Voglia di lavorare…

….Stamattina mi sono svegliata con un pensiero. In realtà è qualche giorno che ci penso, ma stamattina il tutto mi si è presentato all’istante, appena sveglia, con ancora il condizionatore che sprigionava benedetta aria fredda (e benedetto chi ha inventato questi aggeggi)…
Qual era il pensiero? Adesso ci arrivo. Prima la premessa. Che consiste nell’aver sentito diverse persone, negli ultimi tempi, da mia madre al mio ragazzo, passando per conoscenti vari, i quali mi hanno fatto notare come in Italia a mancare non sia tanto il lavoro (certamente anche quello)…..ma la voglia di lavorare di un tempo.

Boooooommmm. Che cazzata, eh? Bah…non lo so. E’ un po’ che ci penso, è un po’ che mi domando se davvero la disoccupazione è causata dall’assenza totale di offerta di lavoro…o c’è qualcos’altro che non funziona.
E così stamattina il dubbio ha preso forma e si è trasformato in una domanda gigantesca, articolata più o meno in questo modo: non è che sono i giovani di oggi che di lavorare seriamente non ne hanno troppa voglia?
Boooooooommmm!!! Altra cazzata! Spettate un attimo che articolo il ragionamento…
Ora voi vi chiederete: ma al mattino non hai altro a cui pensare? Pensi ai giovani disoccupati italiani?
Eh lo so, che vi devo dire. Ognuno hai pensieri suoi, io penso pure quando dormo, figuriamoci!

La domanda ha cominciato a frullarmi nella testa un po’ di tempo fa, quando anche io come tanti coetanei ero in cerca di lavoro e mi ero iscritta a diversi motori di ricerca di impiego online e mi divoravo ogni giorno i giornali che pubblicavano annunci di lavoro.
Quindi, gli annunci c’erano. Sia online, sia offline. E continuano ad esserci. E non parlo solo di offerte di stage (che pure quelle abbondano!), parlo di qualsiasi tipo di impiego, dai servizi alla ristorazione, dal fiorista al meccanico, dall’impiegato alla commessa. Parlo di tutti i tipi di lavoro. Che offriranno contrattini e contrattucci, poche tutele e via dicendo…ma sempre meglio che stare a casa mantenuti da mamma e papà…o no?
Ora lo so che mi attiro le ire di chi cerca da mesi e non trova niente. Sono sicura che sia così. Ma il mio problema, la domanda gigantesca di stamattina, me la sono posta in conseguenza a un’altra questione: anche quando i giovani trovano lavoro, non hanno minimanente idea di come si lavora. E non generalizzo, ci mancherebbe! Riporto solo alcuni esempi vissuti da parenti e amici che hanno avuto modo di lavorare con i giovani negli ultimi tempi.

Mia madre. Mami lavora da….dunque neanche mi ricordo, so che a 5 anni già aiutava nonna a fare le pulizie in casa e a sistemare i fratellini piccolini. Pii dall’adolescenza in poi è stato un continuo lavorare in ristoranti, bar, negozi…fino ad adesso. Insomma, mami di lavoro e di farsi il mazzo per guadagnarsi la pagnotta (e i dolcini della nonna quando era bimbetta) ne sa qualcosa!
Nel locale dove ha lavorato fino a poco tempo fa, mi raccontava di un tale di anni 22, forse 23, arrivato da poco, con poca o nulla esperienza che si sentiva il re dei barman e trattava gli altri, tra cui Mami, in modo che definire irrispettoso è come dire che oggi a Milano fa leggermente caldo.
Le rispondeva male quando lei provava a fargli capire che le cose non andavano fatte come lui le faceva (Mami ha esperienza ventennale, lui semestrale se va bene…), lui arrivava quando voleva e se ne andava quando voleva (Mami arrivava prima dell’apertura e andava via dopo la chiusura) lui urlava invece di parlare a un tono di voce normale, mentre Mami cercava di fargli abbassare al voce.  Lui alla fine si è licenziato perché non sopportava l’ambiente.

Ma stiamo scherzando?

