Non ne posso più…

Dal titolo del post vi sarete già fatti un’idea su quello che leggerete in queste righe.

Penserete che sono stufa dell’Italia, del nostro sistema malato, del marciume del Parlamento e dello schifo che mi viene su ogni volta che vedo i deputati italiani, di ogni ordine colore e grado. Penserete che sono stufa di un paese dove vige la raccomandazione per trovare anche il più semplice dei lavori, dove i salari sono fra i più bassi in Europa, dove l’euro ha causato più povertà che sviluppo, dove gli immigrati entrano quasi indisturbati e dove i più “fighi” della società continuano a essere calciatori e veline, pure se i primi non amano pagare troppe tasse e le seconde fanno rimpiangere i tempi di Drive In, dove le veline perlomeno erano simpatiche e non avevano paura a mostrare qualche rotondità di troppo…

Ecco, penserete che il mio urlo di disperazione sia per tutte queste cose.

E invece no. Vi sbagliate di grosso. 

Perché trovo ormai banale lamentarsi di questo. Non che non siano gravi, tutte queste cose. Certo che lo sono.

Il mio Non ne posso più….si riferisce alle lamentele.

E odiatemi pure, ma la penso così.

Io sto vivendo un periodo davvero duro. Per me e la mia famiglia. Avrei tutti i motivi per lamentarmi, piangere e disperarmi e qualche volta l‘ho fatto, credetemi.

Ma poi mi sono fermata un attimo a pensare. Ma a cosa servono queste lacrime versate? A cosa serve il mio costante complaining? Perché devo fare la vittima?

Io non so se riceverò lo stipendio il prossimo mese. Il lavoro mi piace ma il momento è duro, e magari chi mi legge sta vivendo la mia stessa situazione. Ci sto male e faccio fatica a dormire la notte.

Penso sia ingiusto, penso che non me lo merito e mi sale il magone e mi viene voglia di urlare e scappare.

Poi faccio l’errore di accendere la televisione e l’orrore si trasforma in tragedia perché non sento altro che brutte e sconfortanti notizie non solo dal mio paese, ma dal resto del mondo.

L’umanità intera se la sta passando male in questo periodo. E il nostro paese ci mette il carico da dodici con le manovre economiche senza senso e una classe di governo e di opposizione che farebbe ridere anche la Repubblica delle Banane.

Bene…anzi male. Quindi?

Devo farmi abbattere da tutto questo? Devo attendere inerme che in fondo al tunnel si illumini qualcosa e mi dia speranza per andar avanti? O devo fare io qualcosa per cambiare le cose e fare in modo che il tunnel si illumini prima della fine?

Perché sento solo gente che si lamenta? Ovunque, dai talk show ai vari social network, la società italiana sembra fatta solo di persone capaci di lamentarsi ovunque e comunque.

Io sono stufa di queste persone. Io ammiro chi, zitto zitto, prova a rialzarsi da queste ceneri, con umiltà e perseveranza, senza vittimismi. Perché tanto così gira il mondo e non saranno le nostre persistenti lamentele a fargli cambiare ritmo o direzione.

Io sono sempre stata una lamentona da paura. Poi a poco a poco, anche grazie al mio ragazzo che è l’anti-lamentela in persona e mi “bastona” ogni volta che provo a criticare qualcosa…ho capito che mugugnare non serve a nulla.

Sono le azioni, i fatti che cambiano il mondo. Il nostro piccolo mondo e magari, quello grande grande dove tutti viviamo.

Tempo fa scrissi il post “Io non ho paura” in cui ribadivo più o meno queste cose. Oggi sento la necessità di ripetermi e mi spiace se vi annoio. Ma se in quel post parlavo del fatto che dovremmo fare più attenzione alle cose belle che ci circondano ( e ce ne sono tante) e al fatto che l’epoca in cui viviamo oggi è la migliore in assoluto per il confort e il progresso tecnologico ottenuti…in queste righe vorrei ribadire un concetto un po’ diverso.

E’ una frase fatta, la scoperta dell’acqua per eccellenza ma forse non l’abbiamo capita abbastanza: lamentarsi non serve a nulla.

