Meno male che ho fatto la cameriera….

Qualche giorno fa ho ricevuto un’email interessante. Ne ricevo molte a dire il vero da ragazzi che vogliono partire e mi chiedono consigli, da chi è già partito e mi racconta come sta andando, da chi è tornato e mi spiega il perché. E’ bello ricevere tutte queste e-mails. Perché io mi ritrovo in ognuna di esse. Nelle descrizioni, negli stati d’animo di chi è partito o tornato, nei dubbi (tanti) che vengono sollevati e nelle certezze (poche, ma buone :-)) che tutti quelli che hanno compiuto un’esperienza come la mia hanno acquisito.

Una di queste e-mail ha messo in luce un aspetto su cui forse non ho mai riflettuto abbastanza. Lo faccio adesso.

Giuseppe, il ragazzo che mi ha scritto, è laureato in ingegneria. E’ in Australia alla ricerca della felicità, come lo sono stata io e lo sono quelli che si trovano laggiù adesso.

Giuseppe fa il pizzaiolo per mantenersi DownUnder e si domanda, come tutti, se questo sforzo valga la pena. Se vivere in un paese diverso dal nostro può valere la pena di lavorare per un periodo in un ambito diverso, facendo cose completamente diverse, distanti anni luce rispetto a quello che si ha studiato e sognato per anni.

La mia risposta e’ sì. Certo che ne vale la pena. E qui mi rivolgo in particolare a tutti quelli che vivono la situazione che sta vivendo Giuseppe e che io ho vissuto a mia volta. Io sono giornalista e a Sydney facevo la cameriera. Altri miei connazionali che ho avuto occasione di conoscere laggiu’ facevano i lavori più disparati e completamente diversi dal loro percorso di studi: chi faceva la commessa, chi il barista o il centralinista. Tutti ragazzi arrivati con una o più valigie cariche di sogni e speranze.

Io, sopratuttto verso la fine del mio soggiorno astraliano, ho passato notti intere a chiedermi che senso avesse tutto questo, se quello che stavo facendo era giusto, se l’anno e mezzo passato a pulire i tavoli mi avesse portato qualcosa di nuovo.

Mi aveva arricchito come persona? Avevo imparato qualcosa di nuovo? Mi sarebbe servito in futuro?

Sì, sì e ancora sì. Avevo perso del tempo? No, nemmeno un secondo.

Lavorare in un ambito così lontano dal percorso di studi intrapreso, cosi diverso e forse meno qualificante è una delle ipotesi che più preoccupa chi si avventura in un paese straniero alla ricerca del proprio Eldorado.

E’ lo scoglio più duro, il boccone più amaro da buttare giù, perché prima di partire raccontiamo a noi stessi che siamo disposti a tutto pur di andarcene da questo paese, ma poi una volta che ci mettono una vassoio in mano e ci urlano di correre e muoverci in una lingua diversa dalla nostra, a migliaia di chilometri di distanza…be’, allora la prospettiva cambia.

Una volta superata questa barriera mentale del lavoro meno qualificante (sì è solo una barriera mentale, perché credetemi non c’è veramente niente di male a fare la cameriera e il pizzaiolo i primi tempi o anche di più…se poi guadagni un botto di soldi, direi che va benissimo!!) tutto il resto è in discesa.

Io mi sono sempre chiesta: ma se non avessi lavorato come cameriera in Australia, lo avrei mai fatto in Italia?

La risposta è no. Non lo avrei fatto. E’ un lavoro che si fa o in via professionale a livelli alti oppure da giovanissimi, magari per arrotondare la paghetta o pagarsi gli studi. Ma di solito chi si laurea (se possibile) finisce a fare lavori più o meno in linea con quanto ha giustamente studiato. E la nostra società è talmente pronta a giudicare e a criticare che anche se uno volesse provare per sfizio a fare il cameriere, rinuncerebbe subito per evitare l’etichetta del “povero laureato che fa il cameriere perchè non ha trovato lavoro”. Ma chi te l’ha detto? E se io voglio semplicemente provare per vedere com’è?? Ma che ti frega, cara società italiana?

