Mentre tutto scorre

Mentre il Governo litiga con il Quirinale per il trasferimento dei Ministeri al nord, mentre il Brunetta insulta occupati e disoccupati, mentre  il mondo si interroga se il pluriomicida di Oslo sia per caso un folle e la Norvegia inizia a pensare che forse il suo suo sistema giudiziario fa un attimino pena…mentre la Grecia rischia la bancarotta e l’Europa non sa che fare…mentre Obama comincia a ripensare al suo Yes We Can, in un Maybe we can or maybe (and more likely) we cannot and I’m sorry for that…bè….mentre tutto questo accade, io rimango come immobile. E forse non sono l’unica.

Mi vedo ferma, mentre tutto questo scorre verso di me, mi sovrasta e mi supera. Mi sento impotente o forse scelgo di esserlo. E’ come se gli eventi che affliggono il resto del mondo fossero solo un film, uno spettacolo a cui assisto passivamente e se mi annoia non faccio altro che cambiare canale, spegnere la tv o la radio, digitare un nuovo indirizzo sulla barra di Internet.

Non riesco a vivere quegli eventi come se fossero reali. Mi ci trovo semplicemente in mezzo e non mi sento toccata come dovrei. Mi fa giusto ridere il Governo che litiga con Napolitano per i Ministeri da mettere al Nord…come se agli elettori sapere che ruberanno anche nel nord Italia invece che limitarsi a Roma potesse fare la differenza…o potesse migliorare le cose. E mi fa altrettanto ridere il piccolo Brunetta che si sta scavando la fossa da sola a furia di dare del cretino a chiunqui provi a contraddirlo. Oppure inorridisco certamente al massacro di Oslo, ma e’ uno stupore momentaneo. Poi, come sempre, passa tutto.

Quella che descrivo penso sia la condizione umana generale. Mentre la vita scorre, noi ci occupiamo solo del nostro piccolo mondo e non ci curiamo davvero, se non in lontananza, di quello che accade al di fuori della nostra cerchia, al di fuori del nostro piccolo limite. Ci alziamo al mattino, andiamo a lavorare, pranziamo con i colleghi o da soli, torniamo a lavorare nel resto del pomeriggio, poi andiamo a casa. Un boccone davanti alla tv, magari un salto in palestra o un’uscita saltuaria infra settimanale. Poi arriva il week end dove di solito si fanno le cose che non si fanno durante il resto della settimana. Ognuno riempe questo vuoto come crede e come piu’ gli aggrada. E poi, ricomincia tutto.

Mentre siamo avvolti in questo vortice, la’ fuori la Storia si compie. Siamo pedine consapevoli (si, consapevoli) di un disegno che si compie anche senza il nostro consenso. Siamo in questo flusso quotidiano e non ci accorgiamo e non abbiamo tempo per accorgerci che intanto la vita scorre, va via, ci sfugge dal controllo mentre tentiamo di salire sull’autobus che ci portera’ a lavoro, entriamo in una riunione, ci spacchiamo la testa per problemi quotidiani come chi va a prendere il bambino a scuola, quanta carne comprare per gli ospiti a cena, come pagare le bollette, litighiamo su quale film andare a vedere, quale modello di macchina comprare, se accendere un mutuo o pagare un affitto…

Ci struggiamo per decidere se e ‘ meglio il diesel o la benzina, se stasera ci va la pizza o e’ meglio stare leggeri, se andare al mare o in montagna…ci struggiamio per problemi piccoli, che magari non sono neanche problemi veri ma ci assorbono completamente e spesso ci troviamo a perdere le giornate dietro a queste stronzate.

Io ho perso tutto il giorno a capire come scrivere un comunicato stampa la settimana scorsa, comodamente seduta nel mio ufficio, mentre un folle in Norvegia compiva una strage di cui ancora oggi nessuno ha capito il motivo. E’ piu’ semplice dire che era pazzo, cosi’ si risolve tutto. Come se la pazzia fosse una giustificazione sufficiente, come se la pazzia interrompesse qualsiasi giudizio sulla persona che ne e’ affetta: “Ha fatto una strage: era malato di mente”. Ahhhhh…ecco perche’…..be’ allora e’ tutto a posto, cosa ci preoccupiamo a fare? Non e’ mica un killer con motivazioni serie e lucide, non e’ una persona seria, e’ un pazzo.

Ma pensate che quelli che uccidono con moventi specifici, siano persone a posto? Per me il fatto stesso di uccidere presuppone da parte di chi commette il reato una non piena facolta’ mentale….chi uccide e’ (a parte i casi di legittima difesa o durante un conflitto armato di un certo rilievo, dove queste considerazioni vanno ponderate) una persona meschina, cattiva, piccola e….pazza. Lo sono tutti, sia quelli che compiono stragi sia quelli che ammazzano solo un individuo. Chi ha ucciso Sara Scazzi, Yara Gambirasio, Melania Rea e altre vittime qui o in giro per il mondo, non e’ meno pazzo di chi ha compiuto la strage di Oslo.