Anzi, fa male. Fa stare peggio. Offusca la mente, appesantisce il cuore e tarpa le ali. La lamentela è limitante. Non apre la mente, non fa vedere le cose nella giusta prosettiva, non è foriera di nuove e brillanti idee e non porta consiglio. Anzi, il più delle volte peggiora le cose. Perchè nella lamentela la visione di una certa situazione è sicuramente poeggiore della realtà. Dire che viviamo in un paese di ladri ti fa pensare di vivere nel peggiore dei mondi possibili. Ma se analizzi il contesto internazionale e vedi come si comportano gli altri paesi, come certi nostri vicini che rischiano la bancarotta e di strascinare nel vortice anche tutta l’Europa..allora magari inizi a lamentarti meno perchè vedi che il resto del mondo non è messo tanto meglio.

E i soliti lamentosi risponderanno che però a noi manca il mercato flessibile, i salari giusti ed equi, manca la meritocrazia  e altre varie ed eventuali.

Ci sta tutto, è tutto vero. Ma io vorrei sentirmi dire altre cose. Non ne posso più di sentire concetti triti e ritriti che non hanno ormai nessun pregio ma semmai, facendosi così insistenti, rischiano di svuotare il significato del concetto stesso che ribadiscono. A furia di ripetere un concetto,  a furia di descrivere una realtà in modo sempre uguale, se ne perde l’obiettività. Si finisce per abituarsi a questo stato di cose, pure se è uno stato che ci fa schifo.

Vorrei sentire proposte, idee, vorrei sentire gente che non vede l’ora di rimboccarsi le maniche senza aspettare che improvvisamente si illumini la fine del tunnel, ma siano loro a provare ad accendere quella luce con le loro mani e la loro testa.

Non si trova lavoro? Te lo inventi, ti ingegni fino a che non salta fuori qualcosa. Non ti riconoscono il merito? Sono loro che sbagliano, non tu. Se sei davvero meritevole, il tempo ti darà ragione e loro, quelli che non ti hanno capito, si mangeranno le mani. Ma tu non abbatterti e mostrati da subito per quello che puoi fare. E che vali.

Dove lavoro io, un centro divertimenti che stiamo allestendo, il business stenta  a decollare. Tante spese, pochissime entrate. Futuro incerto.  Ci siamo abbattuti, ma poi, finite le lacrime, ci siamo messi a pensare su come potevamo rialzare al sorte di questa nostra “creatura”. Ci siamo inventati feste di compleanno e serate a tema ambientate in un posto fantastico (perché lo è, credetemi). E adesso le cose cominciano a girare. Le prime feste hanno avuto successo. Il resto lo sta facendo il passaparola.

Andrà bene? Non lo so ancora, ma intanto non abbiamo aspettato che la luce in fondo al tunnel venisse da noi, siamo stati noi ad esserle andati incontro….

Se ti senti di aver toccato il fondo, continuare a scavare non serve a nulla. Continuare a ribadire che l’Italia fa schifo senza fare nulla per cambiare nemmeno il tuo piccolo mondo, serve a poco.

E scappare poi, serve ancora meno. E’ un concetto che ho già sottolineato più volte, perché l’ho vissuto in prima persona. L’Italia ha mille problemi ma non pensate che qualsiasi altro paese, America o Australia, sia migliore del nostro. Lo sarà per certi versi, ma per altri vi deluderà. Aspettatevelo. Prevedetelo, prima di fuggire dall’Italia.

Ok, mi fermo qui.

But, please, stop complaining! Life is beautiful but it’s seems we don’t care…

Basta lamentarsi, per piacere. La vita è meravigliosa, ma sembra che non ci interessi….

La Maga

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26 thoughts on “Non ne posso più…

  1. Bel post ma condivido in parte!!Per me è giusto lamentarsi e reagire…a Roma cè un uomo che sta lottando contro la casta e questo parlamento corrotto, non mangia da 3 mesi ma non viene mostrato in Tv

    Io credo che chi si lamenta dovrebbe lamentarsi ancora di più e scendere in piazza..Marco.