All’estero tutti questi bei discorsi cadono. E più si è umili e diposti a mettersi in gioco, più facile e veloce sarà il nostro adattamento. Se tanto la prospettiva è quella di vivere in un paese straniero, lavorare il primo anno come barman o pizzaiolo non può che fare bene. Per la lingua (servire ai tavoli ti costringe a imparare l’inglese velocemente), per l’integrazione (tra clienti e colleghi finisci per conoscere un botto di persone) e per i soldini, che se non avete le mani bucate come la sottoscritta vi mettete da parte un bel gruzzoletto senza problemi 😀

Insomma…tutta sta manfrina per dirvi di non abbattervi mai, quando siete all’estero…e tantomeno per una quisquilia come il lavoro…che certamente è  importante ma non deve essere lo scopo principale della vostra esperienza. Tanto arriva quello che deve arrivare…se è destino che troverete il lavoro della vostra vita all’estero ci riuscirete, perchè metterete anima e corpo per riuscirci (ho imparato a mie spese che le cose nella vita si ottengono più facilmente quanto più ti impegni e ci credi per ottenerle….non cadono dal cielo e non sono mai dovute…MAI…)

Dovete fare i pizzaioli, i barman, i camerieri o i centralinisti per i primi tempi? E allora? Qual’è il problema? Non corrisponde ai vostri studi? Ma vi serve per mantenervi e intanto cercare un lavoro migliore? Sì? E allora fatelo, senza rimpianti, senza nervoso e senza ripensamenti!

Perchè magari scoprite che impastare il pane o fare i cocktail non è poi così male….che stare in mezzo alla gente che magari ti ringrazia solo perchè gli hai sorriso può darti più soddisfazioni di quante immagini..insomma, quello che non si conosce o si stigmatizza per pregiudizio o partito preso…alla fine rischia di sorprendere.

Lo farete per qualche mese, un anno o magari di più e poi troverete il lavoro giusto. O magari fare il ristoratore vi piacerà così tanto che alla fine appenderete in un bella cornice la vostra laurea in informatica e vi aprirete una bella osteria in Australia o in qualsiasi altra parte del mondo!

Io ero arrivata con il pallino di fare la giornalista in Australia…ma più mi addentravo nel mondo della ristorazione e più mi immaginavo a dirigere ristoranti e bar da urlo…altro che giornalista! Studiavo tutti i menu, mi compravo i libri per imparare a fare quei dolci da paura tipo cupcake o banana bread e sognavo di aprirmi la mia pasticceria o ristorante in Italia, proponendo tutte quelle cose buone che mi sono gustata in Australia! Io ero arrivata addirittura a volermi aprire una cioccolateria in stile Max Brenner…avete presente? E ancora quel sogno ce l’ho, che credete…:-D

Poi certo, il destino ha voluto che riprendessi l’aereo e tornassi a casa. Ma non l’ho fatto per il lavoro. L’ho fatto per amore verso la mia famiglia che adoro e verso il mio paese per cui provo un sentimento che non riesco a spiegare. Lo potrei descrivere parafrasando il noto comico Giobbe Covatta che spesso, raccontando le nefandezze della nostra Italia, rimarca: “Accadono cose che mi fanno vergognare di essere italiano. Ma per fortuna lo sono”.

Tornando al discorso iniziale….noi tutti facciamo un salto nel buio quando saliamo su quel benedetto aereo che ci porterà in un’altra dimensione…e ci stiamo a preoccupare per il lavoro? Arriva, arriva. Non vi preoccupate. Ma non perdetevi il bello di questa esperienza preoccupandovi per qualcosa inutilmente. Siete in un paese nuovo, stupendo, interessante e così diverso da renderlo unico per voi. Godetevelo e non pensate troppo al lavoro superqualificato che sicuramente vi meritate, ma non mettetelo sempre in cima ai vostri pensieri, perchè rischiate di perdervi il bello della vita.

Semmai, e nell’attesa del grande evento, provate ogni mestiere. Tanto avete tempo per ritornare a fare il vostro che già conoscete bene. Provate a riparare tubi, a servire ai tavoli, a far lievitare un panetto che diventerà (si spera) una pizza, a fare un cappuccino come si deve (credete sia facile?) a servire tre piatti con due mani, ad aprire una bottiglia di spumante senza far partire il tappo verso il tavolo di fronte (come invece ho fatto io….)…provate a rispondere al telefono in due lingue diverse (la vostra e l’inglese) a prendere ordini da cinque tavoli in meno di un minuto e a servirli entro tre…provate, visto che siete all’estero, lontani dall’ingombrante società italiana che ci impone certi ritmi e stili, certi percorsi e certe tradizioni che spesso soffocano o tarpano le ali di giovani come noi che hanno voglia di cambiamento.

