso ai problemi che ti si pongono giornalmente… ecco che il nostro paese tir fuori dal suo cilindro armi che non ricordavate avesse e che nessun altro può vantare!

    Ciao a tutti dal Giappone… a proposito di Relax!!!!

    • Sante parole Jobbe….penso che se tutti imparassimo a vivere con meno materialismo e individualismo vedremmo le cose diversamente….ci godremmo molto di più la vita…il problema e’ che non vogliamo farlo.

  4. Perchè non tentiamo di cambiare le cose qui in Italia, prima di partire e magari non trovare alcunchè… Penso che i tempi siano maturi!

  5. Interessante il post e molto belli i commenti. Condivido molto il pensiero di Jobbe e mi auguro vivamente che quanto scritto possa un giorno essere uno standard di vita tutto italiano: rallentare, vivere insieme “in branco”, condividere, vivere veramente la nostra vita facendo quello che sentiamo dentro, tutti insieme!

    La storia e la saggezza popolare ci lasciano frasi tipo: “divide et impera” e “l’unione fa la forza”. Riflettendo, è proprio partendo da questo genere di espressioni che bisognerebbe guardare con occhi nuovi quello che sta accadendo attorno a noi: siamo sempre più soli, isolati, alla mercé di chi ci governa e senza possibilità di far cambiare le cose se non unendoci per riappropriarci della forza del branco.
    Per anni il sistema ci ha spinti e incanalati in una direzione non nostra e noi, fintanto che le cose andavano bene, abbiamo permesso tutto questo. Un po’ come… “fin che la barca va, lasciala andare…”. Oggi è diverso, oggi cominciamo a renderci conto che la direzione presa dalla barca è quella delle rapide e che senza una rapida manovra finiremo male.

    La politica è un elefante, anzi, un dinosauro; non aspettatevi una rapida manovra da parte dei nostri rappresentanti che -oggi più che mai- fanno il loro spettacolo, spesso grottesco. Quello che il comico è riuscito ad ottenere è il suo giusto posto di lavoro: la parte principale della rappresentazione teatrale politica! L’essere umano ama ridere dei propri errori. Ricordate “Fantozzi Rag. Ugo”? Bè, l’idea che sta dietro a questo personaggio ideato e interpretato da Paolo Villaggio potrebbe spiegare bene questo concetto. E poi, scusatemi il paragone, ma pure lui è un comico genovese…

    Oggi più che mai dobbiamo riappropiarci dei veri tradizionali valori italiani: la famiglia, l’unione, l’amicizia, il collaborare, il condividere, l’aiuto reciproco, …e forse imparare ad essere un po’ meno furbi, un po’ più onesti, leali e sinceri! 😉

    Conclusione: usciamo dalla “confort zone” (come l’ha definita Jobbe) e diamoci veramente da fare per vivere tutti insieme lo stesso sogno di unità (ce lo siamo già dimenticati? I festeggiamenti sono finiti da poco più di un anno…); non è certamente uscendo dal belpaese e migrando nel mondo che per noi le cose possono migliorare in modo duraturo (certo, le eccezioni esistono).

    Io sogno da anni di poter migrare e vivere in Italia… e per me non ci sarebbero problemi di visto siccome ho anche il passaporto italiano!

  6. Una volta ho letto un bellissimo aforisma che ho condiviso tra i miei preferiti su facebook e che scrivo anche qui:
    “Per quanto viaggiamo in tutto il mondo per trovare ciò che è bello, dobbiamo portarlo con noi oppure non lo troveremo”.
    Ralph Waldo Emerson

    Credo valga per tutti, sia che si viaggi per lavoro o per piacere, in ogni posto ho vissuto benissimo.
    La prima volta che ho fatto le valigie per andarmene dalla Calabria al Trentino mi son sentito dire che al nord sono razzisti che mi sarei trovato male etc… alla gente del Trentino do voto 10, idem per Milano, Berlino, Vienna e cosi via…bisogna esserci portati, avere una mentalità aperta e riuscire a condividere e rispettarsi a vicenda, se si riesce a fare questo ogni parte del mondo può esser considerata casa…

  7. Bello e condivido pienamente. Ho visto all’ostello di Perth un sacco di italiani non fare niente dalla mattina alla sera e lamentarsi di continuo perché non si trova lavoro, perché prima vengono sempre gli australiani, perché è difficile, etc. (tutte cazz..te secondo il mio modesto parere e dalla mia esperienza) Tutta gente che molto probabilmente in Italia non ha mai lavorato e non capisce bene come funziona il mondo del lavoro, e che anche un lavoro da semplicissimo cameriere è da fare dimostrando la massima efficienza e dedizione al lavoro, se no, col cavolo che lo trovate. Trovare lavoro in Australia non è assolutamente più facile che in Italia: per fare il cameriere ti chiedono il curriculum… per fare qualsiasi altro lavoro artigianale elettricista, idraulico, etc, serve la licenza e anni di esperienza… per ingegneri, non credete alle favole dello skillshortage (qua molti ingegneri guidano il pullman, come da noi fanno gli insegnanti, perché di tanto lavoro da ingegneri non è vero che ce n’è, solo che praticamente, l’australia sta selezionando molto gli immigrati, sperando di buttare giù il mercato e di abbassare i salari). Esattamente come in Italia. Trovare lavoro in australia è semplicemente uguale. Se andate sui forum australiani (es http://forums.whirlpool.net.au/forum/135), troverete un sacco di australiani che si lamentano che con una laurea non ci fai un tubo, e che non si trova lavoro e che non è più come una volta, e che la storia del 5% di disoccupazione è il classico taroccamento australiano, perché se uno lavora 2 giorni l’anno non è nemmeno conteggiato. Uguale. Australia = Italia. Stessi identici problemi. Trovare lavoro nelle grandi città non è facile ed è difficile come ed uguale che in Italia nelle grandi città. Non cambia assolutamente niente. L’unica differenza è che se qui lavorate, qua si guadagnano molti più soldi, ma dall’altro lato della medaglia, se qui non si lavora, sono veramente guai, senza parenti, senza amici, con le bollette e le spese (tutte più alte che in italia, e i tempi di riscossione infinitamente più rapidi di equitalia) da pagare, altro che Italia, e l’unico motivo percui non vi ritroverete su una strada (e difatti qui di barboni non ce ne sono tanti come in america), è che qui vi rispediranno a casa.
    Ora qua stanno arrivando tutti, dall’asia all’europa, perché qua pagano molto, e se avete la fortuna (e qua la fortuna conta) di trovare lavoro, farete dei bei soldi, (fino a che questo ciclo economico non cambierà, nulla è eterno). In alternativa, non aspettatevi niente di meglio che l’Italia, senza amici, senza parenti, e con il dramma di finire presto i soldi. Troppa gente viene qui senza aver mai lavorato e si stupisce che trovare un lavoro oggigiorno è molto dura.
    Io non c’ero e non so com’era molti anni fa, ma sono stato al museo, e ho visto i volantini del inizio del secolo scorso, scrivevano “Austraia, land of opportunities”, poi in realtà gli immigrati sbarcavano e iniziavano a rendersi conto di essere stati fregati con queste favole raccontate dal governo, solo per aumentare la popolazione. Non vi crediate che sia molto cambiato anche con la storia dell skillshortage.
    Nulla è impossibile, ma prima di tentare, datevi un limite di tempo, scaduto il quale, fate i bagagli e ripartite. Qua veniteci per 6 mesi, di meno no, sarebbe una vacanza. Se non ce la fate in 6 mesi, vorrà dire che la ruota della fortuna non è girata dalla vostra parte.