  2. Cara Maga, cari compatrioti, leggere questo nuovo post mi ha fatto bene al morale perché sento che non sono solo. Da bravo italiano seguo anch’io quel che succede nel Bel Paese, sebbene abiti all’estero. Già, non sono scappato dall’Italia perché non ci ho mai vissuto veramente, sono nato e cresciuto in Svizzera. Quanti di voi vorrebbero essere al mio posto? Sicuramente tanti, perché nella mente della gente la Svizzera è il paradiso… e invece no. Vi assicuro che, come scrive la Maga, in Europa siamo tutti nella stessa barca! E dire che la Svizzera non faccia parte dell’unione europea non serve a granché: tutto il mondo è paese.

    Bene, non restiamo a piangere su quelle brutture e su quegli abusi che capitano ovunque, cerchiamo di andare avanti. Io per esempio 4 mesi fa mi sono ritrovato senza lavoro e ho fatto una scelta: il downshifting. Cos’è? E quando si decide di rallentare, di vivere in modo più “umano”, di smettere di correre per restare sempre “al top” sia nel lavoro che nella vita. A che serve sognare di avere un buon lavoro ben retribuito se poi ci si ritrova ad essere schiavi di noi stessi? Lavorare 12 ore al giorno per guadagnare qualche euro in più da spendere nelle ultime novità tecnologiche o nella nuova automobile è vivere? Se pensate di si smettete di leggere, mentre se siete curiosi di scoprire come si può vivere felici con meno seguitemi.

    Pensate a chi vuole che noi tutti lavoriamo, produciamo e consumiamo… perché lo vuole? Perché aumentare sempre più le produzioni e il consumismo? Chi ci guadagna? Non di certo noi. Pensate a come i nostri vecchi vivevano anche solo 40-50 anni fa. Erano in pochi ad avere più di un’auto in famiglia e spesso questa durava oltre 10 anni. Non esistevano telefonini, la televisione iniziava le trasmissioni verso le 16:30 e smetteva di trasmettere dopo la mezzanotte. La gente si ritrovava nei paesi a chiacchierare e tutti si conoscevano e si aiutavano. Spesso ci si passava i vestiti ancora buoni che non ci andavano più bene. In molti per non dire tutti coltivavano il proprio orticello e cucinavano i pasti in modo genuino. Il “sandwich” era l’eccezione e si mangiava in occasione delle scampagnate.

    Forse mi reputerete anacronistico, ma io vi assicuro che in questi ultimi 4 mesi sto vivendo benissimo: nessun impegno fisso, lavoro saltuariamente e solo per impieghi che per me hanno senso, spesso anche solo per aiutare un vicino, un parente o un amico. Non chiedo soldi, ma me ne danno comunque, oltre a un pranzo o una cena in compagnia. Che volere di più? Riesco a pagare l’affitto e a fare il pieno all’auto (che uso molto meno); sono spesso in compagnia di gente simpatica, faccio più movimento visto che non sono seduto in ufficio tutto il giorno (la palestra è inutile se ci si muove!) e ho molto molto più tempo per me.

    Pensateci, negli ultimi anni siamo stati “programmati” per vivere come la società ha deciso che noi dobbiamo vivere, non viviamo più come vorremmo. Ho provato a partire all’estero e ho visto che in fin dei conti in Italia e in Svizzera non si sta così male; ci sono parecchi problemi, ma se ci si ri-inventa il proprio modo di vivere e il proprio lavoro si può vivere meglio, senza stress e lasciando le preoccupazioni agli altri. Non serve reclamare sempre, sono tutte scuse. Per piantare 4 piante di pomodori o qualche carota basta una cassetta per i gerani e se c’è un terrazzo a disposizione meglio ancora! Se poi avete un po’ di terreno potete metterci anche patate, zucche e altro… e se poi vi piace potete sempre trasferirvi in campagna, dove gli affitti sono anche meno cari.

    Forza, è solo una questione di volontà: volere è potere! E se avete bisogno di un imbianchino, un piastrellista, un elettricista, un carrozziere, un meccanico o altro… fatemelo sapere che potrei venire da voi “in vacanza” e farvi il lavoro in cambio di vitto, alloggio e… qualche euro per il viaggio. 😉

    Dimenticavo, sono un ingegnere elettronico!