Siete lontani da tutto…nessuno vi vede. Buttatevi e vedete che succede.  Vi stupirete di quanto anche il lavoro più umile possa cambiarvi come persone. E migliorarvi, senza dubbio. Non vi rende più umili. Al contrario, vi rende più forti. Sono lavori che ti mettono al contatto con il pubblico e ti permettono di scoprire lati delle persone, dalla casalinga al manager, che mai avresti scoperto da dietro una scrivania o in qualsiasi altro superposto a cui sei destinato. Facendo la cameriera ho conosciuto casalinghe con le contropalle e direttori di istituti finanziari meschini e deboli. Da come una persona beve il caffè o ordina la colazione si possono capire tante cose, credetemi! 😀

Io nella mia vita adesso posso dire di aver fatto la giornalista  in Italia e la cameriera in Australia.

A voi forse farà ridere. Io, al contrario, ne vado estremamente fiera. 😉

La Maga in vena di sermoni….

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26 thoughts on “Meno male che ho fatto la cameriera….

  1. Ciao Maga, mai post fu più azzeccato per la situazione che sto vivendo ora qui a Vancouver! Ormai sono qui da quasi due mesi e, alla faccia del mio diploma turistico alla fine faccio la cameriera anche io, un lavoro che, come dicevi tu, non avrei mai preso in considerazione nemmeno per sbaglio in Italia ma che qui invece lo trovo divertente e stimolante. Certo, continuo a guardarmi in giro e a cercare il “lavoro dei miei sogni” ma intanto non mi precludo nulla! Ovviamente il lavoro è super stancante, sempre di corsa cercando di non far cadere piatti, piattini e bicchieri, ma alla fine i capi sono ottimi e nessuno mi rompe le scatole, ognuno fa il suo e nel mentre imparo l’inglese coi clienti e parlo spagnolo e italiano con i miei colleghi!
    Un grande abbraccio!

  2. Bel post! Ma il finale di molti e’ di tornare in Italia, fare il proprio lavoro a ritmi stressanti e sottopagati, costringendo le persone a vivere ancora con mamma e papa’. Penso che a 30 anni fare il cameriere o l’ingegnere non faccia differenza, qui si parla di dignita’ che nel nostro paese ai giovani senza mami e papi alle spalle viene tolta. Mi arrabbio quando sento i miei amici trentenni che lavorano e stanno da mamma e papa’, va bene conviene e ti permette di mettere via qualcosa.. ma me sembra una situazione di comodo che non permette di crescere! Ho fatto la cameriera in Italia per pagarmi l’Universita’ e non ho trovato “vergogne” o pregiudizi, poi ho trovato il mio lavoro per cui avevo studiato bello e carino ma.. a poco piu’ di 1000 euro al mese, come molti… in Australia ora lavoro sempre nel mio campo ma con guadagni altamente maggiori.
    Io, da mia esperienza, consiglierei invece di cercare lavoretti si’ quando si’ e’ all’estero, ma di insistere molto su quello che si e’ studiato, per poi tornare, se si torna, con delle conoscenze in piu’ anche sul proprio campo. Ad esempio l’ufficio dove lavoro e lo stile organizzativo della mia ditta e’ molto diverso da quello italiano, cose che mi portero’ come know-how con me. Penso che anche tu se avessi trovato da giornalista forse saresti ancora in Australia?
    ps. scusa per gli apostrofi come accenti..maledette tastiere australi!!

    • Vero quello che dici, ma nel posto infatti specifico che il lavoro cosiddetto umile (ma perché, poi, è umile?? Non l’ho ancora capito) è giusto farlo all’inizio e non c’è nulla di male, anzi non può che fare bene. Nel frattempo bisogna sempre guardarsi intorno e non farsi sfuggire l’occasione per trovare il lavoro giusto.
      Per rispondere alla tua domanda, io non so se sarei rimasta a lungo in Australia anche nel caso avessi trovato lavoro come giornalista. Sarei rimasta giusto il tempo di fare l’esperienza e apprendere il più possibile da un modo di fare giornalismo che mi affascinava molto, senza troppi peli sulla lingua, diretto al punto e indifferente tutto sommato al potere (mentre da noi il giornalismo è praticamente asservito ai grandi poteri).

      Ma prima o poi sarei tornata a casa. Non ce l’avrai mai fatta a vivere per sempre in Australia.

