Il senso del mito

Nell’ultimo mese sono successe tante cose. Troppe, tutte importanti, tutte devastanti, tutte insieme che non so come prenderle. Tre tragedie che mi hanno fatto pensare e ripensare all’idea di mito che ha la società di oggi.

La morte di Marco Simoncelli, le devastazioni e alluvioni della Liguria che hanno seminato morte e distruzione e la situazione dell’italia. Tre tragedie, in un modo o nell’altro che hanno messo e mettono alla prova l’animo umano con esiti inaspettati. E’ in questi momenti che nascono i miti, secondo me. O che ci accorgiamo della loro esistenza.

Il 23 ottobre guardavo il motogp con il mio ragazzo, a casa mia in quel di Novi Ligure. Stavamo facendo colazione, e il motogp di Sepang ha preso il via mentre sorseggiavamo il caffè. Poi è successo. Al secondo giro se non sbaglio. Mi ricordo ancora la sua testa riccioluta, immobile sull’asfalto. Troppo immobile. E lo sguardo del mio ragazzo, con una mano sulla bocca e gli occhi impietriti, come a dire no, no, no,no ti prego, no, no, no…che una parte di te sperava che fosse “solo” in coma o svenuto, che poi si sarebbe ripreso, ma l’altra lo sapeva bene che Simoncelli non sarebbe più tornato.

Io non seguo il Moto Gp. Quella mattina ero sintonizzata sulla gara non so neanche io per quale motivo. Io Simoncelli me lo ricordavo solo pe rla parlantina che sembrava una caricatura di quella di Valentino Rossi, e le battute sempre spiritose e quel sorriso stampato in faccia che sapeva di buono, di puro e sincero. Sapeva di uno che era felice della proria vita, e lo credo bene direte voi. Uno che se la stava godendo, che se l’è goduta fino alla prematura fine.

Un mito, in poche parole. Un esempio per i tanti giovani che seguono lui e il Valentino Nazionale.

Io non so quanto ho pianto, quanto ho pianto a rivedere le immagini di lui che vince e spalanca le braccia a mo’ di angelo sulla sua moto, di lui che ride e scherza con tutti e che adesso non c’è più. Mi ha fatto male quella morte, in un modo che non mi aspettavo. Perchè io Simoncelli non lo conoscevo, neanche sapevo se aveva vinto qualcosa, me lo ricordo solo come un burlone, un simpatico e bravo ragazzo. Uno che se passavi per strada e lo salutavi di sicuro ricambiava e non se la tirava. Forse è questo che mi ha colpito. Poi c’è stato il funerale, la chiesa gremita, il piazzale fuori strapieno. C’ è voluto il maxischermo per seguire il funerale. E applausi e lacrime. Simoncelli è entrato nella Storia. E ci fa un immenso piacere. Un bravo ragazzo strappato alla vita diventa per forza un mito. Simoncelli, come i suoi fans scrivevano in tutti i modi davanti al cancello di casa sua, è entrato nella leggenda.

Pochi giorni dopo il diavolo sotto forma di acqua ha devastato uno dei luoghi più belli del mondo, le Cinque Terre e parte dello spezzino e della Lunigiana.. Paesi spazzati via dalla furia dell’acqua. Famiglie rovinate. Morti. Guardavo le immagini di Monterosso e non ci potevo credere, io che a Monterosso ci avevo vissuto con i miei per un’estate intera, a gestire il cinemino del paese. Ho visto il paesello devastato e le parole del sindaco mi sono rimaste impresse nel cuore: “Monterosso non esiste più”. E’ vero, credetemi. La Monterosso di un tempo non c’è più. Il mito delle cinque Terre si è sbiadito.

