Mamme di oggi e di ieri…

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Quanto è difficile essere madre. Ci provo eh, faccio del mio meglio, ma nonostante i mille sforzi, nonostante i mille sorrisi e gli abbracci di mio figlio io arrivo sempre a fine giornata con lo stomaco massacrato dai sensi di colpa.

Poi mi domando com’è che soffro di gastrite…

Siamo brave noi mamme con i sensi di colpa. I sensi di colpa sono i nostri migliori nemici e amici. Sempre presenti, a ricordarci che sì, stiamo facendo bene, ma potremmo fare meglio. Che sì, oggi abbiamo giocato con il figlio, ma non eravamo troppo entusiaste o energiche… perché si lavora troppo? Tutte scuse, ci dicono i sensi di colpa, tutte scuse.

E noi lì, a ingurgitare caffè, per fare in modo che almeno quell’ora che passiamo con nostro figlio sia full of light. Forse sbaglio a generalizzare, ma io mi sento così.

I sensi di colpa, cui ovviamente ho dato un nome (Le Bestie) sono un vissuto quotidiano per me.

Se alzo la voce con Leolino, magari a ragione perché fa i capricci, il mio momentaneo senso di autorità vacilla perché quelle, Le Bestie, arrivano subito a ricordarmi che ho esagerato, che ho fatto male.

E così, in un normale pranzo domenicale in famiglia, all’ennesimo capriccio di mio figlio, e all’ennesimo commento inopportuno della suocera: “Ma con me questi capricci non li fa”, capita che esplodo. Esplodo dentro, si intende. Smetto di mangiare, la mia mente vacilla, le Bestie arrivano e inizio a domandarmi se io non abbia fallito come madre.

Sì sì signori miei, arrivo anche a pensare queste cagate. Certo che non ho fallito, ora che scrivo lucidamente lo so, ma in quei momenti in cui le Bestie prevalgono, rinforzate da qualche commento inopportuno, ecco io finisco nel mio solito abisso personale, scavato negli anni in una parte del mio cuore.

Mia madre, che pure lei con Le Bestie è famigliare (ci ha fatto amicizia, ormai hanno firmato una tregua) dico mia madre quando mi vede così enfatizza le mie doti materne, facendo leva sul fatto che appena sono libera corro da Leo, gioco con lui e poco importa che io sia stanca o poco energica, lui è contento che io sia lì, che io stia dedicando del tempo, seppur poco, a stare con lui.

Mia madre non lo faceva, o almeno mi dice che non lo faceva abbastanza. Il lavoro, la casa da tenere pulita, la cena da preparare, era sempre indaffarata ( non aveva nessuno che le desse una mano), e le Bestie qui sono andate a nozze: non se lo è mai perdonato e ancora oggi mi ricorda quanto tempo ha buttato dietro stoviglie e lenzuola, quando invece avrebbe fatto bene a fare come faccio io. Io che accumulo la roba da stirare, cucino robe semplici, pulisco certamente ma non da “Malati di Pulito” (una serie agghiacciante di RealTime) e rubo ogni attimo che ho per stare con Leo. E comunque tutto questo non mi sembra mai abbastanza.

E’ difficile fare la mamma. Lo è sempre stato temo, in ogni epoca. E sempre lo sarà. Siamo le prime critiche di noi stesse ma anche la Società stessa non aiuta. Si pretende sempre troppo da queste donne finalmente emancipate, brave come gli uomini (se non di più), indipendenti, forti. Che devono dimostrare di saper fare tutto e meglio, che devono fare carriera in fretta, perché se non sei un executive o non fondi la Apple o ti inventi qualcosa di ingegnoso entro i 35 anni non vali niente, che devono sempre correre più veloci degli altri.

E che però, eh sì c’è un però, quando diventano madri,  sono madri allo stesso modo in cui lo erano le nostre mamme, le nostre nonne, le nostre bisnonne e via su per la Storia fino alla prima disgraziata che ha messo al mondo il primo bimbo e sicuro, pure nelle caverne, avrà dovuto badare al piccolo attaccato alle tette e, contemporaneamente,  tirare fuori qualcosa di commestibile dalla preda cacciata dal suo uomo.

Una faticaccia unica, eterna, che si ripete. Con modi ed epoche diverse, ma sempre si ripete. A meno che tu non sia miliardaria, ma in questo post escludo questa fastidiosa categoria.

E quindi, robe come il Fertility Day mi fanno un po’ sorridere. E’ giusto parlarne, ma i problemi che affrontano oggi le mamme e le mamme-to-be sono molto più ampi e non si limitano al tempo biologico. Il problema è sociale e culturale.

La Società si aspetta molto dalle donne di oggi, che corrono, viaggiano, studiano, spostando sempre più avanti l’asticella della maternità, postponendo quel momento: tanto è presto, poi ci penso, ora devo pensare alla mia vita. Tutto vero e tutto sacrosanto. Forse mai come in questo periodo le donne hanno avuto così tante opportunità di crescita personale.

Io però, in un mondo ideale, se potessi tornare indietro, Leonardo lo farei a 23 anni, non 33.

Perché non conta solo entro quando farai un figlio ma, secondo me, anche quanti anni ti passi con tuo figlio.

