Quella voglia di essere salvata

Quella voglia di essere salvata

Viviamo in un’epoca in cui i ruoli di uomini e donne si stanno gradualmente allineando, dove l’uomo è sempre più presente in casa e la donna riesce sempre di più a ritagliarsi degli spazi per fare carriera, con figli al seguito. C’è ancora molto da fare sul fronte della vera emancipazione, ma non è di questo che voglio parlare.

Parlo degli effetti collaterali dell’emancipazione.

Nella mia vita ho sempre cercato di essere indipendente, nel pensiero e nella vita pratica: felice con me stessa e senza far dipendere la mia felicità da altri individui (a parte i figli, ma questa è un’altra storia) ed autonoma nella vita di tutti i giorni con un lavoro che mi possa mantenere e grazie al quale non devo dipendere economicamente da nessuno.

Due grandi conquiste. E lo sono, a tutti gli effetti. Qui effetti collaterali non ce ne sono.

Ma parlo del rapporto con l’altro sesso, con l’uomo nel mio caso. Con il mio compagno, padre dei miei figli e che amo infinitamente.

Sono sempre stata così portata alla mia indipendenza e alla mia autonomia, da avergli fatto terra bruciata.

Mai bisogno di nulla, sempre a farmi in quattro per tutti chiedendo raramente una mano, ho sempre voluto mostrare il mio lato forte. E una persona forte non ha bisogno di dolcezze, carinerie, attenzioni. Non manda nessun segnale in questo senso.

Qualsiasi gesto romantico l’ho sempre un po’ sminuito. E ho fatto male.

Perché oggi inizio a risentire di questa mancanza. Il mio compagno non è un romanticone, ma all’inizio mi inondava di lettere. Scritte a mano. Mi faceva sentire importante.

Adesso le cose sono cambiate e sebbene sappia di essere importante per lui, perché me lo dimostra nei piccoli gesti e nell’attaccamento che prova per me e i nostri figli, mi manca l’uomo che ho conosciuto prima di diventare madre.

Quando vedo uomini che riempiono di attenzioni, regali, e carinerie le proprie compagne mi si stringe il cuore. Mi mancano questi atteggiamenti, ma a furia di sminuirli (l’ho già detto che non sono una tipa romantica?) questi piccoli atteggiamenti sono spariti. È emersa una donna forte che non ha bisogno di essere salvata, a cui non le serve il principe azzurro, una donna che il drago se lo combatte da sola a mani nude e il principe può stare tranquillamente fuori dal castello ad aspettare, magari facendo giocare i bambini o dando da bere al cavallo.

Ha senso tutto questo? È giusto che sia così?

O forse dovremmo un po’ riequilibrarci, noi donne millennial che ci stiamo massacrando a furia di soddisfare tutte le aspettative?

Vedo eroine Disney che ormai hanno surclassato gli eroi classici, leggo storie di principesse che si sono salvate da sole, lo stereotipo della principessa che deve essere salvata è stato sostituito dallo stereotipo della principessa che uccide il drago da sola, perché i principi sono INUTILI.

Siamo passati da un eccesso a un altro. E a me, personalmente, gli eccessi non piacciono.

Dovremmo, credo, dare un po’ più di spazio anche a loro, le nostre dolci metà, facendo capire che abbiamo un estremo bisogno della loro forza e della loro presenza, elementi che ci completano e non ci sminuiscono, anzi.

Alle volte ho quasi il timore di mostrarmi un po’ più fragile, ho come la sensazione che non me lo posso permettere, che devo tenere alta la bandiera delle donne forti a tutti i costi. Ma spesso vorrei solo accasciarmi sul divano, vorrei che lui si avvicinasse a me, mi stringesse forte tra le sue braccia e mi dicesse “Stai tranquilla, ci sono qui io”.

Che non significa “Tu non sei in grado”, significa “Ehi, ci sono anche io, la tua metà, quella che ti completa”.