Tra i morti c’è stato il volontario della protezione civile Sandro Usai, originario della Sardegna. Qualche istituzione al funerale era presente, ma di certo non c’era la folla di Simoncelli. Che paragone stupido, direte voi. Avete ragione, suppongo, anche perchè io per quel volontario, sono sincera, non ho versato una lacrima. Per Simoncelli ho pianto. Non è normale. Sandro è morto per salvare delle vite, Marco è morto mentre correva in moto. Marco è un Mito, mentre Sandro è un eroe silenzioso. Quelli che fanno tanto per tanti, senza fare rumore. Un eroe invisibile. Un mito invisibile non lo si puo’ definire, sarebbe una contraddizione in termini: il mito per essere tale deve essere visto e noto. Eppure i miti sono coloro che fanno qualcosa di grande nella vita che merita di essere ricordato ed essere preso ad esempio: salvare le vite, o morire provandoci, non  basta?

Sandro è certamente stato ricordato dal vescovo e dai suoi cari come un eroe che l’Italia non si dimenticherà. Voi ve lo ricordate? Sapete chi è Sandro Usai?

E poi è arrivato il maledetto 4 novembre che ha distrutto la mia amata Genova.

Quella mamma, Shpresa, morta nell’androne del palazzo della ” maledetta” via Fereggiano,  morta per cercare di proteggere le figlie, Janissa e Gioia, decedute anch’esse nella tragedia, non è forse un mito? Quella ragazza, serena Costa, che è morta annegata in quella “maledetta” via per andare a prendere il fratellino a scuola, non è un mito anche lei? Non merita le nostre lacrime? Certo che le merita, e stasera mentre scrivo ho il magone, significa che qualcosa si è mosso nella mia coscienza perchè quando penso a quella valanga di fango e acqua che ha massacrato la mia città non sto male solo perchè la mia bella Genova è stata deturpata da un’alluvione, ma penso a quelle vite spezzate perchè si trovavano al posto sbagliato nel momento sbagliato. E sono morte mentre cercavano di salvare qualcuno, chi i figli, chi il fratello.

Ci ricoderemo di loro? Io spero di sì. Mi ricordero’  di quel padre che in televisione non riusciva a parlare al pensiero che la figlia non c’era più, portata via a 19 anni dall’acqua, mentre riaccompagnava il fratello a scuola. Una ragazza piena di vita che mandava cv ovunque per cercare lavoro in questo paese fallito, una ragazza piena di sogni come lo siamo noi, come lo era il Sic, anche se il Sic il suo sogno lo aveva realizzato. Forse per questo è diventato un mito, perchè lui ce l’ha fatta e tanti giovani sperano di farcela come noi. E’ più bello essere come il Sic, che non come una ragazza qualunque, precaria e disoccupata che  muore salvando suo fratello. o un volontario che scompare cercando di salvare delle vite.

Sic è un mito, ma anche gli altri lo sono. Mi ricordero’ di quegli eroi silenziosi, quelle centinaia di ragazzi che hanno spalato fango instancabilmente e hanno aiutato come potevano. Eroi vivi, in carne e ossa, che sono fra noi. Gli ultras dello stadio hanno preso la pala e hanno spalato con la sciarpa della Sampdoria e del Genoa appesa al collo, i ragazzi che di solito vediamo occupare scuole e strade si sono rimboccati le maniche per dare una mano. Non  c’è stato spazio per contestazioni e violenza, solo del sano lavoro e altruismo. Segno che in Italia c’è qualcosa di immensamente buono in mezzo a tutto questo fango. Segno che i miti sono anche fra noi, qui e adesso.

Poi allargo la visuale e da Genova salgo fino a vedere la Liguria, il nord Ovest, il nord Italia, fino al centro e giù fino al tacco dello Stivale. Guardo l’Italia dall’alto che sta vivendo la sua tragedia, la nostra tragedia. E qui non vedo miti.

C’è solo un morto, il nostro paese. L’Italia di un tempo non c’è più, il paese come lo conoscevamo è destinato a cambiare. E forse un po’ ci spero, se il cambiamento sarà in meglio. Il Silvio se n’è andato, con immensa soddisfazione da parte di quasi tutti, anche da parte di chi gli voleva bene. Qui non ci sono eroi silenziosi, miti da esaltare, medaglie d’oro da dare. Qui c’è spazio solo per la vergogna.

