Le donne erediteranno la Terra

PANDORA

Il vaso di Pandora

Qualche tempo fa mi è capitato di essere invitata a cena in un famoso locale di Milano dove si tengono concerti di musica jazz. Era da tempo che non uscivo ad ascoltare un po’ di buona musica. A dire il vero, era da tempo che non uscivo proprio. La mia vita, assorbita dal lavoro e dai figli, mi toglieva qualsiasi voglia di andare anche solo a vedere online qualche concerto, figuriamoci uscire di casa.

Un amico di Andrea ci ha invitato invita a vedere un cantante americano di passaggio a Milano. Io, solitamente riluttante a uscire, ho accettato di buon grado. Avevo bisogno di staccare, di starmene un po’ sola con Andrea, vedere come stesse il mondo là fuori.

Siamo arrivati molto prima degli altri e per immergerci nell’atmosfera da aperitivo tipicamente meneghina (un’atmosfera stupenda, posso dirlo?) ci siamo accomodati in un localino davanti al teatro e abbiamo sorseggiato due bicchieri di bollicine, con qualche stuzzicheria. Mi sembrava di toccare il cielo con un dito, noi due soli, a dire stupidate (e a parlare inevitabilmente dei bimbi), a stare insieme, con gli sguardi appiccicati, senza distrazioni.

Quello è stato il momento più bello della serata. Più intimo, vero, positivo.

Poi sono arrivati gli amici.

O meglio, solo uno era amico di Andrea, gli altri erano suoi amici. Tre coppie più verso i sessanta che i cinquanta.

Sono stata subito accolta da una strana sensazione: le donne emanavano un’energia straordinaria e complessa, gli uomini, a parte l’amico di Andrea che chiamerò Ugo, erano praticamente invisibili.

Ugo, dall’Ego inavvicinabile, ci ha fatto strada dentro al locale. Il cameriere ci ha indicato il tavolo rettangolare pronto per noi, a pochi passi dal palco.

Ancora prima di prendere posto, Ugo si è lanciato: gli uomini da questa parte, le donne stanno insieme dall’altra. E lo ha detto ridendo, come se fosse la cosa più sensata e divertente che potesse dire il quel momento.

Io non ci potevo credere. Pensavo stesse scherzando. Siamo all’asilo? Maschietti da una parte e femminucce dall’altra?

Ho fatto buon viso a cattivo (pessimo) gioco e, fingendo una risata compiaciuta (ma senza tralasciare la battuta, “come a scuola”!) mi sono accomodata.

Che bisogno c’è di separarsi dalle mogli/compagne? Per caso dà fastidio la vicinanza? Si teme una contaminazione o si crede di non avere argomenti interessanti di cui parlare con il debole e gentil sesso, che non è né gentile né debole?

Da piccoli i bambini tendono a stare fra di loro, così come le bambine. Poi, crescendo, in età scolare, iniziano a rapportarsi gli uni con gli altri senza problemi. Evidentemente, Ugo non ha mai superato questa fase.

Mi direte, vabbè per quella sera avrà voluto starsene con i maschietti. Ok, ma allora cosa le invitiamo a fare le femminucce se non vuoi scambiarci nemmeno una parola?

E lo stesso approccio lo ha avuto qualche mese dopo, quando siamo andati in gita poco fuori Milano.

Ha voluto vicino a lui Andrea e sua moglie, che chiamerò Ilda, si è seduta vicino a me.

Di nuovo, maschi e femmine.

Comunque, quella sera ho cercato di soprassedere, volevo godermi la serata anche se mi spiaceva vedere Andrea in fondo, dall’altra parte del tavolo.

Ero circondata da donne. E questo è sempre un bene, lo è stato anche quella sera, in cui mi sono sentita a disagio per questa divisione ma poi lo spirito femminile intorno a me mi ha riappacificato con l’universo. In un certo senso.

Non sottovalutate mai una donna, soprattutto il potere che ha di ridimensionare le cose, di tranquillizzarti, di tenderti una mano, di intuire il tuo disagio, anche se sei una perfetta sconosciuta. Ho scoperto questa connessione con l’universo femminile recentemente e posso confermare, senza falsa modestia, che il mondo senza le donne non esisterebbe.

Dopo questa breve e significativa parentesi, torno a bomba sulla serata perché vi starete chiedendo quale sia il punto di questo pistolotto.

Ci arrivo.

Le tre donne intorno a me non hanno manifestato nessun fastidio verso la suddivisione maschio Alfa dominante/donna Beta soccombente. Anzi, hanno reagito come se fosse normale. Normale.

Il vino è arrivato subito. E come è arrivato, così è finito nei bicchieri.