    • Carissimo grazie per questo commento davvero utilissimo e scritto andando dritto al punto, proprio come piace a me. Ripeto, io non sono nessuno per dire al prossimo di smettere di sognare, ma se volete emigrare pensateci bene e preparatevi, altrimenti si rischia una grande delusione!
      Grazie ancora!

  8. Ciao carissima, leggendo questo post mi ci sono rispecchiata in pieno. Ogni giorno ricevo molte mail di persone over 35 (quindi fuori dal working-holiday visa) che vogliono partire con i figli. Il discorso che fai è validissimo anche per il Canada: non è più la terra dei balocchi, devi essere utile al governo canadese altrimenti, come dici tu, ti volta le spalle. Questa è la dura realtà!
    Non è per scoraggiare ma le cose ormai vanno così…non siamo noi che decidiamo purtroppo.

    “Da giovani si può andare anche senza esperienza e giocarsela senza problemi. Da adulti bisogna conoscere la lingua, essere qualificati e avere la giusta esperienza. Queste tre cose sono imprescindibili per poter emigrare.”

    Penso che quoterò questo bellissimo post nel mio gruppo su facebook e sul mio blog!
    Grazie mille!

    Jle from Vancouver

      • Canada e Australia ormai non fanno sconti a nessuno, c’è poco da fare. Qua bene, cioè, come sai benissimo la nostalgia di casa bussa spesso alle mie porte (che è un altro aspetto da non sottovalutare) però non mi lamento, ho il mio lavoro e le mie piccole grandi cose. Ci si cerca di ritagliare un pezzo di Italia anche all’estero cucinando cibo italiano e appiccicando foto degli amici sul frigo 😉

        Per il resto ora vediamo di applicare (damn English language XD) per la permanent residence anche se sarà da farsi il sedere quadro e smadonnare tra scartoffie varie 😉

        Un grande abbraccio, sono felicissima per te e per I tuoi successi e ti auguro tutto il meglio, ovunque tu vorrai andare 🙂

        Jle

    • Sono Maurizio da Vancouver (amico del Diario Jle)
      Anche io ho un atteggiamento critico su l’immigrazione vissuta con leggerezza… la mia prima esperienza fu quasi 8 anni fa a Londra e pur essendo facile per la totale mancanza di burocrazia fu comunque uno shock culturale… ma che bello avere il primo lavoro a tempo indeterminato e tutti i benefit (pur facendo un “monkey-job”).
      Ora sono in Canada per amore nel mezzo di una lunga maratona per diventare residente permanente (e poi cittadino) che, seppur facile rispetto al normale cammino di chi arriva senza appoggio, richiede tanto tempo, soldi, e determinazione… In Canada la selezione e’ durissima anche per noi mariti/mogli/conviventi di cittadini/e canadesi, bisogna conoscere in ogni caso l’inglese bene (e non benino esattamente come dici te) tanto che prima del giuramento per la cittadinanza da qualche mese hanno introdotto un esame di inglese/francese senza il quale non rilasciano la cittadinanza (a quel punto sono almeno 6/7 anni che sei in ballo!!)
      Cmq in bocca la lupo a tutti quelli che ci vogliono provare, puo’ valer la pena… ma con consapevolenza
      Maurizio

      • Ciao Maurizio,
        anche in Australia devi superare un test per avere il permanent… ma in questo caso si è più fortunati…. la storia australiana si riassume in 20 paginette o poco più!
        Ero ancora in Australia quando un mio grande amico ha superato il test e ha avuto il permanent e ti posso assicurare che il suo livello di inglese dopo 4 anni passati in OZ non era comunque buonissimo! La capacità di scrittura nemmeno!
        Ti basti pensare che dopo 4 anni era ancora convinto che gli australiani lo salutassero dicendo good onion invece che good on you! E si domandava che cavolo ci centrasse la cipolla!!

        di scrittura più bassp a

      • Cavoli ma anche da sposati è dura in canada?
        Io mi sono sposato a giugno con una ragazza giapponese in Italia.
        Abbiamo avviato le pratiche per richiedere il suo permesso di soggiorno… le hanno perse per ben 2 volte! insomma… dopo 6 mesi ancora nulla! nel frattempo abbiamo deciso di fare un esperienza lavorativa in Giappone. Tramilte social network mia moglie è riuscita a trovare lavoro per entrambi in meno di 1 giorno. Abbiamo spedito i miei incartamenti ad Osaka e in solo 2 settimane ho ottenuto il permesso di soggiorno annuale. Al mio arrivo in Giappone, in sole 3 ore ho avuto carta d’identità, tesserino sanitario e permesso di soggiorno in tessera! Mia moglie dopo 7 mesi in Italia ha ricevuto (o meglio siamo andati a prendercelo!) un pezzettino di carta con scritto che è regolare fino al ricevimento del visto, ma che nel frattempo non può lavorare regolarmente! Io dopo 3 ore in Giappone potevo già farlo!
        Ecco su questo concordo… queste cose in Italia fanno proprio incazzare!