La politica italiana ha fallito, il Sistema ha fallito. L’Italia rischia la bancarotta e ogni giorno guardiamo lo spread,  diventato una fastidiosa presenza quotidiana (chi se lo filava fino a qualche temp fa?) insieme alle aperture dei mercati che ci danno il buongiorno (che negli ultimi tempi non è mai un buongiorno). La salvezza del nostro paese dipende dai mercati.

Un gruppo di banchieri, professori e avvocati al governo forse ( e dico forse)  ci salverà dal baratro. Ma tanto la tragedia è ormai compiuta, l’Italia come la conoscevamo è morta. Ora tutti sperano che quel gruppo di tecnici faccia il miracolo. Ma quegli uomini non sono mitici, fanno solo il loro lavoro.  Possono diventarlo, se si smarcano dal passato e e dalla politica italiana, lo spero ma ne dubito.

Pero’ l’Italia puo’ ancora rinascere. Lo puo’ fare perchè ha dimostrato di tirare fuori le palle quando serve, di spalare fango a testa bassa se serve, senza lamentele ma solo con l’obiettivo di portare a casa un risultato. Il nostro paese non è fatto solo di santi, poeti e navigatori. E’ pieno di eroi silenziosi.  La rinascita del paese non è in mano ai Monti o ai Passera. Non stiamo a guardare questi che combinano, con le facce perse e assonnate come i parlamentari al Senato che ieri quasi si stavano addormentando con il discorso di Monti. Siamo svegli e vigili e proviamoci noi a farlo ripartire, questo paese.

Possiamo essere noi il nostro mito. Il Sic lo è per tanti giovani, come Serena che lo sarà  di sicuro per suo fratello e la sua famiglia, come  Shpresa che lo sarà per suo marito e per chi ha lasciato e Sandro che lo sarà per la sua terra. Ma anche come tutti quegli eroi silenziosi e vivi tra noi che lavorano ogni giorno e di cui neanche ci accorgiamo, un padre che si spacca la schiena per mantenere la famiglia, una madre che bada alla casa e fa felici tutti in modo miracoloso o fa tre lavori per mantenere il bimbo perchè è rimasta sola. Un ragazzo che nonostante la laurea fa lavoretti per mantenersi ma nel suo sogno continua a crederci. Mio padre che benché stia vivendo un momento difficile, continua a sorridere e a lavorare come un mulo perchè sa che prima o poi si uscirà da questo tunnel tremendo e non passa giorno che non mi baci sulla testa per ricordarmi di essere felice, che è quella la cosa più importante. O mia madre che tra mille difficoltà continua a fare i suoi miracoli, quelle mille cose che sanno di amore e di buono e che solo le mamme riescono a fare.

Questi, secondo me, sono i miti in cui dobbiamo credere e di cui dobbiamo seguire l’esempio.

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25 thoughts on “Il senso del mito

  1. che articolo bellissimo Ange!!!Sai in questi gg dopo la caduta del governo e l’arrivo di Monti sentivo qualcosa che tu hai descritto come vergogna. prima di leggere il tuo pezzo nn sapevo cos’era. Vergogna e scontento x una situaziome paradossale dominata da indici pazzi dove i numeri sono un’opinione. comunque ripeto Ange sto pezzo é semplicemente stupendo. i miss u xo

  2. Cara Maga,

    innanzi tutto complimenti per l’articolo: profondo e commovente, hai colto nel segno il vero problema. Il problema non sono le persone è quello che io chiamo il “Sistema”.

    Mi spiego: ad un certo punto scrivi: “Un gruppo di banchieri, professori e avvocati al governo forse (e dico forse) ci salverà dal baratro.” e io resto scioccato e scandalizzato. Ma come? Non abbiamo capito nulla allora? Per fortuna scrivi “forse” e lo ripeti fra le parentesi, per cui mi resta ancora una speranza e vorrei portare qui il mio ragionamento.

