C’è una cosa che mi manca da morire…

Sono tornata in Italia quasi un anno fa. Tempo di bilanci. O magari no. Perchè non mi piace fare paragoni, perchè qualsiasi confronto non porterebbe a nulla, sarebbe una strada a senso unico, senza uscita. L’Australia è meglio per tanti versi, l’Italia per altri. Che condividiate o meno, questo è il mio pensiero. Non riesco a dire che un paese è migliore o peggiore in assoluto dell’altro.
Ma in Australia c’è una cosa che non si trova in nessun’altra parte del mondo.

Ora ci arrivo.

Dell’Italia amo la storia, la cultura, amo il popolo con tutti i suoi difetti, amo il cibo e  il gran cuore che abbiamo nonostante l’imperversante egoismo, un Cuore grande così che nessun paese puo’ eguagliare. Odio il governo, odio il sistema corrotto, odio i politici di tutti i colori responsabili dell’affondamento del mio paese. Non sopporto il voler ficcare il naso a tutti i costi nella vita degli altri, il ciattellare su tutto e tutti, il lamentarsi senza sosta, l’urlare senza ragione.

Dell’Australia amo il paesaggio, la luce, gli animali, il sistema organizzativo impeccabile, la macchina statale che ha i suoi difetti ma cammina, l’intransigenza contro chi non rispetta le regole, la severità con cui le leggi, anche le più banali, vengono applicate e osservate, il rispetto verso il prossimo e il sostanziale menefreghismo e individualismo: in Australia hai tutto il diritto di essere invisibile, nessuno si fa i cavoli tuoi se non glielo permetti (poi ci sono le eccezioni, ma non è un paese di comari come il nostro). Dell’Australia non sopporto l’eccessivo alcolismo, l’eccessiva importanza/ossessione che viene data al cibo ( e che un po’ mi ha contagiato :-D) e all’aspetto fisico, all’essere e all’appairre. Non sopporto la superficialità dei valori (non sono radicati come da noi) e l’eccessiva superficialità nei rapporti interpersoanli (tanti sorrisi e poca sostanza, almeno per quello che ho visto io, poi certo ci sono le eccezioni). Gli australiani sono un popolo giovane, per certi versi acerbo, in cerca di una personalità e identità proprie….un popolo che vive di emulazione nei confronti dell’Inghilterra ma ancora di più degli Stati Uniti. E’ un bellissimo contenitore, ben organizzato…ma forse ancora un po’ vuoto. Il tempo e le genti che lo frequenteranno riempiranno quel vuoto, sicuramente. Ma oggi è così. O almeno così l’ho vissuto io.

Pero’ c’è una cosa, una cosa che mi manca da morire, una cosa che l’Italia non avrà mai e che non potrà mai darmi. Una cosa che trovero’ solo in Australia, finchè quel bellissimo contenitore rimarrà così, mezzo vuoto, sospeso tra il selvaggio e la civiltà moderna.

Il senso di libertà e leggerezza che provavo ogni giorno, ogni ora, ogni minuto.

Una sensazione che non so se riesco descrivervi.

Camminavo per la strada, guardavo le vetrine, mangiavo un panino al parco, passeggiavo all’Harbour Bridge all’una di notte, da sola: sempre sollevata da terra, sempre in preda a quella sensazione di appagamento totale. Ogni boccata d’aria riempiva polmoni e cuore, ogni passo era sospeso. Mi sentivo parte di un altro mondo, di un’altra dimensione. Leggera, come l’aria. Perchè la giovane e acerba Australia, dove tutto è ancora in divenire, dove tutto deve ancora maturare, dove lo stress ancora non ha attecchito nella società, dove ogni politico, nonostante tutti gli sforzi, risulta malizioso come un bambino e i poliziotti di quartiere si prendono così sul serio che ti domandi se siano vigili o forze dell’esercito…e ti danno un senso di sicurezza che nessun militare italiano mi ha mai dato…dove gli autisti dei bus ti salutano anche alle quattro del mattino e ti fanno un sorriso pure se stanno morendo dal sonno…dove ti senti sicura sul treno anche nel bel mezzo della notte e passeggi nel centro della città come se fosse giorno…ecco tutto questo è quel senso di libertà. Tutto questo è causa di quella bellissima sensazione.

E’ come se l’ondata di violenza, insicurezza, precarità e stress del mondo occidentale in Australia non fosse ancora arrivata. Lo Tsunami della civiltà modernizzata ancora non si è abbattuto dall’altra parte del mondo.