Altro esempio. Il mio ragazzo, che da oggi soprannominerò Matrix per dargli un nome (nome scelto dal mio collega per la somiglianza con l’attore del film). Matrix mi racconta la storia di un suo collega che ha avuto la “fortuna” di avere a che fare con uno stagista, brillantemente laureato in ingegneria. Il quale stagista arrivava in ufficio alle dieci e se ne andava alle 15, benché gli fosse stato detto più volte che l’orario di lavoro, nel mondo del lavoro normale, è un attimo più lungo. Ma lui si ostinava a fare quel che più gli aggradava. Una volta, ha raccontato sempre il collega a Matrix, nel bel mezzo di una riunione, verso le 15 lo stagista si è alzato e con estrema nonchalance ha detto: “Beh, io dovrei andare. Buona giornata”. Ed  è sparito.
Da quel giorno lo hanno sospeso. Al che si è stranito, e in un momento di sfogo con il collega di Matrix se ne è uscito con: “Strano, non è la prima volta che mi succede, negli ultimi mesi non riesco a completare nemmeno uno stage”. Ma che strano!!

Io negli stage che ho fatto (tre…e mi è andata bene) lavoravo più dei dipendenti, nella speranza che magari a fine stage potessi essere assunta o vedere un pezzetto di simil contratto. Speranza vana, ma almeno ho lavorato e imparato un sacco di cose!
E gli esempi potrebbero continuare. Di chi lavora bene ma non rispetta i capi, a chi lavora male e se ne frega, a chi infine non ci mette neanche un po’ di sforzo perché tanto sa che alle brutte torna a casa da mamma e papà.

Non è così per tutti, lo so. Prima che prendiate fuoco e cominciate  a digitare commenti al vetriolo contro questo post, vi fermo: non sto generalizzando!!! Però sono sicura che tra di voi c’è chi ha vissuto o conosce chi ha vissuto esperienze simili. E non sono poche, di questo sono certa.
Per carità, le black sheeps sono ovunque. Però se un ragazzo è davvero alla disperata ricerca del lavoro, come pare sia questo il momento, perché non cerca di tenersi stretto anche uno straccio di posto? Perché c’è questa arroganza e superficialità?

I nostri vecchi lavoravano come muli. Da mio padre ai mie nonni, agli stessi suoceri che appartengono a due generazioni fa…hanno sempre lavorato come bestie, il lavoro prima di tutto, il rispetto del lavoro prima ancora di tutto. Perché nessuno ti regala niente. Perché se anche il lavoro è un diritto costituzionale, non te lo danno in automatico perché ne hai diritto, lo trovi perché ti sei sbattuto per cercarlo e ti sei fatto ancora di più il mazzo per tenertelo stretto.
Oggi non avverto più quel senso del lavoro e del dovere che avevano i nostri predecessori. Oggi sembra tutto dovuto, pure il lavoro. E se lo trovi, neanche ti sbatti per tenertelo perché, e che cavolo, tu te lo meriti il lavoro punto e basta.

Non lo so, è un mio punto di vista. Forse è sbagliato, forse anche in passato era così. Però in passato se eri disperato e bisognoso di lavoro, ti mettevi alla ricerca di qualsiasi lavoro dignitoso pur di avere un’occupazione. In Australia ho lavorato nei ristoranti, anche perché lavoro nel mio campo io non ne ho trovato. Ma non mi sono arresa e ho trovato lavoro, subito, nella ristorazione e mi sono fatta in quattro per tenermelo.
Voglio dire, ci sono centinaia di annunci per impiegati, commesse, segretarie, camerieri, receptionist, con o senza esperienza. Ce ne sono tanti davvero. Eppure ogni giorno sento parlare di disoccupazione crescente, pessimismo e disperazione dilagante tra i giovani italiani.

Allora cos’è che non funziona? I giovani non trovano lavoro o non trovano il lavoro per il quale hanno studiato? Perché secondo me c’è una bella differenza! Io in Australia ho fatto la cameriera, non la giornalista, però questo mi ha permesso di mantenermi e più che egregiamente!
E ‘ il mercato del lavoro che non comunica con i giovani o sono loro che non sono disposti a mettersi in gioco?

Ho iniziato con una domanda e finisco con altre tre. Voi avete una risposta? Io intanto continuo a pensarci, sia mai che domattina me ne esco con un’altra question…no, promesso…sto buona! 🙂

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23 thoughts on “Voglia di lavorare…

  1. Il problema é che molti ragazzi sono abituati ad avere tutto senza nessuna difficoltà. Anche se non lavorano tornano a casa e trovano la mamma che ha preparato il piatto a pranzo, la cosa piú grave é che non si rendono conto che i genitori non possono aiutarli per sempre, quando lo capiranno sarà tardi. Per fortuna non sono tutti cosi, spero.

