Capodanno a Sydney….che attesa…

Intanto, buon 2010 a tutti!!!

Detto questo, volevo raccontarvi il mio capodanno australiano…quello memorabile, quello dei fuochi altissimi in cielo, delle barchette che solcano il fiume Parramatta decorate come animaletti luccicanti, dell’Harbour Bridge che esplode in un tripudio di luci e fumo, quello dei fiumi di alcol che si perdono nella notte, dei barbecue, dei party.

E quello dell’attesa, l’estenuante attesa dei fireworks, i fuochi, di Sydney. Una cosa mai vista. E’ un evento in se stesso. Un evento che mi fa provare ancora più stima per gli australini perchè io, da buona italiana con poca pazienza, non potrei mai mai mai farlo.

Mai.

Però ci ho provato, giuro che mi sono sforzata.

Inizia tutto due giorni fa, appena tornata da Melbourne per le vacanze natalizie. La mia amica Luna lavorerà la notte di San Silvestro, dice che si fanno un botto di soldi perchè vogliono tutti farlo la notte di capodanno…come si dice…chi trom…a capodanno, trom…tutto l’anno…

E allora io mi ritrovo da sola a festeggiare. O almeno così penso. Poco male mi dico, mi faccio un giro, una bella cenetta e vedo i fuochi da Darling Harbour che dista pochi minuti da casa…l’idea di accamparmi ad aspettare i fuochi non mi alletta, però non so bene come sia in realtà.

Ma le mie compagne di casa colombiane mi vengono in soccorso. Se si mettono in testa una cosa non le fermi più, sono dei bulldozer. Intuiscono che probabilmente il capodanno me lo passerò da sola e si lanciano alla conquista con la frase del tipo: “Perchè non vieni con noi ad aspettare i fuochi nel Bradfield Park a Kirribilli?”.

Rispondo balbettando, boh, non so, l’idea non mi alletta ma anche stare sola (poi più tardi scoprirò che non sono sola per niente…ma io sono scema, tanto scema)

Alla fine cedo, mi dico, perchè no? Mi faccio convincere.

Già i miei amici milanesi mi avevano accennato che era una maratona estenuante, che si i fuochi sono belli però uno non può aspettare delle ore, che   l’attesa è troppo snervante. Ma io non ci bado, mi lascio ammaliare dal sorriso stupendo della mia coinquilina che dolcemente mi fa capire che il tempo passa, che ci si diverte, che l’attesa vale.

Ma li mortacci…

Vabbè la partenza per il parco è fissata per le 14 da casa nostra che, come detto, sta vicino Darling Harbour. Io mi preparo con la mia borsetta e un asciugamano per stendermi sull’erba.

Poco prima delle 13,30 vado in cucina per bere un sorso d’acqua, ho sete: a Sydney è nuvoloso ma la cappa d’umido ti devasta, ti blocca il respiro e appiccica i capelli alla nuca…

Mentre bevo, il mio sguardo si  posa sul bancone della cucina: c’è un borsone da campeggio blu  elettrico bello pieno e, per terra, nell’angolo del mobile dove teniamo i sacchetti per la spazzatura, vedo accasciato un trolley scuro, forse nero. Mi dico, forse non sono loro, sarà per un altro viaggio, sarà dell’altro coinquilino…

E invece il mio intuito aveva ragione. Le tipe si erano fatte le valigie: la blu piena di roba da mangiare, il trolley con l’attrezzatura per accamparsi.

Un brivido mi è sceso lungo la schiena, ma l’ho subito ricacciato. La domanda era spontanea: perchè si attrezzano così? E’ davvero così lunga la giornata?

In preda all’ansia prendo una borsa nera, una di quelle belle che ti danno i negozi di abbigliamento qui a Sydney, e ci infilo quello che il mio povero scaffale in frigo ha da offrirmi: pane, qualche mandarino, snacks al sesamo, tè verde. Non ho altro, spero di non morire di fame.

Le mie coinquiline sono pronte, “Let’s go” dicono in coro. Fanno tutto insieme, sono sorelle, sono instaccabili a livello quasi morboso. E mangiano come i pazzi.

Lungo il tragitto da viaggio della speranza (a piedi fino a Town hall, treno bestiame fino a North Sydney a prendere altri amici, poi da qui a Kirribilli a piedi…) incontro un fiume di gente mai visto, bambini, adulti, ragazzi, coppie…ma ce ne fosse stato uno, uno dico, che mi avesse dato l’impressione di andare a festeggiare l’anno nuovo.

Infradito, canottiere, borse frigo, asciugamani, sacchetti pieni di mangiare e bevande. Io sono abituata gente vestita da sera o comunque elegante..l’attesa in qualche bar a prendersi un aperitivo, una passeggiata prima del cenone….no niente di tutto questo. L’unica attesa che ho visto è stata davanti al bottle shop, il negozio di bottiglie (qui l’alcol non lo vendono nei supermercati, ci sono negozi apposta) poco prima dell’entrata del parco…

In quel momento ero divertita, trovavo la cosa curiosa.

Lo shock è arrivato dopo.