  9. Caro Antonwen,
    Io abito a Londra e faccio la barista… ho sempre avuto un contratto da quando sono qui, un numero di ore fisse non inferiore alle 35 e prendo circa 1000-1100 sterline al mese, che alla fine sono 1200-1300 euro.
    Ho lavorato anche in Italia, facevo la commessa: contratto a chiamata, ore che variavano dalle 35 alle 0 a settimana, malattia non pagata.
    In Italia mia madre doveva aiutarmi a pagare l’affitto, perché in un mese potevo prendere 800, potevo prendere 900 ma potevo prendere 200… qua alla fine campo per conto mio senza bisogno di chiedere niente a nessuno.
    Sì è vero, sono in condivisione con altre persone (anche in Italia lo ero)… ma mano a mano che metti soldi da parte puoi fare dei corsi o qualificarti meglio e io – nei tre lavori che ho fatto in un anno e due mesi qui – sono sempre andata migliorando. La differenza, per quanto mi riguarda, è il poter avere una speranza, mentre in Italia una speranza non ce l’avevo.

    Sono consapevole che se un giorno entro come assistant manager da aprostrophe, per esempio, posso prendermi 8.80 all’ora più il bonus. Chi viene pagato così in Italia per fare caffè?
    Non parliamo, poi, di quanto prende qui il manager di un qualsiasi negozio!

    Quindi non è questione di voler storcere il naso in Italia e adattarsi qui.
    E’ questione che, rispetto a quando tu guadagnavi in lire, la situazione in Italia è cambiata così tanto che nella maggior parte dei casi i tuoi genitori dovranno darti una mano per poter campare, anche in una casa in condivisione.
    Il che mi può star bene, per un po’, ma arrivata a trent’anni non posso continuare a chiedere aiuto a mia madre anche perché mia madre, che spero viva per i prossimi 200 anni, non è eterna quindi è il caso che io mi costruisca una vita tale da potermi reggere da sola sulle mie spalle.

    Ora dite quello che volete, ma questa è la mia personale esperienza di vita.
    Scusate se non c’entra con l’Australia, ma sono comunque un’emigrata anch’io 😉

    • Ciao Federica e complimenti per la tua esperienza! Io sono contentissima quando sento di italiani come te che ce l’hanno fatta, per me è una gioia. Il mio post riguarda però come valutare l’immigrazione, scegliendo di immigrare con consapevolezza, con i requisiti giusti perchè altrimenti si rischia di rimanere delusi. Ammiro il tuo coraggio e le tue palle, scusa il francesismo. Sei in gamba e grazie ancora per aver condiviso con noi la tua esperienza. Salutami Londra!

    • Ciao Federica,
      io sono un ragazzo di 25 anni che ha vissuto in Germania (Frankfurt am Main) ed ora lavora in lombardia per pagarsi gli studi qui presso una scuola privata di medicina.
      Io ho ricominciato il percorso di studi perchè voglio andare all’estero per fare quello che hanno chiamato “l’immigrato di serie A) insieme alla mia ragazza che si è appena laureata in scienze infermieristiche per lo stesso motivo (e lei, ora 22 enne) ha vissuto a Sidney con il WHV e nonostante l’esperienza positiva non ci tornerebbe a vivere per gli stessi motivi già citati nel blog della maga).

      Attualmente faccio il commesso in un negozio di elettronica e non sono d’accordo con quanto hai scritto sul fatto che “deve mantenerti la mamma” perchè in Italia esiste una bella cosa che si chiama Contratto Nazionale che impone uno stipendio minimo (e a me danno il minimo) di 1.100 / 1.200 euro al mese.

      Inoltre hai TFR, tredicesima, quattordicesima (confermami che in UK sono trattamenti inesistenti) oltre alle ferie ferie e alla malattia.

      Dunque a parte i lavori che rientrano nei contratti “a progetto” che sono prevalentemente quelli da libero professionista, i dipendenti sono ben tutelati e guadagnano bene.

      Con 1.200 euro al mese ho una villetta con giardino a Bergamo e mi avanza metà dello stipendio.

      In Italia se hai un classico lavoro a tempo pieno si sta BENISSIMO e l’unico motivo per cui voglio tornare all’estero è per via della mentalità tendente alla precisione e alla meritocrazia (la Germania mi ha insegnato tantissimo ma voglio vivere in un posto con il mare, cosa ne pensi di Brighton? 🙂 )

      Un abbraccione di buon weekend!
      Andrea

    • Ciao Federica, la tua è un’esperienza interessante, mi fa piacere che ti trovi bene, io esprimo giudizi principalmente relativi alla mia esperienza, da terrone calabrese 🙂 mi sono reso conto già a 15 anni che non sarei rimasto nella mia regione, ho fatto la mia scelta in largo anticipo, inoltre mi piace pianificare cosa che a tanti sembra una cazzata ma ho sempre un’alternativa futura al presente e questo atteggiamento mi è stato utile nel tempo.
      Allo stesso tempo avendo fatto molti sacrifici legati al lavoro/studio sono molto duro nei confronti di chi se la prende comoda (in Italia è di moda) vivendo alle spalle dei genitori con la scusa del ‘non si trova lavoro’ perchè sento parlare di crisi da sempre e non sono mai stato disoccupato “ovviamente” io ho sempre scelto “il castello dove correva il soldo” spostandomi di regione quando occorre anche se ormai vivo stabilmente o quasi a Roma e non disprezzerei nemmeno l’estero anzi ho avuto spesso offerte interessanti essendo una persona che sfrutta molto il web, altro giudizio cattivo da parte mia: chi non ha competenza non trova lavoro ne in Italia ne fuori, e su questa frase è inutile girarci attorno perchè se sei specializzato/a in qualcosa il lavoro non manca mai, ma bisogna investirci anche se pochi lo fanno perchè dicono che costa ed è vero, io ho speso molti soldi per lo studio e le varie certificazioni, alcuni miei conoscenti hanno preferito il mini cooper o l’iphone…che altro dire? meno partite a ruzzle e più manuali…