  2. E’ vero e’ come dice Ale, tutto e’ ottenuto con facilita’. Io ho iniziato a lavorare a 16 anni, per un paio di mesi nelle “ferie” della scuola, vuoi che non mi sarebbe piaciuto di piu’ stare a scherzare con gli amici, ma se non facevo cosi non avevo soldi durante la scuola. ” Quando non se ne hanno, non se ne spendono”! Penso a questa facilita’ con cui si possono risolvere i problemi, anche quello di non lavorare, o la facilita’ con cui, si interrompe un rapporto con un’altra persona. Il problema nasce da questa televisione spazzatura, che distorce la realta’, da questa politica e politici, che non pagano mai dei propri errori, da questa societa’(italiana) che tutto deve perdonare. Chissa’ perche’ a noi piu’ “anziani” ci viene piu’ facile dire ” Era meglio quando andava peggio”!! Ciao Maga un abbraccio dalla Polonia, Giovanni

    • Infatti….voglio dire, la disoccupazione a cui siamo arrivati oggi potrebbe essere meno devastante se i giovani ragionassero come un tempo, con un senso del dovere e del lavoro diverso, più profondo e responsabile?
      Forse no, forse la crisi di oggi supera qualsiasi mentalità, forse siamo messi davvero male. Però rimango dell’idea che anche certi atteggiamenti nei confronti del lavoro e di concetti come “sacrificio” siano oggi discutibili…il concetto di sacrificio non esiste proprio, il concetto di tirarsi su le maniche e farsi davvero il mazzo per raggiungere gli obiettivi non esiste più… perché sembra che raggiungere traguardi sia semplice, la Tv la fa semplice quindi anche un ragazzo di oggi si pone con la stessa leggerezza nei confronti di un qualsiasi obiettivo.

      Come dice mio padre: “a differenza di voi giovani di oggi, noi alla vostra età non avevamo niente. Ma avevamo tutto”.

  3. Mah, da “papà Linux” posso solo dire di essere della generazione di quelli che “si sono sempre fatti il mazzo”, ma da qualche tempo vedo che non c’è più quell’amor proprio, quell’orgoglio di dire: -“Vado a lavorare, sono autosufficiente, mi mantengo da solo e quindi non devo chiedere o dipendere da nessuno”.
    Quello che Maga solleva, è un modo di fare relativamente recente (una decina/ventina d’anni?), una piaga che si è lentamente propagata nella società fino a diventare una cosa “normale”.
    E’ normale dormire fino a tardi? E’ normale trovarsi il piatto pronto, i vestiti lavati e stirati, il letto rifatto e magari pure ricevere i soldi per uscire a divertirsi? Non più il fine settimana, ma sempre, tutte le sere e magari anche durante il giorno… Tutto questo -a mio modo di vedere- non è per nulla normale! Se c’è chi trova questo normale è perché qualcuno (i genitori) ha fatto o sta facendo un errore gravissimo a livello educativo (e spesso non per colpa sua). E sull’educazione ci si potrebbe aprire un post, anzi un blog (dapprima demandata alla scuola. quindi allo Stato…)!

    Un tempo i genitori erano coloro che svolgevano il ruolo di educatore nei confronti dei figli, “mandatati” dallo Stato in base al concetto dominante del momento/luogo: si creavano buoni cattolici per la chiesa e si creavano buoni cittadini per la Repubblica, … Oggi si lascia la libertà ai genitori di educare i figli come meglio credono (che di base è cosa buona e giusta), ma il problema è che non vengono più inculcati quei “valori di base” che facevano “funzionare” la società (onestà, sincerità, altruismo, empatia, coesione sociale, …). Si sono venuti quindi a creare tanti egoisti, individualisti, pronti a soddisfare ogni pulsione istantaneamente, senza porsi alcuna domanda sulla liceità della cosa. Educati insomma dal marketing e dalla pubblicità ad essere dei buoni consumatori (e qualcuno nei commenti parlava a buona ragione della TV spazzatura, la quale è il mezzo per “educare” i giovani adulti al consumismo più sfrenato). Per giungere al soddisfare le proprie pulsioni tutto va bene: mentire, approfittare, rubare, …