  3. Penso che tu abbia tutto il diritto di lamentarti, visto la tua situazione lavorativa e famigliare….spero che le cose vadano meglio in futuro 🙂 tieni duro, sei una ragazza fortissima, e hai a fianco un ragazzo che ti da molta tranquillità…ce la farai 🙂 un bacio dal freddo nord dell’inghilterra! :*

    p.s. se vuoi seguire le mie avventure cerca I Viaggi di Gogo qui su wordpress 🙂

  4. Uomo Linux, è molto bello quello che hai scritto, ma irrealizzabile, purtroppo. Come è possibile pagare l’affitto e vivere decentemente con lavori saltuari? Qui da me un affitto di un monolocale è sui 600 euro al mese, escluse bollette, è dura con un lavoro full time, per una persona single, figuriamoci lavorando ogni tanto. Ti assicuro che io e il mio ragazzo condividiamo la stessa macchina, che ha più di 10 anni, entrambi usiamo cellulari da 30 euro, altro che i-phone e simili, non usciamo spesso la sera, sono più di 2 anni che non andiamo in vacanza, neanche un weekend fuori, eppure i soldi bastano appena. Non mi lamento, ho altre cose che mi rendono felice, però, se mi capita di fare il confronto con la qualità della vita in altri paesi, quali opportunità e quale stile di vita potrei avere altrove, non parlo solo di situazione economica, ma anche di mentalità più libera e un atteggiamento diverso nei confronti della vita, qualche dubbio mi viene

  5. mae, hai perfettamente ragione. la vita che descrive l’uomo linux e stupenda che farei volentieri anche io visto che il mio sogno è allevare cani, ma in Italia non ce la fai..per vari motivi.. per quello tutti quelli della mia età ( 22 anni) se ne stanno accorgendo che in Italia non si vive più bene, ma vivi per lavorare e lavori per vivere. SInceramente che senso ha? un lavoro di 8 ore al giorno, torni a casa, cucini, mangi e dormi, il giorno dopo uguale. Prendi 1000 euro che nel giro di pochi giorni affitto, macchina, spesa e sono finiti. Non ti puoi permettere nulla..
    Proprio per questo chi studia vanno tutti al estero e possibilmente fuori Europa. e pure io… Non vedo l’ora!!!

  6. Leggerti è un sollievo perchè il grido che lanci è il mio grido inespresso. Ogni volta che passo di qui mi ritrovo in moltissimo di quello che dici e penso che mi piacerebbe proprio scambiare due chiacchiere con te, sei tosta:-)

    All’Uomo Linux…gimme five! Mi sto organizzando pure io per un bel downshifting, la cosa fantastica è che più persone lo fanno, più possibilità ci sono di creare rapporti con il prossimo che altrimenti non si costruirebbero mai! Tu m’imbianchi casa e io ti cucio il guardaroba per esempio, lo scambio di beni/servizi (o se vogliamo: baratto) si fa molto più personale rispetto alle fredde transazioni monetarie.. E a livello personale, il vantaggio che dovrebbe saltare immediatamente agli occhi anche del più avido stakanovista è, come dici tu, la disponibilità di TEMPO. Quante lamentele non si sentono a tal proposito?? Eppure tutti come criceti a correre sulla ruotina che..non porta da nessuna parte in realtà. Non capisco..

    Ad ogni modo, ragazzi, sto cascando dal sonno, questi sono argomenti di cui si potrebbe parlare per giorni, ma il letto mi aspetta (sì sì, a quest’ora, ma sono dall’altra parte del mondo:-/).

    Ciao Maga!