    • Ciao Federica, sono completamente d’accordo con te e stasera voglio dare sfogo alle mie idee e alle mie emozioni. La nostra famiglia è composta da 2 adulti e 2 bambini in età scolare. Mio marito è disoccupato da circa 4 anni, e non è per malavoglia, ma tra le decine e decine di curriculum inviati (gli avranno risposto forse in 2), pare che a 44 anni uno non sia piu’ in grado di svolgere nessun lavoro. Per un semplice lavoro di lavapiatti uno deve aver fatto l’ alberghiera e per lavorare in fabbrica richiedono delle particolari specializzazioni, se non la laurea. Io sono stufa di vivere cosi’, il mio stipendio part-time copre a malapena le spese del mutuo. Sono stufa di vedermi una tantum la corrente sospesa………. e mi piange il cuore ogni volta che devo di dire no ai miei figli se si vogliono comprare una merendina. Non siamo degli sprovveduti che partono alla ricerca di Eldorado, ma per favore, se stiamo cercando di migrare in Australia non è per cercare di fare la bellavita, ma semplicemente per cercare di vivere…………..e non è detto che ci riusciremo, ma dobbiamo tentare. Se siamo ancora in piedi è grazie ai nostri genitori, ma vi pare possibile essere ancora mantenuti da loro? Non è orgoglio il nostro ma trovo giusto che anche loro si possano godere qulla poca pensione alla quale hanno diritto.

      • Ciao Nicoletta, non so a quale Federica ti riferisci, in ogni caso ti ringrazio per il tuo sfogo. Capisco la tua situazione e la tua rabbia ed è giusto tentare tutte le strade possibili per inseguire il proprio sogno, cioè dare serenità alla tua famiglia. Io ti auguro di riuscirci, questo mio post voleva solo far aprire gli occhi a chi pensa dipartire e di riuscire solo perché ha tanta buona volontà, ci vogliono anche certi requisiti e certi tipi di esperienza per poter ottenere un visto, non è più facile come un tempo, semmai sia stato mai facile. Ti auguro davvero di farcela, con tutto il cuore
        Un abbraccio
        Angelica

    • Ciao Erica, io sono laureata in Scienze della Fuffa applicata e all’estero purtroppo con la mia laurea si sono fatti grosse risate. Ho passato notti a studiare e ho fatto i miei sacrifici per studiare ma la mia laurea non mi ha fatto trovare lavoro perché la mia figura e i miei titoli non sono richiesti in Australia. Non volevo mancare di rispetto a nessuno anche perché io stessa mi sono laureata in questo corso che mi è anche piaciuto ma non so se consiglierei a chi cerca di emigrare. In ogni caso complimenti a te che ce l’hai fatta e chiedo scusa se ho mancato di rispetto, non era mia intenzione!

    • Cara Erica non e’ questione di mancanza di rispetto ma certi percorsi universitari sono realmente piu’ utili di altri!! Noi a Statistica eravamo pochissimi!! Perche’? Studiavamo cose che non a tutti piacciono ma poi fanno la differenza quando cerchi lavoro! Se vai all’estero uno statistico, un matematico, un fisico o chimico ha meno problemi perche’ almeno il linguaggio e l’argomento sono universalmente condivisi! (ma farsi concalidare le lauree in Ba, Msc o Phd e’ comunque complicato) Non te la prendere e goditi la Fuffa. In bocca al lupo dal Canada!

  10. salve ma se ho dei parenti in Australia che hanno anche la cittadinanza Australiana non mi possono dare una mano o no.
    Anche se ho il titolo di studio che sono un giovane e ho ben controllato la lista di “SKILLED JOBS” che è ben ricercato in Australia non solo li, ma anche quasi tutto il mondo.

    • Ciao…se il grado di parentela è diretto (genitori, fratelli, fidanzata) ti possono sponsorizzare, altrimenti devi seguire la strada che seguono tutti, però i tuoi parenti ti possono aiutare a trovare uno sponsor e se sei nella skilled occupation list puoi chiedere la permanent residency dall’Italia…

  11. ciao sono Max e scrivo da Brighton sobborgo di Melbourne. Fresco immigrato: sono partito il 12 di ottobre dopo aver cercato ed ottenuto contatti con aziende Aussie nel mio settore. Sono un tecnico specializzato sulle attrezzature per l’arte bianca e purtroppo da oltre 2 anni quasi disoccupato (come artigiano) in Italia !! Ho appena ottenuto il granted del visa 457 per 4 anni e sono felice ovviamente per questo risultato in quanto era il primo obbiettivo: non posso che concordare con l’articolo del blog riguardo all’assoltua ricercar da parte delle aziende australiane di professionisti specializzati e che l’immigrazione richiede davvero molta documentazione riguardo la dimostrazione della tua esperienza lavorativa precedente nel setore in cui devi essere sponsorizzato… non parliamo poi della coppia de facto!!! foto, timbre sul passaporto, viaggi.. davvero qualunque cosa possa dimostrare di essere coppia.. per assurdo vale piu’ una mail di conferma di un viaggio insieme che il certificate di stato di famiglia!!!!
    Vero tutto quello che c’e’ scritto da chi e’ gia partito da tempo riguardo alla distanza alla malinconia dagli affetti piu’ cari ma non dimentichiamoci che nessuno ci ha mandato qui: e’ una scelta per quanto difficile e dolorosa possa essere sopratutto nel tempo. Non e’ difficile ambientarsi ad usi e costume differenti (non siamo certo nel centro dell’africa near in mezzo alle tende fatte di fango anzi!!!) e se per abitudini vogliono dire cenare alle 18.30 per poi avere iltempo di scendere in spiaggia a vedere iltramonto… non e’ poi male come ritno di vita…. GLi australiani sono in assoluto un popolo accogliente, con una educazione civica a 360 gradi unica, dispnibile e per nulla spocchioso. Ovvio che dipende come ti poni.. chi sei… come parli, chi frequenti e CHE COSA SEI VENUTO A FARE !!!! e poi la lingia: inutile dire che senza una minima base (e la mia e’ proprio minima!!!) sei tagliato fuori: anche io, se non avessi avuto un minimo di inglese, non sarei stato preso in considerazione per il mio lavoro nonostante la professionalita’.
    Io e la mia compagna in queste ultime settimane abbiamo visto e conosciuto molte storie differenti di immigrazione: dai ragazzi con il whv che cercano disperatemente lo sponsor per NON tornare, a due dipndenti statali in Italia che vivono in una citta’ “malate” nel sud dell’Italia e cercano di restare qui per dare un future migliore a se stessi ed al prpio figlio, ala ex moglie benestante di un imprenditore che segue la figlia qui e poi scatta l’amore per questo posto e trova lavoro e sponsor (40anni suonati!!!), il ragazzo di 21 anni che vuole farsi un esperienza di 2 anni e poi si vedra’… insomma ce ne’ per tutti I gusti ma emigrare e’ una cosa dannatamente serai, difficiole, complessa, dolorosa da qualunuqe angolazione al si guardi!! ma quando e’ necessario e’ la decisione giusta ! e quello di cui si ha bisogno per sentirsi ancora vivi, e’ quello che desideri per il tuo e l’altrui future.
    Max

