C’era una volta l’America…

Cera_una_volta_in_America

Erano anni che pensavo a questo viaggio, io che mi nutro di cinema e scene del crimine ho sempre sognato l’America a occhi aperti.
Da giovanissima, appena diplomata avevo fatto una vacanza studio di un mese negli Stati Uniti e mi erano rimasti nel cuore. Da quel momento ho sempre fantasticato su quel paese che avevo scelto come via di fuga prima dell’Australia, quel paese in cui non ero riuscita ad andare per colpa del visto difficile da ottenere e che mi aveva spinto a scegliere l’Australia. Gli Stati Uniti d’America per me sono sempre rimasti una meta, un esempio di Stato dove è bello vivere, dove è un sogno vivere.

Questo pensavo fino a ieri.

Poi sono stata a New York, ci sono andata  la settimana scorsa per una breve vacanza  e per rivedere quel paese che più di dieci anni fa mi aveva incantato il cuore. Speravo, contavo di rivivere lo stesso incanto, di rimanere rapita da quel mondo che tanto ho bramato.
New York, per intenderci, è spettacolare. E chi ci è stato non può che confermarlo.

Poi per chi ama il cinema e le serie tv del crimine come me, questa città è una specie di tempio dove ogni marciapiede ha un fascino monumentale e ti emozioni a vedere una scala antincendio o un macchina della polizia.
Ti emozioni a scrutare la Statua della Libertà, a passeggiare sul ponte di Brooklyn pure se è immerso nella nebbia, a scorgere dalla vecchia Brooklyn il Williamsburg Bridge sotto il quale hanno girato  “C’era una volta in America”…ti meravigli dell’eleganza della Quinta Avenue, delle luci incredibili di Times Square e ti si stringe il cuore a camminare nella vera Grand Central Station, quella di “Io sono leggenda” o a entrare nella libreria pubblica, quella di “Ghostbusters” e “The Day after Tomorrow”. Insomma, New York è una figata assurda. Un set vivente, una scenografia abitata. Roba da andare fuori di testa e io ci sono andata.
Ma non avevo dubbi su questo. I dubbi mi sono venuti perché  a parte il set vivente in cui sguazzavo come una bambina in un parco divertimenti, per il resto l’America non mi ha esaltato. Anzi forse mi ha un po’ deluso.

Non ho sentito la magia, non ho percepito quella fierezza di cui tanto si parla e che traspare in ogni film, in ogni convention politica, in qualsiasi immagine trasmessa degli Stati Uniti e dagli Stati Uniti. New York è una città molto caotica, stupenda ma dove vive bene solo  chi ha i soldi, perché il costo della vita penso sia uno dei più alti al mondo (ho pagato una lacca da 50 grammi 14 dollari, scusate ma questo fatto mi ha scioccato più della bottiglietta d’acqua a 4 dollari).
Ho come l’impressione che il ceto medio non se la passi bene nella Grande Mela e non se la passi bene nemmeno nel resto d’America.  Ho visto visi spenti, senza entusiasmo. Ho viaggiato in metro nel completo silenzio nonostante fosse piena di gente. Non ho visto sorrisi, se non nel bel mondo che passeggiava sulla Quinta avenue con sacchetti di Gucci e Fendi, ma nei normali coffeeshop o supermercati io non ho visto la tanto decantata fierezza americana.

Non ho desiderato, nemmeno per un momento, di voler vivere a New york. E mi prenderete per pazza, ma laggiù nella grande mela, mentre passeggiavo per le vie più famose del mondo, mi sentivo contenta di sapere che la mia casa non era lì, in mezzo a quella gente con cui non sentivo nessun feeling.

Sydney era diversa. Enorme, caotica a modo suo, ma vibrante ed energetica come New York può solo sognare. E mi riferisco all’energia emanata dalle persone, felici nella loro semplicità. I newyorkesi non emanano questa energia e se lo fanno, io non me ne sono accorta. Sono stressati, corrono, si esaltano per nulla. I ricchi si impongono e si mettono in mostra, i poveri si comportano come se fossero invisibili. Voi mi direte che anche qui è così, però ho come l’impressione che da noi i poveri abbiano più dignità, si incazzano per la loro condizione. Laggiù invece mi pare che ci sia più rassegnazione. Ma forse è solo un’impressione.

Ho visto dei fantasmi in metropolitana. Guardavo quelle facce e non facevo che domandarmi del perché non fossero felici. Cavolo, vivono in America! Non è un sogno vivere in America? In Australia sentivo i ragazzi cantare in metropolitana e le ragazze ridere a dismisura. A New York non ho sentito questa serenità, non ho colto nessuna fierezza nei volti della gente che ho incontrato.