    Educare significa porre dei limiti, dire di no alle pulsioni (tanto una volta soddisfatta una, ce n’è subito un altra pronta, in attesa). I desideri invece sono quelli che ci fanno tendere a essere attivi, a lavorare per ottenere quanto desiderato e spesso durante il lavoro c’è pure il tempo per riflettere e analizzare se quanto si desiderava valeva veramente lo sforzo che bisognava fare. Oggi prima si compra (spesso a credito) per soddisfare la pulsione, poi ci si rende conto che resta solo il debito ma è troppo tardi e spesso si cede nuovamente alla nuova pulsione, diventando ingranaggi inconsapevoli di una società che ci vuole così: consumatori compulsivi. Siccome oggi i genitori non sono più supportati dalla società nell’educazione dei figli, anzi, devono spesso lottare contro il messaggio della società che incita a soddisfare le pulsioni, non possono essere accusati di non svolgere più il proprio compito, perché la colpa in definitiva non è tutta loro. Spesso le famiglie si “sgretolano” proprio a causa di lotte interne sull’educazione dei figli e una volta la famiglia “spezzata”, fra i genitori avviene la lotta per “chi da di più al figlio” con il benestare dello Stato! Che tristezza…

    Ogni essere è unico e di regola ogni famiglia sapeva come educare i propri figli e la base di questo era il RISPETTO degli altri, soprattutto delle persone più “grandi” (anziane), L’educazione era impartita PRIMA dalla famiglia, POI dalle scuole e quindi fatta rispettare dallo Stato. Oggi si tende a uniformare tutto: dall’educazione al cibo, alle mode, … e quindi quello che è “giusto” lo si vede alla TV, ma la TV è finanziata dalla pubblicità, la quale è voluta da chi produce e vuole che si consumi… insomma, il gatto che si morde la cosa? Naa, solo un sistema ben congegnato per far funzionare l’economia… a nostre spese!

    • Condivido ogni parola, Papà Linux!
      Mi domando, se un giorno sarò madre, quanto potrò educare il mio bimbo e fino a che punto, quanto quello che gli dirò sarò preso seriamente se poi in tv o peggio a scuola i modelli saranno diversi. Oggi è cambiato tutto, i valori di una volta si stanno affievolendo, il concetto di famiglia, che secondo me è la cornice portante di ogni società, si sta sgretolando e vige il liberi tutti in ogni cosa, non ci sono più limiti. A scuola si può rispondere alle maestre ( ai miei tempi ci potevo solo provare…le note che fioccavano e le chiamate ai genitori!!) sul lavoro l’arroganza nei confronti dei superiori è palpabile ovunque…leggevo giusto oggi che l’hobby più diffuso è lamentarsi del capo ufficio…
      Forse la crisi economica potrebbe risolversi, oltre che con interventi di natura finanziaria e politica, anche con un radicale cambio di atteggiamento.

      • Già, noi siamo ancora di quell’altra generazione… e complimenti ai tuoi genitori per come ti hanno educata! Da quel che scrivi sei una ragazza con “certi valori” e quelli, mai nessuno potrà levarteli. Per quanto riguarda i tuoi figli (se ne vorrai), ricordati sempre una sola cosa: scegli loro un papà che condivida i tuoi principi e nonostante dovrai lottare tutto andrà bene perché sarete in due fin dall’inizio a “battere il chiodo” nella stessa direzione. Per la TV c’è una soluzione: mettere delle regole chiare fin da subito. Per la scuola le cose si faranno più complicate… soffriranno forse, ma quando saranno “grandi” i vostri figli vi ringrazieranno dell’educazione che avrete dato loro. Un po’ come ora tu ringrazi i tuoi genitori… 😉

      • Vero, grazie Papà Linux mi hai fatto commuovere. In effetti anche io sono passata per una scuola hce già stava cominciando a sgretolarsi e se non fosse stato per l’educazione-scudo dei miei genitori, magari mi sarei fatta coinvolgere. Invece fin dalle medie sono sempre stata abbastanza forte per non farmi impressionare o influenzare! Spero di essere una madre all’altezza di quella che ho avuto. E per il padre, non ho dubbi sui suoi valori… 🙂

    • Proprio così!
      I genitori ad un certo punto dovrebbero dare un bel calcio nel sedere ai propri figli per il loro bene e non lo fanno! Così ci ritroviamo con dei minorati mentali che girano coi pantaloni a brache calate a 30 anni e che non sono in grado di prendersi le proprie responsabilità – dei bambini che si divertono a fare le stragette al cinema o decimano la famiglia. Carlo Cesare Giacobbe ha scritto parecchio su questo e propone anche un’interessante terapia.
      Ciao

    • Linux io ho insegnato e ti posso assicurare che nemmeno i genitori hanno ricevuto un’educazione ed è ovvio che non riescano ad imporla ai propri figli. Gente di 40 anni che sta al cellulare mentre porta a spasso il figlio – e lo vedono magari due ore al giorno – si aspetta che siano gli insegnanti ad educare i loro figli e se l’insegnante prova a fare qualcosa viene pure incolpato.