    • Grazie Max per il tuo commento e complimenti per il visto! Sottoscrivo tutto quello che hai scritto, emigrare è una bellissima scelta di vita, tanto bella quanto impegnativa. Per questo insisto sempre sull’importanza di informarsi prima di partire, sul fatto che conoscere la lingua è fondamentale, sul fatto insomma che non si tratta di una vacanza ma di una scelta di vita. E l’Australia fa bene a selezionare così rigidamente gli immigrati, dovremmo prenderla da esempio secondo me….

      • Mi permetto solo un precisazione… nei commenti sopra qualcuno ha scritto di un esame per la permanent resident ma si confonde la Citizen. Per la permanent vengono richiesti di nuovo alcuni documenti, il casellario giudiziario Australiano e lo Ielts con un voto in base alla propria rofessione. Per me sara’ 5 minimo per ogni prova. Grazie di aver inserito ilmio comment ed a presto legervi. MAx

      • Ciao Max, forse si riferiva al fatto che per avere il permanent devi passare un esame di inglese, lo Ielts. Il quale Ielts dura due anni se non sbaglio quindi anche se lo hai fatti in passato, a me no che non la hai fatto da poco, ti toccherà risostenerlo.

  12. Ciao a tutti,

    ho 31 anni e vivo a Melbourne da poco piu’ di 2 anni. Ho un visto sponsorizzato 457 e alla fine di quest’anno faro’ la domanda per il visto permanente. In Italia ho lasciato la mia famiglia, tanti “amici” e un lavoro a tempo indeterminato con ottime prospettive di carriera. Tra l’altro anche io sono uno “scienziato della fuffa” 🙂

    Sui giornali online, i blog, FB e tante altre fonti informative si possono leggere tantissime di queste discussioni e credo che per chi decide di emigrare oggi sia molto piu’ semplice farsi un’idea di chi tantissimi anni fa fece il salto nel buio.
    Detto questo, penso anche che ci siano degli errori di valutazione ricorrenti quando si parla del tema dell’emigrazione dovuti: in parte all’eccesso di informazioni che spesso ci fa confondere il concetto di opinione con quello di fatto e in parte all’approccio da tifosi tipico di tanti che non distinguono il supportare la propria squadra del cuore dall’avere un opinione su tematiche della vita di tutti i giorni. Ma c’e’ un errore che a mio avviso rappresenta il “peccato originale” della discussione: la dicotomia Emigrare vs Rimanere.

    Queste due scelte vengono sistematicamente o esaltate o demonizzate. Davvero vogliamo credere che esista una verita’ assoluta per la quale una scelta e’ decisamente meglio dell’altra. E come facciamo a sapere il percorso di vita che un altro ha fatto, i suoi valori, i suoi sogni, le sue condizioni economiche? Io credo che chi vuole emigrare non e’ piu’ figo di chi vuole rimanere e chi vuole rimanere non e’ uno sfigato cosi come non e’ necessariamente piu’ affezionato alla sua patria di chi parte, anzi…
    Credo anche che siano entrambe due scelte molto coraggiose e, se ci sono le motivazioni e le qualita’ tecniche e mentali giuste, andrebbero entrambe supportate in tutti i modi ma non come in una partita di calcio perche’ alla fine nessuno di noi vince o perde dal riuscire a dimostrare che in Italia o all’estero si vive meglio. Se siete andati all’estero e vi siete trovati male e’ di grande aiuto che riportiate la vostra esperienza ma fermatevi al vostro giudizio personale, non date un giudizio generale sull’emigrazione o non scrivete frasi a effetto o citazioni filosofiche perche’ ci sono piu’ o meno altri 4.208.977 (dati AIRE giugno 2012) di nostri connazionali nel mondo in questo momento quindi la nostra opinione rappresenta solo noi stessi. Allo stesso modo se vi siete trovati bene all’estero e non volete tornare piu’, ottimo per voi! e grazie per condividerlo ma non uscitevene con cose del tipo “chi non emigra e’ un pazzo egoista” oppure con giudizi sommari sugli “italiani che non cambiano mai”.

    Un saluto.

    Massimo

    p.s. complimenti Angelica per il tuo blog, quando presi la fatidica decisione di venire qui l’ho letto tantissime volte.

  13. Salve sig. Maga sono Giulia ho 36 anni disoccupata , 1 figlio .
    Ho deciso di vivere definitivamente in Australia , dopo vari ripensamenti
    Conosco qualche amica che vive lì da 4 mesi e sembra che sia davvero contenta lavorativamente parlando.
    Volevo chiederti un tuo parere , avendo una invalidità del 55% in italia dove per legge in Italia dovrei avere un lavoro dato che sono iscritta nelle categorie protette al centro per l’impiego ,ma fino ad oggi mai avuta nessuna proposta ne da pubblico e ne da privato.
    Chiedevo se eventualmente producendo tutta l a mia documentazione a chi di competenza avrei aggevolazioni in merito a trovare ed a rimanere successivamente in Australia, in oltre chiedo se puoi darmi qualche dritta ,per circa 3 mesi di permanenza eventualmente ospite della mia amica quanti euro devo mettermi da parte per poter cercare almeno di farmi partecipe alle spese giornaliere anche se pur ospite.
    Grazi aspetto tua risposta.