Ma il punto di questo mio post non e’ determinare se gli assassini siano in grado di intendere o di volere, bensi’ di rimarcare che al resto della piccola umanita’, queste stragi sfiorano appena le coscienze. L’omicidio di Yara o la strage di Oslo ci colpiscono, certo. Ci fermiamo un momento a contemplare nel dolore quello che e’ successo. Poi ripartiamo, ma quella tragedia si sbiadisce nella nostra memoria, rimane come un brutto ricordo, una brutta pagina di cronaca a cui forse ci siamo abituati. La strage dell’11 settembre ha forse lasciato qualche strascico in piu’, ma poi la piccola umanita’ e’ ripartita. E da una parte e’ giusto cosi’, the show must go on. Ma la coscienza non dovrebbe mai dimenticare. Tutto quello che accade nel mondo dovrebbe fare parte del nostro quotidiano. La nostra vita dovrebbe essere piu’ partecipe a quello che accade anche oltre la nostra staccionata fisica e mentale. Tutti pensano al loro piccolo orto e non si curano del resto del mondo perche’ pensano che a loro non interessi. E invece dovrebbe interessare, eccome.

Domani un altro pazzo potrebbe alzarsi e fare un’altra strage. Perche’ e’ pazzo? Perche’ ce l’ha con i suoi simili? Perche’ la gente commette omicidi per futili motivi?Esistono, per caso, dei motivi validi?Sono dell’opinione che la vita non va tolta per nessun motivo, mai.

Domani, o gia’ oggi, al governo continueranno a fare cavolate, a fregarsene dei cittadini e a trovare il modo di stare attaccati alla poltrona il piu’ a lungo possibile, senza curarsi del bene pubblico. Ma a noi, a quanto pare, non importa. Non importa finche’ non ci tocca da vicino, come la ricerca del lavoro. Allora ci  degnamo di capire che stanno combinando a Roma, ma dovessero mai risolvere il problema, o dovessimo per caso noi trovare il lavoro giusto, allora ricomincieremmo a fregarcene, perche’ in fondo dei Bunga Bunga o dei ministeri a Monza, delle raccomandazioni e dello schifo in generale a noi non ce ne frega niente, se non ci tocca davvero da vicino.

L’altra volta leggevo di un adolescente che ha tolto la vita alla fidanzata per una scommessa: l’amico gli avrebbe offerto la colazione se lui avesse assassinato la sua ragazza. Anche quel ragazzo e’ malato di mente, certo. Perche’? E’ solo colpa della famiglia che non lo ha saputo crescere ed educare, o delle cattive compagnie o del suo Dna “difettoso”? O di tutte queste cose insieme? Non si sapra’ mai. Perche’ a noi in fondo non interessa. Noi abbiamo il bambino da andare a prendere, la cena da preparare per gli ospiti, dobbiamo capire se e’ meglio comprare un diesel o benzina perche’ spendiamo troppo o se e’ meglio pagare un mutuo o andare in affitto. Che ce frega se ad Oslo si sparano? Io devo mandare un comunicato entro le dodici, per me possono buttare giu’ anche la torre di Pisa, non ho tempo da perdere. Poi se succede mi dispiace, e se ci scappa il morto mi dispiace di piu’. Ma che ci posso fare io, piccola vivente di questo mondo troppo immenso perche’ io lo capisca? Meglio lavorare tutta la vita, stare a testa bassa e girarsi dall’ altra parte quando vediamo qualcosa di troppo sconvolgente che interrompe per un attimo la nostra sicura routine quotidiana. Io, voi, in fondo, cosa possiamo farci? Che ci frega?

Ci frega invece, eccome. Il mondo e’ mio, tuo, loro. E’ di tutti e ne dovremmo essere tutti responsabili. Ma la nostra piccola vita rischia di mandare tutto in malora, di generare piccoli e grandi mostri che compiranno piccole e grandi stragi di cui noi piccoli esseri rimarremo, per un breve periodo, sconvolti.

E’ questo il senso dell’esistenza? Dobbiamo limitarci a vivere tutta la vita nella nostra tranquilla routine, senza provare ad andare oltre, senza vedere cosa c’e’ davvero oltre il nostro limitato orizzonte?