Vorrei provare anche qui quella sensazione. Ma è impossibile. Siamo pervasi dal senso di insicurezza, quasi ci culliamo ormai nella dimensione della precarietà e nella crisi perpetua come se fossero mali  irrinunciabili e inevitabili.

Non siamo più capaci di apprezzare le piccole cose, guardiamo sempre e solo quello che non va. Con buona pace di quel senso di libertà e leggerezza che invece ci farebbe assaporare meglio la vita. Gli australiani invece godono immensamente di quello che hanno: per loro il massimo della vita è finire di lavorare il venerdì sera, andare al pub con gli amici per fare serata, svegliarsi il sabato mattina, fare colazione al baretto sotto casa, una passeggiata, magari un film e poi un bel brunch alla domenica in famiglia o con gli amici. Lo potremmo fare anche noi, se volessimo. Fare queste cose non costa poi così tanto, ma noi vogliamo di più e non siamo mai contenti. Loro si accontentano della passeggiata al mare o del caffè con gli amici. Godono immensamente di queste piccole cose. Sulle loro facce, a parte quando lavorano ma neanche troppo, non vedi stress. Vedi serenità.

Io ero serena, io camminavo a un metro da terra ogni giorno, fino all’ultimo giorno. E non facevo niente di che. Lavoravo come cameriera, studiavo, poi andavo a casa, cucinavo, mi guardavo un film o andavo al cinema. Da sola. Qualche volta uscivo con gli amici ma il più delle volte ero sola. E stavo bene. Ero serena come non mai.

Poi altri elementi hanno concorso affinchè io decidessi di tornare. Fare la cameriera tutta la vita non era per me, avrei voluto trovare un lavoro più consono agli studi e alle esperienze che avevo fatto. Avrei voluto trovarmi un ragazzo ma in Australia, per i motivi che ho spiegato all’inizio del post, non mi trovavo molto bene con i ragazzi. Valori e mentalità troppo diversi. E poi, come vi ho già raccontato tante volte, mi mancava troppo la mia famiglia.

Così sono tornata. E nella tanto criticata e maledetta Italia ho trovato quello che nella tanto decantata Australia non ho trovato: il lavoro e l’amore.

Quindi, come ho già detto più volte, il paese ideale non esiste. E puo’ capitare di realizzare i propri sogni nel posto che meno ti aspetteresti, in quel posto da dove sei scappato.

Io ora sto bene qui. Benissimo direi. Ma ogni tanto con la mente torno per le strade di Sydney, a George street, a Pyrmont, mi ritrovo a passeggiare a Darling Harbour a fissare quei bellissimi gabbiani così puliti da sembrare finti, a fissare l’Opera House e l’eleganza e sobrietà con cui si affaccia sulla baia di Sydney, mi ritrovo a mettere i piedi nell’oceano che lambisce Bondi Beach e provo a ricordarmi il sapore del caffelatte alla soia che così buono l’ho bevuto solo in Australia.

Mi sforzo di ricordare la sensazione di libertà e leggerezza che mi dava tutto quello…ma appena la sento, mi ridesto. Mi fa venire i brividi, mi fa venire le lacrime perchè mi manca da morire e perchè  non riesco più a provarla.

Spero che quello Tsunami di stress e insicurezza che si è abbattuto sul resto del mondo risparmi l’Australia.

Perchè anche solo il pensiero che esista un’isola così felice mi fa stare meglio e mi aiuta a non mollare.

E soprattutto, pensare a quelle facce aussie così serene davanti a un semplice caffè in un semplice bar,  mi fa pensare che basta veramente poco per vivere sereni, in ogni parte del mondo.

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24 thoughts on “C’è una cosa che mi manca da morire…

  1. Bellissimo post, quello che ho apprezzato particolarmente è il non confronto con l’Italia. E’ un pò di tempo che sono fuori dall’Italia e tutti gli italiani che ho conosciuto fino ad oggi sanno solo che paragonare qualche miglioria del paese straniero con l’Italia. La loro situazione di gioia è data dal non aver determinati problemi esistenti in Italia, senza nemmeno saper apprezzare i nuovi posti e le nuove culture. E’ un pò come voto il Pd perche Berlusconi non mi piace e poi però ci sono mille problemi anche col pd!!! Sono stato in Australia pochi mesi e anche a me manca quella leggerezza e quel relax che noi qui in Europa possiamo solo sognare, beati loro!! quel how are you mate?