Forse la gente è stanca, forse anche l’energia di New York si sta spegnendo e pure le luci sfavillanti di Times Square non possono fare nulla per riaccenderla.Alla mattina, prima di uscire dall’hotel, accendevo la tv per farmi compagnia mentre mi preparavo.

I programmi americani sono abominevoli. I presentatori dei programmi televisivi, un miscuglio di notizie giornalistiche e cazzate gossipare che in confronto Studio Aperto sembra un tg vero, sti presentatori dicevo sembrano appartenere a un popolo diverso da quello che vedevo per le strade. Belli, sorridenti, supertruccati, facevano a pugni con il pubblico reale, quello che li guardava da casa.

Loro, i presentatori, sembravano degli attori. Finti, nell’aspetto e in quello che dicevano. E parlavano a un pubblico di fantasmi il cui massimo è aspirare a essere come loro.

Ho ripensato al mio popolo di cui si può dire tutto ma non lo si può paragonare a un fantasma, si lamenta e basta, è vero, ma almeno reagisce e critica. Ho pensato ai miei presentatori, da Franco Di Mare all’Antonella Clerici, che perlomeno sono assimilabili a gente qualunque che si può incontrare per strada, non certo superfighi o che si sentano tali (oddio la Clerici pensa davvero di essere bella, ma vabbè…).

Ho pensato al nostro senso estetico, alla nostra personalità, ai miei viaggi sulla metro di Milano dove vedo gente di ogni tipo, non fantasmi, alla nostra cucina, alla nostra storia, ai nostri casini, ai nostri problemi. Ho ripensato al mio paese mentre passeggiavo in Central Park e ho provato a immaginare che cosa potrebbe essere l’Italia se avesse, questo lo devo riconoscere come un grande merito degli americani, il senso pratico e l’organizzazione eccellente degli Stati Uniti. Saremmo il migliore paese del mondo, senza dubbio.

Così quando ieri sono tornata a casa, sulla metro milanese ho guardato ancora meglio la gente che mi circondava: una ragazza che messaggiava al telefono con il sorriso stampato in faccia, due giovani che discutevano animatamente del prossimo esame di medicina, una donna preoccupata a guardare lo scontrino della spesa e a rifare i conti mentre scuoteva la testa, visibilmente incazzata.

Ho guardato quel piccolo microcosmo a cui mi sento di appartenere e ho sorriso. Sono scesa dalla metro e ho preso il bus per arrivare al mio paesello. Ero in compagnia di liceali che facevano un casino assurdo mentre il conducente li guardava preoccupato dallo specchietto retrovisore e una madre davanti a me si mangiava con gli occhi il cucciolo che aveva in braccio. Ho sentito un’energia che a New York non ho minimamente percepito.

E su quel bus ho attraversato un po’ di provincia milanese prima di arrivare a casa. Niente caos da 42 esima strada, niente Central Park, solo casette e piccoli parchi immersi in una leggera nebbiolina tipicamente lombarda.

Sono scesa e ho percorso a piedi l’ultimo tratto di strada fino a casa. L’aria era fredda, pungente. In giro solo un giovane uomo che giocava con il suo cane mentre alla sue spalle il cartello luminoso del comune del mio paesello mi segnalava che domenica ci sarebbe stata la fiera di Natale e che non potevo mancare. Ho sorriso e sono finalmente entrata in casa.

Mi sono sdraiata sul divano e ho continuato a sorridere, pensando a quanto fossi contenta di essere a casa mia, in quel paesello della provincia milanese, nella mia Italia. Lontano migliaia di chilometri da New York.

Più giro il mondo e più apprezzo il mio paese.

Girate anche voi, più che potete. E’ l’unico modo per amare davvero l’Italia.

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13 thoughts on “C’era una volta l’America…

  1. quoto tutto, specialmente le ultime tre frasi. ciao angelica! ps.con un discorso del genere, se tu fossi stata al posto di renzi, avresti vinto sicuro! 😀

  2. Penso che molto dipenda dal nostro stato d’animo nel periodo esatto in cui intraprendiamo qualsiasi tipo di viggio.
    Io per esempio quell’energia di cui ti parti, a Manhattan l’ho provata, e come…. sarà che entrambe le volte in cui sono stato lo feci per correre la maratona di New York, ma quelle volte la città trasudava fierezza come mai mi è capitato di sentire in vita mia. Mentre per quanto riguarda Sydney, beh, forse perchè sono arrivato con moltissime aspettative ma… dopo 2 settimane me ne sono scappato a gambe levate, l’ho trovata troppo impersonale, troppo fredda. La mia Sydney l’ho trovata di li a poco in Byron Bay… posto che molti considerano finto mentre per me si è rivelato “il mio posto magico”!
    Quindi vedi… 2 posti in comune visitati ma sensazioni opposte… probabilmente quello che ci hai visto ora in New York inconsciamente era proprio quello che ci volevi vedere per poter avvalorare la tua tesi.

