Ma chi me lo fa fare?

Domenica scorsa ero in quel della Liguria, che da quando vivo in Basso Piemonte mi manca più della Nutella da quando mi sono messa  dieta, una cosa incalcolabile. Mi sono alzata di buon mattino e ho guardato fuori dalla finestra: il sole iniziava a splendere nel cielo, e mentre il resto del Nord Italia batteva i denti e indossava piumini, da me c’erano quei gradevoli 12 gradi che quando mai a novembre? C’è un clima in Liguria che non sembra di essere al nord. Avrà tanti difetti, ma secondo me come clima e paesaggi è la più bella in Italia. Non sono di parte, eh? 😀
Ho deciso che sarei andata a correre in passeggiata. Il sole stava finendo la sua alba, pronto a spiccare in alto nel cielo e i suoi raggi dorati si riflettevano sulle increspature del mar Ligure. E io correvo guardando il mare che per poco prendo una tronata contro il palo, ma non mi importava. Mi sembrava di assistere a un miracolo, mi chiedevo se il paradiso che noi tanto cerchiamo magari è proprio qui, in posti come questo.

Non certo dove lavoro adesso, o almeno non per me. Paesello grazioso, per carià, pieno di cioccolatini e baci di dama. Ma dopo le quattro del pomeriggio neanche Stephen King riuscirebbe a immaginarsi un paesaggio tanto funesto e lugubre. Io una nebbia così non l’ho mai vista. Roba che se la tagli con un coltello davvero ti rimane un pezzo in mano. Magari è la faccia del tipo davanti a te che non hai visto, ma di sicuro c’è anche un po’ di nebbia dentro. La nebbia per i liguri è un po’ come la cintura di sicurezza per i napoletani: non sanno cos’è e quando la vedono, la rifuggono, non la accettano e non sanno come prenderla. Mio padre l’altra volta in mezzo alla nebbia, per fare due chilometri di strada e accompagnarmi a casa, si è perso e ha dovuto chiedere indicazione ai vigili.

Tutto questo prologo non serve per dirvi che la Liguria è bella e il Basso Piemonte un po’ meno ( anche se è vero :-D) ma per introdurre un altro argomento. Quando guardavo il mare e correvo con la faccia storta per non perdermi neanche un momento, non ho potuto fare a meno di domandarmi: ma io questo spettacolo lo devo godere solo a tratti, solo quando ho tempo?

Perchè? Io mi affanno ogni giorno, per cosa? Io e tutti rincorriamo chimere e ci perdiamo la bellezza dell’essere qui, adesso, con  noi stessi, nel mondo. Io sto vivendo un periodo difficile, lavorativamente non va come sperato e il posto dove vivo non mi piace perchè sono lontana da tutto. Sto passando la mia vita a cercare il lavoro perfetto, la posizione giusta che la Società pretende da me dopo tutto quello che ho fatto (studi, esperienze e casini vari che da qualche parte dovrebbero portare, giusto?). Ma se la Società funziona in modo asimmetricamente malato, se al merito non corrisponde un eguale premio sociale, perchè io mi devo fare due budella così? E’ colpa mia se nonostante cio’ che sono, non sono riuscita a fare quello che speravo? Io mi guardo indietro, valuto tutto il mio percorso. Ho fatto errori, certamente, come tutti. Ma se metto sulla bilancia da una parte gli errori e dall’altra gli sbattimenti, scusate ma il piatto  pende da quest’ultima parte. E sono sicura che anche a voi darebbe lo stesso risultato.

Io non voglio più farmi del nervoso, non voglio che una posizione sociale annerisca la mia anima e mi faccia perdere la bellezza della vita che non è il posto di lavoro giusto, ma è ogni momento, ogni istante. Ognuno di noi (non parlo per assassini e simili..) dovrebbe essere fiero di quello che è e di quello che ha fatto. Sentirsi grande, nonostante tutto. nonostante la società (mi son rotta, adesso lo scrivo con la s minuscola)  non lo capisca.

Passo dei momenti di completa apatia, per cosa? Perchè non ho trovato il lavoro giusto? Vabbè ne cerco un altro e ci rido sopra. E intanto mi guardo il mare della Liguria, respiro, vivo, mi godo le bellezze della vita e l’amore della mia famiglia e del mio ragazzo. Che poi quando uno è così nero finisce per non apprezzare e vedere chi gli sta intorno e vuole il meglio per lui e tgli esprime tutto il suo affetto e apprezzamento.