  2. Cara Maga,
    io sono qui da due mesi e sto provando le stesse sensazioni che descrivi tu. Essere qui, da soli, in un posto lontano anni luce dal tuo paese sotto ogni aspetto, mi da’ un senso non solo di liberta’, ma anche di soddisfazione personale che mai avevo provato. Tutte le volte che passo davanti all’Opera House mi vengono i brividi pensando a dove sono e a cosa sto facendo facendo. Detto questo, sono consapevole che sara’ solo una parentesi, perche’ mai vorrei vivere quaggiu’, per la gente, il clima, la distanza, il cibo, la storia: l’Italia sotto tutti questi aspetti e’ infinitamente meglio. E credo che quel senso di liberta’ che proviamo qui lo si possa tranquillamente riportare in Italia, alla fine non e’ il posto che ti fa provare questa sensazione, ma il tuo cervello. Qui impari cosa vuol dire la liberta’ e la sperimenti, e poi ce l’avrai sempre con te, te la porti dentro. Cerca di vivere come vivevi qui! Che sia Genova o Sydney che differenza fa?

  3. Ciao Maga,
    quando leggo i tuoi post rivivo le sensazioni che ho vissuto a Sydney. Quel senso di libertà e leggerezza che ho provato solo in Australia……anche a me manca…..
    Altra cosa che condivido è la situazione politica ed economica che mi sta togliendo la dignità. Ti chiedono di lavorare 10 ore al giorno e con contratto a progetto, e quando ne parli con altre persone sembra che ormai è “la normalità”….
    Una cosa è sicura: non vedo l’ora di passeggiare a Darling Harbour certa che nessuno mi sta giudicando per come sono vestita!
    Tornerò a Sydney e sono molto felice per questo, anche se sono certa che mi mancherà la mia famiglia. Ma quando penso a Sydney……anche a me vengono i brividi…….

  4. Che tremenda malinconia mi hai fatto venire… dolce e amara allo stesso tempo.
    In Italia ho la mia vita.. una bellissima vita posso anche dire.
    Ma in Australia ho lasciato un pezzetto della mia anima. E’ lì, e lì deve rimanere, ma sono felice così..

  5. Caspita Maga hai citato la cosa più bella che è in grado di donarti solo l’Australia. Ho viaggiato un po’ in tutto il mondo ma quella sensazione di leggerezza e libertà l’ho sentita solo in down under. Mi svegliavo la mattina con mille energie. Camminavo in strada e mi sentivo vivo come non mai. Ho provato una serenità che non conoscevo. Per quanto riguarda gli altri difetti. E’ vero sono un popolo che sta ancora cercando la sua identità. Ci vorranno secoli probabilmente. Ma che bello è vivere in u cantiere aperto? Dove ogni secondo hai la sensazione che stia per accadere qualcosa?

    ps.
    per quanto riguarda l’apparire e il vestire noi italiani non possiamo proprio aprir bocca. Forse solo a sydney c’è un po’ questa tendenza fra alcuni giovani ma l’australiano tipico è uno che esce come cazzo gli pare senza porsi il minimo problema.

    • Si sull’abbigliamento è vero, concordo pienamente, ma ci tengono a mostrare che stanno bene, che frequentano certi posti, che sono molto in. Ho avuto grandi difficoltà a farmi nuove amicizie, diciamo che se non sei nella loro cerchia di amici è difficile entrarci, rimani sempre un outsider..

      • sì farsi nuovi amici non è semplice…ma io credo sia un po’ un problema culturale. Per esempio da noi chi di noi ha un amico appena arrivato dall’egitto inserito nel proprio gruppo? Loro poi non hanno il concetto “italiano” di amicizia. Anche fra di loro non esiste la figura dell’amico fraterno. Ok siamo amici ma ciascuno a casa propria e ci vediamo quando abbiamo tempo. Mi spieghi questa fissa del cibo? 🙂

      • Questo ovunque, Maga, anche qua in Svezia.
        Io mi sono mescolata subito perché ho l’aspetto nordico.
        Tuttavia a me la Svezia piace. Certo, ha i suoi difetti, ma quale Paese non li ha?
        Ciao!

