Va a ciapà i ratt

Ragazzi…la vita milanese mi sta massacrando. Pensavo di averle provate tutte, credevo che le otto-dieci ore al casinò di Sydney che mi sparavo quattro-cinque volte alla settimana rappresentassero il momento in cui mi sono più sbattuta in tutta la mia vita. Ma mi sbagliavo. Ricordo ancora quando a Sydney pensavo di non aver mai lavorato tanto in vita mia…e adesso a Milano devo ripetere la frase. E farmi qualche domanda:  ma prima dell’Australia io che caspita facevo? Una mazza, bravi. Anche questa è la mia conclusione. Pensavo di lavorare e invece per 28 anni io ho fatto un belino, come si direbbe a Genova.

Poi a Sydney mi sono rimboccata le maniche e mi sono sudata la pagnotta e a Milano le maniche me le sono dovute direttamente tagliare perchè tanto non servono visto il mazzo che mi fanno fare. Se qui in Lombardia lavorano così, non oso immaginare a quali massacri sarei sottoposta se lavorassi nel nord est italiano, tipicamente noto come terra di assidui lavoratori….

Comunque è una questione di ritmo. La prima settimana arrivavo a casa sui gomiti, la seconda sulla ginocchia e adesso comincio a fare le scale con le mie gambe…tempo qualche mese e sarò “milanese” anch’io! 😀

Non lavoro in fabbrica, perchè almeno giustificherei la stanchezza. Il mio unico lavoro manuale è scrivere al computer, quindi niente di che. Solo che devo mettere in moto le celluline grigie, come le chiama Poirot, per otto ore al giorno in un modo che non vi posso descrivere, con gente che ti chiede cose da una parte e altri che le pretendono dall’altra e tu cerchi di far contenti tutti. E questo prima di cominciare  a fare quello che dovresti fare davvero.

Insomma, bisogna adattarsi. E io sono una che si adatta, devo ammetterlo. Ho cambiato più città e lavori io che non so chi, dai 20 ai 30 anni ho cambiato così tante volte, mi sono messa così tante volte in discussione che non penso sia normale. E ancora oggi, all’alba dei 31 anni, gioco ancora  a fare quella dubbiosa, quella che scandaglia tutto e tutti sempre, quella che non si dà pace e ama darsi il tormento perchè la mia vita è tensione pura, è un continuo rincorrere una felicità che sappiamo tutti irraggiungibile, o che non ammettiamo di aver raggiunto anche quando è sotto i nostri occhi.

La poesia finisce qui, tranquilli. Ho aperto una parentesi in preda all’estasi. Però davvero, se penso alla mia vita, prendendo solo quella degli ultimi anni, è davvero un gran casino. L’anno scorso ero in un ridente paesino della riviera Ligure, due anni fa ero in Australia, tre anni fa ero a Genova. E adesso sono a Milano. Ho imparato l’inglese, il francese, un po’ di tedesco e di spagnolo e adesso mi ritrovo a fare i conti con un nuovo idioma: il milanese. 😀

La mia vita è stata ed è un continuo apprendimento, un conoscere e mettere da parte e ricominciare da un’altra parte, dall’inizio, per la voglia di apprendere un mestiere nuovo, la voglia di non lasciare nulla di intentato, tastare tutte le strade e poi scegliere la migliore.

Tutte queste esperienze mi hanno portato oggi in un piccolo paesino alle porte di Milano. Mai lo avrei detto in vita mia.

Io i milanesi, prima di conoscere il mio ragazzo, non li potevo soffrire. Tipico pregiudiizo stupido il mio, lo so. Li pensavo sbruffoni, arroganti, presuntuosi, pieni di sè e con un ego smisurato, che punta”verso l’infinito e oltre” come direbbe Buzz LightYear.

Sono così, esattamente come li ho descritti, solo che c’è pure dell’altro 😀

C’è che all’inizio sono diffidenti, chiusi e indifferenti. Ma è solo apparenza. Ti studiano, è una tattica. Ti testano, ti annusano. E se passi il test, schiudono un po’ la porta del loro cuore. E ti danno un’occasione per spalancare quella porta.

Se fai le mosse giuste e la spalanchi, allora poi non ti fanno più uscire. Se fai un errore…zac!!!! Finito, chiuso, ciao.

O almeno questo è quello che ho percepito.

Sono tipi strani, come tutti gli italiani a modo loro. Loro non ti mandano a cagare, ti mandano a prendere i topi (come da titolo) e già da lì capisci che qualcosa non va. Da che il mondo è mondo (o da che mondo è mondo? Boh…) la gente si manda  a cagare, o manda a quel paese oppure i più cattivi ti augurano di prendere una certa cosa dritta dritta nel didietro….loro no, loro ti mandano a prendere i topi. Ma perchè non le mele o magari latte, come canta Morandi? No, i topi.