Oddio l’ho scritto male, la metà che ci completa. Non sia mai, noi donne indipendenti ci completiamo da sole e bla bla bla…

Balle!!! Non è vero.

Gli altri (uomini o donne, chiunque decidiamo di amare) ci completano come individui. E in un mondo dove è la Natura a dettar legge (può sembrarvi strano, ma è così) gli esseri umani non possono stare da soli o unirsi solo per riprodursi. C’è una coesistenza sinergica che fa andare avanti tutto.

Esistono uomini e donne che scelgono di vivere in completa solitudine. Può essere che vivano bene, ma io non lo riesco a concepire.

Ho bisogno dell’altro come dell’aria che respiro, anche se spesso trattengo il fiato e faccio quella forte e autonoma, quella orgogliosa che non ha bisogno di carinerie perché le scambia per debolezze, quando invece sono il collante (non solo le carinerie, si intende) di una relazione.

E così ogni tanto esplodo di fronte al mio cavaliere con l’armatura luccicante perché l’ha usata davvero poco per la sua indomita principessa. Esplodo, e gli dico che non ha visto quel drago che voleva mangiarmi, quella strega che voleva avvelenarmi, non mi ha preso in braccio per farmi attraversare il fiume, non ha colto quel fiore che sulla mia chioma fulgida ci stava davvero bene. Esplodo di fronte a questo principe che mi guarda stupito, che spesso vorrebbe togliersi l’armatura e darla a me perché mi dice che tanto a lui non serve, faccio tutto da sola e meglio di lui e che non ha senso esplodere così, pretendere che lui sia il principe azzurro e io la principessa da salvare quando io non voglio essere salvata.

Mi vede come una Wonder Woman con cui stare e condividere le gioie della vita. Mi stima, crede in me, e in fondo funzioniamo bene. Ma chi ha il coraggio di corteggiare Wonder Woman, o di invitarla a cena? O di regalarle una rosa, o prenderla in braccio per farle attraversare il fiume?

In realtà io non sono una Wonder Woman. Aspiro al ruolo, mi ci butto, mi piace l’idea, ma mi sta anche rovinando. Mi sto perdendo quella metà che mi completa, la sto allontanando perché credo di non averne bisogno (della sua forza, non di lui).

Sono stufa di giocare alla super eroina. Sono debole anche io, sono fragile, ho le mie insicurezze e non c’è niente di male a mostrarle.

Alle volte ho voglia di finire in cima a una torre, chiusa a chiave dal drago cattivo, in attesa che il principe venga a salvarmi. Che poi magari il drago lo sconfiggiamo insieme, io lo distraggo e lui sferra il colpo con la spada!

Ho voglia di tornare a casa e trovare una rosa sul letto.

Ho voglia di essere abbracciata così, senza ragione, di essere sollevata, stretta e riempita di baci.

Ho voglia di essere salvata anche io.

Perché non c’è niente di male a recuperare quel ruolo femminile e meraviglioso che ci stiamo perdendo, noi Wonder Woman del presente. E non c’entra con l’emancipazione o con i diritti. È qualcosa di atavico, che trascende le generazioni e le convenzioni sociali, che è insito nel nostro dna e anche se lo rinneghiamo, lui torna su. È quel sentimento di bisogno, seppur lieve, di essere al centro delle attenzioni della persona con cui decidiamo di condividere la nostra vita.

Mostrandoci bisognose di quell’attenzione non mostriamo nessuna fragilità, ma tendiamo il nostro essere verso l’altro che ci completa.

Buona giornata a tutte le Wonder Woman e a tutti i loro principi azzurri

One thought on “Quella voglia di essere salvata

  1. come sempre “in medio stat virtus”.
    Ben venga l’essere forte di carattere, di essere in grado di affrontare il drago delle favole, di impersonare la Giovanna D’arco in ogni situazione… ma un po di dolcezza non guasterebbe.
    in bocca al lupo!

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