Le tre donne, Ilda, Emma e Sara, hanno creato quasi uno scudo per proteggermi dai miei stessi pensieri. Le vedevo così forti che per un momento, ma solo per un momento, ho creduto di essere la solita pessimista e capricciosa, che vede il maschilismo anche dove non esiste.

Ma è durato un momento. Poi il vino ha aperto le porte dell’inferno.

Emma, di fronte a me, una donna dai tratti gentili ma dallo sguardo feroce, ha iniziato a chiedermi cosa facessi nella vita. Domande di routine per rompere il ghiaccio, sguardi accondiscendenti. Battute sul troppo lavoro, risate. Il ghiaccio si è sciolto in un paio di minuti.

Mi sono lasciata andare al fatto di essere particolarmente stanca, con due bimbi piccoli e lavoro-casa-famiglia-universo da gestire. Credevo fosse una chiacchiera in più da aggiungere ai discorsi un po’ inutili, ma piacevoli, che si fanno in queste occasioni.

Non credevo che Pandora fosse lì, con me, pronta ad aprire il suo vaso con quella mia semplice affermazione.

Gli occhi verdi di Emma sono diventati due smeraldi infuocati. Si è versata ancora un po’ di vino e poi, senza staccare gli occhi dal liquido dorato che versava nel bicchiere, mi ha detto: “Non ne vale la pena”.

Ilda e Sara si sono limitate ad annuire. Io sono rimasta un po’ di sale, anche se ho cercato di abbozzare una risatina per scalfire quel ghiaccio che improvvisamente era ritornato. Era un iceberg, adesso.

“I figli sono ingrati cara mia, e i mariti lo sono ancora di più. Dai loro tutta la tua vita e loro, in cambio, ti danno per scontata”.

A quel punto mi ha guardato, per vedere la mia reazione. Aveva di fronte una giovane donna all’inizio del suo percorso di lavoro-maternità, una giovane donna stanca, ma non ancora azzoppata da questa realtà.

Ero sorpresa, ma una parte di me resisteva, non voleva darle ragione. Non può essere sempre così, per tutte le madri.

Sara, la più sognante delle tre, mi è venuta in soccorso. “Ilda esagera un po’, ma in effetti è dura Angelica. Non farti abbattere dai sensi di colpa, perché non ne vale la pena, mai”.

Ilda si è limitata a ridere in modo nervoso, con l’intento di smorzare l’atmosfera, senza riuscirsi.

Emma è stata manager per molto tempo. Nella sua azienda contava molto ed era rispettata. Con l’arrivo dei bambini ha dovuto mollare tutto. Sono vent’anni che non lavora più e anche se potrebbe ancora rimettersi in gioco, non ha più voglia di farlo.

Rivedo quella manager in quegli occhi, me la immagino in ufficio, a organizzare gestire, imporre la sua disciplina e il suo metodo. Ho davanti una donna dura, prima di tutto con sé stessa, per essere stata incapace di imporsi a un marito che le ha imposto di fare questa scelta, mentre lui ha potuto tranquillamente coltivare la sua carriera. Perché è la mamma che deve rinunciare, è la mamma che deve stare dietro ai figli.

 I padri servono per andare fuori a caccia e portare le cibarie, le donne accudiscono.

 L’umanità è nata in questo modo ( 2,5 milioni di anni fa) per ragioni di mera sopravvivenza. Milioni di anni dopo, quando la natura stessa che ci circonda è cambiata, la Terra è cambiata….noi invece siamo rimasti uguali.

L’uomo va a caccia  con il completo, l’Audi e l’Iphone, la donna deve stare dietro alla prole, può uscire dalla grotta per andare a caccia, ma deve portarsi la prole dietro che, tradotto nel 2019, significa portarsi appresso il carico emotivo della gestione famigliare, essere in ufficio fisicamente, ma con la testa sempre connessa a quei figli di cui ci si sente totalmente responsabili e per i quali ci ammazziamo di sensi di colpa se qualcosa va storto. I padri, se non in casi eccezionali, i sensi di colpa non li hanno mai.

Sara ha lavorato a fasi alterne, per stare dietro ai figli. È la meno drastica delle tre, ogni tanto con lo sguardo cerca il marito dall’altra parte del tavolo e gli lancia degli sguardi dolci. È pronta a perdonare tutto, ama i suoi figli in un modo che non si può descrivere a parole, per cui va bene così. Lo sa che non va bene così, ma va bene così.