    Fin dalla metà del secolo scorso l’economia si è arrogata il diritto di indicare al mondo politico la strada da seguire per tendere al benessere (sarebbe ancora da definire cosa sia il benessere veramente, per l’economia significa “avere soldi”) e quindi è stato introdotto il concetto del PIL.

    Affinché ci sia benessere il PIL deve crescere attorno al 3% annuale. E qui casca l’asino. Questa in matematica è definita una progressione geometrica (quindi a crescita esponenziale). Credo che tutti sappiate che cosa sia, ma riporto un esempio: se sulla superficie di un laghetto mettiamo una ninfea che raddoppia la propria dimensione ogni giorno. Giorno dopo giorno la pianta sembra piccola e così si decide di lasciarla crescere, ma il giorno 28 ci si accorge che la pianta occupa già un quarto della superficie e ci si interroga se non sia il caso di toglierne una parte. Gli stolti penseranno che ci vogliano altri 84 giorni (3x 28 giorni) prima di mettere in pericolo la vita all’interno del laghetto, ma in realtà questo avverrà solo 2 giorni dopo!

    Analogamente l’economia vorrebbe imporci una crescita infinita (aumento del 3% del PIL annuo) in un mondo finito, cosa evidentemente impossibile. Già durante il secolo scorso Kenneth Boulding ha scritto che: “Chi crede che una crescita esponenziale possa continuare all’infinito in un mondo finito è un folle, oppure un economista.”

    Concludendo vorrei lanciare un appello ai miei connazionali: -“Non aspettate che siano il governo o il mondo economico a salvarci dalla crisi; non lo faranno perché questo non è possibile!”. Possiamo uscirne solo rimboccandoci le maniche e cooperando tutti insieme, proprio come la Maga ha descritto nel suo articolo: “Siamo svegli e vigili e proviamoci noi a farlo ripartire, questo paese.”

    Dobbiamo riappropriarci del nostro tempo, basare la nostra sopravvivenza sulla cooperazione e sull’aiuto reciproco; lasciare da parte i soldi e l’economia e vivere secondo natura. E’ solo da qualche secolo che non lo facciamo più e le cose si stanno mettendo veramente male.

    Consigli? Qualcuno l’ho scritto sul mio blog riguardante il downshifting: http://volontariamentesemplice.wordpress.com

    Un abbraccio e un bacio a tutti,

    Uomo_Linux

  3. Mah, veramente l’ultima volta che sono stata a Milano non ho visto che ipad, vestiti di lusso e suv… ditemi voi dove sta la crisi, per favore, ché io non la vedo. La verità è che gli italiani si lamentano e basta, hanno un sacco di soldi, invece!
    Scusa ma riguardo al pilota potremo evitare queste commozioni: questi lo sanno benissimo cosa rischiano ad ogni gara.

  4. Io credo che gli italiani amministrino male i soldi. Se i soldi non ce li hai non ti compri l’iphone e non indossi stivali di marca e non ti prendi il cappottino nuovo ad ogni stagione (io ho visto tutti col cappotto/giaccone nuovo di pacca, io sembravo una barbona in confronto!). I negozi a Milano – e non parlo di via Montenapoleone ma di zone normali – sono tutti di lusso e con prezzi assurdi. Solo cachemire! La gente tutta parrucchierata e tutti i bar pieni, per non parlare dei ristoranti.