Vabbè,  non perdiamoci il sonno, tanto non ne verrò mai a capo. Magari posso chiedere allo zio del mio ragazzo, il Gianni, che parla solo in milanese e azzarda qualche frase in italiano solo in mia presenza. Ma per poco, poi se si accorge che un po’ capisco il dialetto, si ributta a piene braccia nella parlata lombarda e chi lo ferma più. Chiederò a lui che significa questo modo di dire, già sapendo che mi racconterà, tutto contento, la storia di questo detto, persino chi erano quei topi che tutti mandano a prendere come se fosse una punizione.

Alla fine mi sto divertendo anche a scoprire usi e modi di un popolo che poi in fondo è mio, appartiene alla mia Italia anche se con tradizioni, dialetti e usi diversi. Mi sto divertendo a osservarlo, come mi divertivo a osservare gli australiani. E anche qui, a pochi chilometri dalla mia casa natale, trovo tante differenze e tante somiglianze, proprio come in Australia.

Solo che gli italiani, da nord a sud, da est a ovest, non so perchè, ma sono più interessanti. 🙂

Bonanott! (si dice così? boh, chiedo al Gianni:-D)

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22 thoughts on “Va a ciapà i ratt

    • In Australia lavorano, ma definirli stakanovisti no…e non è una cosa negativa, anzi!! se la godono alla grande, lavorano il giusto e poi basta, perché la vita è quello che c’è dopo e prima del lavoro. Bravi australiani e scemi noi che ci massacriamo in questo modo!

      • …anche perche’ se lavoravi al casino, quel posto tutto e’ tranne che spac*** il sederino. A volte si, e’ busy certo, ma io l’ho fatto il lavoro vero, quello vero, e non si puo’ comparare, per non parlare della paga, dove in un mese si guadagna quasi 4 volte tanto uno stipendio normale medio italiano. Quasi un’ora d break, cibo cucinato e d ogni genere gratis, si servono drinks e si pulisce dopo, camminando avanti e indietro, si guarda, mi sbatto proprio di brutto. Il problema d quel posto piu’ che la fatica e’ la politica e la clientela “considerata” vip che mi da’ sui nervi, per il resto ringrazio ogni giorno, aaah dimenticavo pure quasi tutte le tasse indietro a giugno non scordiamole. Ciaaaauuuuuuuzzzz!!!

  1. (…) ma prima dell’Australia io che caspita facevo?

    Semplicemente, VIVEVI !

    Carissima, devi sapere cosa vuoi dalla vita e agire di conseguenza. C’è gente a cui piace sbattere dalla mattina alla sera per ricominciare il giorno dopo perché non sta bene con sé stessa e c’è anche chi invece sta bene con sé stesso e quindi non ha bisogno di trovare continuamente occupazioni per non dover pensare.

    In Svizzera mediamente si lavorano 40-42 ore per settimana, suddivise su 5 giorni, quindi 8 ore al giorno o poco più. Spesso capita di dover fare gli straordinari e di arrivare anche a 10+ ore al giorno, ma io mi chiedo: con quale rendimento? Con quali rischi? Non sarebbe più “umano” assumere una persona in più (anche solo a tempo parziale) in questi momenti di aumentato lavoro? Purtroppo è il dio denaro a comandare e della salute (fisica e mentale) dei lavoratori non interessa niente a nessuno. Peccato… se si pensasse che un lavoratore contento e rilassato renderebbe di più a tutti forse le cose cambierebbero, ma questa è utopia!

    Un abbraccio e… Buon Lavoro ! 😉

    • Ciao Uomo Linux! Guarda io non sono una che ama gli straordinari e cerco di non farne, preferisco guadagnare qualcosina meno ma avere il week end libero…il problema è che quelle “misere” otto ore di lavoro per me sono come sedici per uno normale…e mi domando come mai. Forse mi devo solo abituare al ritmo dei lumbard….gente seria sul lavoro, senza dubbio!!

      • Tutto il mondo è paese. Diciamo che, almeno per quanto riguarda il mondo “informatico” e le aziende dove ho avuto comunque la fortuna di lavorare, nelle grandi aziende come A**en***e e “Eye Bee M” esci alle 5 ti fanno notare “vai già a casa?”, quando anche non hai niente da fare e stai quindi li solo per scaldare la sedia. Ho avuto la fortuna di lavorare in *** anche all’estero ed è veramente una azienda strafica, che mette l’individuo al centro, che ti lascia lavorare da casa se vuoi, ecc. A volte invece trovi l’azienda piccola dove lavori come un pazzo a ritmi stressati.. semplicemente perché qui non c’è l’attenzione all’individuo.. non si crede che un individuo più libero renda meglio sul lavoro. Sono mal distribuiti gli obiettivi. Questo significa che, in italia anche le grandi aziende vengono “italianizzate” e sebbene formalmente tu sia libero, non lo sei. Sicuramente dipende dal settore in cui uno lavora. Dipende dal particolare team in cui lavori. Certo è che una regola generale mi sembra di averla capita: nei paesi anglosassoni sono più metodici, lavorano secondo gli orari generalmente salvo occasioni GIUSTIFICATE, ed essendo generalmente più organizzati (parlo sempre del mio campo) lavorano 8 ore ma lavorano meglio. Attualmente lavoro per una azienda Svedese (no.. non è l’IKEA 🙂 ) che ha sedi in Francia e Canada. Il nostro modo di lavorare è troppo scadente rispetto a Svezia e Canada. Siamo più simili ai francesi, ma in ogni caso da loro alle 5 escono tassativamente dall’ufficio. Siamo un paese sorpassato. Basta pensare a quanto ci mette una coppia ad adottare un bambino. Anzi, a quanto ci mette prima di desistere di adottare un bambino. Io non voglio fare di tutta l’erba un fascio.. in italia ci sono cose molto positive… però… quello che a me impedisce di voler stare qui è vedere la mancanza di volontà di cambiare le cose. Un conto è dire: “rimango qui, tutti insieme cerchiamo di costruire un futuro migliore”. Ma se devo pensare “rimango qui, io, te, e pochi altri cercano di fare dell’italia un posto migliore”, non riesco proprio a trovare la voglia di iniziare un mutuo.. di fare dei figli.. o di mettere delle radici qui.