  3. Ciao!
    Grazie per questo bellissimo Blog, leggerti mi ricorda sempre di casa.(Cottesloe,Perth)
    Io in Australia ho fatto pizze…a me è piaciuto tantissimo…anche se quello che preferivo era riempire i croissant di crema al mattino!! Ero il capo della cucina del mio micro bar-pizzeria al taglio, a Subiaco . Ero il capo in quanto gli altri ragazzi servivano ai tavoli e il vero Capo faceva il caffè..perchè come dici tu, mica è facile fare un cappuccino, soprattutto in Australia dove ce ne sono 300 tipi diversi, e a noi, bassissima manovalanza, non provava neppure a insegnarcelo.
    Comunque io mi sentivo il re della cucina ed ero davvero sottopagata e felice!

  4. Hai scritto un articolo eccellente!
    Ho 73 anni. A18 sono partito per la Germania con due valige più grandi di me, non parlavo tedesco ne nessuna altra lingua eccetto il francese che avevo imparato a scuola.
    Dopo 10 anni di vario girovagare per l’Europa (ai miei tempi era già molto) sono ritornato in Italia. Avevo buona conoscenza di tre lingue straniere, ma nessun diploma di studi.
    Ho trovato subito un posto da impiegato al Duty Free Shop di Linate e dopo altri 10 anni con il cambio di nuova gestione e diversi trasferimenti a Roma, Napoli, Verona e Genova, mi sono trovato ad essere promosso dirigente, qualifica cui ho raggiunto la pensione.
    Ho sempre lavorato molte ore al giorno, inizialmente ho fatto il cameriere, il lavapiatti, il cuoco, il portiere di notte, ma mai mi sono lamentato del mio stato.
    Oggi mio figlio secondo, trentenne e laureato in ingegneria edile, è partito per l’Australia dove starà per un anno. Attualmente sta facendo il cameriere e finalmente credo sia fiero del suo lavoro.
    Ti ringrazio ancora per il tuo scritto e ti mando un caloroso saluto
    Guerino Rosa

  5. Ciao Maga,
    non posso che farti i complimenti per il post, il quale mi tocca molto da vicino.
    Infatti anche io come Giuseppe sono un giovane ingegnere e proprio oggi ho ricevuto la mail del governo australiano in cui mi si comunica che mi è stato concesso il Working Holiday Visa. Ho già messo in preventivo il fatto che probabilmente dovrò cimentarmi in altri lavori, verosimilmente nel settore dell’hospitality, e l’idea non mi dispiace per niente. Pur apprezzando il mio lavoro l’idea di impararne uno nuovo è interessante e stimolante, soprattutto se serve per concedersi un’esperienza di vita come quella che hai descritto nel tuo blog e che vivrò.
    Naturalmente ogni tanto i dubbi e le paure sorgono a tutti, anche ai più convinti, ma grazie alle opinioni di chi ci è già passato è più facile rendersi conto di quanto un’esperienza del genere possa aiutare in primo luogo la crescita personale di chi la vive e, chissà, anche quella lavorativa.
    A tal proposito vorrei anche ringraziare il Signor Guerino per aver condiviso la propria fantastica storia!
    Continua così Maga!
    Bye,
    Fabio

  6. Cara Maga, devo ringraziarti perchè mi dai tanto coraggio!
    Sono stata a Sydney a dicembre e gennaio scorsi. Mi sono innamorata di quella città e nonostante il mio ritorno a Roma il cuore è rimasto a Sydney.

    Ho 47 anni, sono estetista e l’anno scorso ho chiuso il mio centro estetico a causa della crisi economica. Ora mi sto organizzando per ritornare in Australia.

    Non mi importa niente se dovrò adattarmi a lavorare nei ristoranti ……. credimi ho fatto molti lavori umili anche in Italia.

    Purtroppo due cose mi mettono tanta paura: non parlo inglese e non sono più tanto giovane (intendo dire per il mondo del lavoro). Chiederò uno Student Visa e frequenterò un corso di inglese e ….spero di poter fare la cameriera!

    Per me è molto importante riusire a lavorare per poter rimanere in Australia!!

    Che dici ce la posso fare?