    Concordo con te sulla parte finale… più si viaggia e più si capisce di far parte di un qualcosa che esiste solo a casa propria! Che si tratti di cultura e tradizione?

    Saluti dal Giappone!

    • Ciao Jobbe, il fatto è che io dagli States mi aspettavo qualcosa di grandioso, ero partita con grandi aspettative. Forse non ho avuto la fortuna di incontrare i maratoneti o la gente energica che hai incontrato tu, come tu non hai avuto la fortuna di percepire l’energia di Sydney. Ma confidavo nello stupore assoluto, confidavo nel fato che sarei tornata a malincuore a casa….e invece ero contenta di tornare. Forse ho avuto solo sfortuna, forse non ho incontrato le persone giuste. Voglio pensare che sia così, voglio sperare che la prossima volta che andrò negli States sarà tutto diverso.
      Salutami il Giappone, anzi i giapponesi: il popolo più strano su questa terra. Anzi alle volte mi viene da pensare che non ne facciano proprio parte. Sono stata in giappone a maggio e la cosa che più mi ha colpito è il suo popolo. Un monumento vivente.

      • Ma in effetti probabilmente dipende molto dal momento… io nel vedere che dopo 6 ore e mezza di maratona… ovvero quando i campioni sono già in albergo da qualche ora… ci sono ancora migliaia di persone che ti acclamano, vecchine che ti porgono una fetta di torta fatta in casa sfidando il freddo… beh.. questi piccoli gesti mi hanno stretto il cuore… in effetti poi…. non è tutto oro ciò che luccica come un pò dappertutto!

        Per quanto riguarda i giapponesi beh… io da poco ne ho sposata una e nonostante sia la quarta volta che torno… continuo lo stesso a sorprendermi!
        Ora sono seduto sul pavimento di casa di mia moglie che aspetto di cenare e intanto mio suocero continua ad offrirmi del sachè caldo che non so come dirgli che a me il sachè non è che mi faccia poi impazzire… anzi!!

        Alla prossima!
        P.S. Mi piaceva di più la grafica di prima… anche se forse faceva più adolescente! ma presto mi abituerò anche a questa che non è male cmq!

        Ciao

  3. Cara Angelica, è sempre un piacere leggere i tuoi interessanti post.

    Secondo me il miglior posto del mondo è.. dentro di noi! Viviamo la realtà esterna a noi (attorno a noi, i luoghi) in base alle nostre emozioni e alle nostre aspettative, per cui spesso proiettiamo i nostri desideri nella relatà che ci circonda. Questo spiega anche i punti di vista “discordanti” riguardo gli stessi luoghi, per esempio fra jobbe212 e te.

    Torno a scrivere che a mio modo di vedere ogni luogo è potenzialmente bello o brutto, tutto sta nell’aspettativa che noi riponiamo in quel luogo e nelle persone che lo popolano. La mia filosofia di vita è quella di vivere il momento presente, senza aspettarmi che “cose strepitose” accadano attorno a me, ma dentro di me. Apprezzare le cose semplici e la gioia che esse possono darci porta ad amarci e ad amare gli altri per quello che sono, i luoghi per quello che di buono hanno e soprattutto a non essere delusi se le nostre aspettative non vengono esaudite. La vera felicità -per me- si ottiene quando si arriva a capire e praticare quanto fin qui esposto.

    Detto questo posso assicurarti che il mesetto recentemente trascorso “a giro” negli States mi ha arricchito parecchio: paesaggi e natura stupendi e incontri con persone eccezionali (per questo però abbiamo dovuto investire tempo, quella cosa che oggi manca sempre più alle persone). Sebbene neppure io andrei a vivere nella grande mela e neppure io condivida il modo di vita della maggioranza degli americani, ritengo che gli States mi abbiano arricchito “dentro”. Alcune delle relazioni avute con qualche esponente del popolo americano mi hanno profondamente “toccato”. In ogni paese la popolazione è composta da individui unici e diversissimi fra di loro, sta a noi essere “aperti al punto giusto” per poter apprezzare quelle differenze che per lo più creano barriere.