In un mondo ideale, si dovrebbe poter partorire prima dei 30 senza che le proprie ambizioni o potenzialità siano compromesse, falcidiate, annullate. Lo so, sembra una battuta. Ridiamo tutti insieme e poi riprendiamo la lettura 🙂

Perché fare un figlio a 23 anni è cosa ben diversa che farlo a 33. La forza è diversa, le condizioni di salute sono diverse e, cosa più importante (almeno per me che ho avuto la grazia di avere una madre giovane che mi ha partorito a 19 anni, forse un po’ troppo giovane, ma ragazzi che figata) ecco la cosa più importante è che ti passi meno anni con tuo figlio, che quando lui avrà 20 anni tu ne avrai “solo” 43 e te lo potrai godere ancora per tanto tempo. E, fatto non da sottovalutare, potrai condividere con lui molte cose.

Quando Leonardo avrà 20 anni,  io invece ne avrò 53. Se penso che adesso ho 35 anni e mia madre 54, mi prende un colpo. Mi prende un’angoscia tremenda. Sarà pur vero che i miei 53 anni non saranno i 53 anni di oggi perché tendiamo a invecchiare in genere un po’ meglio, ma rimangono sempre 33 anni di differenza.

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Io e la mia mamma…la mamma è quella a sinistra 🙂

E se oggi già il mondo corre alla velocità della luce, quanto saremo distanti io e Leonardo, mentalmente, fra 20 anni? Che cosa potremo condividere?

Di questo passo, con una Società che chiede e pretende sempre di più e con donne, per questo motivo, sempre più ambiziose e desiderose di dimostrare al mondo chi sono, l’asticella della maternità si sposterà sempre più avanti. Faremo il primo figlio dopo i 40 anni, chissà magari a 50 anni. Con la pratica delle fecondazioni assistite sempre più all’avanguardia e altre tecniche di sostegno della maternità anche in tarda età, tra pochi anni tutto questo sarà una realtà. Con l’agghiacciante risultato di diventare mamme/nonne che si godono il figlio fino ai 5 anni, perché già a 6 starà viaggiando alla velocità della luce rispetto alle anziane madri.

In un mondo ideale  una donna dovrebbe poter partorire (se ha questo desiderio, si intende) entro i 25 anni e poi, con il sostegno pubblico adeguato e un mercato del lavoro mother-friendly, poter continuare nel suo percorso di crescita professionale.

Nel mondo di oggi invece la maternità ormai non è più una priorità, la maternità viene dopo. Perché la Società, e soprattutto il mercato del lavoro ci hanno fatto capire che oggi fare un figlio nel periodo che dovrebbe invece essere dedicato alla crescita professionale (tra i 20 e i 35 anni più o meno) può essere un problema. Per cui, la paura di non poter riuscire nella vita affossa, o meglio posticipa, il desiderio di maternità. Fino, in alcuni casi, ad annullarlo del tutto.

Ho amiche e conoscenti che non hanno avuto figli per scelta, perché vogliono godersi la vita, pensano al lavoro, non vogliono rinunciare alla loro indipendenza. Perché un figlio, ed è purtroppo vero, queste cosine un po’ te le leva.

Ne conosco altre, ormai 50enni, che non hanno avuto figli per i motivi di cui sopra e che oggi si risvegliano con qualche rimpianto. Ma ormai non si può tornare indietro. L’orologio biologico va solo avanti.

Continuiamo così, e tra poco avere un figlio sotto i 30 anni sarà considerato politicamente scorretto.

Ovviamente tutto questo discorso si riferisce a condizioni di vita di coppia stabili :-):  se una donna a 25 anni o 30 ancora non ha trovato l’amore della propria vita, ci sta che aspetti, ci mancherebbe. Io l’ho conosciuto a 30 anni e comunque, questo sì per la voglia di fare carriera  e di dimostrare il mio valore, ho aspettato tre anni prima di diventare mamma. 😦

Se penso che mia nonna, casalinga, quindi senza stipendio e mio nonno, capostazione, hanno fatto ben 11 figli, di cui il primo a 13 anni, mi scappa da piangere, altro che ridere.

Altro che Fertility Day, qui ci vorrebbe il “Quanto è difficile essere madre Day” una volta al mese.

Saluti dalla Maga che comunque, nonostante gli acciacchi e Le Bestie sempre pronte ad attaccarla, sta pensando di fare un altro bimbo. Ci sto solo pensando eh… 🙂

 

 

 

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3 thoughts on “Mamme di oggi e di ieri…

  1. Bellissime sia tu che tua madre! Complimenti da una 40 enne sfigata senza figli ne carriera🙁 ma ancora fiduciosa di riuscire ad avere una vera famiglia!!

  2. Certo non è facile. Quando abbiamo avuto la prima figlia eravamo felici e non ci siamo mai posti il problema delle libertà perdute, stavamo bene così. Quando siamo diventati nonni nostra figlia ci ha confidato che la loro non era più vita! Ora che tutti i figli hanno lasciato casa per studiare o lavorare, dopo qualche momento di smarrimento, pensiamo di essere tornati fidanzati…con una vita davanti! Insomma forse le cose sono cambiate nel corso della storia ma una volta presi da questo vortice, stando attenti a non far entrare estranei (parenti) al nucleo familiare e dividendosi per bene tutti i compiti con il partner, ogni momento della vita si incastra perfettamente in un magnifico mosaico che senza rendercene conto un giorno completeremo per poi chiederci come ci siamo arrivati e ora cosa facciamo?

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