        Maghina, non ho capito che lavoro fai :-)! Sei una scrittrice? Hai un bel modo di scrivere. E soprattutto sei aperta alle opinioni altrui. Complimenti.

      • Grazie Matteo! Scrivo per passione ma lavoro nel marketing. In effetti pure io noto una certa asimmetria nel mercato del lavoro italiano: c’è solo stress, il relax non trova spazio, pure il week end diventa motivo di stress. Noi italiani non siamo capaci a godercela, ci massacriamo e basta e viviamo il lavoro come croce e delizia insieme, una croce deliziosa direi, il lavoro è talmente fondamentale che sembra non esserci spazio per nient’altro. e in effetti è la prima preoccupazione in Italia. Giustificata dalla crisi, per carità, ma rimane sempre il principale interesse di noi italiani.

  2. Ecco perchè dopo 15 anni di vita milanese (da quando avevo 10 anni ahimè) sono scappata via….
    Milano però, questo è da ammettere, ti insegna tanto, tantissimo e, credimi, quello che stai facendo adesso, il ritmo e il modo di lavorare milanese resteranno tuoi per sempre e ti saranno utilissimi per il tuo futuro professionale, ovunque tu decide di andare, Australia compresa…. 🙂
    Un bacione e, come si suol dire, và a lavurà che l’è mei…. scherzo! ….

    • In effetti sto imparando tantissimo e sto crescendo giorno dopo giorno. Però davvero mi continuo a domandare: ma io fino ad oggi che caspita facevo? Pettinavo bambole, decisamente….e all’alba dei 30 barra 31 anni ho iniziato a lavorare… 😀

  3. Concordo, anche io ho vissuto all’estero e mi sono poi trovato per motivi di lavoro prima a Milano poi a Bergamo (che è peggio).

    Devo dire che si lavora davvero sodo (e si guadagna altrettanto, spesso più di molti altri posti in Italia) e che si impara tantissimo. Però una vita così non mi fa impazzire, io lavoro tutti i sabati,domeniche e festive da sempre. Preferisco un ritmo alla “tedesca” dove si lavora sodo e bene ma dopo le 18… ognuno si goda la propria vita.

  4. Io usavo più specco “ciaparat” aggettivo nel senso di scemotto, imbecille…. insomma decisamente un epiteto molto più fine di certe parolacce… 🙂
    E non credo sia esclusivamente milanese: si usa pure in Piemonte, perlomeno con l’accezione di cui sopra 🙂
    Ciaoooooooooo e buon lavoro!!! 😉

  5. Ciao Maga.. Ho commentato uno dei tuoi post ben 6 mesi fa (o più) chiedendoti info sull’Australia.. E adesso sono qui da 5 mesi..Fra un po’ la mia avventura finisce.. Sono stati dei mesi bellissimi, mi sono divertita tantissimo, e adesso preparo il viaggio in UK, li per studiare all’uni però..:) Un abbraccio da Sydney! 🙂

  6. Io che sono milanese di nascita conosco l’espressione 🙂
    Infatti sono rimasta una sgobbona. Mettici anche il calvinismo americano e poi siamo a posto.
    Beh, se provi a lavorare per gli americani vedi la differenza, altro che milanesi.
    In confronto i milanesi sono dei pigroni!
    Ciao bella

      • Se ti capita di fare un’esperienza con gli americani, falla, cambierà completamente il tuo modo di lavorare. Dopodiché tutto ti sembrerà una passeggiata. Inoltre gli americani sul lavoro sono davvero imbattibili e ti insegnano tantissimo. Ciao, in bocca al lupo! : )

      • Magari potessi lavorare in America per un periodo….mi piacerebbe un sacco ma non penso sia fattibile…ho lavorato in Australia dove sono all’opposto…lavorano il minimo indispensabile per godersela alla grande! E ora faccio un attimo fatica ad ambientarmi! 😀

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