  7. Ho letto ora il commento di Nori e vorrei aggiungere solo due righe..
    Nori, se vuoi puoi. Ti prego, non cadere anche tu nella trappola che il pessimismo generale sta tendendo alla nostra generazione. Certo, se le pretese ‘materiali’ rimangono molto elevate e non si dispone della carta di credito di papà…beh, ovvio che serve un buon lavoro, possibilmente a tempo determinato. Ma con un pizzico di fantasia (cosa che, in primis il nostro sistema scolastico e poi tv e società in generale, tentano di sopprimere ad ogni piè sospinto) puoi reinventarti una vita anche senza dover fuggire all’estero. Magari non subito subito, ma se una vita in cui TU sei la protagnonista e non qualsiasi altra cosa/persona/capo/oggetto/ecc… ti attrae allora la soluzione la puoi trovare e te lo auguro sul serio.
    Un esempio?( Tieni presente che non conosco ovviamente la tua situazione personale e quindi l’esempio è di pura fantasia, ma è giusto per farti capire dove voglio andare a parare)
    Non so dove abiti, ma:
    ci sono paeselli molto pittoreschi (potrei fartene un elenco, ma sono certa che ne puoi trovare anche tu di altrettanto carini) dove ormai purtroppo ci vivono poche persone a causa della corsa verso le città (ma il fenomeno si sta lentamente invertendo!) che oltre ad avere un’aria più pulita, offrono soluzioni abitative davvero economiche. Sorprendentemente economiche, direi. Robe da non crederci. E già l’affitto cala..
    Autoproducendo il necessario per vivere si mangia meglio e si abbattono ulteriormente i costi fissi mensili..
    Se ti organizzi per fare qualche lavoretto vicino a casa/da casa l’auto non ti serve poi a molto, fai un pò di moto usando la bicicletta e risparmi un bel pò di soldi di benzina (non dico di venderla, ma di usarla meno l’auto). Puoi anche farci l’impianto a gas che ti fa risparmiare ancora di più.
    Se invece di accendere la tv, fai scorta di libri o inviti le amiche a cena a mangiare quel che hai prodotto tu, oltre a fare bella figura e ad arricchirti culturalmente, coltivi le tue passioni e le tue amicizie e… non paghi il canone.
    Le vacanze? Prova con un’esperienza di WWOOF, lavori qualche oretta al giorno in organic farms in cambio di vitto e alloggio e hai tutto il tempo che vuoi per esplorare anche i dintorni.
    E poi…dicevi cani? Se vivi in un paesello pure loro lo apprezzerebbero di più e… avresti forse meno vicini che si lamentano per il rumore. E poi perchè non organizzare qualcosa di turistico eventualmente legato a questo discorso? E i fondi europei che aiutano i giovani e le nuove imprese?
    Questa è solo un abbozzo, un’ipotesi, ma …spero tu capisca il significato che ci sta dietro a tutte queste parole, che in essenza è sii positiva, creativa, te stessa e ..non farti imprigionare dalla materialità sfiancante che ci circonda.

    Dovevano essere due righe…ahem…sorry, ora scappo sul serio! ciao!!

  8. ok ok, un’ultima cosa…
    Non crediate che l’Australia (un paese fra i tanti, ma quello in cui sono in questo momento) sia molto migliore. Per certe cose qua si sta bene, ma..hai ancora meno tempo di godertele che da noi (perlomeno a Melbourne) e la lamentela continua qua sapete qual’è oltre al fatto che il costo della vita è altissimo e quel che ne consegue? La mancanza di tempo. Lavorano come forsennati più che da noi. Stanno bene (perchè non è ANCORA arrivata la crisi, anche se siamo i nfase di calo) ma…non hanno il tempo per rendersene conto.
    Cheidete ad un Melburniense. Ti risponderà: Welcome to Melbourne. Ah, dimenticavo… è la città in cui si vive meglio a detta dei sondaggi ma non vi dicono che i parametri si riducono praticamente solo l’abbondanza di infrastrutture ..la qualità della vita in senso più ‘umano’ non viene presa in considerazione!

    • Linda hai ragione, però e parlo per la mia esperienza a Sydney, io avevo l’impressione che i ritmi di vita erano certo stressanti, ma dopo le cinque tutti a casa o a sfondarsi di birra nei pub! Diciamo che gli aussie sanno godersela, danno il giusto peso al lavoro e alla qualità della vita…io in Italia non vedo i bar affollati di gente dopo le cinque…se li vedo al venerdì sera o al sabato è già tanto….noi ce la godiamo a modo nostro, ma il lavoro viene prima di tutto. Per gli aussie l’importante è godersela e il lavoro serve per godersela di più. 😀

  9. Davvero Linda?
    so che in Australia si finisce di lavorare alle 17, per cui hai un sacco di tempo libero, mentre da noi spesso fai le 19, le 20, anche più tardi a volte. Io ho vissuto in Germania e anche lì si finisce di lavorare alle 17, anche i negozi chiudono presto, per cui hai molto più tempo per fare sport, dedicarti ai tuoi hobby, tanto per farti un esempio. Qui in Italia, invece, tra orari di lavoro scomodi e treni perennemente in ritardo, di tempo libero ne rimane ben poco e si finisce col passarlo tutto a casa