    • Ciao Giulia, come stai?
      La tua domanda è molto difficile e visto che la tua scelta di vita dipende in parte anche dalla possibilità di poter lavorare in Australia, fossi in te contatterei il dipartimento immigrazione e mi farei aiutare dalla tua amica ad ottenere maggiori informazioni sul posto.
      Per vivere tre mesi in Australia conta di spendere sui 500 dollari a settimana, tra affitti e spese varie, ma i costi possono variare.
      se vuoi mando io un’email al dipartimento immigrazione e vediamo che mi dicono!

  14. Grazie di vero cuore maga..mi hai fatto davvero commuovere credimi accetto il tuo aiuto.te ne sarei grata anche perchè ho già fatto l’incartamento per il passaporto.Credimi che amo tantissimo l’Italia e la mia terra ma ora non riesco più a viverci, ma sopratutto lo faccio per mio figlio.
    grazie ancora

    • Ciao Maga hai novità per me?sto così in ansia credimi ,spero che ci siano buone opportunità per la mia situazione.Aspetto tue notizie grazie e scusami l’insistenza.

      • Ciao Giulia, dal dipartimento mi hanno detto che non ci sono limiti posti a prescindere per la situazione di salute personale. Per alcuni tipi di visti è comunque prevista una visita medica e i requisiti di salute come quelli di era e linguistici sono fondamentali per ottenere il visto. Tutto dipende dal visto che richiedi e per quale tipo di lavoro. La tua professione ricade nella skilled occupation list? Hai già controllato? Come sei a inglese?

  15. Buon pomeriggio Maga,sono Valentina 31 anni.
    Sono una Biologa Nutrizionista con voto 110 Laurea di 3 anni più 2 di specialistica.Varie esperienze lavorative( sfruttata economicamente cioè, se pur non retribuita ma con tanto di attestati e certificazione in regola,stage formativi anche all’estero che in Italia borsa di studio Universitaria etc..)
    Vorrei trasferirmi a lavorare in Australia ma vorrei sapere da Lei se la mia Laurea o la mia professione serve .
    Ho dato un occhiata ai siti ministeriali Australiani ma ho capito poco , non sono riuscita a trovare la mia laurea nello specifico ma solo quella di Dietista.
    chiedo il tuo aiuto sono così indecisa se:
    eventualmente esercitare la libera professione lì ?se è riconosciuta?oppure aprirmi un’attività diversa dalla mia professione ,quali tempi e modalità occorrono rispettare?
    Aspetto una tua opinione anche personale.

    • Ciao Valentina, io davvero vorrei aiutarti ma non ho le competenze per farlo, so che se hai soldi da parte puoi aprirti un’attività e per questo dovresti contattare la camera di commercio italiana in Australia mentre per la libera professione dovresti cercare siti che trattano quella professione, forum di lavoratori del tuo ambito in Australia. Bisogna informarsi su internet, contattare la camera di commercio italiana o l’ambasciata italiana e magari prendersi un po’ di tempo e andare laggiù a vedere l’aria che tira e a capire che se è l’aria giusta per te. Scusami ma più di questo non so proprio cosa dirti.

      Ciao!

  16. ciao maga,
    complimenti per il blog se posso ho da farti una domanda io sono costruttore edile il mio visto e sulla lista e notato che danno anche un punteggio (60) sai dirmi cosa vuole dire ciao grazie e ancora complimenti

  17. ciao maga,
    ho fatto degli errori prima
    complimenti per il blog se posso ho da farti una domanda io sono costruttore edile il mio lavoro e sulla lista e ho notato che danno un punteggio (60)sai dirmi cosa vuol dire e se ho possibilita in oz ciao

    • se sei nella lista e parli un buon livello di inglese puoi registrare un’Eoi (express of interest) Nella sezione skill select del dipartimento immigrazione australiano, se un datore di lavoro ha bisogno ti chiederà di candidarti per un visto. Sul sito del dipartimento trovi tutte le informazioni. Ciao!

  18. Ciao a tutti Sono Luca e sono un Geometra ed operatore nella segnaletica stradale da 10 anni.Ho fatto ll primo passo per l’iscizione alla skill select,ottenendo un punteggio di 60 (è un buon segno?),ora però non riesco a proseguire con l’iscrizione e non sò come continuare .E poi a cosa serve L’Eoi e come si compila? Cambiano le nazioni, ma la burocrazia….!!! attendo il vostro aiuto e se ne avete voglia contattatemi ll’indirizzo gianluca.busonero@libero.it THANKS FOR ALL !!

    • Ciao Gianluca io purtroppo non ho mai fatto l’Eoi, so che serve per registrare un’espressione di interesse e se qualche datore di lavoro o governo territoriale ha bisogno della tua figura può contattarti per proporti un visto. Hai contattato il dipartimento immigrazione?