    Marina

    • Ciao Marina, direi che ci sono tutti i presupposti per farcela!
      Per l’età, visto che non richiedi un visto lavoro da qui (in quel caso non rientreresti come età penso) in loco puoi sempre trovare qualcuno che ti sponsorizzi. E se non sbaglio, dopo diversi anni in cui sei studente, puoi richiedere la permanent residency. Ma non vorrei sbagliarmi. Magari per queste informazioni prova a contattare questo agente dell’immigrazione:
      Carmela Pellicano
      assistaustraliamigration(chiocciola….non mi funziona il tasto)bigpond.com

      L’inglese pu essere un problema in effetti. quello che consiglio sempre io a chiunque non parli bene questa lingua è di farsi un corso intensivo in Italia, giusto per avere le basi e poter conversare abbastanza bene. Poi una volta sul posto non puoi che migliorarlo, anche grazie al corso di inglese che farai laggiù-. Ma se puoi, parti con un minimo di base linguistica. Andare in Australia senza parlare inglese potrebbe essere problematico.
      In bocca al lupo per tutto e grazie di leggermi! 😀
      Angelica

      • Ciao Angelica,

        potrei chiedere un visto lavoro (hanno innalzato l’età a 50 anni) ma come posso fare l’estetista se non parlo inglese?

        Sono una persona tutt’altro che presuntuosa e, sono stata sempre abituata a conquistarmi tutto…… una volta si faceva la “gavetta”!!! Quindi, prima imparo a parlare inglese, e poi cerco uno sponsor…

        In ogni caso sto già studiando inglese e scrivo abbastanza bene, ma non capisco un tubo…

        Comunque grazie per la dritta dell’agente di immigrazione, la contatterò a Sydney.

        Leggerti è un piacere e continuerò a farlo!

        Grazie ancora

        Marina

  7. Devo confessare che cio` che dici e` vero… Alla fine siamo cresciuti in un paese in cui se sei laureato non puoi diventare un cameriere ma devi fare il lavoro per cui hai studiato. Alla fine ho fatto anchio lavoretti come cameriera ed altro. E devo confessare che quando poi uno raggiunge l’opportunita` di trovare il lavoro per cui hai studiato l’apprezzi di piu`….Ti senti in parte piu` soddisfatto…

  8. E’ la prima volta che leggo il tuo blog, sono affascinato. Quello che dici per me è molto rincuorante dato che a settembre comincerò l’ultimo anno di liceo e non so ancora quale strada intraprendere in futuro. Vorrei seguire anche io la via del giornalismo ma sono come pietrificato dalla paura di non riuscire ad emergere, di non essere abbastanza bravo per farlo, di finire inchiodato per il resto della mia vita a sognare di “essere” e intanto sturare cessi in un autogrill. Tuttavia dopo aver letto queste righe mi sento preso di nuovo dalle farfalle nello stomaco e penso che “alla fine mal che vada non può andare poi tanto male”. Grazie 🙂

  9. Scusa se spammo ma ho aperto un blog della mia prossima esperienza all’estero, siccome seguo il tuo e mi piace lo linko,poi fai pure come vuoi.
    http://robaacaso.blogspot.com/
    Questo messaggio verrà spamamato su almeno una decina di blog che seguo.
    ciao

    Ho ritrovato il tuo blog 1 settimana fa dopo che l’avevo perso da un anno e passa.

  10. Leggo sempre il tuo blog..Mi sn documentata tanto dato che domenica 18 sarà il mio turno..Sydney sto arrivando!!!
    Mi è piaciuto tantissimo qst post. Io ci vado proprio con l’intenzione di fare la cameriera. Ho 30, vivo a Roma e sono maitre di sala in un albergo. Parto xkè ho sempre desiderato fare qst’esperienza. Mi troverò a rifare la gavetta..poco male!! Ma qnd tornerò il mio inglese sarà incredibilmente migliorato e il mio curriculum arricchito. Io ho scelto qst mestiere, lo faccio ad alti livelli e se fatto con impegno può dare grandi soddisfazioni..
    Grazie x aver trattato l’argomento. Complimenti x il blog..
    Vanessa

  11. Ciao Angelica, ti ringrazio del post molto interessante.
    Mi piacerebbe farti una domanda che mi fa “resistere” parecchio dal “tentare questa strada”.
    Ma se “domani” parto dall’italia facendomi prestare i soldi del volo aereo ed avendone per sopravvivere circa una settimana la’ (presupposto d’aver gia’ ottenuto un qualsiasi visto e …l’inglese lo parlo a sufficienza) riuscirei …riusciro’ a trovare un lavoro da cameriere a 38 anni compiuti …. seppur di bella presenza ?