      • Mah, guarda, io facevo archeologia. Come sai non ci sono stati mai tanti soldi in tale ramo. Mi sono fatta scavi e in cambio chiedevo vitto e alloggio.Vivevo così per diversi mesi all’anno, poi tornavo in Italia (a novembre) e studiavo per gli esami all’università. Prendevo i soldi anche con le borse di studio.
        Non ho mai comprato tanti abiti – le amiche di mia madre ingrassavano tutte e me li passavano (io indosso una taglia piccolissima) e molti abiti me li cucivo da sola.
        I jeans e le parti sotto, ovvio, le compro nuove, ci mancherebbe!, come pure le scarpe e i cappotti. Comunque molto second hand e tanti scambi con amiche.
        Ho sempre lavorato facendo i mestieri più svariati e inventandomi i lavori. Spesso facevo qualcosa per qualcuno in cambio di qualcosa d’altro.
        Ho usato internet dagli inizi per leggere giornali (in inglese) e recuperare informazioni. La spesa la facevo assieme ai vicini di casa, così potevamo permetterci le verdure bio dei contadini. Ho vissuto parecchio con altre persone e condiviso appartamenti, le esperienze di scavi archeologici mi hanno insegnato molto a stare con gli altri e condividere spazi piccolissimi e spartani.
        Per raccogliere i soldi per emigrare (tu sai quante spese bisogna affrontare!) ho organizzato dei mercatini all’americana, vendendo tute le cose che non mi servivano o che non potevo trasportare. All’università/lavoro mi sono sempre portata il cibo da casa ed la colazione fuori la facevo solo, eventualmente, la domenica. Il motorino l’ho preso usato, come pure computer ecc. I capelli me li taglio da sola da una vita e, per fortuna, ancora non li ho bianchi.
        In una parola: ho sempre limitato i consumi ed evitato il superfluo. Ho ricevuto questa educazione in famiglia. Non sono tirchia, però, solo non spendo soldi in cose inutili. Preferisco non prendere il caffè fuori ed usare i soldi per un volo per andare a trovare i miei.
        Ora sto molto meglio economicamente, ma essendo trovata per forza di cose a dovermi arrangiare da molto presto, ho fatto di necessità virtù. Ti assicuro che mantenersi in Italia senza l’aiuto della famiglia è una “mission quasi impossible”! Argh! Buona giornata : )

      • Comunque risparmiare si può, anche senza rinunciare a un caffè al bar (in Italia costa ancora poco). Per gli incontri sociali si fa come in passato: ci si vede a casa di qualcuno. Io mi ricordo che dividevo le spese della lavatrice con un vicino di pianerottolo (la lavatrice era sua) – alla fine ha aderito anche un altro, si aveva un servizio e meno pensieri, erano tutti contenti.
        Qua in Svezia ci sono ancora i circoli ricreativi (anche se pochi) e la gente di un certo livello sociale si incontra a casa, organizzando diverse attività, tra cui quelle artistiche. All’università (purtroppo ormai solo nella mia area – scienze naturali) e nei posti di lavoro ci sono le cucine coi forni a microonde per scaldare il cibo. Molta gente non ha la lavatrice personale ma esistono ancora le lavanderie a piano terra, con le lavatrici comuni (e gli asciugatori, visto che qua i panni non si asciugano mai) – nell’affitto sono comprese anche queste spese (però non puoi fare più di un tot di lavatrici al mese – ma è un problema, basta organizzarsi).
        Purtroppo in Italia un sistema del genere non sarebbe possibile, immaginate solo lasciare i panni incustoditi!

      • E’ tutta una questione di testa, cara Alex e non di vere possibilità economiche. Se tornassimo alla semplicità vera, che non vuol dire rinunce, ma apprezzare quello che si ha dalla vita perché abbiamo davvero tanto, allora tutto sarebbe diverso e mille euro al mese sarebbero più che sufficienti…ma la società ci vuole assidui consumatori, e finché le andremo dietro, sarà sempre così….

  10. @ Linda: grazie per il sostegno. Non ti conosco ma la tua apertura mentale mi piace. Ricordati che se riesci a immaginare qualcosa significa che puoi anche realizzarlo (magari sarà dura, ma è fattibile).