Quando vedi così nero, perdi i contorni delle cose. Ti passa tutto o meglio tu passi attraverso tutto come se fossi dentro una bolla e il mondo ti sfiorasse. Tu non lo senti il mondo perchè hai scelto di isolarti. Perchè non sei contento di come vivi e non trovi una via d’uscita.

Ma perchè la mia felicità deve dipendere da come la società vorrebbe che fossi? E poi, di che società stiamo parlando? Delle vallette e dei politici, dei raccomandati e dei Grandi Fratello? Dove sono gli esempi da seguire?

Cosa faccio, passo la mia vita a scalare sta belin di società, e quando sono arrivata che ho risolto? Si, sono manager. Ma nel frattempo mi sono persa la vita. Cosa me ne frega di avere lo yacht a sessant’anni, se mi sono persa gli anni migliori a cercare una posizione per ottenerlo, perdendo magari pezzi importanti della  mia vita per strada?

Il mio sogno non puo’ essere diventare manager. Quella è un’aspirazione, un obiettivo. Ma non merita l’appellativo di sogno.  E anche essere felice non puo’ essere un sogno, perchè la felicità è la chimera delle chimere, l’effimero dell’effimero. Come dice il mio ragazzo, lui non cerca la felicità ogni giorno perchè non si puo’ essere sempre felici, non è una condizione umana permanente ma semmai sporadica e rara (quando si è fortunati).

La serenità invece sì. Quella si puo ‘ avere ogni giorno, quella dipende solo da noi e da come ci poniamo nei confronti della vita. Possiamo essere sereni adesso, ora. Possiamo essere sereni nonostante tutto o a causa di tutto. Io devo esserlo solo per il fatto di essere qui a scrivere, mentre di là in salotto mia madre sorseggia il caffè davanti alla tv e mi stira le camicie (santa mamma!) e papà tra poco mi viene a prendere per portarmi a lavorare. Anche se il lavoro non mi piace, anche se questa città è grigia ma magari  la gente che ci vive la ama, ed è serena. Nonostante la nebbia.

Poi ci sono le situazioni gravi, dove la preoccupazione per il futuro spazza via qualsiasi serenità. Perchè chi perde il lavoro e ha una famiglia da mantenere difficilmente puo’ essere sereno. Pero’ conosco persone che sono eccezioni pure a questa regola, che benchè spalino merda ogni giorno lo fanno con il sorriso in faccia sapendo che prima o poi usciranno dal letamaio. E saranno solo rose e fiori profumati.

Tanto, spalare merda da incazzati a che serve? Peggiora solo le cose. La rabbia che sentiamo e vediamo ogni giorno in questo paese, dove ci ha portati? Ci ha reso migliori? Ha reso l’Italia un grande paese o un paese di grandi incazzosi? Io non dico che dobbiamo andare tutti in giro con la faccia da beoni e in stile porgi l’altra guancia. E il Signore non me ne voglia, ma  a quello stadio ci devo ancora arrivare, ci sto lavorando comunque, tranquillo. 🙂

Dico solo che il mio sogno è essere serena, nonostante o a causa di tutto. Ed è un sogno facilmente realizzabile.

E la chiudo qui che rischio di arrivare tardi a lavoro!

Un bacio a tutti gli aspiranti sereni e complimenti a chi lo è già! 🙂

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19 thoughts on “Ma chi me lo fa fare?

  1. Carissima hai perfettamente ragione,essere soddisfatti di noi stessi indipendentemente da quello che la società italiana ci richiede,è il miglior sogno! Ma nonna mi diceva che la serenità è la miglior cura di bellezza e lei ha fatto la guerra…
    Grazie per aver condiviso i tuoi pensieri,mi consola sapere che non sono la sola a pensarla così.
    Un abbraccio,Michela.

  2. Ho trovato per caso il tuo post su ‘Italians in fuga’, e ti dico solo che negli ultimi mesi ho gli stessi pensieri tuoi… forse un po’ più tristi, malinconici e ripetitivi..

    Sono come paralizzata, bloccata nell’inazione… Lottare? E per cosa? A volte non trovo una risposta abbastanza convincente. Tutto pare sciogliersi al sole… anche gli affetti.

    E sommato a questo, ho una discreta paura di fallire in qualsiasi cosa faccia o solo ipotizzi di fare.

    Per cui, eccomi qui, alla ricerca dello stage giusto in Germania nel tentativo di evadere da questo Paese (che tutto sommato amo) – scartando ogni giorno proposte nuove, non convinta del mio futuro in quel determinato settore o zona… E’ solo una scusa perché non me la sento di partire per una nuova avventura, perché temo di fallire, perché temo i giudizi altrui..