      • Cara Alex, quello che dici è perfettamente vero e lo condivido in pieno.

        Fra l’altro ho insegnato pure io, per quasi 15 anni. Ho deciso di smettere quando ho cominciato a constatare l’indifferenza generale di chi veniva a lezione senza alcuna motivazione e sperava che il lavoro di apprendimento fosse da me effettuato per loro: insomma il famoso “tutto mi è dovuto, mamma fammi il letto e il bucato, papà dammi i soldi, insegnante studia per me, Stato provvedi ai miei bisogni, …”.

        Non è una novità recente: in passato si sono formate le basi affinché allo Stato sia demandata l’educazione dei figli (ma questo compito non è chiaramente definito). Dalla famiglia “tradizionale” (mamma casalinga che si occupa dell’educazione dei figli, papà lavoratore che quando rientra a domicilio appoggia e rafforza il lavoro educativo della madre) si è passati alla famiglia “moderna” (entrambi i genitori lavorano, i figli sono affidati a istituzioni esterne).
        Alle istituzioni esterne, siano esse asili nido, scuole o altro, è richiesto -senza essere chiaramente definito- anche il compito di educare. Spesso il lavoro di questi è annientato da quei genotori che difendono ad oltranza i propri pargoli, che credendo -così facendo- di proteggerli; in realtà li rendono dei perfetti disadattati.
        Questo viene permesso da una poco chiara suddivisione dei compiti a livello legale: il compito che lo Stato conferisce agli insegnanti è, come lo dice la parola stessa, insegnare; l’educare è un’altra cosa (non per nulla esiste anche la figura dell’educatore).
        Se un isegnante tenta di educare e i genitori ritengono che sbagli nei modi o nei tempi, l’insegnante spesso viene effettivamente punito. L’atteggiamento di tanti insegnanti si riduce quindi al trascorrere le giornate tentando di insegnare nel migliore dei modi, senza più implicarsi personalmente, con tutte le conseguenze che un tale atteggiamento comporta.
        Poi, come dici bene, in quelle poche ore che i genitori stanno con i figli, non sono presenti (e quindi non adempiono fa funzione di educatori). I nostri “cuccioli” imparano molto osservando i nostri comportamenti e di conseguenza imparano a credere che tutte questi atteggiamenti siano quelli “giusti”.

        Cosa sia giusto o sbagliato però non è univoco, dipende sempre dal contesto locale: ogni etnia o gruppo di persone ha le proprie regole e definizioni, che possono anche differire sostanzialmente o essere addirittura contrarie fra una società e l’altra.

        Il mio punto di vista è che oggi, nella Svizzera italiana e in Italia (che per cultura sono molto simili), si è perso uno di quei valori che fu uno dei fattori determinanti della nostra società fino a qualche tempo fa, ossia: IL RISPETTO.
        E’ evidente che la società sia in continua evoluzione e quindi ci siano dei cambiamenti, ma quello che osservo sempre più frequentemente è una disgregazione sociale a favore di un egocentrismo che porta astio e dolore a tutti quanti i membri della società stessa. Per me è un peccato, ma forse si tratta di “evoluzione”… io però non capisco e non condivido.

    • Condivido in pieno anch’io.
      Se tornavo a casa per dire alla mamma che la maestra mi aveva sgridato, la mamma diceva che aveva fatto bene.

      Ora è il periodo del cercare scuse e non di assumersi le proprie responsabilità.
      Considerato che assumersi le proprie responsabilità fa crescere, rimarremo sempre dei mammoni.

  4. Stessa esperienza qui in Australia: cercavo posto nel mio campo e sono finito a servire caffé ma alla fine ero ben contento di averlo fatto. Purtroppo anche io ho avuto a che fare con casi simili, di sicuro ci sono molti lavativi in giro ma non posso credere che sia la risposta generale al problema, anche il mondo del lavoro sta passando attraverso un periodo in cui non rende semplice l’assunzione di nuove leve. In ogni caso nemmeno io riesco a trovare una risposta esauriente al problema, sorry…

    • Certo Andrea, il mondo del lavoro è messo male, consideravo solo che forse un diverso atteggiamento nei confronti del lavoro potrebbe aiutare di più i giovani. A lamentarsi e fare gli arroganti e irrispettosi non ci si guadagna mai, non ci si guadagna in tempi normali, figuriamoci in un momento di crisi come questo!