Entriamo nel Bradfield park, che contiene 50 mila persone ma noi per sicurezza arriviamo alle quattro e mezza che non si sa mai…..e c’è gente accampata dalle dieci del mattino…

All’entrata i poliziotti ci controllano le borse perchè non puoi portare alcol dentro il parco, ci sono i chioschetti apposta che lo vendono, così, dicono loro, controllano la situazione e la gente beve meno…mah…

e dopo tanto vagare, dopo litri di sudore, finalmente troviamo una postazione proprio di fronte all’Opera House….con l’Harbour Bridge che ci protegge elegantemente sulla destra…

Piazziamo gli asciugamani. Intorno gente che mangia, ride, si diverte, gioca a carte…penso “ma si vedrai che passerà…passerà…arriverà la mezzanotte che neanche me ne accorgo…”

Le mie amiche colombiane, manco il tempo di mettere l’asciugamano, prendono il mitico borsone blu elettrico e tirano fuori di tutto, azzannando per primi i cracker che immergono nell’hummus, una salsa a base di aglio che qui va alla grande….

Il resto della banda è sudamericano. Simpatici, parlano spagnolo e io qualcosa capisco ma porca troia mica tutto.

Allora tiro fuori il libro della Mazzantini che per sicurezza mi sono portata e comincio a leggere. Il romanzo è stupendo, ma dopo poche pagine mi fermo. L’ultimo dell’anno non lo posso passare a leggere un libro, per quanto bello possa essere.

Sono solo le cinque e mezza, il parco comincia a riempirsi.

Mi compro una cosa da mangiare, un tortino di carne e un banana bread…così per passare il tempo. Ma poi mi chiedo, che faccio fino a mezzanotte? Mangio? Quelli continuano a sbranare cibo e a parlare spagnolo e io comincio a innervosirmi…

E poi arriva il messaggio. Si vede che lassù qualcuno mi ama.

Silvia, la mia amica di Monza mi dice che andrà a un party con il suo bello in quel di North Sydney. Voglio raggiungerli?

Minchiaaaaaaaaaaaaaaaa

Non avevo voglia di raccontare bugie e poi non sono capace…ero sicura che le mie coinquiline avrebbero capito e infatti così è stato. Mi hanno detto: se sei felice al party vai al party, noi lo capiamo. Le ho abbracciate come fossero mie sorelle, ho preso la mia roba e sono scappata da quel campeggio…

Come siamo diversi noi italiani. Siamo presuntuosi, spazientiti, ansiosi. Vogliamo tutto e subito e non sappiamo aspettare. Gli australiani invece hanno fatto dell’attesa parte di questa festa, si sono organizzati e hanno goduto ogni momento fino ai fuochi che non sono stati il motivo di quella giornata, ma solo il suo stupendo epilogo.

E io non sono stata capace di apprezzare tutto questo. Sono scappata al mio party.

Prima sono andata a salutare Luna, tutta truccata, bellissima e solare come solo lei sa essere. Si era nascosta una bottiglia di vino per festeggiare da sola il nuovo anno, ma l’hanno beccata e ha dovuto rinunciare.

Volevo tirarla fuori di lì, volevo farla uscire, me ne fregavo del party, volevo stare con lei, cazzeggiare insieme come due stupide italiane, fare le sceme a Sydney, ma lei doveva lavorare: “siamo poche stasera e arriveranno tanti clienti, non posso mancare, sono tanti soldi, lo sai”, mi ha detto con quegli occhi da bambina che sembrano non appartenere a quel corpo da donna…

La abbraccio e le auguro buon anno, le dico che le voglio bene, non vorrei lasciarla andare. Ma le receptionist mi guardano male, la ragazza deve rientrare. Alla fine mi arrendo e tolgo il disturbo.

Vado al party. Che sarà una cosa stupenda, ballare, bere mangiare e ridere a non finire, guardare i fatidici fuochi dalla balconata che domina tutta la baia di Sydney .

A mezzanotte, dieci del mattino in Italia, chiamo la mia famiglia per gli auguri. Mia madre mi dice che mi ama e io le rispondo che la amo da impazzire, che tutti mi mancano ma che sto bene. Glielo dico mentre l’Harbour Bridge è avvolto dai fuochi e dal fumo, mentre l’Opera House si colora dei riflessi di questi getti di luce, mentre i ragazzi del party si abbracciano e si fanno gli auguri. E io stringo forte la balaustra della balconata per il nervoso, perchè vorrei abbracciarla davvero mia madre, mio padre, mio fratello. Vorrei che fossero lì con me a godere di quello spettacolo. Poi chiudo il telefono, ricaccio le lacrime che riserverò per dopo, quando in Italia sarà mezzanotte e ci faremo di nuovo gli auguri…

Questo è stato il mio capodanno 2009. Emozioni diverse, gente diversa, luoghi diversi nel giro di poche ore.

Perchè non so aspettare, non so stare ferma.

Non ero così prima, la mia esistenza prima di  Sydney era una lunga attesa per non so cosa. L’Australia ha fatto della mia vita una corsa frenetica, ogni giorno. Un’ansia di non perdermi nulla, perchè poi non torni indietro, non lo puoi più fare. Perchè domani incontrerai gente nuova, farai altre cose, proverai sensazioni diverse.

Questo ho imparato: domani è davvero un altro giorno, concentrati sul presente e vivilo intensamente perchè non tornerà più.

Buon anno a tutti

Ti voglio bene, Sydney

Ti amo, mamma

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10 thoughts on “Capodanno a Sydney….che attesa…

  1. Ma l’hai fatto tu quel video? Che bello! Non mi ero neanche accorta che stavi filmando sai! A dir la verita’ non mi ero neanche accorta dei fuochi d’artificio!! ahahah

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