    Le tradizioni e l’educazione ci trasmettono quello che per noi è “standard”, “giusto” e “sbagliato” (oltre a tanto altro) e queste spesso portano incomprensioni fra le diverse popolazioni. Chiaramente è più facile condividere e apprezzare luoghi e persone che ci assomigliano piuttosto che quelli “diversi”, ma è appunto una nostra aspettativa il voler ritrovare sul posto quello che ci siamo immaginati di quel posto, e in tali circostanze il passo per provare delusione è breve. Potrei citare un esempio banale: chi non ha mai visto un film dopo aver letto il romanzo dal quale questo è stato tratto? Probabilmente la visione del film è stata deludente rispetto alla lettura del libro, proprio perché durante la lettura la nostra immaginazione non è stata in alcun modo limitata dall’interpretazione del romanzo che il regista ha avuto per realizzare il film.

    Un abbraccio a tutti e Buone Feste!

    • Ciao Uomo Linux e grazie per le tue riflezzioni! Di sicuro, come dice anche Jobbe212 è vero che le emozioni che proviamo in un luogo possono rispecchiare quello che ci aspettiamo da quel luogo…ma se è così allora mi sarei dovuta davvero emozionare, perché io mi aspettavo davvero qualcosa di diverso.
      Sono partita con il cuore colmo di gioia non solo perché avrei visto New York, ma perchè avrei conosciuto il popolo americano. Un popolo che ho sempre stimato per la sua fierezza e la sua eccellenza.
      E invece sono rimasta delusa. Certo cinque giorni non sono nulla, forse ho avuto la sfortuna di non beccare il momento giusto e le persone giuste. Però ho passato tanto tempo ad osservare le persone, cosa che amo fare, e a capire le loro emozioni, quello che pensavano e provavano. Ho sentito poco, mi è arrivato poco. Non ho percepito la fierezza, non sono riuscita a trovarla e non sai quanto questo mi rammarica. Forse sono stata solo sfortunata. Ma credimi io mi aspettavo meraviglie da questo viaggio, ero partita con la consapevolezza che sarei tornata a malincuore perchè gli States per me sono sempre stati un sogno. E invece mi sono ritrovata ad essere felice di tornare a casa.
      Quando sono stata in Giappone, a dire il vero non mi aspettavo nulla. Quel paese non mi ha colpito tanto per i templi magnifici e il sushi divino, ma per il suo popolo. Un popolo strano, silente, timido e molto attaccato alle sue tradizioni, un popolo quasi alieno rispetto al mondo occidentale. Sono tornata a casa con la voglia di tornare in Giappone per conoscere meglio quelle persone, perchè senza saperlo, nel loro modo così timido, mi avevano lasciato qualcosa. Gli americani che ho incontrato io invece non mi hanno lasciato nulla. Ma ripeto, forse sono stata solo sfortunata.

  4. Ciao, il mio compagno ha trovato il tuo post per caso nel web, mi ha davvero toccato, apparte la tua abilita nel scrivere, sei bravissima. Anyway non sono mai stata negli States ma come tutti sono davvero incuriosita del loro modo di vivere, comportarsi e di interagire con gli altri, la New York che conosco io e’ quella che trasparisce dai movies, serie televisive e blogs come il tuo in giro per il web e mi ha sempre interessata tutto cio che la riguarda, grazie per farci conoscere questo lato che nessuno quasi mai descrive; sono rimasta un po delusa da quello che stavo leggendo sopra ma e’ come se un po me aspettavo a dire la verita’. Capisco cosa voi dire quando parli del feeling che le persone intorno a noi ci emanano, purtroppo io non posso vivere in un posto senza cuore amo andare al supermercato e vedere la commessa salutarmi e chiedermi come sto e contentissima di avere quel mini dialogo durante l’imbustamento delle groceries. Ho lasciato l’Italia un po di anni fa perche non riuscivo piu a sentire quel feeling, persone stanche e frustrare alla quale non importa piu niente degli altri. Considero l’Australia 100% casa mia grazie al duro lavoro siamo riusciti ad ottenere la PR da un po di tempo e ho ricominciato la mia vita da zero. Sono contenta di vivere in un posto dove le persone ti salutano pur non conoscendoti, per dirti amo Sydney e le grandi citta’ d’australia ma purtroppo non ci vivrei mai, ti sto scrivendo adesso da una piccola isola del queensland Magnetic Island dove qualsiasi persona dell’isola ti saluta pur non avendo idea chi tu sia e chiendendoti il tuo nome e augurandoti una buona giornata ti voglio ringraziare per questo post because it just made my day, facendomi capire quanto fortunata io sia. Grazie 😀