    Qui…tanto per capire il senso di questa domanda…sto cercando da quasi un anno un posto da cameriere …senza trovarlo !!!!! Dicono che ho studiato troppo e non avendo esperienza preferiscono la rumena “bella” a me 🙂 ….parliamo di Milano …tra l’altro 🙂

    E’ l’unico dubbio che mi uccide perche’ so che, per esempio, a Londra non e’ cosi’ facile (ma neanche a NY) trovare come cameriere …. gli unici due posti dove sembra “molto facile” sono appunto il Canada e l’Australia …

    Che ne pensi ?
    grazie dell’attenzione
    t’abbraccio
    Alessandro

    • Ciao Alessandro, guarda io ci ho messo due settimane a trovare lavoro al casinò di Sydney, ma se vai in giro e spedisci cv a manetta e sopratutto dimostri esperienza e conoscenza della lingua, puoi metterci anche meno. I camerieri sono sempre molto ricercati!
      Ciao!

  12. Ma scusate…apriteVi la mente… perchè invece di fare ognuno di Voi il Cameriere fuori Italia,,,non Vi riunite in un gruppetto, chiedete un finanziamento (Sviluppo Italia/Invitalia, ecc.) ed aprite ul ristorante altamente innovatvo qui in Italia? Magari orientato alla Sicurezza ed alla Salute Alimentare (con un angolo dedicato alle informazioni sugli alimenti); con schermo pc/web sui tavoli e menù per chi è a dieta (che oggi sono tantissimi)… Forza ragazzi…ragionate in grande; so che non è facile…ma almeno predisponeteVi alla creatività produttiva, alle novità efficienti.
    Che ne pensate?
    Max

    • Mi sembra un’ottima idea Max! Anche se penso che andare a vivere in Australia da soli per un periodo di tempo sia un valore aggiunto, sia un’esperienza da fare in ogni caso perchè ti arricchisce come persona e ti migliora. O almeno questo è quello che è successo a me.

  13. Cara maga di oz io sono un barman professionista anche se sono stato sempre abbastanza autodidatta x poter essere il più obbiettivo possibile .Apprezzo moltissimo il tuo sermone perchè fatto con sensibilitá x aspetto umano senza tralasciare nulla a quello professionale io a distanza di 36 anni di carriera (ho iniziato a 14) che sono xambiati

  14. Ciao.. e’ bello navigare su internet e trovare tante persone che come me sono alla ricerca di un posto ‘migliore’. Io e il mio fidanzato stiamo partendo per Sidney, anche se non è per niente facile in quanto i miei genitori non sono affatto contenti, anzi sono tristissimi.. Nonostante questo, io sono estetista. Ho preso il diploma circa 3 anni fa, e vorrei sapere da qualcuno quanto guadagna un’estetista in australia.. e vorrei sapere anche se qualcuno sa dove posso informarmi per il mio diploma, se è valido anche li… vi abbraccio a tutti! E viva L’AUSTRALIA E LE PERSONE FOLLIII!!

  15. Dillo a chi ha fatto la cameriera e l’operaia per 20 anni e si è laureata quando ha cominciato ad avere problemi di salute e non riesce più a stare in piedi per più di 20 minuti alla volta…. Che lavoro va a fare? Scegliete un lavoro che potrete fare anche dalla sedia a rotelle, che non si resta sempre giovani e sprint. O vi troverete a 40 come me con un’invalidità che non vi permette di lavorare più, perché vi siete sì laureati, ma avete solo fatto le cameriere, e nessuno vi assume neanche come centraliniste. E 4 punture di Voltaren al giorno (per 26 giorni al mese per 12 mesi) per correre tra i tavolini a servire pizze…. non è fattibile….. ragazzi, studiate e siate choosy! E ricordatevi che non si è giovani per sempre…..

  16. E’ assurdo leggere e ritrovarsi in molte cose…Io sono arrivata un anno fa a Barcellona con il progetto Leonardo, dopo più di un anno di “pratica” (non pagata, ovviamente) come ingegnere edile in Italia. Finito lo stage non volevo tornarmene al paesello, così ho cercato un lavoretto.
    Ormai da più di un anno lavoro come cameriera/incaricata in un locale al centro città (meglio non parlare del contratto).
    Pensavo che l’avrei fatto solamente per qualche mese..invece è diventata una necessità e sono abbastanza demoralizzata. Invio cv tutti i giorni e sono riuscita ad fare 3 colloqui in un anno (con esito negativo).
    E’ triste avere quasi 29 anni e chiedersi perchè ci si trova in questa situazione..Ok, bella esperienza, ok, lo spagnolo ora è perfetto, ok, adesso so fare il cappuccino…e poi? Questa è la maledetta domanda che ho stampato nella mia testa e che mi perseguita. Spero di poter avere un esito positivo anch’io

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