    • Io credo che la gente abbia il diritto di spendere i propri soldi come meglio crede.
      Detto questo dovresti pensare che stai parlando di Milano, una delle città più care d’Italia e capitale della moda mondiale, ovvio che sia piena di negozi di lusso.
      Non può essere presa come esempio dell’andamento delle cose.
      Inoltre questo lusso manda anche avanti l’economia della città, come del paese. Chissà quanti commessi ci saranno a Milano, con tutti quei negozi, E immagino che prendano uno stipendio normale, non siano milionari.
      Ultimamente l’esempio dell’iPhone si sente molto.
      Sì, costa 700 euro, ma lo puoi avere con 40 euro al mese chiamate incluse. C’è chi spende di più solo di bolletta.Il Suv è già un esempio migliore.
      Stai tranquilla che chi vedi in giro con l’iPhone è gente, anche normale, ma che se lo può permettere, Chi non arriva a fine mese non si prende l’iPhone, pensa piuttosto a mangiare e pagare l’affitto.
      Alla fine di tutto l’economia deve girare: se tu non compri l’iPhone o il cappotto o gli stivali, le ditte chiudono, i negozi chiudono, e migliaia di lavoratori si ritrovano a spasso. La gente tutta parrucchierata che affolla bar e ristoranti, permette di portare a casa la pagnotta a un sacco di gente.
      Io comunque penso che molti la ricchezza se la siano costruita facendosi il mazzo e risparmiando, quindi non vedo perché non dovrebbero togliersi degli sfizi dopo una vita di sacrifici, e perché dovremmo giudicarli. Io più che altro li prenderei come esempio.
      Ovviamente esclusi, politici, calciatori, concorrenti di reality e tutta la gente di quel calibro. Io parlo di Lavoratori.

  5. Ehi, ti senti per caso messo in causa? La mia era solo una semplice osservazione! Dove vivo io (all’estero) la gente non è così e l’economia gira lo stesso.
    Oltretutto parlo da ex milanese e ti assicuro che prima i negozi di lusso erano circoscritti alla zona Montenapoleone/San Babila/Solferino ecc., invece ora ho visto negozi solo di lusso, ovunque. Io vorrei solo capire se la crisi tanto urlata dai giornali è reale o meno. Poi se la gente spende i suoi soldi in I-phone ecc. fatti suoi, ma che non venga a lamentarsi che non ne ha.

    • Se si potesse Alex ti metterei il LIKE 🙂
      Dopo aver vissuto all’estero per anni ed essere tornata da poco in Italia (in attesa di ripartire) fare il week-end a Milano mi dà una leggera nausea… troppi negozi, troppa gente intenta a sperperare lo stipendio in inutilità…. da ex milanese mi ritrovo completamente spiazzata: non faccio più parte di questo gruppo e mi rendo conto di non avere assolutamente nulla in comune con loro….e, sai una cosa, ne sono proprio contenta 🙂
      La crisi c’è e non c’è: ovvio che chi ha il suo bel lavoro a tempo indeterminato non la sente, ovvio che chi ancora fa lo studentello alle spalle di mamma e papà non la sente, eppure la crisi c’è e, nell’ultimo periodo, molti lavoratori hanno perso posto e stipendio….
      C’è anche da dire che in questo Paese esistono tanti stupidi, stupidi che devono per forza comprarsi vestiti di marca e cellulare all’ultima moda per poi lamentarsi di non avere i soldi per pagare l’affitto e comprarsi da mangiare … e io ne conosco di gente così, esistono, ve lo posso assicurare…..

      • Guarda io rimango convinto che chi abbia reali problemi a pagare cibo e affitto, non pensi minimamente a vestiti di marca e cellulare all’ultima moda.
        Chi lo fa è perché in fondo può. Magari anche rinunciando a cose più importanti, come un’auto. Ma i beni di prima necessità come casa e alimenti no.

      • Bene, pure io sono un’ex milanese, nel senso che sono nata e ho fatto le scuole fino al liceo a Milano. Il week-.end a Milano non mi dispiace, se voglio un bel cappotto lo trovo subito e pure della mia taglia (XS – un po’ arduo in Svezia!). Considero Milano un buon posto per acquisti ma nulla di più, non vivo di questo mentre pare che l’italiano si nutra ancora di questi miti. Forse però è sempre stato così e io me ne sono dimenticata. CIao a tutti : )

  6. Non mi sento chiamato in causa, ho semplicemente detto la mia.
    Inoltre, secondo me, molti urlano alla crisi perché ormai è la moda del momento.
    Non sto dicendo che non ci sia, ma che molti in realtà non la sentono per niente ma si atteggiano in modo contrario.

