Orgoglio australiano….

Ho parlato diverse volte, su questo blog o con amici, del fatto che l’Australia manchi di personalità. O meglio non abbia ancora trovato una sua identità. Nazione giovane, poca storia, ragazzi che bevono troppo, politici che dei problemi davvero seri che affrotnao gli altri paesi non  hanno una minima idea.

Però sono orgogliosi. Hanno un senso di appartenenza, ancora bene a non si sa cosa, che fa emozionare.

E la storia di Jessica Watson, la velista che passerà alla storia per essere stata la più giovane (per ora) a circumnavigare il globo da sola e senza assistenza, dimostra quanto sto dicendo…

Posso provare a raccontare le emozioni degli australaini all’arrivo di questa barchetta rosa, così piccola che quasi uno si sente male a pensarla da sola ad affrontare mari e oceani di questo nostro mondo…

Posso provarci ma non renderei l’idea. Circular Quay, la zona che ospita l’Opera House era affollata come non mai. C’era il primo ministro Kevin Rudd ad attebdere questa quasi diciassettenne. La sua famiglia, i suoi amici. E gli australiani, venuti da ogni parte del paese solo per vedere questo faccino sbucare fuori da quel confetto rosa con le vele ( quella barca  è semplicemente un amore)..

I genitori per poco svengono dall’emozione di poter riabbracciare, dopo mesi, la loro piccola eroina.

Lei non si sente un eroe. Il Primo Ministro l’ha chiamata così e l’ha elevata a esempio per i giovani, ma per lei questa impresa è stata “solo” la realizzazione del suo sogno personale.

Le sue parole, più che la sua avventura, sono sicuramente da seguire :”Ho capito, con questa esperienza, che se hai un sogno e  una passione di ferro per realizzarlo, allora ce la fai”. Come dire, basta volerlo. Intensamente. Perdutamente. E ce la fai.

Non conosco Jessica Watson, ma di sicuro mi rimarrà impressa nella mente e nel cuore. Incarna perfettamente l’anima australiana: giovane, avventurosa, con un’immensa voglia di farcela e assolutamente indifferente a quello che il resto del mondo pensa di lei.

Le hanno che non batterà mai il record mondiale di navigazione in solitaria svolta dalla persona più giovane perchè ha navigato 3 mila miglia in meno rispetto all’attuale  detentore del titolo, l’allora 18enne Jesse Martin che aveva percorso 26mila miglia nautiche. Ma Jessica non potrebbe comunque ricevere il nuovo titolo perchè per il comitato dei record è minorenne. Quindi di cosa stiamo parlando?

E a lei comunque non interessa. Ha dimostrato al mondo che a sedici anni, con uno sloop di dieci metri, mangiando frutta secca e cioccolata, si può navigare da soli. Era questo il suo sogno.

Posso solo immaginare cosa ha provato la sua famiglia in questi otto snervanti mesi, quando Jessica poteva essere travolta in un attimo da quelle onde gigantesche che invece è riuscita a domare.

Ecco perchè c’erano migliaia di australiani ieri ad aspettarla. Non sono imprese da tutti i giorni. Sono cose di cui andare fieri. Bisogna essere fieri di una persona come Jessica.

Non so se in Italia una cosa del genere sortirebbe lo stesso effetto. Ho paura di no.

Noi siamo quasi più orgogliosi per i casini che combiniamo, perchè cerchiamo di fregare gli altri, per i politici corrotti che inseguono giovani (o meno) gonnelle, che si preoccupano di pagare meno o non pagare proprio appartamenti di lusso o per i ragazzi che hanno successo solo perchè appaiono in televisione.

Un’impresa del genere ci farebbe solo ridere. Prenderemmo in giro quel povero o povera scema che si è girata da sola il mondo in barca.

L’altra sera sono andata a mangiare una pizza con una mia amica italiana. Ed è venuto fuori il discorso sull’impresa di Jessica. Mentre io decantavo questa ragazza straordinaria, lei  ha commentato: “Ma io non ho mica capito perchè ha fatto una cosa del genere. C’era bisogno di girare il mondo in barca a vela scusa? Quale era il suo scopo?”.

Io non ho neanche finito la pizza. Ero senza parole. Ma questa risposta sintetizza quanto ho appena spiegato su una possibile reazione italiana a un evento del genere.

Noi non siamo così orgogliosi.

Abbiamo la storia, i palazzi, abbiamo una cultura millenaria, ma in quanto ad orgoglio nazionale siamo niente in confronto a loro.

Gli australiani non hanno storia, non hanno identità, non hanno una grande cultura ma sono pronti a macinare chilometri per ringraziare questo visino d’angelo che ha attraversato tutto il mondo, da sola, sbandierando la propria bandiera.

Brava Jessica, sei davvero un modello da seguire. E bravi “giovani” australiani che anche questa volta avete insegnato qualcosa ai “vecchiacci” europei…


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4 thoughts on “Orgoglio australiano….

  1. http://www.alexbellini.it/

    Alex Bellini, un ragazzo italiano (Valtellinese) attraversò il pacifico in barca a remi nel 2008. Io l’ho conosciuto direttamente: è una persona semplice che ha fatto questo non per battere records ma per vincere una battaglia con se stesso…
    Da sportiva e valtellinese avevo seguito la sua avventura giorno dopo giorno nei lunghi mesi di navigazione… in effetti mi ricordo benissimo i commenti di chiunque in quel periodo: i più gentili venivano da chi pensava che fosse solo “un pò matto”
    bye
    Silvia

  2. mah.. è italiano il più famoso navigatore in solitario della storia, Giovanni Soldini.
    Per quanto riguarda gli australiani da quel poco che si conoscono, visto che vincono poco nello sport, tendono ad essere razzisti e rosiconi come tutti gli anglosassoni, come quando accusarono a vanvera Rosolino di doparsi.
    Poi certo, ovvio che una nazione che vince pochissimo esalta anche un giro a vela di una ragazzina… senza offesa per il tuo entusismo, non è che semplicemente quando eri in Italia di certe cose ti importava poco?

    • Caro Sc, io non ho parlato di risultati sportivi, ho parlato di orgoglio nazionale nell’esaltare pure un giretto (mica tanto giretto) di una ragazzina, mentre noi il nostro Soldini mi pare lo diamo un po’ per scontato…..o no? Pure quando gioca la nazionale vedo pochi tricolori in giro….qui è un tripudio di bandiere e di fierezza nazionale da farci impallidire…poi che questa sia giustificata o eccessiva è un’altro discorso, ma esiste, è tangibile. In Italia questo orgoglio, questo senso di apparenza, si sente poco….

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