  5. ciao Maghetta, il post è molto interessante e bisognerebbe parlare per ore e ore di questi temi… per sintetizzare (quindi ahimè banalizzare) punto1: io penso che non sia possibile fare un paragone socio-lavorativo tra la generazione dei nostri genitori e la nostra. sono solo 30 anni ma le condizioni erano talmente diverse da rendere impossibile qualsiasi confronto. punto2: io sono di un paese della provincia di bari: non c’è lavoro in generale, ma alcuni lavori i miei coetanei connazionali disoccupati non li vogliono fare, e li fanno gli stranieri (solitamente albanesi). è la società e l’economia che cambia: non è bello ma io ne prendo atto. baci da Madrid

  6. Ciao!

    Sono incappato in questo blog per caso, sembra la fotocopia di ciò che sta succedendo a me… 2 anni di Australia alla ricerca del posto perfetto, la realizzazione che il posto perfetto è una condizione mentale, da qui la consapevolezza che la vicinanza alla propria famiglia può avvicinarti più di ogni paradiso al mondo a tale condizione.

    Io però ora dopo 3 anni in Italia sono sul punto forse di tornare in Oz, a differenza tua ho trovato l’amore in Downunder e mi sono sposato con una ragazza giapponese che non vedo propriamente felice nel bel paese in quanto costretta a scontrarsi con una non meritocrazia e un nulla che funziona che la rende nervosa.

    Ho capito già da tempo che la mia vita sarà in Italia un giorno… ma forse ora è troppo presto.. il perchè?

    Non ho la sfortuna di molti nostri coetanei che non sono ancora riusciti a diventare adulti perchè non hanno mai sentito questa necessità. Riceveranno comunque una casa dai loro genitori e qualche eredità che permetterà loro di riuscire a sopravvivere per il resto dei loro giorni facendo si che i nodi vengano al pettine sulla cute dei loro figli. I figli dei nostri coetanei si vedranno sperperati i risparmi di generazioni, non avranno il fuoco negli occhi perchè avranno avuto esempi spenti e non saranno competitivi con i loro coetanei immigrati o figli delle prime generazioni di immigrati finalmente inseriti regolarmente nelle nostre città che non avranno più l’handicap dei loro padri di non saper parlare correttamente la nostra lingua pertanto porteranno via loro, in maniera meritocratica non solo il lavoro di bassa manovalanza ma anche il lavoro impiegatizio, ad oggi di quasi esclusiva autoctona.

    Tutto questo preambolo per argomentare il fatto che secondo il mio punto di vista ogni società compie un onda… in questo ipotetico diagramma i nostri nonni sono partiti da zero e hanno raggiunto quasi la vetta, toccata però dai nostri padri che hanno incominciato un lento ma inesorabile declino, non vedendo oltre il loro naso e facendo sprofondare noi e i nostri figli in un baratro senza fine.

    http://crazyjobbe.wordpress.com/2012/05/05/incontri-in-treno-del-4-tipo/ (un post del mio blog dove discuto di questo!)

    Io ho 33 anni e qualcosina da parte… mi rendo sempre più conto che la barca qui sta affondando per un buco che non ho fatto io… è un buco grandissimo e per quanto io e te ci si possa mettere di impegno non riusciremo mai a colmare.

    Sto perciò seriamente valutando di tornare dove è incominciato il mio cambiamento… fare un pò di soldi, maturare esperienze nuove, studiare cose interessanti… ed essere pronto nel momento della rinascita ad invecchiare nel mio paese avendo però garantito nell’età della forza un futuro ai miei figli!

    Il lavoro non mi spaventa, come probabilmente non spaventa a tanti di noi con voglia di fare… ma ti ricordi com’era in australia? Se sapevi fare non ti fermava nessuno.. il migliore andava avanti. Hai visto come è qui? Se lavori per qualche grande azienda privata o peggio ancora statale ti ritrovi circondata da anziani, i più messi li quando le cose andavano bene, impreparati nel loro mestiere e nonostante le cose non vadano bene guai a te se provi a cambiare le cose.

    Vuoi aprirti un qualcosa di tuo? Una volta bastava uno scantinato, un idea e si partiva.
    Prova ora… le finestre sono a norma? Il bagno ce l’hai? E l’anticamera? E sei iscritto di qua? Hai pagato di la?