    Spero di cercare presto un po’ di serenità…

  3. Ma chi c’è lo fa fare in effetti, sono anni che mi sembra di salire le scale, un gradino per volta, ma ogni volta che guardo su è sempre piu lontana la meta (semmai ci sia una meta in cui fermarsi) e se guardo in basso è come non esser mai partiti…alla ricerca del lavoro perfetto (nonostante non potrei lamentarmi del mio) del contratto che mi dia la tranquillità..etc…

  4. Avevano ragione le nonne (che avevano fatto la guerra)! Basta lamentarsi, tiratevi su le maniche e via. Un tetto sulla testa lo avete e da mangiare pure.
    “You have to die a few times before you can really live.” ― Charles Bukowski, The People Look Like Flowers at Last

  5. ho iniziato a seguire il tuo blog mesi fa e devo dire che quello che scrivi lo condivido in pieno.
    io sono una giornalista disoccupata e per mantenermi faccio la commessa ,un lavoro iniziato quando studiavo e che adesso mi aiuta ad arrivare alla fine del mese.
    onestamente non vedo futuro qui in Italia e se tutto va bene provero’ l ‘avventura australiana come hai fatto tu.
    leggendo i tuoi post mi sembra di capire che stai affrontando una situazione difficile ,ma mi chiedo :perche’ non ritenti di tornare a Sydney ? forse eri non del tutto realizzata(come qui,mi sembra)ma almeno la serenita’ di cui parli l’avevi trovata.

  6. Cara Angelica,
    io che ora mi trovo a Sydney e ho un buon lavoro dico che sia Australia o Italia in fin dei conti poco importa, ci sono cose come famiglia, amici, amore che di fronte a dei soldi valgono di piu’.
    Bisogna capire come affrontare questo stress che ci impongono, queste assurde regole che non ci fanno vivere piu’ come prima. Qui downunder come sai si sta molto piu’ in relax, ma anche loro hanno problemini, comunque meno di noi di sicuro.
    Il mio futuro sara’ a casa, lo e’ sempre stato e sono felice di aver potuto conoscere un posto cosi’ meraviglioso come la terra dei canguri. Ma proprio perche’ rispetto questo posto non potrei mai viverci.
    I credo che se non sei soddisfatta del lavoro dovresti lasciarlo, mi dirai matta!, ma io ho fatto cosi’ e da allora sto benone e ne ho trovato uno migliore! Lo so che i soldi servono per vivere, ora non chiedo quanto prendi ma posso immaginare la media di una giovane donna che lavora in Italia… beh, tra benzina, cibo, manutenzione macchina e vestiario (per quanto poco anche in ufficio ti devi ben tenere ahime’), beh se fai 3 conti ti conviene? A me non conveniva, stare a casa e tipo che ne so aiutare i miei o fare altri lavoretti, ed andare al prestigioso lavoro d’ufficio, beh non mi entrava in tasca quasi nulla alla fin fine, ho messo giusto via i soldi per venire in Australia a lavorare. Quindi ho cercato altrove, passando dei mesi stile “disperata” (prendere della carne era quasi inaccessibile allora!) ma stringendo i denti sono riuscita. Ora non mi fa veramente paura nulla. Lavoro ce ne sara’ sempre, ed anche gente che lo vuol fare. La differenza e’ cosa vogliamo fare. Quando ho lasciato il mio bel lavoro sottopagato ho proposto ad una mia conoscente in cerca se voleva andare, insomma erano sempre 1200 euro (dico sottopagato perche’ ero via praticamente tutti i giorni, tornavo solo il week end ..) e mi son sentita dire che era troppo pesante.. insomma io lo intendevo solo un modo per iniziare, fare un minimo di esperienza che non fa male e poi prendere le decisioni. Finale? Ora sono in ufficio a Sydney, posso dire che ho un bel lavoro dove ogni giorno scopro una parola nuova, la mia amica ancora al call center a tempo det.
    Se domani mi dicono che c’e’ bisogno di lavare i cessi io non mi tiro indietro, e penso anche i miei colleghi qui; i miei colleghi italiani, ed anche quelli senza lavoro, probabilmente non lo farebbero mai.
    Insomma chiedo a tutti quelli che leggono, secondo voi le persone che conoscete e che non lavorano, lo stanno veramente cercando? sarebbero disposte a tutto pur di lavorare? andrebbero a lavorare anche nei campi pur di portare a casa qualcosa?

    • Mi sembra un po’ amaro come commento…non apprezzo mia madre perché mi stira le camicie ma perché esiste e mi da amore e questo mi basta per essere serena. Mi spiace per te se la tua famiglia non e’ fondamentale per la tua serenità. Per me lo e’ e ne vado fiera.