Donna Ilda è un punto interrogativo. Energica, solare, con lei ho avuto fin da subito una grande sintonia e ancora oggi, quando ci incontriamo, è sempre un piacere stare insieme. Ha lavorato come assistente in uno studio odontoiatrico per vent’anni, poi con l’arrivo dei bimbi ha chiesto una riduzione di orario che non le è stata concessa. E ha gettato la spugna. L’invincibile Ugo poteva mantenerla, per cui si è dedicata alla famiglia. Oggi continua a fare la mamma di due figli adolescenti che dipendono da lei in tutto e per tutto.  Nel tempo libero dipinge in taverna. Vorrebbe andare in palestra, il marito la sostiene, ma si sente in colpa a ritagliarsi tre orette tutte per lei in settimana. È imprigionata in questo limbo dorato, in cui ha tutto e non ha niente. Perché la vita di una donna non può finire e realizzarsi con l’accudimento dei figli.

E se l’uomo-marito fa fatica ad accettarlo, con i figli il discorso credo sia diverso, anche se sono all’inizio del mio percorso. Ma i figli tutto vedono e tutto colgono e dare la mamma per scontata significa sapere che mamma c’è, ed è una cosa straordinaria.

 Anche i miei figli mi danno per scontata: non ricevo grandi entusiasmi quando mi vedono, perché io ci sono sempre. Ma se manco un giorno, iniziano a fare domande. Non mi riempiono di abbracci quando torno la sera a casa, perché io torno sempre. Cucino sempre per loro, faccio loro il bagnetto, li metto a dormire. Mi danno per scontata perché ci sono e guai se non fosse così.

Noi mamme dovremmo semmai insegnare ai nostri figli a dare valore ai gesti che ricevono, senza dire loro che ci siamo sacrificate e non ci siamo realizzate per colpa loro, perché non si può dire una cosa del genere a un figlio, non è colpa sua se è figlio e noi siamo madri! Ma insegnare loro il valore del tempo, del denaro che si può spendere e non si può spendere, del lavoro che mamma fa e che è importante per loro e per lei e del senso di sacrificio e responsabilità, è fondamentale. Saranno dei figli consapevoli. Daranno per scontate le loro mamme? Finché lo faranno, significa che stiamo facendo un buon lavoro.

Ilda, Emma e Sara sono tre donne che hanno sacrificato la loro parte produttiva-lavorativa per stare dietro alla famiglia. Io credo che il mondo, in questo modo, si sia perso qualcosa. Lo trovo profondamente ingiusto.

Una parentesi per Ugo: è un brav’uomo e sono sicura abbia un gran cuore, ma certi atteggiamenti non li ritengo normali al giorno d’oggi e anche se, in apparenza, incoraggia la moglie a ritrovare un senso alla sua esistenza, in realtà non vuole troppo sconvolgere il suo equilibrio famigliare. Ce ne sono tanti di uomini così, bravi, ma legati a un’idea di moglie e matrimonio che non ha più senso.

Il potenziale femminile è straordinario, ma se continuiamo a limitarlo in questa visione “o lavoro o famiglia”, non lo vedremo mai davvero all’opera.

Alzo Cazzullo ha scritto un bellissimo libro, “Le donne erediteranno la terra”, a cui ho rubato il titolo per questo post, è in cui elogia la forza femminile. Aldo vede importanti cambiamenti, le donne stanno iniziando a ricoprire posti e ruoli importanti e il loro potenziale si sta già dispiegando.

È vero. Ma non è abbastanza. C’è ancora tanto da fare e non parlo solo degli episodi gravi di discriminazione sessuale o, nella peggiore delle ipotesi, di omicidio (non riesco a usare la parola femminicidio anche se forse sarebbe più corretta). Ci sono tanti piccoli atteggiamenti, a cui noi non diamo importanza, che permeano la nostra cultura e il nostro quotidiano. Sono questi piccoli segni che, se non colti e gestiti, possono generare mostri, discriminazioni, iniquità.

Sono stufa di credere che le cose non possono cambiare. Io stessa sono stata vittima di discriminazione sul lavoro a causa della mia gravidanza, perché ero diventata meno produttiva!

Come si può pensare di andare avanti in questo modo, come si può non capire che il potenziale femminile non solo è necessario a questo mondo, ma lo salverà? Non voglio essere arrogante e, uomini all’ascolto, se vi offendete vi chiedo scusa, non è mia intenzione. Ho conosciuto e conosco uomini straordinari, che hanno intuito questo potenziale e lo alimentano. Uomini che sostengono le loro mogli, che le aiutano.

Uomini che hanno capito che a tavola ci si siede tutti insieme, non separati.

Uomini che puliscono casa e preparano la cena.

Uomini che vanno a prendere i figli a scuola e li aiutano a fare i compiti.

Uomini che, se la mamma fa tardi a lavoro, pazienza ci si prende una pizza e va tutto bene, nessuno fa pesare niente a nessuno.

Ce ne sono tanti di uomini così e io sono grata ad ognuno di loro.

Ma sono, siete, ancora troppo pochi.

Faccio appello a voi uomini veri, illuminati, coscienti di contaminare i vostri “simili” e aiutarli a capire quello che si stanno perdendo.

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