  19. Cara maga, ho seguito il tuo blog in OZ, poi il tuo ritorno a Genova, poi il tuo trasloco per il nuovo lavoro e mi auguro di cuore che tu sia veramente felice con la tua dolce metà…eh si so tutto di te!!! perché mi piace come scrivi..ti scrivo perché condivido tutto quello che hai scritto,la mia storia è legata a mio figlio. l’ho sempre spronato a muoversi e non rimanere immobile sennò rimaneva un mediocre.!!! nonostante un posto sicuro, una qualifica ottima, ho sempre parlato chiaro dicendoli di essere completo a 360 gradi…a 14 anni faceva la stagione,e questo li ha fatto capire il valore del lavoro.sacrificando mare, serate, amici, ragazza etc..etc..

    partito per l’OZ a 22 anni, con un semplice whv, ma con un posto di lavoro nel bush, si è fatto valere subito…partiva in bicicletta alle 4.00 del mattino per fare il pane ed i dolci, e tu sai le temperature australiane..subito indipendente, si è preso la casa con un suo collega di lavoro, ha evitato gli italiani, nonostante che l’inglese lo parlasse bene, ma per scelta ha preferito solo ambienti australiani…nell’ottobre del 2011 ha fatto l’esame IETS prendendo 7 in tutto, e ha applicato direttamente per il 857 BW, avendo lo sponsor ed essendo in Regional, cosa che l’ha veramente favorito visto che in 11 mesi ha applicato direttamente per un Permanent resident..questo visto non esiste più . a luglio 2012 (9 mesi dopo) ha ottenuto la P.R. a vita…dopo 2 anni di lavoro nel Regional, si è trasferito a Melbourne e lavora 12 ore al giorno, si fa un mazzo, ma felicissimo della sua scelta …essere riuscito a diventare un permanent dopo nemmeno 2 anni di permanenza fa capire che se si vuole veramente una cosa la si ottiene….non è partito disperato, bensì consapevole di avere gli skills che servivano, una padronanza della lingue, e tanto tanto tantissimo lavoro, facendo vedere che valeva il doppio di un altro…non me ne faccio un vanto semplicemente da genitore l’ho sempre incoraggiato a dare di più, a credere in se stesso, a lottare, e che niente arriva dal cielo benedetto… cara maga ogni esperienza è unica in se…mio figlio è partito convinto di immigrare non di farsi una gita turistica, pensando al suo futuro e alla sua vecchiaia…qualcuno mi prenderà per matta ..ma è meglio soffrire da giovane e assicurarsi una vecchiaia serena che l’incontrario, perché se fallisci a 22 anni hai la speranza e la forza di rialzarti lottando per il tuo scopo, a 40 è durissima…
    conclusione??? sono 2 anni che non viene in Italia , sono io che vado spesso a trovarlo, e quando penso che le Hawai e le fiji sono a 2 passi e ti consentono di farti delle vacanze stupende , invece tornare gli ci vogliono 24 ore,,,ognuno è artefice del proprio destino, e se un ragazzo di 22 anni ce l’ha fatta contando solo sulle sue forze,sulla sua preparazione, sulla sua esperienza lavorativa, cercando sempre di investire su di se, rispettando leggi e costumi del paese che l’ha accolto, e non fregando il sistema, credo che chiunque abbia questa aspirazione, in qualsiasi paese si voglia immigrare, le possibilità ci sono…
    Auguri cara maga, e continua a scrivere, ti seguo sempre.
    susy

    • Susy ma che bel post che hai scritto, tanti complimenti a te e al tuo ragazzo! Grazie per l’incoraggiamento a scrivere 🙂
      Tuo figlio è un esempio da seguire, il lavoro duro premia sempre, ma tanti pensano che basta prendere e partire e poi come va va. E invece no, bisogna farsi il mazzo al quadrato e tenere duro sempre e comunque. Io sono tornata perché il mio obiettivo era farcela in Italia e…ce l’ho fatta! Faccio finalmente un lavoro che mi soddisfa e ho un buon stipendio, cose che pare in Italia siano difficili da ottenere e invece eccomi qui a dimostrare che qui o altrove, se ti impegni, puoi farcela. Anche in questo strambo paese delle meraviglie.
      Grazie ancora Susy e abbraccia tuo figlio per me.

      Angelica

  20. grazie a te cara Angelica, vedo che tutto va per il meglio, i tuoi desideri si stanno esaurendo e sono felicissima per te..la tua gatta è rimasta a Genova???ora devi pensare ad un bebè non aspettare troppo!!! non vedo l’ora di sentire le news!!!ogni bene per la tua vita e un abbraccio da me e di mio figlio…

    • Grazie a te Susy! Ci penso pure io al bebè e adesso mi sto concentrando sulla mia prima fatica letteraria…ho scritto un libro sulla mia esperienza in Australia….chissà se sarà pubblicato! 🙂
      Un abbraccio anche a te e tuo figlio!

  21. Buon giorno , non so se il mio commento potrà interessare a qualcuno o rimarrà solo uno sfogo , ma leggo tanti post pieni di dietrologie e belle parole che mi fanno un po’ girare le scatole…certo,le belle parole scaldano il cuore e danno speranza , ma poi è la vita reale quella con cui dobbiamo fare i conti…e nel mio caso la vita reale è quella di un camionista 40enne , che da 15 anni fa questo lavoro…anni fa il mio era un lavoro molto duro che però dava soddisfazioni , stipendio molto alto e possibilità di costruirsi un futuro…adesso è rimasto solo il lavoro duro , anzi nemmeno quello!
    La maggior parte delle aziende si rivolge a extracomunitari dell’est che accettano il lavoro per la metà dello stipendio , che a sua volta è comunque più alto rispetto che quello di un operaio , è vero , ma se prima con 5 anni di lavoro ti pagavi la villetta , adesso ci arrivi a fine mese pulito…lo so che non è poco ma se uno vuole costruire qualcosa come fa?
    Inoltre ormai in Italia i lavoratori non hanno più diritti , siamo ritornati alla schiavitù , ho visto colleghi licenziati o cassaintegrati per una settimana di malattia (malattia reale , non tattica)…aziende con 800 milioni di euro di utile netto (giuro!) che lasciano a casa la metà della manodopera per esubero personale , operai che a 45/50 anni non trovano un lavoro nemmeno manuale e faticoso perchè troppo vecchi o perchè gli extracomunitari costano meno…
    Va da se che una persona come me , con voglia di fare , di costruire qualcosa per se e la sua famiglia , può solo guardare all’estero per affermarsi…Ad esempio , io mi sono sposato a Maggio e in viaggio di noze sono stato negli USA…laggiù i camionisti fanno il mio stesso lavoro e guadagnano in una settimana quello che io prendo in un mese…!!! Ieri sera io e mia moglie siamo andati a farci una pizza….40 euro in 2…negli USA (ok,fuori dalle grandi città) con 40 dollari ci mangiavamo 2 volte a volontà…
    Certo , ci vuole coraggio , forse anche un po’ di incoscienza , molto pelo sullo stomaco…ma esistono persone che riescono a vivere in un paese che non fa niente per i cittadini e si riempiono la bocca di belle parole di speranza , come molti che ho letto quì…
    Ci sono altre persone che , come me , se perdono un lavoro stanno 9 mesi a casa prima di trovarne un altro (di solito peggiore del precedente) , in quei 9 mesi devono però comunque mangiare , lavarsi , pagare bollette , mutui e quanto altro…io e mia moglie vorremmo avere un figlio , come lo manteniamo se ad un certo punto l’azienda per cui lavoro fallisce e rimango a casa un anno prima di un altro lavoro????
    Per questo ho la ferma volontà di emigrare , per cercare delle opportunità che l’Italia ormai non offre alle persone normali , come me , che vogliono solo vivere in pace con la propia famiglia….
    Quindi per favore , pensate anche alla gente normale prima di consigliarci di vivere le città o le biblioteche , di fare passeggiate serali o di uscire nelle piazze…cose belle , certo , ma che non pagano i conti…!