    @ Mae: come scrivevo, volere è potere. Quindi se uno veramente vuole può farlo. Prendi gli spunti da Linda e vedrai che non è così impossibile come dici. Chiaramente è una scelta da fare. Non si possono avere l’uovo e la gallina, bisogna scegliere. Non puoi pretendere di avere l’auto, il cellulare la televisione, il PC nuovo ogni anno e vestirti con abiti firmati e seguire la moda. Tutto sta nell’adattarsi e nel godere quello che si ha (che da noi è comunque tanto, troppo). Ho visto la vita che si fa in Venezuela; la gente non ha nulla ma è felice, il lavoro se lo inventano e fra di loro si aiutano tutti. Vero che da noi è diverso, ma io per esempio ho trovato un monolocale in Svizzera per ca. 400 Euro al mese (tutto incluso). Non c’è vista né sole, ma d’estate è fresco e d’inverno è riscaldato a 21°C. Il locale è bello, come fosse nuovo. Ad ogni modo se sei in ufficio tutto il giorno della vista che te ne frega? Posso lavare i panni quando la macchina è libera (di regola durante il giorno in settimana lo è), usare il prato, il grill in giardino e coltivare pure un pezzetto di terra. Inoltre il contatto con i vicini e i proprietari è perfetto. Se poi hai libero non credo che passi la tua vita chiusa in casa, quindi dal momento che esci c’è il sole (a meno che non piova). La connessione a internet è il top: il padrone di casa mette a disposizione la connettività sia via cavo che wi-fi…Se avessi voluto la TV avrei dovuto pagare sia il canone che l’allacciamento (con costi di oltre 50.- Euro mensili), ma per fortuna sono oltre 10 anni che ho rinunciato a questo “fastidio”.

    E’ vero che il posto è a 15 km dai centri commerciali e a 20 km dalle città, ma io in periferia mi trovo bene e l’aria è molto più pulita. Avere l’auto mi costa ca. 1000 Euro l’anno e la uso solo quando serve veramente, di regola per andare a lavorare (quindi si ripaga da sola). La bicicletta è un mezzo di locomozione stupendo, ti permette di fare ginnastica e ti sposti in modo relativamente veloce (con l’auto ti servono 45 minuti per andare in città perché ne passi 15 in colonna e poi devi comunque trovare un parcheggio… in bici pedalando tranquillamente ci arrivi in un’ora, quindi non è che sia molto diverso. E se piove? Ci vai un altro giorno, tanto puoi organizzarti come vuoi tu!).

    Lettura consigliata a tutti coloro che vogliono fare downshifting: “Adesso Basta” di Simone Perotti. Un anno e mezzo fa sentii una trasmissione alla radio in cui parlavano di lui e mi sono interessato a questo modo diverso di vivere la vita, ora ne sono felice!

    Chi vuole contattarmi personalmente via e-mail può farlo (così da non intasare il blog della Maga 😉 ): uomo_linux(chiocciolina)yahoo.com

    • Uomo Linux sei un esempio per tutti noi. Se tutti riuscissimo a ragionare così, a fare a meno del superfluo e godere delle piccole cose di ogni giorno, e accontentarci della vita in quanto dono…allora mille euro al mese sarebbero fin troppi.
      Grazie per aver condiviso la tua esperienza con noi!

  11. Ciao Maga!
    Allora mi sa che ho sbagliato città! Melbourne non è proprio il luogo migliore per spassarsela..certo, ci sono molti che finiscono alle 5, ma ce n’è altrettanti che fanno straordinari su straordinari a caccia dell’ultimo centesimo, magari dipende dal settore.. Anche chi qui ci è nato mi conferma che è il posto più workaholizzato d’Australia!
    Poi sinceramente vedevo più gente in giro nella mia regione dopo lavoro (alle 17)per un aperitivo e due chiacchiere che non qui. Certo i ragazzini come dappertutto escono sempre, ma le persone con qualche anno in più dopo lavoro semplicemente…si dileguano. La strada dove abito ad esempio è costellata di baretti ed è una delle strade principali, relativamente vicina al centro e sulla linea del tram. Beh, credimi, ma dopo le 6 non c’è anima viva… Se vuoi vedere un pò di gente devi andare in determinate zone, quelle più frequentate dai turisti!
    Sarà che qui fa freddo..:-))

    Posso aggiungere un libro a quello già citato dal -gentilissimo- Uomo Linux?
    Si chiama ‘Prepariamoci’, di Luca Mercalli (il meterologo). E’ uscito i primi di quest’anno ed è un libro di facile lettura ma profondamente toccante e ricco di spunti. Per chi volessere riflettere sul futuro prossimo..