      Inviato da iPhone

      • Mi spiace Maga, ma ha ragione Alex, non si puo’ a 30 anni vivere ancora con i genitori! All’estero forse esagerano a buttarti fuori appena hai 18aani, ma noi ci rendiamo conto che all’eta’ matura, che uno voglia o meno farsi la famiglia, ma quanto meno dove sarebbe ora di arrangiarsi, c’e’ ancora gente che si fa fare il letto e stirare le cose da mamma?? Mondo pieno di laureati piagnoni che pensano di saper fare chissa’ cosa e che non hanno avuto la buona opportunita’, e percio’ stanno a casa da mammina e papino, a piangersi addosso. Sono stanca veramente di sta gente, i poveri e senza futuro sono ben altri.

      • Io vivo da sola e mia Madre ogni tanto mi viene a trovare e mi da una mano. Mio padre fa il mio stesso tragitto per andare a lavoro e quindi mi da un passaggio ogni tanto: devo sentirmi in colpa per questo? Ma scherziamo? Non sono piagnona mi sbatto come tutti e non ho proprio nulla di cui vergognarmi. Ho vissuto all’estero un anno e mezzo da sola senza l’aiuto di nessuno e mi sono mantenuta egregiamente. Ho una famiglia stupenda e mi spiace per chi non ce l’ha e non la apprezza. Quando parlo di serenità parlo di questo, non di essere mammoni. Leggete bene prima di giudicare.

  7. A me davvero spiace essere fraintesa, ma ancora di più me le fanno girare quelli che travisano le mie parole. Ho mai scritto da qualche parte che è una figata stare a casa con i genitori e combinare niente nella vita? Non ho sempre scritto che invece bisogna lottare per avere quello che si vuole e che bisogna imparare a fregarsene ed ad essere più sereni nella vita? Ad apprezzare anche le piccole cose?
    Mia madre che mi da una mano ogni tanto non è una cosa da apprezzare? Il mare sotto casa mia non è una cosa da apprezzare? Io voglio apprezzare ogni piccola cosa ed essere serena. Lavorativamente non ho avuto quello che credevo, ma pazienza, Non sto piangendo, ne sto prendendo atto e cerco di passare oltre. Cara Oriana e Alex leggete bene prima di commentare a sproposito, rischiando di offendere senza motivo. Grazie

  8. Aperta parentesi.
    Ok, Angelica vive da sola e i suoi ogni tanto le danno una mano. E’ una cosa naturale. E’ l’istinto dei genitori. Cosa siamo animali? A 18 anni giù nella savana a cacciarti da solo la gazzella, vai!
    Un aspetto che terrei in considerazione, se dovessi stare in casa fino a 30 anni, sarebbe il fatto che potrei contribuire al benessere dei miei portando uno stipendio in più a casa. Direi che è il minimo dopo i sacrifici che hanno fatto.
    E comunque, per quanto tu vada a vivere da solo, distanza permettendo, avrai sempre i genitori accanto. Sì, magari ti stiri le camicie o ti rifai il letto ma quando avrai dei figli e lavorerai chi è che li porterà a scuola, li andrà a riprendere, li porterà a casa, e starà con loro fino al tuo ritorno e magari preparerà pure la cena perché arriverai alle 8 di sera?
    La maggior parte delle donne si fa aiutare con i figli dalle madri, e questo è solo un esempio di come i genitori continuano a darti una mano anche quando te ne vai di casa.
    Chiusa parentesi.
    Per commentare il post direi che è una questione di priorità, che sono diverse per ognuno di noi. Fermo restando che bisogna sbattersene della società e cercare di fare quello che vogliamo, nel limite del possibile.
    C’è chi la serenità la raggiunge con un lavoro semplice ma sicuro, una famiglia, e una casa nella sua città.
    C’è chi invece la famiglia non la colloca esattamente al primo posto e preferisce sbattersi e fare una vita più stressante, fatta di studi, lavori, viaggi, magari un anno qua e un anno la. E magari lui è felice così.
    La felicità è una cosa soggettiva.

  9. Maga sei sempre un mito….non ti offendere per alcuni commenti lasciati alla leggera….se no ricadi nello stesso errore che ti ha portata a scrivere questo post :), dare peso e conto a tutti è errato secondo me, nun ce penzà come diciamo a Napoli….le parole si pesano in base alla bocca dalla quale escono (R.V.)….

    Inviato da iPhone, in macchina, senza cintura e passando con il rosso :):):):)….
    Quando te la vieni a mangiare una bella(vera) pizza a Napoli????

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