    • Ciao Ennio e grazie per il tuo sfogo. Ti capisco benissimo, il punto del mio post è solo per rimarcare che non è più facile come un tempo (semmai sia stato mai facile) emigrare in un altro paese, bisogna essere qualificati e avere le giuste esperienze. Detto questo, hai tutto il diritto di essere incazzato e di ambire al meglio per te e la tua famiglia, in Italia o altrove.
      Ciao!

  22. ciao, ho trovato il tuo blog solo di recente quindi sono in ritardo su questo post. Mi piace molto quello che scrivi! Anche io sono tornata dall’Australia perche’ non faceva per me e sono tornata a casa, che per me era da qualche anno UK.
    Vorrei aggiungere che quello che fece la differenza per me e’ stato lo shock culturale.. ed arrivavo dall’UK quindi l’inglese lo sapevo, prendevo il the col latte e sapevo parlare del tempo con gli sconosciuti senza problemi.
    Molte grandi citta’ del mondo in qualche modo si rassomigliano, quando ne capisci una e hai la mentalita’ adatta spostarsi in un’altra, specie se la lingua e’ simile, non e’ un cambiamento colossale. Ma l’Australia e’ grande e puoi trovarti letteralmente in mezzo al nulla. Per stare con il mio partner, che lavorava nell’agricoltura, eravamo nel ‘bush’, cioe’ nella campagna. Neanche male, in Victoria a 250 km inland da Melbourne, cittadina di 7000 abitanti quindi perfettamente autosufficiente [inizialmente doveva essere un paesello di 300 abitanti in Western Australia a 5 ore da Perth, ma grazie al cielo no].
    gli argomenti principali – il raccolto, la mandria, i problemi con la motosega nuova, mi erano ostici.
    una sorprendente divisione per genere – promossa dai lavori manuali maschili e domestici femminili, dato che in campagna la forza fisica determina di cosa ti occupi mentre in citta’ e nei lavori di concetto tutti si occupano un po’ di tutto.
    giovani e persone di mezza eta’ che raramente hanno lasciato lo stato – magari sono stati in new zealand a trovare i parenti- e non hanno alcun interesse a farlo. stanno bene dove stanno, buon per loro, ma davvero ho poco in comune con loro.
    Generalizzazioni riguardo a ‘in Europa..’; un grande blob nella loro mente che include l’Europa, dal portogallo alla finlandia alla bulgaria, tutti insieme, tutti uguali, tutti confusi.
    Senso di inutilita’ e essere una buona a nulla. In campagna le tue abilita’ non servono a nulla, sembri pretenziosa, silenziosa, poco di compagnia. La logica di molte attivita’ ti sfugge, devono spiegartela come si fai coi bambini. Cosa fare se si blocca la macchina in mezzo al deserto. Cosa fare se scappa un detenuto dal carcere di stato. Come oliare una motosega. Come preparare sandwiches che durino tutto il giorno per Lui da portare al lavoro. Come riconoscere i ragni pericolosi da quelli amichevoli.
    La sensazione di perdere i tuoi punti di riferimento – magari hanno ragione loro. Se tutti, tutto il giorno, tutti i giorni, tutti i mesi, si comportano in un modo particolare o credono in cose particolari, tu SAI che la pensavi diversamente ma i motivi ora ti sfuggono, sembrano poco importanti, non sai spiegarli, non ti interessa. Perdi il senso della prospettiva – e non sei pronta, non te l’aspetti, perche’ arrivi dall’UK! drammaticamente sottovalutato il problema del culture shock!!

  23. Ciao, io faccio il tappezziere da più di 30 anni, data la crisi vorrei trasferirmi in Australia con moglie e due bimbi piccoli. Sto studiando la lingua inglese per lo IELTS. Per chi come me ha figli è possibile il vista student? Grazie Floriano

  24. Ciao maga,
    per caso sai dirmi se è possibile emigrare in Australia come insegnante? Nella black list pare che gli insegnanti siano richiesti. Io ho una laurea in filosofia e una specialistica in editoria e scrittura giornalismo, in sintesi sarebbe una laurea in Lettere e filosofia. In Italia per insegnare storia e fil mi mancano due esami, ma significa mettersi in lista per fare supplenze, senza sapere se verrai chiamato o meno e poi magari concorrere per il Tfa, sempre che tu riesca ad entrare e che nel frattempo di governo in governo non cambino le condizioni di accesso. Dunque, ti chiedo, è possibile entrare in Australia come insegnante anche di italiano? Se sì come?

    • Hai già visto se sei nella Skilled Occupation List? Se si fai un’espressione di interesse tramite lo skill select nel dipartimento immigrazione australiano…se hanno bisogno ti contattano loro…oppure se hai meno di 30 anni puoi andare con un working holiday visa e cercare uno sponsor…

  25. Brava, brava bravissima. Vivo in Australia da 4 anni e sono perfettamente d’accordo con quello che dici. Quello che ho passato io per poter restare qui sinceramente non lo auguro e consiglio a nessuno. Mi e’ quasi venuto da piangere leggendo l’articolo, da quanto e’ veritiero. Un abbraccio.

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