    Detto questo, smetto di ‘intasare’ il tuo blog Maga e.. buona giornata a tutti, ciao!

  12. grandissimo uomo linux.
    sei il mio mito personale, (ma io, anzi noi – butto dentro anche le persone che conosco, tutte stanche di vivere di corsa – riuscirò mai a fare il downshifting? mi sembra una scelta proprio coraggiosa).
    I miei rispetti.

    Alex

  13. Grazie Maga,

    per te e per tutti coloro che stanno cercando di cambiare qualcosa nella propria vita ho deciso di realizzare un mio blog che parla di downshifting. Siete tutti invitati a seguirlo all’indirizzo: http://volontariamentesemplice.wordpress.com (volontariamente semplice).

    @ Linda: ho comandato il libro che hai segnalato e… dopo qualche ora alla radio ne ho sentito parlare… che sia un caso? 😉

    Attualmente sto leggendo “Il tempo della descrescita” di Serge Latouche e Didier Harpagès: bellissimo!

    Saluti a tutti, Uomo_Linux

  14. Linda, è probabile che Melbourne sia più “seriosa”, io ho parenti a Sydney e Brisbane e da quel che ho capito si godono la vita molto più di noi in Italia. Anche qui c’è gente che fa straordinari su straordinari, non pagati però, per fare “bella figura” col capo, o per avere qualche speranza in più di vedersi il contratto rinnovato, o perchè altrimenti non ce la fanno e devono trovarsi un secondo lavoro.
    A breve visiterò l’Australia, non vedo l’ora, e in effetti un pensierino di vita lì l’ho fatto, peccato che il mio ragazzo non ne voglia proprio sapere!

  15. Hai perfettamente ragione, Maga. Se c’è una cosa che anche a me da fastidio, più delle problematiche stesse (gravi o insulse) che generano lamentele, polemiche, critiche… Sono proprio le continue lamentele, polemiche, critiche. E sai perché? Perché, soprattutto qui da noi, per inveterata e ben consolidata abitudine, c’è indignazione senza reazione. Stanno bene le critiche, specie se tanto facilmente e giustamente motivate, ma se portano a qualcosa. Io sono un po’ stufo di gente indignata che plaude ai pochi giornalisti agguerriti che fanno inchieste scandalo o scoprono scheletri e altre sozzure negli armadi di gene più o meno altolocata, e poi torna semplicemente ad occuparsi della propria pagnotta quotidiana (cosa del resto di per sé necessaria, ci mancherebbe). Non esigo né mi aspetto di certo una soluzione “francese” con la classica mob di villici infoiati che brandendo roncole, falci e fiaccole trascinino il mostro o l’aristocratico di turno al patibolo… Ma sarebbe bello vedere la gente che invece di “tirare avanti” (che espressione triste da vecchi rassegnati!) cominciasse ad OCCUPARSI dei problemi invece di PREOCCUPARSENE e basta. Inoltre, non usciremo mai da tutto questo se ciascuno di noi non comincerà sul serio, come ripetono incessantemente ed inutilmente testi sacri e canzoni di ogni epoca, a togliere prima di tutto la pagliuzza dall’occhio dell’uomo che vediamo allo specchio, prima che degli altri. Sembra retorica, ma bollarla come tale è solo un modo per scansare la vera soluzione, o una sua parte, e continuare a rognare e piagnucolare e accusare. Oggi siamo tutti indignati, ma io sospetto e temo che una grande maggioranza delle persone sia indignata, segretamente, forse anche solo a livello inconscio, non per l’ingiusto privilegio che vede concesso ad alcuni, che se lo sanno strappare anche facendo carte false o peggio… Ma per il desiderio di condividerlo. Siamo indignati che le cose vadano male o storte, ma sotto sotto un sacco di gente segretamente non odia chi la fa franca, bensì li invidia! E vorrebbe prendere quella strada.

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