  6. Cara Maga, a proposito di Pyrmont, ieri sera sono andata, insieme ad amici, a mangiare una pizza fantastica nella pizzeria “Gladiatori”. Tutti ragazzi italiani che hanno aperto questo buchetto dove, al forno a legna, fanno le pizze completamente all’italiana, con tanto di mozzarella di bufala e prosciutto di Parma. (Ormai di pizzerie di qualita` sopraffina ce ne sono diverse)
    Da quando sei partita, qui a Sydney, le cose, se possibile, vanno ancora meglio. Da Cape Solander (Botany Bay National Park), si rivede il passaggio delle balene che, in inverno, se ne vanno a Nord e dopo alcuni mesi, ritornano al Sud. La vita e` sempre serena e la liberta` si avverte ad ogni respiro. Sentiamo le notizie europee e statunitensi e siamo coscienti di vivere in un Paese di sogno, dove l’autista dell’autobus scende per aiutare la vecchietta a salire, dove la gente sconosciuta, per strada, ti sorride quasi sempre e tutti sono pronti a ricambiare il “gday”. Mi ritengo fortunata per aver vissuto meta` della mia vita nella citta`- polmone della storia (Roma) e, la seconda meta` nel Paese della serenita`.
    Auguri per la tua vita nel Bel Paese! Ciao.

  7. Che bel post…è proprio vero..
    Quando ero in australia mi alzavo ogni giorno alle 5 per iniziare il turno alle 6, ma mi sentivo contenta, soddisfatta..libera e sentire di vivere ogni giorno diversamente da quello precedente..
    Son tornata, perchè mi sentivo che era giusto tornare..infatti son felice di essere tornata…ma quando quest’estate son tornata in terra australiana ho risentito proprio quella bellissima sensazione..che qui non capisco perchè non riusciamo a provare…mah non credo passerà mai..
    Ciaooo

  8. Forse perché mi sono sentita tante volte anch’io così “living abroad” e non lo sapevo, il tuo post mi ha quasi commossa. Grazie per tutte le sensazioni che hai riportato a galla. Speranza e Sicurezza nei confronti del futuro sono diritti umani!

  9. Cara maga,

    Condivido appieno ogni tua parola che hai scritto e mi hanno fatto venire anche i brividi poiché ho provato esattamente le tue stesse emozioni.
    Ho vissuto per 14 mesi nella città di Sydney, un posto così lontano, ma che sentivo più “casa” di dove sto ora…
    Ho lavorato in uno studio di architettura lì per un anno, ma non sono riuscito ad ottenere lo sponsor e restare per me era troppo costoso, così sono tornato(a marzo sono 2 anni del mio rientro)e, sebbene abbia aperto il mio studio professionale, clienti e collaborazioni sono veramente poche…
    Spero tanto nel futuro e continuo a mettercela tutta più che posso…nella speranza di poter fare bene quello quello in cui credo e nel mio lavoro…
    E chissà se potrò tornare presto nei posti dove ho trovato una profonda pace interiore…

  10. Ciao maga
    Le mie ricerche di esperienze sull’Australia mi hanno portato fino a qui, alla tua bellissima lettera…
    Sto pensando bene di provare un esperienza forte come questa con il mio amore e i nostri due cani se possibile, vorremmo tirarci fuori dal tritacarne che è oggi il sistema italiano, vorremmo provare a noi stessi che il mondo ha dei posti in cui puoi vivere senza dover difendere continuamente ogni diritto che ti spetta, che hai guadagnato, che hai pagato!
    Nn so se l’Australia è la nostra meta ma di certo quello che hai scritto nella tua lettera è esattamente quello che mi piacerebbe provare…
    Grazie!
    Mi piacerebbe chiederti molte info utili per il nostro viaggio…

  11. Tutto molto belle, soloche lo sbirro di quartiere tu lo trovi rassicurante, per me è agghiacciante. Ad ogni modo sto partendo anch’io per l’Australia, voglio assaggiare quella fetta di mondo.

  12. Ciao Maga, un po’ incosciente un po’ speranzosa sto per partire x Down under..ormai mancano 10 gg, e sarò a Sydney. Leggere il tuo post mi ha un po’ rinquorata:perchè non ho viaggiato molto nella mia vita,ed ora che sono satura dei difetti italiani, sfortunata x essermi laureata nell’anno dello scoppio della crisi, ho deciso di assaggiare l’Australia…forse prima di tutto per ritrovare me stessa.E penso che una ubriacatura di senso di libertà può essere l’antidoto alla speranza che ho perso grazie ai “signori dei soldi” italiani ,ed europei. E forse,prima ancora che per scoprire Sydney,Brisbane e l’australia, vado a scoprire me stessa.. in che altro posto potrei ritrovarmi, che non sia l’altra metà del mondo?

    • Ciao Sere , sono a Sydney da quasi due mesi ormai , sono venuto anch’io fino qui per ritrovare me stesso ma sto male ed ho sempre il pensiero fisso a casa…voglio cercare di tenere duro , farmi forza e passare almeno l’estate. Spero di riuscirci…

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