    • Nicolò grazie della risposta, come hai letto sotto, volevo solo capire. Sono contenta che tu nno ti sia sentito messo in causa : ) nessuno ce l’ha contro chi ha un I-qualcosa (solo che in Italia io avrei paura di averne uno in borsa!). Quello che ho visto mi ha molto colpita e non coincideva con le notizie pubblicate sui giornali. Oltretutto sono ormai abituata alla Svezia dove ci sono sì gli Ipoda, pad ecc. ma c’è meno ostentazione o solo piacere di esibire cose belle. È una questione di cultura e religione (protestante) diversa. Ciao

      • Figurati, anzi mi scuso se il mio primo commento è sembrato una critica alla tua risposta. Purtroppo è l’argomento in se che a volte ci rende nervosi 🙂

  7. Ragazzi avete tutti ragione a modo vostro. Io stessa mi sono lamentata in questo post https://lamagadioz.com/2011/10/30/da-qualche-parte-oltre-larcobaleno della crisi che c’è e non c’è, dell’apparire a tutti i costi con telefonini e abiti firmati anche se poi ti mangi pane e acqua quando non ti vede nessuno…l’Italia è fatta così e non possiamo farci nulla. Non conosco la Svezia, dove sicuramente sono più sobri. Ma tutto il mondo è paese. E come diceva Tolstoj, tutte le famiglie felici si assomigliano, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo.

  8. No problem, Maga, mica volevamo litigare, Ho solamente argomentato con Nicolò per cercare di capire visto che vivo all’estero ormai da diversi anni e quando torno non vedo quello di cui parlano i giornali italiani (che leggo regolarmente online). Con questo non inneggio alla Svezia e non penso che l’Italia sia meglio – perché nessun Paese è superiore ad un altro e nessun Paese è privo difetti – volevo solo capire se quel che ho visto era vero oppure no. Da esterna sembrava proprio che non ci fosse nessuna crisi… ma forse sono io che stando fuori ho dimenticato come è fatta l’Italia. Un po’ ero già diversa ma ora davvero non mi riconosco in molte cose italiane, anche se apprezzo sempre la cultura, l’eleganza ecc. italiane. (ci mancherebbe!) : )

    • Tranquilla Alex non volevo intromettermi, volevo solo dire la mia sull’argomento che alquanto spinoso da quello che vedo. Tu non ti riconosci in molte cose, io invece mi sento in un limbo…vivere all’estero ti scardina da tutto. Quando torni poi sei sfasata e prima che rimetti “in bolla” ce ne vuole…semmai uno ci riesce….

      • Infatti è così! Pensa a chi già non è mai stata ‘in bolla’ perché di origini diverse. Certo, un po’ ero pure io così, nel senso cehe ci tenevo ad essere carina e ci si adatta sempre al Paese in cui si vive, ma non me ne è mai importato nulla delle firme ecc. Saluti da una scardinata a vita : )

  9. Comunque qua a volte mi sento un po’ ‘italiana cagona’, almeno così mi vedono alcuni svedesi. Per loro sono sempre elegantissima (ma dove?). L’italianità, sebbene anche solo a percentuali minime, salta sempre fuori… Il che è un bene, perché un fidanzato americano una volta mi disse: tu sei italiana solo nelle cose belle. Carino, no? Ecco, io penso che dovremmo sentirci tutti così.

    • Eh, già, ma una fatica abitarci, anche per il clima. Prima di abituarti ce ne metti, anche se tutto pare semplice all’inizio… Non è un Paese anglosassone.

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