  5. Ah Selena! Magnetic Island e` un posto bellissimo e sei fortunata a poter vivere li`. Angelica, peccato che tu non abbia girato l’Australia e ti sia fermata solo a Sydney (anche se e` la mia citta` e la amo appassionatamente), ma andare in giro e conoscere la vera gente australiana nell’out back, o nelle cittadine piu` piccole e` un’esperienza fantastica, che ti riconcilia con il mondo e la vita. Ho trovato le persone piu` gentili e disponibili del mondo. Gente generosa e cordiale. L’America non l’ho mai sognata. Forse perche` e` la patria della famiglia bush, forse perche` e` la patria delle armi selvagge (guarda che e` successo oggi: l’ultima strage di innocenti di una lunga serie in Connecticut), forse perche` non mi piace la mentalita` che sprizza dai film e programmi televisivi. Ecco, se dovessi andare in America, non sarei delusa, perche` non mi aspetterei nulla. Come te la passi con la neve? Ciao e all the best!

    • Ma ciao Roberta! Quanto tempo che non mi scrivi! Come stai? Qui siamo immersi nella neve…che bello però!
      Guarda io da amante del cinema sono cresciuta con il mito americano e quindi mi aspettavo di vivere quel mito. Non è successo, e non so se è per colpa mia che non riesco più a sorprendermi o sono gli Usa che non sono così sorprendenti come si mostrano nei film..e nella vita di tutti i giorni che conosciamo attraverso la tv….forse anche io inizio ad apprezzare di più le piccole realtà, i piccolo paesi ovunque siano nel mondo, dove ancora regna quella cortesia e correttezza che nelle grandi metropoli si stanno un po’ perdendo….
      Sto forse invecchiando? 😀

  6. Non credo che la delusione in un viaggio possa dipendere dal nostro stato d’animo! Credo che il mondo stia cambiando, credo che la gente sia spenta, credo che il grado di cultura diffuso e vissuto sia “freddo”. Per tutti coloro che sono ancora “caldi” di sentimenti, di passioni, di emozioni, resta un mondo dove più o meno aleggia una tendenza alla tristezza, alla rassegnazione e alla superficialità. Possiamo però “riscaldare” chi è vicino a noi… Possiamo “contagiare” chi incontriamo per strada… Possiamo restituire al mondo intero un sorriso che vale tutta la nostra vita.

  7. Vivo negli USA da oltre quattro anni, e non posso che confermare le tue impressioni (anche su New York, che comunque non rappresenta minimamente il Paese…. Neanche Washington DC, nei cui dintorni io abito, lo rappresenta). Secondo me, questo e’ un Paese in declino, schiacciato dal culto del denaro e dalla scarsa attenzione alla vera qualita’ della vita. Credo che la maggioranza degli italiani, se vivesse qui per qualche tempo, rivaluterebbe il proprio Paese alla grande come ho fatto io – che pure sono stata estremamente critica per buona parte della mia esistenza. Quanto all’eccellente organizzazione, io avrei alcuni episodi da raccontare riguardo alle disfunzioni della burocrazia locale, che possono creare enormi problemi ad una persona onesta. E’ bene criticare quello che non va nel proprio Paese, ma se non usciamo da questa logica per cui l’erba del vicino e’ sempre e comunque piu’ verde (anche quando questo non e’ vero), non aiuteremo mai l’Italia a risalire.

  8. La mia esperienza invece è opposta. Vivo a Los Angeles e vedo tanta energia. Probabilmente perchè la California è conosciuta per i suoi abitanti sempre col sorriso; vedo persone in gamba, che si concentrano sulla carriera e che si impegnano. Vedo il merito, se vai lo spazzino fai la fame, se dei un manager invece guadagni molto – ognuno è artefice del proprio destino, nel bene e nel male – evidentemente chi ha fatto il manager si è preso più responsabilità e si è impegnato di più.

    Gli USA poi sono fantastici, percepisci una loro cultura molto forte – il fast food, hollywood, il cinema, il jazz, il blues, le macchine enormi, la libertà, l’economia, la cultura afro-americana, l’innovazione.

    Sydney l’ho trovata molto carina, ma senza background – una lattina vuota. Non vi è niente di “tipico” e non riuscivo a trovare una cultura australiana con la quale connettermi. Gli americani hanno una loro cultura, una personalità e un modo di fare che gli distingue, sono attivisti e lottano in nome di ciò che credono e sono molto più aperti mentalmente degli australiani (che gli ho trovati un po’ razzisti, e il razzismo e l’arretratezza mentale sono cose che proprio non sopporto)

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