Mi viene in mente il verso di una canzone che John Lennon scrisse a suo figlio Sean, “Beautiful Boy”:

Prima di attraversare la strada, prendi la mia mano…perche’ la vita e’ quello che ti succede mentre tu sei impegnato a fare altri progetti

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11 thoughts on “Mentre tutto scorre

  1. Cara Maga,
    anch’io mi trovo spesso a pensare a quanto ci interessi solo il nostro piccolo orticello e quanto invece ce ne freghiamo del mondo che ci circonda. Se io sto bene, mi spiace che altri stiano un po’ peggio di me, ma che ci posso fare io? L’essere umano credo che di natura sia profondamente egoista, degli altri si interessa se lo riguardano direttamente, sennó si arrangino.
    Ma il punto è, che fare? Un uomo violenta e uccide una ragazzina, un altro spara e fa una strage ad Oslo, in Siria il governo tira cannonate sulla gente in piazza. Ma io, cosa posso fare? Tu sei riuscita a darti una risposta?

    P.S. Dopodomani parto per Sydney per starci un anno, grazie per tutte le cose che hai scritto qui!

  2. Molti vivono poco, magari diventando vecchi, ma avendo solo fatto passare il tempo.
    Molti passano una vita ad imparare a vivere, e gliene servirebbe un altra per imparare a morire.
    Alcuni vivono e passano, senza rimorsi o rimpianti, e che abbiano fatto mestieri oscuri o siano diventati famosi non conta: hanno vissuto 🙂

  3. Interessante come spunto di riflessione.
    Per quanto mi riguarda, ho un rapporto di amore-odio verso i telegiornali e l’informazione in genere.
    Il telegiornale in particolare mi ricorda i due minuti d’odio descritti da Orwell in 1984. Ci bombardano di cattive notizie per un quarto d’ora, e noi a momenti alterni ci arrabbiamo, ci indigniamo o assistiamo apaticamente. Poi arriva il meteo e ritorniamo a pensare ai fattacci nostri.

    Ecco, penso che nell’era dell’informazione di massa, dobbiamo scegliere accuratamente le nostre battaglie per evitare di essere sopraffatti dalle cattive notizie e di sentirci impotenti. Grazie ad Internet, in particolare, possiamo informarci alla perfezione circa gli argomenti che ci interessano davvero e fare qualcosa per cambiare le situazioni che non ci piacciono.

    Il resto? Il resto io ho deciso di ignorarlo. Ho saputo della sparatoria di Oslo da un amico, ad esempio. Casi di rapimenti o omicidi che stanno facendo sensazione nei tiggì? Boh. Che vantaggio traggo nel sapere che x ha ucciso y per il motivo z? Che Berlusconi ha fatto l’ennesima figura di cacca?
    Se sono notizie davvero importanti, qualcuno me ne parlerà. Se sono argomenti che mi interessano, ho le news prima degli altri.

    Alla fine, il nostro piccolo mondo è davvero tutto ciò che abbiamo. Abbiamo la possibilità di riempirlo come vogliamo, ma lo spazio è limitato. L’importante è scegliere lucidamente con cosa riempiamo le nostre teste, invece che lasciare questo potere alle news, alle mode ed alle banalità. IMO

  4. l’alternativa sarebbe vivere di esperienze in esperienze un po’ qui e un po’ la.
    altrimenti per forza di cose uno deve condurre una vita “stanziale”
    tutti abbiamo bisogno di novita’ e sfide nella vita, x sentirci vivi, ma è come uno le vuole
    raggiungere che fa’ la differenza.
    c’e’ chi è soddisfatto di fare il tran tran e poi pizza e cinema
    chi deve fare volontariato in Africa, rafting e free climbing e non sentirsi mai appagato.
    punti di vista.
    intanto la terra gira, chimiamola fatalita’ o destino…

  5. Io da 10 anni, se non di più, non possiedo e non guardo un televisore. Leggo le notizie su internet ma vedo che tutti i problemi sono creati da una completa assenza di etiche filosofiche. Ce ne servirebbe disperatamente almeno una… Secondo me la gente vive una falsa vita, fatta di cinema, pizze con gli amici e scemate varie. Forse, quando costoro non si troveranno più niente nel piatto allora inizieranno a far funzionare il cervello. La vera rivoluzione sarebbe spegnere tutto: TV, computer e cellulari e rifiutarsi di comprare i prodotti made in China, coltivarsi il proprio orticello (quello vero, però!). Vedi che bella piazza pulita si farebbe di multinazionali e stronzi vari, che esistono solo perché noi lo permettiamo loro!
    Buona giornata – queste sono riflessioni al ritorno dalla campagna svedese.

  6. La delocalizzazione dei ministeri l’hanno compiuta anche in Svezia. Oltre a non portare alcun vantaggio è pure costa. Naturalmente a spese dei cittadini.

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