    Insomma… per finire riallacciandomi al tuo post…. è vero che molti giovani non hanno voglia, è vero che molti non hanno capacità, ma è anche vero che se non dai loro un sogno, la voglia e le capacità non arriveranno mai!

    Complimenti ancora per il blog!

    • Ciao caro, grazie per i complimenti!
      Concordo con quello che dici, però i nostri nonni hanno ricominciato dalle ceneri della guerra…vogliamo parlarne? Che sogni potevano avere dopo il disastro che avevano vissuto? Eppure si sono tirati su le maniche e ce l’hanno fatta alla grande mi sembra. Il loro problema non era trovare il lavoro all’altezza delle loro aspettative, ma avere un piatto di minestra alla sera in tavola. La minestra era il loro sogno e direi che hanno realizzato molto più di questo. I sogni non te li da’ nessuno, crescono dentro di te e se la guerra non è riuscita ad annientare i sogmni dei nostri nonni, non vedo come la crisi economica (neanche la più grave da quel che mi risulta) ci possa riuscire.
      Io mi guardo intorno e non vedo disperazione e povertà, vedo un paese che certo arranca ma ha le possibilità per venirne fuori: è proprio in un periodo come questo che si sogna ancora di più e si ha ancora più voglia di cambiare….non pensi?

      • A mio modo di vedere le cose bisogna anche contestualizzare gli eventi.
        Riguardo la crisi sono io il primo a dire che più che una crisi economica la nostra è una crisi di ideali. La nostra generazione è nata con tutto e non sono i soldi che ci mancano bensì gli ideali in cui credere e la possibilità di realizzarci nella vita (noi inteso come nostra generazione).
        I nostri nonni sono partiti da zero, è vero, ma proprio per questo avevano un sogno realizzabile. Sopravvivere e costruire un mondo migliore per i loro figli. La condizione sociale poi era uguale per tutti. Se nessuno aveva niente non esistevano classi sociali. Paradossalmente nessun bambino si sentiva più ricco o più povero rispetto a qualcun altro. Nella società odierna dove le differenze sono più marcate è più facile che il bambino senza telefonino, quando attorno a lui tutti ce l’anno, si senta più povero di quello che un tempo non aveva il cibo come tutti gli altri . La ricchezza e la povertà spesso emergono dal confronto. (da qui forse il detto “Una volta non avevamo niente ma avevamo tutto” mentre ora abbiamo tutto ma siamo poveri!).
        Un altro aspetto poi da tenere in considerazione è il fatto che loro una società la stavano costruendo dal nulla… noi ce la troviamo già fatta e malfunzionante dove per quanto ci danniamo siamo sempre gli ultimi arrivati che non capiscono un cavolo (a detta di chi questa società l’ha fatta andare a rotoli!) e quindi è più difficile emergere.
        Ultimo punto… in questi 30/40 anni di bambagia i nostri genitori e a nostra volta noi ci siamo adagiati man mano a questa condizione di limbo e abbiamo perso parte delle nostre conoscenze a livello manuale. Hai presente come quando prendi un gatto dalla strada e siccome gli vuoi troppo bene e speri il meglio per lui cominci a viziarlo coccolarlo tenerlo in casa perchè fuori è pericoloso e così via? Questo gatto via via perderà il suo istinto di sopravvivenza e difficilmente riuscirà di nuovo a tornare sulla strada ed essere competitivo con gli altri randagi. Ecco, noi siamo cosi’! Siamo stati cullati e protetti per troppo tempo. Ora ci stiamo accorgendo che il sistema ha fallito e la grande bolla sta per scoppiare… saremo ben presto costretti a tornare sulle strade a procurarci il cibo, ma le nostre unghie non sono più affilate come un tempo… a differenza dei nostri nonni non sappiamo più lottare… veniamo dal tutto mentre loro venivano dal niente. Per di più i tempi sono cambiati, ora ci sono macchine aerei e treni, e quind la nostra sopravvivenza non è più una cosa interna ma vengono gatti anche da fuori, dall’est europa, dall’africa, dal nord america… loro si come i nostri nonni hanno vissuto il niente… pensi riusciremo a competere? E ammesso che si… una volta ripartiti da capo… ricostruiremo ancora il sogno sbagliato? Non abbiamo più nemmeno l’illusione che quel sogno possa funzionare!

      • Lo capisco….e in effetti hai proprio ragione quando dici che siamo figli del sogno sbagliato….ma allora siamo destinati a perire di inerzia e apatia? Dobbiamo comunque darci una mossa, fare qualcosa….i sogni sono sempre possibili e tutti sogniamo di stare meglio…un tempo i sogni erano più’ facili….non si aveva nulla e si sognava di avere una macchina, una casetta e un lavoro….oggi che cosa sogniamo? Tanti queste cose non le hanno, tanti le hanno ma non stanno bene comunque…è un malessere frutto dell’eccessivo consumismo che ha annullato la nostra capacità di dare valore alle cose che davvero valgono qualcosa e lasciare perdere il resto?
        Forse non sappiamo più sognare…forse le nostre aspirazioni sono fuori controllo, siamo troppo abituati ad avere tutto quello che serve da non capire che non ci serve più nulla. Da quello che sento oggi si sogna un bel lavoro e più giustizia sociale….due elementi che difficilmente si riscontrano in Italia…ma non pensiate che altrove si stia tanto meglio. Ogni paese ha il suo inferno e il suo paradiso, sta a noi capire quando è il momento di smettere di affannarci in un’inutile ricerca e fermarsi a godere di quello che si ha. Non è un paese o un altro a renderci felici, o almeno questo è quello che ho capito dalla mia breve esperienza.

  7. Ciao a tutti. Sto nuotando da giorni nell’immenso Oceano di internet per carpire quante più informazioni possibili sull’Australia e sono inciampata in questo blog. Mi sono così presa una pausa dal mio frenetico cliccare e ho iniziato a leggervi. Amo l’Italia. L’Italia è un paese pieno di storia, cultura, colore, calore, gioia, buon cibo e ottimo vino 😛 . Abbiamo mari, monti, colline, laghi, fiumi…Quello che non abbiamo è la possibilità di dare ai nostri figli un futuro.
    Ho 30 anni (31 domenica) e due bellissimi bambini una di 5 anni e uno di 5 mesi. Mio marito è stato lasciato a casa perchè la ditta dove lavorava è fallita. Ad oggi fa di tutto pur di riuscire a portare a casa qualcosa. Ho un’educazione severa nei confronti dei miei figli e spesso vengo criticata e giudicata per questo ma poco importa. Il fatto è che ho paura, vedo tanti giovani allo sbaraglio, con cellulari da 300 euro in mano fin dalle elementari, incollati alla play station, che si rivolgono ai genitori senza il minimo rispetto…per non parlare della Legge che sembra proteggere questi mini delinquenti e mandano in galera un genitore solo perchè si è permesso di dare una sberla al figlio 15enne che magari è tornato a casa ubriaco. Mi dispiace ma al di là della crisi economica, al di là del problema immigrati, al di là della delinquenza io mi RIFIUTO di far crescere i miei figli in una società che si è arresa all’educazione. Si è arresa e ha detto addio al rispetto, al dialogo, all’aiuto reciproco. Si pretende che siano gli altri a svolgere i nostri doveri e poi ci lamentiamo se sno troppo severi o se lo sono troppo poco…ed intando i figli crescono e non hanno regole, non hanno un’educazione, non hanno idea di che cosa siano i valori… Perciò mio marito ed io stiamo seriamente pensando di trasferirci in un luogo dove la società ancora crede in certi ANTICHI valori… Maga di Oz e tutti quelli che sono stati in Australia mi potete aiutare?
    Grazie.
    Franci.

    • Ciao Franci!!
      La tua domanda è pesante…..e credo che l’isola felice che vai cercando non si trovi su questa terra….l’Australia è un grande paese per tanti aspetti ma sul fronte dei valori ha da imparare da noi bastardi e fetenti italiani…e non parliamo della superficialità in cui dilaga la società australiana dove apparire conta tantissimo e chissenefrega della sostanza…se vuoi andare in Australia perché si trova lavoro e la macchina burocratica funziona a dovere allora vai…..ma se cerchi una società dove vigano i valori di un tempo….forse nella cultura Amish è rimasto qualcosa….per il resto ho paura che quello che cerchi non si possa trovare in un paese specifico…sono i genitori secondo me che devono cercare di crescere i propri figli nel modo migliore e provare a proteggerli dai falsi miti….questo è l’unico modo. Non esiste un paese ideale, la famiglia è la vera salvezza oggi.
      Scusa se non ho disatteso le tue aspettative, ma questo è quello che penso io anche sulla base della mia personale esperienza in Australia e in altri paesi.

      Ciao!

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